Blake Edwards

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Statuetta dell'Oscar Oscar onorario 2004

Blake Edwards, nome d'arte di William Blake Crump (Tulsa, 26 luglio 1922Santa Monica, 15 dicembre 2010), è stato un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense.

Nonostante si sia cimentato con i generi più disparati, dal dramma al musical e dal poliziesco al western, il suo nome è legato soprattutto alla commedia della quale è considerato uno dei grandi maestri. Tra le sue pellicole di maggior successo vi sono Colazione da Tiffany, Hollywood Party, 10, Victor Victoria e la serie di film de La Pantera Rosa.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Inizi: 1948-1954[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un regista teatrale e nipote di J. Gordon Edwards, famoso per essere stato uno dei registi preferiti della diva del muto Theda Bara, Edwards iniziò la carriera come attore e sceneggiatore radiofonico. Dopo aver creato diversi progetti di successo per la televisione (scrivendo e dirigendo, negli anni cinquanta, le celebri serie di Mr. Lucky e Peter Gunn, per esempio), Edwards firmò le sue prime sceneggiature cinematografiche per registi come Richard Quine per, successivamente, dirigere delle commedie di routine per la Columbia.

Edwards lavorò sin dagli inizi con il compositore Henry Mancini, che firma le colonne sonore di quasi tutti i suoi film e telefilm, tra cui il celebre tema di Peter Gunn, quello persino più celebre de La Pantera Rosa, la canzone Moon River da Colazione da Tiffany, e le musiche di I giorni del vino e delle rose e Victor/Victoria. Per questi ultimi 3 film il musicista vinse i suoi quattro premi Oscar.

I primi successi: 1955-1965[modifica | modifica sorgente]

Il primo film di Blake Edwards è il musical Quando una ragazza è bella del 1955 e il suo primo successo commerciale è la satira antibellica Operazione sottoveste, del 1959, nel quale i marinai Cary Grant (col quale il regista non instaura un buon rapporto) e Tony Curtis (col quale invece lavora in diverse occasioni) si ritrovano al timone di un sottomarino rosa.

Il mega-successo globale arriva due anni dopo con quello che viene considerato uno dei grandi classici della commedia sofisticata: Colazione da Tiffany, con Audrey Hepburn e George Peppard. A questo seguono il giallo Operazione terrore, con Glenn Ford, e il dramma I giorni del vino e delle rose in cui Jack Lemmon e Lee Remick combattono con il problema dell'alcolismo.

Nel 1963 Edwards scrive e dirige una commedia rivoluzionaria che inaugura un nuovo filone di cinema comico: La Pantera Rosa, con Peter Sellers nei panni dell'imbranato ispettore Clouseau. Il film ottiene un tale successo che Edwards adatta la sua pellicola seguente facendola diventare un sequel. Il risultato, Uno sparo nel buio, nel quale per la prima volta appaiono i celebri personaggi dell'ispettore capo Dreyfuss e il maggiordomo Kato, rimane un classico citato da comici e registi come punto di riferimento fondamentale della loro formazione (Jim Carrey, Peter e Bobby Farrelly e Shawn Levy, fra i tanti).[1]

Gli attriti con gli studios: 1966-1973[modifica | modifica sorgente]

I film dei successivi dieci anni si rivelano essere delle delusioni al botteghino, nonostante fra questi ci siano classici del calibro de La grande corsa, con Jack Lemmon, Tony Curtis e Natalie Wood, e Hollywood Party: un omaggio di Edwards alle commedie del cinema muto, delle quali è un appassionato, e una vera lezione di comicità con un ispirato Peter Sellers. Edwards attribuisce l'insuccesso commerciale di questi film all'invadenza degli studi cinematografici le cui imposizioni e veti finiscono per amareggiare il regista a tal punto da volergli fare abbandonare Hollywood.

Con Operazione crépes suzette del 1970 la goccia fa traboccare il vaso. Edwards scrive la sceneggiatura del film (con William Peter Blatty) per esaltare le qualità della sua seconda moglie: l'attrice e cantante Julie Andrews, famosa per musical per famiglie come Mary Poppins. Con l'intenzione di ribaltare la sua immagine zuccherosa, Edwards intende creare un film di spionaggio, affidando alla Andrews il ruolo di una Mata Hari senza scrupoli che, nel tentativo di carpire segreti militari a Rock Hudson, si esibisce in spogliarelli e scene di seduzione. Il produttore della Paramount Robert Evans, volendo sfruttare il successo dei grandi musical interpretati fino a quel momento dalla signora Edwards, impone al regista di inserire nel film sequenze musicali con bambini che corrono su prati fioriti. L'assurdità dell'imposizione (un tentativo di Evans di voler emulare il successo di Julie Andrews in Tutti insieme appassionatamente) causa attriti fra produttore e regista che degenereranno fino alla rottura. Edwards si rende conto di non avere scelta e tenta allora di trovare un compromesso che gli permetta di mantenere la propria integrità all'interno della commedia musicale voluta dalla produzione. Il risultato finale è una pellicola che non sa decidere a che genere appartenere: un po' film di guerra, un po' farsa, un po' dramma, un po' commedia, un po' musical, e il suo tonfo al botteghino è colossale (nel 1992 Blake Edwards presenta al Festival di Cannes il suo director's cut del film, una versione più snella e meno musicale che, dopo più di 20 anni dalla sua lavorazione, riceve il consenso di una platea di intellettuali e celebrità).

