Groucho Marx

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« Humor is reason gone mad. »
(Groucho Marx)
Groucho Marx nel 1931
Statuetta dell'Oscar Oscar onorario 1974

Groucho Marx, nome d'arte di Julius Henry Marx (New York, 2 ottobre 1890Los Angeles, 19 agosto 1977), è stato un attore, comico e scrittore statunitense.

Terzo dei cinque Fratelli Marx, esordì nel mondo dello spettacolo fin dal primo decennio del Novecento, affrontando una lunga gavetta nel vaudeville che lo portò a recitare con i fratelli nei teatri di varietà di tutti gli Stati Uniti.

Fu durante questo lungo tirocinio teatrale negli anni dieci e venti che Groucho poté affinare la comicità che lo ha reso celebre nel mondo, basata sulla veloce parlantina, sulla battuta fulminea e sul ricorso ai giochi di parole, con scanzonata irriverenza nei confronti dell'ordine costituito e con un malcelato disprezzo per le convenzioni sociali.

Il suo senso dell'umorismo corrucciato e sarcastico, sintetizzato nel suo soprannome d'arte Groucho ("brontolone", "musone"), si coniugò sulle scene con un'eccentrica maschera comica dai tratti divenuti inconfondibili, quali i vistosi baffi e sopracciglia dipinti, lo sguardo ammiccante, il sigaro perennemente tra i denti o fra le dita e la frenetica andatura.

Il successo giunse per Groucho nel 1924 con la commedia teatrale I'll Say She Is, cui seguì – l'anno successivo – The Cocoanuts, che venne rappresentato a Broadway per un anno e poi riproposto in una lunga tournée tra il 1927 e il 1928.

L'esordio di Groucho sul grande schermo risale al 1929 con Noci di cocco, trasposizione cinematografica del precedente successo teatrale The Cocoanuts, cui fece seguito Animal Crackers (1930), tratto anch'esso da uno spettacolo di Broadway dei Marx. Dopo il dissacrante La guerra lampo dei fratelli Marx (1933), Groucho e i fratelli passarono dalla Paramount alla MGM, recitando in due dei loro più celebri film, Una notte all'opera (1935) e Un giorno alle corse (1937).

Con il declino del trio all'inizio degli anni quaranta, Groucho proseguì l'attività cinematografica con sporadiche apparizioni in commedie brillanti, intraprendendo invece una carriera di successo dal 1947 come conduttore radiofonico dello show a quiz You Bet Your Life, adattato in seguito per la televisione e andato in onda con vasto consenso di pubblico fino al 1961.

Il graffiante humour di Groucho è noto al pubblico anche grazie alla sua attività di scrittore, di cui va ricordata la raccolta epistolare Le lettere di Groucho Marx (1967). A coronamento della sua longevità artistica, nel 1974 Groucho fu premiato con un Oscar alla carriera.

« C'era una grandezza innata in Groucho, che sfida l'analisi più accurata, come succede con tutti i veri artisti. Lui è semplicemente unico, allo stesso modo di Picasso o Stravinskij, e credo che la sua impudente strafottenza verso l'ordine costituito sarà divertente tra mille anni come adesso. Oltre tutto, mi fa ridere »
(Woody Allen[1])

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Marx visse nel turbolento quartiere newyorkese dell'Upper East Side, nel periodo tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, come tante altre povere famiglie ebree immigrate dall'Europa in quegli anni.[2] Samuel Marx (detto Frenchie) nacque il 23 ottobre 1859 a Mertzwiller, in Francia, da una famiglia ebraica[3] ed emigrò nel 1883 a New York, dove fece prima l'attore di vaudeville, poi il maestro di danza, diventando infine sarto. Minnie Marx nacque come Miene Schönberg il 9 novembre 1864 a Dornum, in Germania, figlia di ebrei tedeschi artisti del varietà, emigrati negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento.[2] Sam e Minnie si sposarono il 18 gennaio 1885 e dal loro matrimonio sarebbero nati sei figli: Manfred (nato nel 1886 e morto a pochi mesi di età), Leonard (Chico) nel 1887, Adolph, che cambiò poi il proprio nome in Arthur (Harpo), nel 1888, Julius Henry (Groucho) che nacque il 2 ottobre 1890, Milton (Gummo) nel 1897 e Herbert (Zeppo) nel 1901.

Minnie Marx, madre di Groucho
« Non eravamo poveri. È solo che non avevamo un soldo »
(Groucho Marx[4])

Nonostante le precarie condizioni economiche, i Marx furono sempre molto uniti. Il carattere solare di Sam e Minnie, il loro affetto per i figli e la loro intraprendenza nell'affrontare la condizione di povertà della famiglia, resero meno triste e difficoltosa l'infanzia dei cinque fratelli.[5] Minnie Marx, donna energica, amabile e dotata di grande spirito di iniziativa, ebbe un'influenza decisiva nella formazione artistica dei figli. Grazie alla sua grande forza di volontà, alla sua determinazione e al suo grande amore per il mondo dello spettacolo, fu lei la vera artefice del futuro successo di Groucho:[6] Il suo piano era semplicissimo: spingere i suoi cinque figli, e suo fratello minore, sul palcoscenico, e assicurar loro il successo.[7] Al Shean (Adolph Schoenberg), fratello di Minnie, divenne molto popolare nel vaudeville negli anni del primo Novecento, con il duo comico Gallagher & Shean.[8] Secondo quanto raccontò Groucho nella propria autobiografia, quando Shean si recava in visita alla famiglia Marx, soleva gettare monetine ai bimbi abbandonati del quartiere, così che quando bussava alla porta era circondato da bambini come fossero fan adoranti.[9] Shean collaborò in seguito alla stesura di alcuni sketch che Groucho e i fratelli rappresentarono durante il loro lungo apprendistato nel vaudeville.

Al contrario dei due fratelli maggiori che, per contribuire al magro bilancio familiare, iniziarono prestissimo a lavorare con impieghi quasi sempre precari, Groucho amava la lettura, in particolare i racconti di Horatio Alger. In un primo momento fantasticò di intraprendere la professione medica,[10] ma poi la sua ambizione fu quella di diventare scrittore.[11] Nel frattempo imparò a cantare durante le serate musicali che si tenevano frequentemente in famiglia,[11] ed entrò a far parte come soprano nel coro della chiesa episcopale di Madison Avenue.[12] Nonostante il suo amore per i libri, a tredici anni Groucho decise comunque di abbandonare la scuola subito dopo il suo Bar Mitzvah, la cerimonia di confermazione nella fede ebraica, trovando un primo impiego come ragazzo d'ufficio, da cui però fu quasi subito licenziato.[13]

Il debutto[modifica | modifica sorgente]

Groucho (a sinistra) nel 1902 con il fratello Harpo, davanti alla loro abitazione al 179 della 93ª Strada Est, New York[14]

