Aguirre, furore di Dio

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Aguirre, furore di Dio
Aguirre screenshot.jpg
Klaus Kinski in una scena del film
Titolo originale Aguirre, der Zorn Gottes
Paese di produzione Germania, Perù, Messico
Anno 1972
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,33:1 (4:3)
Genere storico, drammatico
Regia Werner Herzog
Soggetto Werner Herzog
Sceneggiatura Werner Herzog
Produttore Werner Herzog
Casa di produzione Werner Herzog Filmproduktion
Fotografia Thomas Mauch
Montaggio Beate Mainka-Jellinghaus
Musiche Popol Vuh
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Aguirre, furore di Dio (Aguirre, der Zorn Gottes) è un film tedesco del 1972 scritto e diretto da Werner Herzog e interpretato da Klaus Kinski. È uno dei film più famosi e importanti del regista.

La storia ha luogo nel XVI secolo e racconta di una spedizione di conquistadores spagnoli guidati da Lope de Aguirre che discendono, a bordo di zattere, il Rio delle Amazzoni, in cerca della leggendaria città di El Dorado. Questa spedizione ebbe realmente luogo ma Herzog ha rielaborato liberamente i fatti storici, ispirandosi anche alle memorie di Gaspar de Carvajal, il frate del film, il quale in realtà non prese parte alla spedizione. È uno dei 100 migliori film di tutti i tempi secondo la rivista Time.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1560 una spedizione di conquistadores, guidata da Gonzalo Pizarro, si apre faticosamente la strada nella foresta amazzonica alla ricerca del mitico El Dorado. L'ultimo giorno dell'anno il gruppo è bloccato nella giungla e a corto di viveri. Pizarro decide di mandare i suoi 40 migliori uomini a discendere il fiume con delle zattere, per cercare di racimolare viveri e di trovare la posizione dell'El Dorado. La spedizione è guidata da Don Pedro de Ursúa e ne fanno parte, tra gli altri, l'ambiguo Lope de Aguirre, il frate Gaspar de Carvajal (che tiene un diario dell'impresa), il nobile Don Fernando de Guzman e due donne: la moglie di Ursúa, Inez, e la figlia di Aguirre, Flores.

La spedizione parte con tre zattere il 4 gennaio, e se non tornerà entro una settimana sarà considerata persa. Dopo due giorni riescono ad accostare e ad accamparsi sulla riva, ma una delle tre zattere viene bloccata da un gorgo sull'altro lato del fiume e gli occupanti di questa vengono uccisi durante la notte. Gli uomini si rendono quindi conto di essere circondati dagli indios. Come se non bastasse la notte successiva il fiume, gonfiandosi, trascina via le zattere.

Viste le gravi avversità incontrate, Ursúa decide di tornare da Pizarro via terra ma la maggior parte degli uomini, con Aguirre in testa, non vogliono ubbidire e si ribellano; Ursúa viene ferito e imprigionato. Aguirre prepara una dichiarazione scritta che afferma la loro ribellione all'imperatore e fa eleggere nuovo imperatore Don Fernando de Guzman (abbastanza riluttante), mentre egli stesso acquista il rango di comandante. Viene indetto un processo-farsa per sbarazzarsi di Ursúa ma, nonostante egli venga condannato, il nuovo “imperatore” Guzman decide di salvargli la vita.

Viene costruita una nuova grande zattera e il 12 gennaio riparte la navigazione, con l'intento di trovare l'El Dorado e di prenderne possesso. Il gruppo trova un villaggio indios abbandonato pieno di cibo, ma quando capiscono che è un villaggio di cannibali fuggono in fretta e furia. Qualche giorno dopo uno degli uomini viene ucciso da un dardo avvelenato, ma il nemico resta invisibile nella giungla. Più avanti due indios si avvicinano con una canoa alla zattera; credono che gli spagnoli siano i “figli del sole” annunciati da una profezia. Il frate offre loro una Bibbia, dicendo che contiene la parola di Dio. La reazione dell'indio (dice che il libro non parla) fa infuriare gli spagnoli e i due vengono uccisi. Questo è il commento del frate:

« Convertire questi selvaggi è davvero un compito arduo. »

Il viaggio continua. L'imperatore (che inizia ad entrare nel ruolo) si concede banchetti a base di pesce e frutta, mentre l'equipaggio deve accontentarsi di pochi chicchi di mais. Ad un certo punto l'imperatore viene trovato morto e Aguirre ne approfitta per liberarsi finalmente di Ursúa. Il gruppo sostiene una battaglia con degli indios nella quale perdono la vita alcuni soldati. Aguirre fa uccidere un soldato che progettava di fuggire e fa un discorso in cui dà chiari segni di squilibrio mentale.