Le sue due pellicole successive, il western Uomini selvaggi e il poliziesco Il caso Carey, hanno un destino simile a quello di Operazione crépes suzette e vengono addirittura rimontate dagli studios. Edwards, con consorte al fianco, abbandona Hollywood.

L'esilio da Hollywood: 1974-1978[modifica | modifica sorgente]

Dopo un periodo in Gran Bretagna, dove dirige il film di spionaggio Il seme del tamarindo (1974), con la Andrews e Omar Sharif, e programmi televisivi per la moglie, il regista torna in vetta al botteghino, realizzando tre ulteriori sequel della sua Pantera Rosa, sempre con Sellers come protagonista. I rapporti fra i due sono, a questo punto, pessimi. Edwards, risentito del fatto che a Sellers venga attribuito tutto il merito per un personaggio scritto da lui, e Sellers, che per spirito di rivalità sviluppa velleità di sceneggiatore (un suo treatment per un'ulteriore sequel de La Pantera Rosa fa inorridire gli executives della Lorimar), arrivano ai ferri corti ma, entrambi bisognosi di un successo, continuano la loro collaborazione alternando momenti in cui non si rivolgono la parola (ricorrendo ai rispettivi assistenti per comunicare) ad altri dove la vecchia amicizia non può che riaffiorare.

Il ritorno a Hollywood: 1979-1982[modifica | modifica sorgente]

Lo straordinario successo della serie permette a Blake Edwards di portare sullo schermo la sceneggiatura che fino a poco tempo prima i produttori rifiutavano perché trovavano troppo audace: 10 del 1979. Il film è uno dei più grossi successi degli anni settanta, lancia Bo Derek come pin up della sua epoca e inaugura la carriera hollywoodiana di Dudley Moore ma, ancora più importante, spinge in avanti i confini della commedia sexy. Edwards apre, ancora una volta, nuove vie a questo genere del quale oramai è maestro indiscusso. Le idiosincrasie dei suoi personaggi, certi temi ricorrenti, il dècor dei suoi film e l'elemento unificante della musica di Mancini, contribuiscono a creare quello che viene definito dai Cahiers du cinéma come l'Edwards touch.

Il film successivo costituisce una vera e propria vendetta nei confronti degli studi cinematografici che negli anni passati hanno osteggiato la sua carriera. Con S.O.B. - son of bitch (1981) Edwards realizza il suo film più personale fino a questo punto, un'opera dalle forti tinte autobiografiche su una Hollywood cinica e spietata. In esso Richard Mulligan interpreta un produttore hollywoodiano che, dopo un ennesimo fiasco, decide di rigirare il suo ultimo musical per famiglie, interpretato dalla moglie/attrice (guarda caso Julie Andrews), trasformandolo in un film pornografico. Segue un pandemonio alla Fratelli Marx con una conseguenza unica nella storia della commedia cinematografica: la morte del protagonista.

Nel 1982 il regista confeziona quello che i più considerano il suo capolavoro assoluto e per il quale riceve la sua unica nomination all'Oscar, quella come sceneggiatore di Victor/Victoria. Il film vincerà numerosi altri riconoscimenti negli Stati Uniti e in Europa.

Le opere crepuscolari: 1983-1991[modifica | modifica sorgente]

A Victor/Victoria seguono le opere crepuscolari di Edwards, la maggior parte delle quali non incontra i favori del grande pubblico ma che contribuiscono ad aumentare il suo status di auteur. Fra queste le più degne di nota sono Così è la vita! (1986) e Appuntamento al buio (1987). La prima è una commedia agrodolce, la più personale del regista, in cui, attraverso un Jack Lemmon da manuale ed un cast interamente composto da amici e familiari, mette a nudo le sue paure più recondite; la seconda costituisce il suo più grosso successo al botteghino dai tempi di Victor/Victoria, lancia Bruce Willis al cinema e mostra Kim Basinger in una veste insolita. Altri titoli da ricordare: I miei problemi con le donne (1983, con Burt Reynolds e Julie Andrews), Micki & Maude (1984, con Dudley Moore), Skin Deep - Il piacere è tutto mio (1989, con John Ritter) e Nei panni di una bionda (1991, con Ellen Barkin).