Minnie convinse l'amico Ned Wayburn a procurare a Groucho un lavoro nello spettacolo di attori bambini di Gus Edwards,[15] dopodiché riuscì a rimediargli una scrittura da corista, per quattro dollari la settimana più vitto e alloggio, con il Leroy Trio, una scalcinata compagnia itinerante che aveva in programma una serie di esibizioni nel Michigan e in Colorado.[16] Giunti nella località di Cripple Creek, l'impresario scomparve con tutti i guadagni di Groucho, che fu costretto a vendere il costume di scena e a trovare un breve impiego come garzone in un emporio di alimentari, per potersi pagare il viaggio di ritorno a New York.[16] Dopo una serie di ingaggi come cantante in birrerie all'aperto, fu l'intraprendente Minnie, in continua corsa da un'agenzia teatrale all'altra, a procurare a Groucho una nuova scrittura di sei settimane come cantante nella compagnia di una sedicente celebre attrice londinese, Irene Furbelow, in partenza per una tournée nel Texas e nell'Arkansas. Dopo l'ultima rappresentazione nella cittadina texana di Waco, l'attrice fuggì con il domatore di leoni della compagnia e, durante il ritorno a New York, Groucho scoprì di essere stato nuovamente derubato dei suoi guadagni.[16]

« Ero un disadattato. Un bruscolo nell'occhio del mondo. Un intoppo nell'ingranaggio dell'universo. Non potevo neanche guardarmi in faccia. Non avevo i soldi per comprarmi uno specchio »
(Groucho Marx[17])

Gli anni del vaudeville[modifica | modifica sorgente]

The four nightingales[modifica | modifica sorgente]

Poiché anche gli altri figli continuavano ad arrangiarsi senza successo con impieghi saltuari, a un certo punto Minnie giunse alla conclusione che il modo migliore di sfondare in teatro era non già lanciare un figlio alla volta, ma fare un lancio all'ingrosso.[18] La signora Marx riunì Groucho, Gummo e la giovane cantante Mabel O'Donnell, abbigliati in completi di tela bianca acquistati a una liquidazione presso i magazzini Bloomingdale's, nel trio canoro The three nightingales (I tre usignoli), che debuttò ad Atlantic City il 24 giugno 1907. L'anno seguente la cantante lasciò il gruppo e fu sostituita da Harpo, a cui si aggiunse l'amico Lou Levy (Leo Levin), cosicché il trio diventò The four nightingales ("I quattro avvoltoi" sarebbe stato più appropriato,[19] commenterà anni dopo Groucho). Per un certo periodo il gruppo si chiamò anche Le sei mascotte, quando la stessa Minnie e sua sorella Hannah si unirono temporaneamente alla compagnia.[20]

Gli anni dieci furono un periodo di intenso lavoro, in cui Groucho e i fratelli affrontarono una lunga gavetta nel vaudeville, girovagando per gli Stati Uniti ed esibendosi in spettacoli musicali spesso rappresentati in teatri di varietà di second'ordine in cittadine sperdute, davanti a rozze platee di spettatori ignoranti e provinciali. Groucho rievocò spesso il suo lungo e difficile apprendistato artistico, con il suo pittoresco contorno di impresari disonesti, ingaggi miserrimi, scomodi viaggi da una località all'altra dei circuiti teatrali, soggiorni in squallide pensioni di infimo livello. Fu però un tirocinio fondamentale, poiché permise a Groucho di arricchire il proprio personaggio, di sviluppare un repertorio che i Marx avrebbero poi mantenuto per decenni,[21] e di passare da un tipo di spettacolo fondato inizialmente soprattutto sulle canzoni e sulla presenza di avvenenti ballerine in sottofondo, ad un genere artistico di impostazione prevalentemente comica.[20]

« Noi ci arrabattammo anni e anni prima di arrivare. Lavoravamo in cittaduzze dove oggi rifiuterei di essere sepolto, anche se il funerale fosse gratis e in più mi regalassero la lapide »
(Groucho Marx[22])

I primi sketch comici[modifica | modifica sorgente]

Groucho (al centro) in una pagina pubblicitaria dello spettacolo Fun in Hi Skule (1911)

Groucho iniziò ad affinare la sua particolare tecnica improvvisatoria e si specializzò nella caricatura di Herr Teacher, un professore universitario dall'aspetto austero e inflessibile e dal forte accento tedesco, in una parodia di ambiente scolastico, Fun in Hi Skule (che debuttò nell'estate del 1910), in cui per la prima volta indossò pastrano, finanziera e baffoni neri. In seguito, trovando spesso difficoltà nel reperire baffi adatti, si limitò a dipingerseli in faccia come definitiva soluzione di scena.[23]

A detta di Groucho, l'episodio che rivelò le vere potenzialità comiche e la grande capacità di improvvisazione dei Marx, va fatto risalire al 1912, durante un'esibizione a Nacogdoches, un piccolo centro agricolo texano.[24] Mentre i Marx stavano eseguendo il loro numero musicale all'Opera House, all'esterno ci fu l'improvvisa fuga di un mulo che costrinse gli spettatori, tutti contadini del luogo, ad abbandonare la platea e a lanciarsi all'inseguimento dell'animale. Al ritorno del pubblico in sala, Groucho e i fratelli, visibilmente contrariati, iniziarono a parodiare il loro spettacolo, improvvisando una serie di battute sarcastiche indirizzate alla cittadina e ai suoi abitanti ("Nacogdoches is full of roaches" e "The jackass is the finest flower of Tex-ass").[25] Il pubblico si divertì, invece di irritarsi per la presa in giro, e Groucho e i fratelli si resero conto che la strada definitiva da percorrere era quella della commedia, piuttosto che quella delle esibizioni canore.[24]

Sempre nel 1912, i Marx iniziarono a rappresentare Mr. Green's Reception, il seguito ideale di Fun in Hi Skule, nel quale debuttò anche Chico, cui seguì Home again (1914). Entrambi gli sketch, scritti dallo zio Al Shean,[23] ebbero un grande successo e fecero dei fratelli Marx gli astri nascenti del vaudeville, consentendo loro di esibirsi finalmente nei più famosi teatri dell'epoca. Groucho iniziò a servirsi del sigaro come strumento di scena e continuò a coltivare il gusto per l'improvvisazione, per i bisticci di parole e per gli equivoci grammaticali. A questo periodo (1915) risale anche l'invenzione dei celebri soprannomi dei fratelli,[24] durante una partita a poker a Galesburg (Illinois), probabilmente per opera di Art Fisher, un artista del vaudeville che diede a Groucho il soprannome “Grouch” ("brontolone", "musone", "accigliato") per via del suo carattere bisbetico.[26] Anche la caratteristica andatura caracollante di Groucho, con le ginocchia piegate e le ampie falcate, nacque casualmente in questi anni.