« Sono il furore di Dio, la terra che io calpesto mi vede e trema. »
« Quando regnerò questa terra sposerò mia figlia. Avremo una razza pura. »

La navigazione riprende. Ormai non c'è più cibo, tutti hanno la febbre e iniziano ad avere allucinazioni. Uno a uno tutti gli uomini vengono uccisi dalle lance e dalle frecce degli indios, sempre invisibili. Per ultima viene uccisa Flores e la zattera viene invasa dalle scimmie. Aguirre è l'unico sopravvissuto ed ormai completamente folle, grida ad una di esse la propria certezza di conquista.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

L'idea del film venne a Herzog quando un amico gli prestò un libro di avventure storiche. Dopo aver letto una mezza pagina su Lope de Aguirre venne ispirato e iniziò subito a progettare la storia. Inventò buona parte della trama e dei personaggi, anche se inserì alcune figure storiche in modo libero[2].

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Herzog scrisse la sceneggiatura “di getto”, impiegandoci solo due giorni e mezzo. Buona parte di essa venne scritta durante un viaggio in autobus di 200 miglia con la sua squadra di calcio. Durante il viaggio, dopo una partita vinta, i suoi compagni si ubriacarono e uno di loro vomitò su diverse pagine del manoscritto, rovinandole irrimediabilmente. Herzog le buttò fuori dal finestrino e afferma di non ricordare cosa avesse scritto su quelle pagine[2].

La sceneggiatura fu girata più o meno come era scritta, senza l'uso di storyboard, con alcune piccole differenze. Nella scena in cui Pizarro dà a Ursùa le istruzioni per la spedizione sul fiume, nella sceneggiatura Pizarro menziona la possibilità che gli esploratori scoprano qualcosa sulla spedizione di Francisco de Orellana, scomparsa nel nulla diversi anni prima. Più avanti, nella sceneggiatura, Aguirre e i suoi uomini trovano una barca con i resti di alcuni dei soldati di Orellana; in seguito, scoprono un'altra nave incagliata tra gli alberi, la esplorano ma non trovano resti di uomini. Herzog eliminò poi ogni riferimento ad Orellana nel film. Rimane la sequenza della nave incagliata tra i rami degli alberi, ma da come è presentata potrebbe essere solo un'allucinazione.

Il finale fu notevolmente cambiato rispetto alla sceneggiatura originale. Il regista ha affermato: “Ricordo solo che la fine del film era completamente diversa. Finiva con la zattera che arrivava nell'oceano e veniva poi respinta indietro, poiché per molte miglia c'è una contro-corrente, il Rio delle Amazzoni va all'indietro. Veniva spinta avanti e indietro, e un pappagallo gridava: “El Dorado, El Dorado”...”[3].

La scena iniziale, invece, doveva essere ambientata su un altissimo ghiacciaio, con centinaia di maiali che venivano fatti scendere lungo la montagna dai conquistadores, ma la scena venne scartata perché sarebbe stata troppo difficile da realizzare[4].

Herzog e Kinski[modifica | modifica wikitesto]

Il film segna l'inizio del sodalizio tra Herzog e Klaus Kinski, suo "attore-feticcio", con il quale ha girato altri cinque film e al quale ha dedicato, dopo la morte dell'attore, il documentario Kinski, il mio nemico più caro. Con questo film hanno anche inizio i violenti litigi tra i due; loro stessi raccontarono che il regista arrivò a minacciare di uccidere Kinski e se stesso, quando l'attore espresse la volontà di abbandonare la lavorazione del film[5].

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu girato con soli 370.000 dollari, dei quali un terzo era la paga di Kinski[5]. La troupe era formata da sole otto persone[2]. La macchina da presa usata per il film fu rubata da Herzog alla scuola di cinema di Monaco. Le riprese furono particolarmente difficili e pericolose; durarono cinque settimane[2], tra il gennaio e il febbraio del 1972 (dopo nove mesi di pre-produzione) ed ebbero luogo in Perù, nella foresta amazzonica della regione Ucayali e sui fiumi Huallaga e Nanay, affluenti del Rio delle Amazzoni. La navigazione avvenne su zattere costruite dai nativi. Il film fu girato in ordine cronologico, perché Herzog voleva che la maturazione del cast e della troupe lungo il viaggio riflettesse quella dei personaggi.