Gli ultimi lavori: 1992-1995[modifica | modifica sorgente]

Per via di un gusto ed uno stile che affondano le loro radici nella pochade e commedia dell'arte, il regista è molto amato in Europa, soprattutto in Francia, Italia e Spagna (la critica inglese, invece, gli sarà sempre ostile). Nel 1992 il Festival di Cannes gli dedica una retrospettiva e il Presidente della Repubblica gli consegna la Légion d'honneur. L'Italia è il paese che produce il maggior numero di monografie e saggi su Edwards e nel 1993 gli conferisce il cavalierato della Repubblica per l'ordine delle arti e lettere. Dalla Spagna Pedro Almodovar gli propone di dirigere il remake americano di Donne sull'orlo di una crisi di nervi e i due ne parlano a lungo ma i tempi non sono giusti e il progetto (che avrebbe visto riunito un cast d'eccezione, fra cui Julie Andrews, Jane Fonda e Shirley MacLaine) non viene realizzato.

L'ultimo film del regista risulta essere il suo peggiore: Il figlio della Pantera Rosa (1993) con Roberto Benigni è un grosso fiasco di critica e commerciale.

La sua ultima regia è anche l'unica che realizza per il teatro: Victor/Victoria a Broadway nel 1995, uno spettacolo che, nonostante il successo commerciale, è al centro di molte controversie.

Il ritiro e la morte: 1996-2010[modifica | modifica sorgente]

Edwards a questo punto è talmente debole e malato (a causa della sindrome da fatica cronica) che si ritira dalla regia per dedicarsi al suo secondo grande amore: la scultura, una passione che coltiva fino alla sua morte, con numerose mostre al suo attivo. L'ultima si svolge nel giugno 2010, alla Leslie Sacks Fine Art Gallery e i proventi vanno in beneficenza alla Operation USA's Haitian Quake Relief Fund.[2]

Il regista è sin dall'inizio della carriera un personaggio scomodo per Hollywood: ha spesso citato in tribunale le case di produzione, inimicandosi l'establishment che, come conseguenza, non gli ha mai prestato molta attenzione. Finalmente nel 2004 l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences gli consegna un Oscar alla carriera. Nell'accettarlo Edwards, oramai ottantaduenne, lancia un'ultima scherzosa polemica ringraziando anche i suoi nemici e inscena uno stunt slapstick degno di uno dei suoi film, con tanto di sedia a rotelle che si sfascia contro un muro, per - se non altro - rompere con il protocollo e mostrare irriverenza verso la formalità della serata.

Nel settembre 2010 la stessa Accademia gli dedica una serata speciale, intitolata An Evening with Blake Edwards, durante la quale viene proiettato il suo S.O.B..[3]

Nel primo decennio del nuovo millennio si è spesso parlato di un ritorno di Edwards alla scrittura o alla produzione ma nulla si è mai materializzato. Il regista ha pubblicamente espresso la sua avversione per i nuovi film de La Pantera Rosa con Steve Martin, distribuiti nel 2006 e nel 2009. Il suo nome appare nei titoli come creatore dei personaggi ma, a parte ciò, egli non ha nulla a che vedere con questa nuova edizione.

Il 3 dicembre 2010 la moglie del regista, Julie Andrews, annuncia di dover abbandonare i suoi impegni di lavoro più immediati a causa della cattiva salute del marito ottantottenne.[4] Blake Edwards muore il 15 dicembre successivo per le complicazioni di una polmonite.[5] Una serata in sua memoria si è tenuta, lontano dai media e alla presenza di amici e familiari, al Directors Guild di Los Angeles, il 29 marzo 2011.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Edwards, che ebbe due figli dal primo matrimonio (Geoff e Jennifer), negli anni settanta ha adottato, assieme alla seconda moglie Julie Andrews, due bambine vietnamite: Amy e Joanna. La figlia avuta dalla Andrews in prime nozze (Emma Walton) porta il totale della prole a cinque figli. I coniugi Edwards, dopo 41 anni di matrimonio e nonni di sette nipoti, vivono fra le loro case di Malibù, New York e Gstaad in Svizzera fino alla morte del regista avvenuta nel dicembre 2010.
  • Nei due film biografici, Tu chiamami Peter su Peter Sellers e Not Only but Always su Dudley Moore, il personaggio di Blake Edwards è interpretato da John Lithgow e Alistair Browning, rispettivamente.