« Un giorno stavo facendo il buffone in palcoscenico e così per gioco cominciai a camminare in modo bizzarro. La cosa divertì il pubblico e così mantenni quell'andatura »
(Groucho Marx[24])

Successi, insuccessi e tournée[modifica | modifica sorgente]

Groucho, primo da sinistra, con i genitori e i fratelli (circa 1915)

Nel 1915, dopo aver recitato come comici di giro in almeno trecento città diverse,[27] i fratelli Marx vennero ingaggiati dall'impresario del vaudeville E.F. Albee e debuttarono a New York nei celebri teatri Royal e Palace. Il pubblico e la critica apprezzarono il loro ormai consolidato stile comico e per i Marx iniziò un altro lungo periodo di tournée teatrali.[27]

Il 28 settembre 1918, Groucho e i fratelli debuttarono a Grand Rapids (Michigan) con lo spettacolo The Street Cinderella, che risulterà essere uno dei pochissimi autentici insuccessi nella carriera dei Marx. La coincidenza con il propagarsi, proprio in quel periodo, della Spagnola, una delle più gravi epidemie influenzali della storia, contribuì a far chiudere i battenti allo spettacolo dopo poche rappresentazioni, a causa delle procedure restrittive che colpirono i luoghi pubblici, a tutela della salute collettiva.

Il successivo spettacolo di successo fu On the mezzanine floor, che debuttò nel febbraio del 1921 e che i fratelli Marx portarono in una breve tournée in Inghilterra l'anno successivo. Il debutto londinese della pièce, ribattezzata definitivamente The balcony, avvenne al teatro Coliseum il 19 giugno 1922. All'inizio, il pubblico dimostrò di non apprezzare il particolare humour dei Marx e rispose gettando monetine da un penny sul palcoscenico. Groucho così si rivolse alla platea: Scusate signori, ma dato che siamo venuti appositamente dall'America per divertirvi, non potreste tirare almeno qualche scellino?.[24] La battuta improvvisata piacque molto e i Marx continuarono con un buon riscontro di pubblico il loro impegno europeo, rispolverando la pièce Home again ed esibendosi anche a Bristol e Manchester, prima di far ritorno a New York il 29 luglio.

Il trionfo a Broadway[modifica | modifica sorgente]

Dopo il rientro negli Stati Uniti, i Marx ruppero il sodalizio con l'impresario Albee e attraversarono un breve periodo di difficoltà in cui non trovarono più ingaggi, a causa dello strapotere del sindacato United Booking Office, che controllava praticamente tutto il giro del vaudeville.[28]

Grazie al finanziamento da parte di Herman Broody, un industriale della Pennsylvania che possedeva un teatro a Filadelfia, i fratelli Marx si misero in proprio e andarono in scena con uno spettacolo in economia, The thrill girl (poi ribattezzato I'll say she is), realizzato con scenari e arredi provenienti da parecchi fallimenti teatrali.[24] Il musical era un amalgama dei loro vecchi numeri familiari, e fu portato in tournée negli Stati Uniti per oltre un anno e mezzo, prima di debuttare al Casino Theatre di Broadway il 19 maggio 1924. Per un colpo di fortuna, una rappresentazione più importante programmata per la stessa sera venne rimandata, e i maggiori critici di New York, tra cui Alexander Woolcott, si recarono ad assistere a I'll say she is, salutandolo con entusiastiche recensioni.[28] Lo spettacolo, a cui collaborò il vignettista Will B. Johnstone, conteneva già tutti gli elementi che avrebbero caratterizzato la futura carriera di Groucho: i giochi di parole, i doppi sensi, le assurdità e le frenetiche scaramucce comiche con i fratelli.[29]

« Il mio pezzo forte, in quello spettacolo, era nel secondo atto, in cui facevo Napoleone Bonaparte. Inutile dire che ero fantastico. Il mio costume consisteva in una divisa da generale francese, con spada, stivali, cappello a lucerna, e baffoni neri dipinti sopra il labbro. Devo ammettere che non somigliavo molto al Napoleone originale, ma tenete presente che io facevo per scherzo, e chissà, se lui avesse fatto altrettanto forse non sarebbe finito così male »
(Groucho Marx[30])

Lo spettacolo successivo fu The Cocoanuts, su musica di Irving Berlin e testi del commediografo George S. Kaufman, che andò in scena l'8 dicembre 1925. Le repliche a Broadway durarono dodici mesi, cui seguirono due anni di tournée negli Stati Uniti.[31] Il terzo grande successo fu Animal Crackers, prodotto alla fine del 1928, che consolidò ulteriormente la spontaneità e il gusto dell'improvvisazione con cui Groucho stava ponendo le basi dei suoi futuri successi cinematografici.

Durante le repliche di Animal Crackers scoppiò la crisi economica del 1929, a causa della quale Groucho, che aveva accumulato una discreta fortuna negli anni di Broadway, subì forti perdite in Borsa e iniziò a soffrire di insonnia cronica,[32] disturbo che lo avrebbe tormentato per il resto della vita, ma che gli avrebbe fornito diversi spunti comici e letterari negli anni a venire.[33]

« Certi miei conoscenti persero milioni. Io fui più fortunato: persi solo duecentoquarantamila dollari (ossia centoventi settimane di lavoro a duemila a settimana). Avrei perso di più, ma quelli erano tutti i soldi che avevo »
(Groucho Marx[34])

La carriera cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Stando alle biografie, Groucho ebbe un primo approccio alla cinematografia già nel 1924, quando apparve con i fratelli in un film muto girato in economia, dal titolo Humorisk. La pellicola, in cui Groucho interpretò la parte del "cattivo", fu proiettata un'unica volta a una matinée al Bronx e pare sia poi sparita definitivamente dalla circolazione.[35]

Gli anni alla Paramount[modifica | modifica sorgente]

I Fratelli Marx nel 1931; Groucho è il terzo dall'alto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Noci di cocco (film), Animal Crackers e Horse Feathers - I fratelli Marx al college.

Nel 1929 la Paramount Pictures, alla ricerca di nuovi talenti da lanciare a Hollywood, propose ai fratelli Marx un contratto per tre film, il primo dei quali fu la trasposizione di The Cocoanuts, le cui riprese vennero realizzate negli studi di Astoria, Long Island (New York) per permettere ai fratelli di continuare a recitare la sera in teatro nelle repliche di Animal Crackers.[36] In Noci di cocco (1929), Groucho è abbigliato con i suoi ormai caratteristici accessori di scena, giacca a finanziera, sigaro sempre in mano e lussureggianti mustacchi.[37] Il suo ruolo è quello di Mr. Hammer, il direttore di un improbabile hotel in Florida, caduto in disgrazia a causa della sua totale incapacità negli affari, nascosta dietro l'elegante aspetto. Tentando di scongiurare il proprio fallimento, Hammer prova a vendere all'asta dei lotti di terreno senza valore e a sedurre la ricca cliente Mrs. Potter, impersonata dall'attrice Margaret Dumont, che qui riprese il medesimo ruolo già interpretato nella versione teatrale.