Stando a quello che Herzog ha scritto nel libro La conquista dell'inutile, dopo essere arrivato sul set con mucchi di attrezzature da montagna (non rassegnato all'idea che la scena iniziale sul ghiacciaio era stata eliminata), Klaus Kinski dichiarò di essere pronto a immergersi nella natura e che niente lo avrebbe scoraggiato. Dopo la prima notte di piogge iniziarono le sue proverbiali sfuriate. Herzog allora fece costruire un tetto di foglie di palma sopra la sua tenda, ma anche così non fu sufficiente per Kinski, che si trasferì furibondo all'hotel "Machu Picchu" (con solo otto stanze all'epoca) dove notte dopo notte, colto dagli attacchi di ira, si sfogava sovente sulla moglie vietnamita, trascinandola per i capelli e sbattendola contro le pareti. Herzog scrive che dovettero corrompere il direttore dell'albergo per impedire che Kinski fosse cacciato, e che il produttore Walter Saxer si occupava di pulire il sangue dalla stanza.

Tutti gli attori recitarono in inglese. I membri del cast e della troupe venivano da sedici paesi diversi e l'inglese era l'unico possibile linguaggio comune; inoltre Herzog sperava che girare il film in inglese ne facilitasse la distribuzione internazionale. Ma il responsabile della post-sincronizzazione fuggì dal Perù con la piccola somma di denaro messa da parte per quel procedimento. La traccia audio inglese fu poi sostituita da una traccia in tedesco di migliore qualità durante la post-produzione. Herzog afferma che Kinski chiese un milione di dollari per fare il doppiaggio in tedesco, così la sua parte fu doppiata da un altro attore[5].

Herzog pagò diverse persone del luogo per catturare le 400 scimmie utilizzate nel finale; diede loro metà della paga in anticipo e avrebbe dovuto completare il pagamento alla consegna, ma essi le vendettero a qualcuno a Miami o a Los Angeles. Herzog arrivò all'aeroporto appena prima che le scimmie fossero caricate su un aereo per essere portate fuori dal paese. Disse di essere un veterinario che doveva vaccinare gli animali prima della partenza; così caricò le scimmie sulla Jeep e le portò via, effettuò le riprese e poi le liberò nella giungla[2].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Aguirre era stato in parte finanziato dall'emittente televisiva tedesca Hessischer Rundfunk, che trasmise il film lo stesso giorno in cui uscì nei cinema in Germania, il 29 dicembre 1972. Herzog ha lamentato questo fatto come la causa dello scarso successo commerciale del film in Germania.

Nonostante questo Aguirre ebbe un grande successo di critica e acquistò la fama di cult movie. Venne premiato ai Deutscher Filmpreis del 1973 per la miglior fotografia; nel 1976, invece, venne premiato dal sindacato francese dei critici cinematografici come miglior film straniero e ottenne una nomination per il premio Cesar, sempre come miglior film straniero. Nel 1977 ricevette il premio per la miglior fotografia dall'associazione nazionale dei critici cinematografici degli Stati Uniti (NSFC).

È uno dei 100 migliori film di tutti i tempi secondo la rivista Time[1] ed è il 46° dei “Top cult movies” secondo Entertainment Weekly[6].

Francis Ford Coppola ha dichiarato di essersi ispirato ad Aguirre per la realizzazione di Apocalypse Now[7] e secondo alcuni critici ha avuto un'importante influenza anche sul regista Terrence Malick.

Sconosciuto in Italia, il film fu proposto nel piccolo schermo nel 1979, sulla scia del successo cinematografico di Nosferatu, il principe della notte, con lo stesso regista, interprete ed esecutori della colonna sonora.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b I 100 migliori film secondo la rivista Time, 2005. URL consultato il 2 novembre 2007.
  2. ^ a b c d e Commento audio di Werner Herzog sul dvd di Aguirre, furore di Dio
  3. ^ Intervista a Herzog su Offscreen.com, 31 gennaio 2004. URL consultato il 7 gennaio 2008.
  4. ^ Grazia Paganelli Segni di vita. Werner Herzog e il cinema, il Castoro 2007, pag. 118
  5. ^ a b c Intervista di Roger Herbert a Werner Herzog, 28 agosto, 2005. URL consultato il 2 novembre 2007.
  6. ^ I "Top Cult Movies" secondo Entertainment Weekly. URL consultato il 2 novembre 2007.
  7. ^ Intervista di Gerald Peary a Francis Ford Coppola. URL consultato il 29 novembre 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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