Premi[modifica | modifica sorgente]

  • 1963 San Sebastiàn Film Festival premio per il miglior film straniero: I giorni del vino e delle rose
  • 1977 Evening Standard British Film Awards per la migliore commedia: La Pantera Rosa colpisce ancora
  • 1978 Evening Standard British Film Awards per la migliore commedia: La Pantera Rosa sfida l'ispettore Clouseau
  • 1977 Evening Standard British Film Awards per la migliore commedia: La vendetta della Pantera Rosa
  • 1977 Writers Guild of America premio per la miglior commedia (adattamento): La Pantera Rosa sfida l'ispettore Clouseau
  • 1983 Nomination all'Oscar come migliore sceneggiatura: Victor/Victoria
  • 1983 Premio César: per il miglior film straniero: Victor/Victoria
  • 1983 David di Donatello per la migliore sceneggiatura di un film straniero: Victor/Victoria
  • 1983 Writers Guild of America premio per la miglior commedia (adattamento): Victor/Victoria
  • 1990 Los Angeles Film Critics Association Award: premio alla carriera
  • 1993 Directors Guild of America: premio alla carriera
  • 2002 Writers Guild of America: premio alla carriera
  • 2004 premio Oscar alla carriera

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1992 e 1993 a Edwards vengono consegnate la Légion d'honneur in Francia ed il cavalierato della Repubblica in Italia per l'ordine delle arti e lettere.
  • La sua stella nell'Hollywood Walk of Fame si trova al 6910 dell'Hollywood Blvd.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ LA Times
  2. ^ Marketwire.com
  3. ^ Oscars.org
  4. ^ Broadway.com
  5. ^ Blake Edwards, Prolific Comedy Director, Dies - NYTimes.com

Bibliografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • Roberto Vaccino, Blake Edwards, Il Castoro Cinema n. 71, Editrice Il Castoro, 1980
  • William Luhr and Peter Lehman, Blake Edwards, Athens, Ohio University Press, 1981
  • William Luhr and Peter Lehman, Returning to the Scene: Blake Edwards Vol.2., Athens, Ohio University Press, 1989
  • Edoardo Bruno (a cura di), Blake Edwards, l'occhio composto, Le Mani, Genova, 1997
  • Marco Massara e Giancarlo Zappoli (a cura di), Una pantera da Tiffany: Il cinema di Blake Edwards, Il castoro, Milano, 1997
  • Santiago & Andrés Rubìn de Celis, Blake Edwards... o atrapar un rayo en una botella, T&B Editores, Madrid, 2004
  • Matteo Poletti, Il tocco della Pantera Rosa: Il cinema di Blake Edwards, Il Principe Costante, Milano, 2008
  • Wasson, Sam, A Splurch in the Kisser: The Movies of Blake Edwards, Wesleyan University Press, 2009

Articoli[modifica | modifica sorgente]

  • Stuart Byron, “Blake Edwards” in Stuart Byron and Elisabeth Weis (eds.), The National Society of Film Critics on Movie Comedy, New York, Viking Press, 1977, pp. 92–95
  • Serge Daney “Strange Bodies”, Cahiers du Cinema in English No.3, Trans. Jane Pease, Rose Kaplin, Nell Cox, 1966, pp. 26–27
  • Jean-Francois Hauduroy, “Sophisticated Naturalism, interview with Blake Edwards by Jean-Francois Hauduroy”, Cahiers du Cinema in English No.3, Trans. Jane Pease, Rose Kaplin, Nell Cox, 1966, pp. 20–26
  • Dave Kehr, “Blake Edwards”, International Dictionary of Films and Filmmakers, 2nd Edition, Chicago, St James Press, 1991, pp. 257–259
  • Harlan Kennedy, “Blake Edwards: Life After '10'”, American Film, luglio-agosto 1981, pp. 24–28
  • Adrian Martin, “'10'”, Cinema Papers, giugno-luglio 1980, pp. 201–203
  • Adrian Martin, “Blake Edwards' Sad Songs of Love”, Freeze Frame, July 1987, pp. 10–13
  • Alain Masson, “Allegro Vivace (L'amour est une grande aventure”, Positif, n.321, giugno 1989, pp. 60–61
  • Myron Meisel, “Blake Edwards” in Jean-Pierre Coursodon with Pierre Sauvage (eds.), American Directors Vol.2., New York, McGraw Hill, 1983, pp. 117–132
  • Andrew Sarris, “Blake Edwards”, The American Cinema: Directors and Directions 1929-1968, New York, Dutton, 1968, pp. 91–93
  • David Mermelstein, DGA Quarterly

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 54332293 LCCN: n80081875