Il film ebbe un grande successo e fece dei fratelli Marx delle stelle del cinema di prima grandezza. Fu anche l'unico film dei figli che Minnie Marx riuscì a vedere:[38] l'infaticabile artefice di tanto successo morì improvvisamente di infarto il 13 settembre 1929, all'età di sessantatré anni. Sam "Frenchie" Marx la seguì quattro anni più tardi, il 10 maggio 1933. Groucho così si espresse ricordando i genitori: Sam era un cuoco eccellente, mentre Minnie non sapeva far nulla senza mio padre. Solo come agente Minnie era insuperabile. Senza di lei, saremmo rimasti delle nullità. È stata la donna più importante della mia vita.[24]

Con il successivo Animal Crackers (1930), trasposizione cinematografica della commedia già interpretata a teatro dai Marx, Groucho si produce in una delle sue più spettacolari entrate in scena sullo schermo,[39] nella parte del famoso esploratore africano Jeffrey T. Spaulding: adagiato su una portantina sorretta da autentici indigeni africani, Spaulding giunge nel lussuoso palazzo di Mrs. Rittenhouse (Margaret Dumont), abbigliato con una improbabile tenuta da esploratore, completa di casco coloniale bianco. Il film resta memorabile anche per la scena in cui Groucho fa il verso a Eugene O'Neill, recitando pomposamente un monotono soliloquio ispirato a Strano interludio, per la canzone Hooray for Captain Spaulding (le cui note avrebbero spesso aperto i futuri programmi radiofonici e televisivi di Groucho), e per le scaramucce verbali con Margaret Dumont, ormai partner ideale sullo schermo come lo era già stata in teatro, e "vittima" prediletta delle taglienti battute di spirito di Groucho.

« Oh, lei ha bellezza, fascino, denaro! Perché lei possiede molto denaro, vero? Se non ne avesse, dovremmo lasciarci. Da quando l'ho vista, signora, ho invano cercato di stare lontano da lei, ma qualcosa in me echeggiava ininterrottamente, come un tam tam nella giungla. C'è qualcosa che vorrei chiederle, signora: mi può lavare un paio di calzini? »
(dai dialoghi del film)
Groucho con i fratelli sulla copertina di Time del 15 agosto 1932

La trionfale prima di Animal Crackers si tenne a New York il 25 agosto 1930; nel febbraio successivo, i fratelli Marx partirono per la California, ormai pronti per misurarsi con Hollywood e per cercare il materiale inedito e gli sceneggiatori adatti in grado di far fruttare il loro patrimonio comico.[40] Il talento dissacrante di Herman J. Mankiewicz, uno degli uomini più anticonformisti di Hollywood e futuro sceneggiatore del classico di Orson Welles Quarto potere (1941), contribuì alla realizzazione di Monkey Business - Quattro folli in alto mare (1931), che riconfermò il talento di Groucho per la comicità verbale e i torrenziali giochi di parole.[41] Nel successivo Horse Feathers - I fratelli Marx al college (1932), una satira sul mondo accademico, Groucho interpretò il ruolo del pomposo professor Quincy Adams Wagstaff, preside dello sfortunato Huxley College, l'unica università la cui squadra non ha mai vinto un campionato di football dal 1888. Già dalla prima scena, abbigliato con toga e tocco, si rivolge al corpo insegnanti e dimostra il proprio totale disprezzo per le regole della vita accademica.[42] In entrambi i film Groucho ebbe come spalla femminile la bionda e affascinante Thelma Todd, che prese temporaneamente il posto di Margaret Dumont nei duetti comico-romantici.

Grazie a Horse Feathers, il 15 agosto 1932 Groucho conquistò la copertina di Time,[43] un evento che segnava la misura del successo nazionale dei Fratelli Marx.

La guerra lampo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La guerra lampo dei Fratelli Marx.
« Trentino: "Sono disposto a dimenticare purché anche lei sia disposto a dimenticare" - Firefly: "Dimenticare? Mi chiede di dimenticare? Un Firefly non dimentica mai. I miei antenati si rivolterebbero nella tomba e dovrei rimboccare la lapide a tutti. No, niente da fare, torno a casa a togliere dal letto le briciole della colazione. Aspetto compagnia" - Trentino: "Sono propenso a molte concessioni pur di evitare la guerra" - Firefly: "Troppo tardi. Ho già pagato un mese d'affitto per il campo di battaglia" »
(dai dialoghi del film[44])

Groucho ha definito La guerra lampo dei Fratelli Marx (1933), noto in Italia anche con il titolo Zuppa d'anitra,[45] il migliore dei film realizzati dai fratelli Marx alla Paramount. Diretto da Leo McCarey (regista di alcuni dei migliori film muti di Laurel & Hardy),[45] è una commedia satirica e surreale, piena di taglienti allusioni al sistema governativo, ai politicanti corrotti e agli intrighi diplomatici.[45] Groucho, nei panni di Rufus T. Firefly, il neo eletto primo ministro del "non" libero Stato di Freedonia, è il mattatore di questa energica satira nei confronti del potere, che lo vede protagonista di esilaranti sequenze in cui presiede una surreale seduta nel parlamento di Freedonia,[46] canta a ritmo di blues noi vogliamo la guerra, sottopone Mrs. Teasdale (nuovamente Margaret Dumont) a un continuo e serrato corteggiamento (Vi amo, volete sposarmi? Se rispondete di sì non mi vedrete mai più), e si scontra ripetutamente con Trentino (Louis Calhern), l'ambasciatore dello Stato rivale di Sylvania.

La guerra lampo dei Fratelli Marx, che conteneva diverse allusioni politiche riferite all'ascesa di Hitler in quegli anni, ebbe un successo modesto e ottenne recensioni abbastanza tiepide, che evidenziavano come il film fosse molto folle e chiassoso ma meno divertente dei precedenti, e che la satira non fosse del tutto riuscita a mettere alla berlina i lati comici del potere dittatoriale. In un'intervista concessa nel 1946, Groucho dichiarò poi: «Il cinema non vuole ammettere che al mondo ci sono problemi seri. Non si può fare dello spirito sul fatto che c'è qualcosa che non va nell'esistenza di un Franco. Il povero pubblico è sommerso da tonnellate di sbobba».[47]

Gli anni alla M.G.M.[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Una notte all'opera e Un giorno alle corse.

Scaduto il contratto con la Paramount, i fratelli Marx passarono alla Metro Goldwyn Mayer sotto l'ala protettiva del potente produttore Irving Thalberg, che pensava di dare una svolta stilistica alla loro comicità in film con trame e vicende ben disegnate, e con l'inserimento di una storia d'amore quale indispensabile elemento romantico.[48] Thalberg offrì inoltre ai Marx la possibilità di sottoporre all'esame diretto del pubblico, durante le loro tournée teatrali, il materiale dei film che avrebbero dovuto girare, per verificare le reazioni degli spettatori di fronte alle trovate comiche, ancor prima di iniziare le riprese del film,[49] che si intitolò Una notte all'opera (1935), per la regia di Sam Wood. Fu durante il rodaggio nelle rappresentazioni teatrali che nacquero molte scene irresistibili del film, in particolare la sequenza del contratto in cui Groucho, nei panni dell'intrigante e arruffone Otis B. Driftwood, dialoga con Chico (nel ruolo di Fiorello, ennesimo personaggio maneggione) e insieme fanno scempio del linguaggio legale e del suo frasario pretenzioso.[50]

« Fiorello: "Senta, come mai il mio contratto è più corto del suo?" - Driftwood: "Non lo so, può darsi che lavandolo si sia un po' ritirato. Comunque, stirandolo, può darsi che vada a posto. Allora: non deve fare altro che mettere il suo nome qui sotto" - Fiorello: "Io ce lo metterei, però non so scrivere" - Driftwood: "Oh, non fa niente, nella mia penna non c'è l'inchiostro. Comunque il contratto è concluso, d'accordo?" »
(dai dialoghi del film)

Da ricordare anche la scena nella cabina del transatlantico, destinata a diventare un pezzo da antologia per tutti i fan dei fratelli Marx. Lo stesso Groucho ne rivendicherà il merito, sostenendo di aver ispirato le battute e le gag.[50] Originariamente si trattava di una sequenza a due tra Groucho e la fedele partner Margaret Dumont (qui nei panni della ricca Mrs. Claypool, amante dell'opera lirica e aspirante al bel mondo) ma, con il susseguirsi delle prove, le dimensioni della scena crebbero fino al pandemonio, poiché nell'angusto spazio finiscono per ammassarsi, oltre a Groucho con il suo voluminoso bagaglio, anche Chico e Harpo, due cameriere incaricate di rifare il letto, un idraulico e il suo assistente, la donna delle pulizie, una manicure, una passeggera in cerca di sua zia Minnie, tre camerieri con i vassoi per il pranzo. Groucho, con la sua inarrestabile parlantina e con ironico senso dell'ospitalità, fa accomodare benevolmente tutti i visitatori, mentre Harpo - che dorme durante tutta la sequenza - viene continuamente sballottato dai difficoltosi movimenti degli altri occupanti la cabina.

Dopo il successo sensazionale del film, con incassi clamorosi che raggiunsero i tre milioni di dollari,[51] Thalberg esaminò e scartò almeno diciotto diversi soggetti prima di ritenere soddisfacente quello di Un giorno alle corse (1937).[51] Nel consueto rodaggio teatrale prima della trasposizione sullo schermo, furono nuovamente valutate idee e battute, e parecchio materiale comico fu potenziato e migliorato, ma anche eliminato subito, come ad esempio la canzone di Groucho Dr. Hackenbush, che però il pubblico amava molto e che entrò comunque nel repertorio extracinematografico di Groucho.[52] Sulla paternità della sceneggiatura ci furono lunghe controversie, e ne furono coinvolti nuovamente Al Boasberg e George S. Kaufman, anche se gli autori ufficiali risultarono poi essere George Seaton, Robert Pirosh e George Oppenheimer.[53] Quest'ultimo ebbe a dichiarare: A me Groucho è simpatico ma mi fa impazzire. Era capace di chiamarmi alle sette e mezzo del mattino per dirmi che una data scena andava benissimo e, poco più tardi, decidere di cambiare tutto.[53]

Malgrado l'improvvisa morte di Thalberg durante la lavorazione, le riprese continuarono nel rispetto del suo stile creativo, con ricorso a scenografie sontuose e all'immancabile elemento amoroso, fornito come nel film precedente dal tenore Allan Jones e da Maureen O'Sullivan.[54] Groucho interpretò la parte del dottor Hugo Z. Hackenbush, medico di fiducia della ricca ipocondriaca Emily Upjohn (Margaret Dumont), la quale lo fa chiamare alla clinica Standish ignorando che in realtà Hackenbush è un veterinario[55] (Non sapevo di avere dei disturbi finché non ho incontrato lui). Malgrado i sospetti del direttore Whitmore, Hackenbush si spaccia per un medico illustre e riesce a prendere le redini della clinica, che si trova in difficoltà e che rischia di essere convertita dal nuovo proprietario (padrone anche di una scuderia di cavalli) in una sala da gioco. I duetti verbali con l'immancabile Margaret Dumont furono come sempre spumeggianti.

« Se mi sposi non guarderò mai più un altro cavallo »
(dai dialoghi del film[56])

"Hackenbush" diventò uno dei soprannomi preferiti da Groucho, che lo utilizzò negli anni successivi per firmare molte delle proprie lettere e per presentarsi ironicamente in apertura di conversazioni telefoniche.[52]

Il declino e la separazione[modifica | modifica sorgente]

Esaurito il contratto con la MGM, i fratelli Marx passarono alla RKO come protagonisti di Servizio in camera (1938), adattamento di una commedia che era andata in scena con grande successo a Broadway. Malgrado i Marx dovessero adattarsi a gag e situazioni non create da loro e non espressamente concepite per i loro personaggi,[56] la commedia risultò divertente e le recensioni furono buone. Al fianco di Lucille Ball e Ann Miller, future star della commedia e del musical, Groucho recitò la parte di Gordon Miller, uno sbrindellato produttore di una compagnia teatrale nei guai, che si introduce in un albergo per cercare di rimediare i finanziamenti necessari a mettere in scena l'opera prima di un giovane autore teatrale. I suoi tentativi di non farsi cacciare dall'albergo diventano il pretesto per inserire le tipiche situazioni comiche e la consueta anarchia dei Marx.

Con il film successivo, Tre pazzi a zonzo (1939), i Marx tornarono alla MGM ma non ottennero la facoltà di compiere la consueta tournée teatrale di prova. Di fatto, il film è considerato uno dei più deboli della carriera dei fratelli, anche se non mancano le occasioni comiche e le scene divertenti.[57] Groucho, nei panni dell'avvocato J. Cheever Loophole, si esibisce nel suo tipico repertorio farsesco e ritrova come partner la fedele Margaret Dumont (Mrs. Dukesbury) che perseguita amorosamente, ricordando una passione passata, esistita solo nella sua fantasia. Tra i numeri musicali, va ricordato Lydia the Tattooed Lady, scritta dal compositore Harold Arlen e cantata da Groucho con i suoi caratteristici toni nasali. Il motivo divenne un'altra delle "sigle" più popolari e riproposte di Groucho.

Nonostante la severità delle recensioni, la MGM mise subito in produzione il film successivo, I cowboys del deserto (1940). Malgrado una serie di iniziali rinvii, la pellicola fu realizzata e accolta favorevolmente dal pubblico, che apprezzò scene comiche come quella di apertura, ambientata in una stazione ferroviaria, dove Chico e Harpo tentano di imbrogliare Groucho, qui nei panni di S. Quentin Quale. Divertente anche la sequenza dell'incontro di Groucho con un cowboy ubriaco (Non ci siamo già incontrati a Montecarlo, quella sera in cui lei si fece saltare le cervella?). Il film ottenne recensioni contrastanti, anche se migliori di quelle della pellicola precedente, ma lasciò i Marx comunque stanchi e disarmati di fronte all'insolubile problema di confrontarsi con un passato glorioso e con un presente fatto di film non troppo riusciti e di disperata difficoltà a immettere nuova linfa nelle loro storie.[58]

Nel successivo Il bazar delle follie (1941), Martha Phelps (Margaret Dumont), proprietaria di un grande magazzino, assume il detective Wolf J. Flywheel (Groucho) per proteggere il nipote in pericolo (Tony Martin). Tra un gran numero di gag divertenti, compreso un inseguimento finale con biciclette e pattini a rotelle, Groucho duettò ancora una volta amabilmente con Margaret Dumont, secondo le sue sperimentate tecniche adulatorie.

« Lui: Ci sono cose, delle buone cose, che mi uniscono a te per la vita – Lei: Davvero, Wolf? E cosa? – Lui: I tuoi buoni del Tesoro... »
(dai dialoghi del film[58])

Il bazar delle follie venne annunciato come il canto del cigno dei Marx prima del loro ritiro dalle scene. Poco prima della distribuzione, Groucho aveva infatti confermato l'intenzione di lasciare il cinema: Quando dico che noi siamo stanchi del cinema, voglio dire, in realtà, che il pubblico sta per stancarsi di noi. Ritirandoci adesso, ci limitiamo a precedere, di un soffio, la volontà degli spettatori. Il nostro materiale è vecchio. E noi anche.[59] La volontà di staccarsi definitivamente dal suo storico personaggio, spinse inoltre Groucho a dichiarare: Non mi piazzerò mai più dietro quei baffi fasulli. Ho chiuso con tutta la baracca.[60]

Il ritorno sullo schermo[modifica | modifica sorgente]

Dopo alcuni anni di lontananza dal cinema, nel 1946 Groucho ritornò sul grande schermo con i fratelli nella commedia Una notte a Casablanca (1946). Si ipotizza che questo ritorno fosse in realtà dovuto alla volontà di Groucho e Harpo di aiutare il fratello Chico, in continue ristrettezze finanziarie causate dalla sua insanabile passione per il gioco d'azzardo.[24] Sulla scia del grande successo di Casablanca (1942), il nuovo soggetto parodiava la trama e l'ambientazione del classico con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, tanto che i fratelli Warner, titolari della casa produttrice Warner Bros., cercarono di opporsi all'intera operazione, ritenendo che il titolo fosse di loro proprietà.[59] Questo atteggiamento fornì lo spunto a Groucho per una serie di esilaranti missive che egli scrisse e inviò ai fratelli Warner e che in seguito vennero pubblicate nella celebre raccolta Le lettere di Groucho Marx.

« E "Warner Brothers", allora? È vostro anche questo? Avete probabilmente il diritto di usare il nome di Warner, ma che mi dite di Brothers, "Fratelli"? Professionalmente parlando, noi eravamo fratelli molto prima di voi »
(Groucho Marx[61])

Prodotto sotto l'etichetta della United Artists e ambientato in Marocco, Una notte a Casablanca vide il debutto fra gli sceneggiatori del futuro regista brillante Frank Tashlin. Groucho interpretò Ronald Kornblow, il nuovo direttore di un grande albergo in cui avvengono misteriosi delitti (le vittime sono appunto i suoi predecessori alla direzione dell'hotel). I recensori non fecero mancare apprezzamenti favorevoli, pur facendo notare l'assenza di Margaret Dumont quale spalla ideale per i tipici corteggiamenti di Groucho, mentre il critico James Agee definì Groucho l'autore satirico più divertente del secolo.[61]

Gli ultimi film[modifica | modifica sorgente]

I fratelli Marx nel 1948 (Groucho è in basso, seduto)

Dopo il discreto successo di Una notte a Casablanca, i fratelli Marx si separarono nuovamente. Nel 1947 Groucho fu coinvolto nel film Copacabana, accanto alla star del musical Carmen Miranda. Nella parte di Lionel Deveraux, un agente teatrale male in arnese, Groucho apparve in alcune gag comiche, ma il film fu sostanzialmente un fallimento, che egli così commentò: Ero un frutto di seconda scelta sul cappello di Carmen Miranda.[62]

Due anni dopo i fratelli Marx si riunirono ancora una volta sul set di Una notte sui tetti (1949), un film voluto soprattutto da Harpo,[63] in cui Groucho mantenne una presenza più marginale, nei panni del detective privato Sam Grunion, narratore della vicenda in cui una preziosa collana di diamanti è ambita da uno stuolo di cattivi, tra i quali Raymond Burr e la femme fatale Ilona Massey. Il film è anche ricordato per una delle prime apparizioni sullo schermo di Marilyn Monroe, nel ruolo di una potenziale cliente che si presenta nell'ufficio del detective Grunion-Groucho, lamentandosi che tutti gli uomini non fanno che correrle dietro, e che suscita l'ammirazione di Groucho con la sua andatura sinuosa.[63]

Nel 1948, Groucho aveva girato per la RKO il film commedia Questi dannati quattrini, nella parte di Emil J. Keck, in cui aveva fatto da spalla a Frank Sinatra e a Jane Russell. Il film fu bloccato per due anni dal produttore Howard Hughes, e uscì poi nel 1951. Nel frattempo Groucho fece una breve apparizione nel ruolo di sé stesso nel musical della Paramount Assedio d'amore (1950), accanto a Bing Crosby, cui seguì un'altra commedia per la RKO, Una ragazza in ogni porto (1952), nella parte del marinaio Benjamin Linn, accanto a William Bendix e a Marie Wilson. Dopo queste pellicole minori, che nulla aggiunsero alla sua carriera cinematografica,[64] Groucho comparve per l'ultima volta sul grande schermo con i fratelli (anche se i tre non recitarono nelle stesse scene)[64] in L'inferno ci accusa (1957), un libero adattamento de La storia dell'umanità di Hendrik Willem van Loon, in cui interpretò la figura del colonizzatore Peter Minuit. Nello stesso anno i fratelli si esibirono nella produzione televisiva The Great Jewel Robbery e il solo Groucho fece la sua ennesima apparizione cinematografica, nei panni di George Schmidlap, nel finale del film commedia La bionda esplosiva (1957), accanto a Jayne Mansfield e Tony Randall.

L'ultima apparizione cinematografica di Groucho risale al 1968, nel film satirico Skidoo, diretto da Otto Preminger, in cui interpreta il breve ruolo di "Dio" ("Geova" nella versione italiana), il capo di un'anonima assassini che si converte alla filosofia hippie.

Carriera radiofonica e televisiva[modifica | modifica sorgente]

« Ci sono diversi motivi per cui preferisco la radio a qualsiasi altro tipo di intrattenimento. I vantaggi sono ovvi e numerosi. Per cominciare, non è necessario viaggiare, usare trucco untuoso, memorizzare lunghi dialoghi noiosi: niente sveglie di prima mattina per arrivare sul set, niente notti in pensioni sporche - neppure in quelle pulite. Per di più, gli sponsor hanno soldi per pagare »
(Groucho Marx[65])

Flywheel, Shyster & Flywheel[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Flywheel, Shyster & Flywheel.

Nell'autunno del 1932, Groucho Marx e il fratello Chico debuttarono alla radio, su una delle due reti della NBC, in una serie di radiocomiche dal titolo Beagle, Shyster & Beagle, Attorneys at law. Il primo episodio, rigorosamente in diretta come era costume allora, venne trasmesso la sera del 28 novembre 1932. Poco dopo il debutto della trasmissione, arrivarono le proteste di un avvocato newyorkese di nome Beagle, il quale costrinse i produttori a cambiare il titolo della serie che, a partire dal quarto episodio, si chiamò Flywheel, Shyster & Flywheel.

Il tema di alcune puntate della serie era strettamente basato sugli eventi del momento, mentre in altri episodi veniva sperimentato nuovo materiale comico o venivano ripresi vecchi numeri che avevano riscosso particolare successo nei film.[66] I due protagonisti della serie, l'avvocato truffaldino Waldorf T. Flywheel (Groucho) e il suo inetto braccio destro di origine italiana Emmanuel Ravelli (Chico) dettero vita a copioni farseschi, ricchissimi di battute fulminanti e di sketch comici.

Dopo ventisei puntate, il 22 maggio 1933,[67] la serie si interruppe per le vacanze estive e non venne più ripresa. I motivi più plausibili potrebbero essere ricondotti all'orario infelice di messa in onda, che non raccoglieva un pubblico di ascoltatori sufficientemente numeroso da giustificare i duemila dollari di stipendio dei Marx, alla concorrenza di altri programmi con più alti indici di ascolto e dall'intenzione di Groucho e Chico di ritornare al cinema. Groucho commentò più tardi con il suo consueto humour: Le vendite del prodotto da noi reclamizzato erano aumentate vertiginosamente. I profitti della società raddoppiarono in breve volgere di tempo, e la Esso si sentiva un po' in colpa per tutti quei soldi. Quindi ci mollò, dopo ventisei puntate. Era l'epoca dei Rimorsi Aziendali, che oggi non ci sono più.[68]

Altre esibizioni radiofoniche[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo del 1934, Groucho ritornò in radio con Chico per The Marx of Time,[69] uno spettacolo domenicale di satira sull'attualità, che andò in onda per un breve periodo in coda a un giornale radio della CBS. Dopo alcune altre apparizioni radiofoniche quale ospite d'onore, Groucho venne scritturato nel 1939 per The circle, un programma di varietà che però non ebbe molto seguito, probabilmente perché di taglio troppo intellettuale per il pubblico radiofonico di massa.[70]

Nell'estate 1942 Groucho si esibì nuovamente alla radio, senza la partecipazione del fratello, comparendo in diverse puntate del programma radiofonico per la NBC di Rudy Vallee.[71] Dopo una serie di altre apparizioni, sempre in qualità di ospite, Groucho iniziò a desiderare di condurre uno spettacolo tutto suo.[72] All'epoca, uno show radiofonico necessitava di una formula adatta alla personalità del presentatore e gradita a una vasta fascia di pubblico, ma soprattutto della sponsorizzazione di un importante marchio commerciale.[73] All'inizio del 1943, Groucho firmò un contratto con la Pabst Birra Blue Ribbon[74] per un varietà radiofonico settimanale della CBS, che debuttò il 27 marzo 1943, ma la sua partecipazione fu di breve durata e, dopo la puntata del 17 giugno 1944, lo sponsor decise di non rinnovare il contratto a Groucho e di rimpiazzarlo con il comico Danny Kaye, nonostante gli ascolti fossero soddisfacenti.[75] Non trovando altri sponsor che desiderassero promuovere un programma con lui, Groucho si dedicò agli spettacoli di intrattenimento per le truppe. Insieme a Fay McKenzie (con la quale aveva condotto lo show radiofonico Blue Ribbon), al compositore Harry Ruby e al chitarrista José Oliveira, visitò molti ospedali per sostenere i soldati feriti al fronte,[76] raccogliendo denaro per diverse cause benefiche.

Nella primavera del 1945, Groucho iniziò ad apparire con una certa regolarità come ospite nello show radiofonico della cantante Dinah Shore, e la sua ultima esibizione in tale veste andò in onda il 16 maggio 1946.[77] La svolta giunse nella primavera del 1947, quando Groucho fece un'apparizione al Walgreen Show, una produzione annuale ad alto budget sponsorizzata dalla catena di supermercati Walgreen, a cui partecipavano molti nomi famosi dello spettacolo.[78] Il suo duetto radiofonico con Bob Hope fu strepitoso, poiché entrambi abbandonarono ben presto le battute previste dal loro copione e proseguirono la trasmissione improvvisando, rivoluzionando così lo show accuratamente preparato.[78] Gran parte del dialogo tra Groucho e Hope, durato circa 25 minuti, sarebbe stato censurabile ma fu impossibile perché lo sketch non avrebbe più avuto senso logico. Mannie Manheim e Charles Isaacs, produttori dello show, ricordarono poi che in vent'anni di radio non avevano mai assistito a nulla di più divertente.[78]

You Bet Your Life[modifica | modifica sorgente]

Groucho con la figlia Melinda nello show You bet your life (1953)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi You Bet Your Life.

Il giovane produttore radiofonico John Guedel, dopo aver assistito allo sketch con Bob Hope, propose a Groucho il progetto di You bet your life ("Ci scommetti la vita?"), uno show a quiz con il quale Guedel pensava che Groucho potesse rilanciare la propria carriera, facendo uso delle sue doti migliori di improvvisatore e intrattenitore.[79]

Groucho fu inizialmente scettico all'idea di condurre un programma a quiz, ma finì per accettare, ponendo comunque due condizioni: la prima, che il quiz fosse assolutamente leale e privo di qualsiasi aiuto o suggerimento ai concorrenti; la seconda, quella che il programma fosse sempre pre-registrato, in modo da evitare di incappare in qualunque maglia censoria causata da battute imprevedibili o considerate sconvenienti.[80]

Lo show, scelto dallo sponsor Elgin-American Watch Case Company per i costi contenuti, andò in onda per la prima volta il 27 ottobre 1947, riscuotendo un enorme successo che sorprese per primo lo stesso Groucho.

« Non capisco. Questa è una prova certa del fatto che io non so davvero niente del mondo dello spettacolo. Otteniamo uno sponsor, non perché pensi che lo show sia buono, o perché ritenga che io sia un grande comico, ma perché è lo spettacolo più economico che si possa acquistare. E che succede? Spopola in tutto il paese e io divento più noto di quanto non sono mai stato a Broadway »
(Groucho Marx[81])

La formula del programma risultò molto congeniale all'umorismo sarcastico di Groucho, che seppe muoversi nel modo migliore, punzecchiando abilmente gli ospiti prima di dar loro la possibilità di vincere. La sua consumata abilità di uomo di spettacolo e di cerimoniere gli permise di arricchire la formula del quiz, intrattenendo bonariamente i concorrenti e concedendo esilaranti battute e comici complimenti a tutti i partecipanti.

Il 5 ottobre 1950 lo show venne trasferito anche in televisione, sulla rete NBC, senza subire cambiamenti rispetto alle messe in onda radiofoniche. La produzione riconfermò lo stesso annunciatore, George Fennemann, e Groucho mantenne la propria postazione su uno sgabello davanti a una scrivania, con i quiz e le domande per le interviste scritti in un notes di fronte a lui.

Dopo aver vinto il Peabody Award nell'aprile del 1949 per il miglior show comico radiofonico, Groucho fu fotografato per la copertina di Time per la seconda volta nella sua carriera e, il 23 gennaio 1951, fu premiato con l'Emmy Award quale miglior personaggio televisivo del 1950. Lo show continuò ad andare in onda per tutti gli anni cinquanta e chiuse i battenti il 21 settembre 1961.

Tra le altre apparizioni televisive di Groucho, va ricordata la sua partecipazione all'adattamento dell'operetta The Mikado (1960), nel ruolo di Ko Ko, personaggio creato da Gilbert & Sullivan, il duo di compositori di opere comiche di cui Groucho fu sempre un fervente ammiratore,[52] e dei quali amava strimpellare i pezzi alla chitarra durante il suo tempo libero.[82]

Carriera letteraria[modifica | modifica sorgente]

« Ho sempre rimpianto di aver interrotto la mia educazione in quinta elementare. È piuttosto dura quando ti trovi lì nel gran mondo e cerchi di affettare un atteggiamento sofisticato. La padrona di casa potrebbe snocciolare teorie di Schopenhauer e Kafka. Tu al massimo potresti spingerti alla tabellina del sette »
(Groucho Marx[83])

Fin dall'infanzia e per tutta la sua lunga esistenza, Groucho fu un lettore instancabile e autodidatta, compensando in tal modo la mancanza di istruzione dovuta al suo prematuro ritiro dalla scuola.[84] L'inizio della sua attività di scrittore risale quindi già agli anni venti, quando - con la firma di Julius H. Marx - cominciò a pubblicare motti di spirito per settimanali comici e per le rubriche dei principali columnist dell'epoca, fra i quali Franklin P. Adams, la cui popolare rubrica The conning tower, pubblicata sul New York World, nel 1924 iniziò a dare spazio agli scritti di Groucho, tra cui scenette brevi e pezzi umoristici basati su argomenti di attualità e di costume.[84]

Nella primavera del 1925 Groucho iniziò a pubblicare con regolarità i suoi contributi umoristici sulla neonata rivista The New Yorker, sul St. Louis Post Dispatch e su College Humor,[84] continuando però a rifiutare tutte le offerte rivoltegli allo scopo di tenere una sua rubrica fissa; malgrado questa decisione, i suoi scritti apparvero con crescente frequenza e regolarità sulle riviste, caratterizzati da uno stile letterario ormai consolidato e frutto della felice combinazione tra il suo personaggio sul palcoscenico e l'influenza stilistica esercitata su Groucho dai suoi scrittori umoristici preferiti.[84] All'inizio del 1930, Groucho cominciò a collaborare con Arthur Sheekman, autore umoristico ed ex columnist del Chicago Times, inaugurando un'amicizia e un sodalizio artistico che sarebbero durati per decenni, con reciproco sostegno nella revisione e pubblicazione dei rispettivi libri e articoli, e con l'intervento di Sheekman in qualità di sceneggiatore e di autore dei testi in svariate produzioni dei fratelli Marx.[85]

Tra le altre collaborazioni artistiche di Groucho, va ricordata quella con lo sceneggiatore Norman Krasna. Nel 1937, Groucho e Krasna furono gli autori della sceneggiatura del film musicale Il re e la ballerina (1937), diretto da Mervyn LeRoy e interpretato dall'attore brillante di origine belga Fernand Gravey. Successivamente, all'inizio degli anni quaranta e in coincidenza con il rallentamento della sua attività artistica, Groucho iniziò a lavorare alla stesura di un'opera teatrale, sempre in collaborazione con Krasna. L'impegno, continuamente interrotto e ripreso, si protrasse per alcuni anni e approdò alla definitiva versione intitolata Time for Elizabeth, che debuttò a Broadway il 27 settembre 1948. Groucho vi interpretò il ruolo di Ed Davis, ma la pièce fu un insuccesso e le rappresentazioni durarono appena una settimana. Il ruolo fu poi rilevato dall'attore Otto Kruger, e Groucho tornò a interpretarlo solo diversi anni più tardi, in allestimenti teatrali estivi e in una versione televisiva dell'aprile 1964 sulla NBC, all'interno dello show Polvere di stelle.

I libri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letti, Many Happy Returns, Groucho e io e Memorie di un irresistibile libertino.
« Sarei diventato uno scrittore. Mi cucii delle toppe di cuoio sui gomiti delle giacche, rinunciai ai sigari per la pipa e cominciai a farcire i miei discorsi di parole come cacofonico e parentale. Non ci volle molto perché gli editori facessero la fila per la mia prima opera. Dissi al primo arrivato che stavo scrivendo di un argomento caro al cuore di chiunque. Il mio primo libro, lo informai, si sarebbe intitolato "Letti". E poi sollevai le sopracciglia in maniera significativa »
(Groucho Marx[83])

Letti (Beds) fu l'opera prima di Groucho in campo letterario, e venne pubblicata nell'autunno del 1930. È una raccolta di pezzi che descrivono scherzosamente il rapporto che la gente ha con il proprio letto,[84] e in cui Groucho si diverte a dissertare di sonno (e di problemi di insonnia) con eleganza e ironia. Fu però un parziale insuccesso, che venne proposto in seconda edizione solo quattro decenni più tardi, nel 1976.[84]

All'inizio degli anni quaranta, in coincidenza con il ritiro dalle scene dei fratelli Marx, Groucho ampliò la sua attività di scrittore, spaziando nei suoi articoli anche in argomenti di stretta attualità e legati all'impegno bellico degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, e pubblicando i suoi scritti su This Week, inserto del New York Herald Tribune, su Variety e sul Saturday Evening Post.[86] Nel 1941 uscì il secondo libro di Groucho, Many Happy Returns. Scritto in collaborazione con Arthur Sheekman, venne proposto come una sorta di guida all'evasione fiscale e di parodia in cui venne preso di mira l'Ufficio Imposte. Il titolo originale, traducibile in italiano nella formula augurale "Cento di questi giorni", giocò in realtà sull'espressione tax return, ovvero la dichiarazione dei redditi.[86] Come nel caso di Beds, le recensioni furono tiepide e i critici sostennero come il lavoro scritto di Groucho non fosse divertente quanto lo era lui in persona.[87] La vendita fu di sole cinquemila copie, tanto che Groucho in seguito commentò: "Io scrivo solo prime edizioni".[88]

« Non riesco ancora a capire come mi sono fatto convincere dagli editori a intraprendere questo lavoro. Basta andare in una libreria e vedere la montagna di libri che giace invenduta. La maggior parte di questi libri è opera di persone che fanno gli scrittori di professione, che scrivono bene e hanno qualcosa da dire. Ciò nonostante, fra un anno la maggior parte di questi libri sarà venduta a metà prezzo. Se per miracolo uno diventa un best seller, il fisco si prenderà la maggior parte dei guadagni »
(Groucho Marx[88])

Alla fine degli anni quaranta, la carriera di Groucho aveva ripreso vigore con il grande successo nel quiz radiofonico You bet your life, quindi le sue pubblicazioni negli anni seguenti divennero più sporadiche e generalmente limitate alla promozione del suo spettacolo, anche dopo il suo passaggio alla televisione.[88] Fu solo nella primavera del 1957 che Groucho intraprese il suo progetto letterario più ambizioso, la stesura della propria autobiografia.[88] Memore dei precedenti insuccessi con Letti e Many happy returns, e scettico su questa sua nuova fatica letteraria, Groucho diede finalmente alle stampe Groucho e io (Groucho and me), pubblicato dalla casa editrice Random House, nell'autunno del 1959, ottenendo ottime recensioni e un buon successo di vendita.[88] Con stile narrativo brillante e con profonda autoironia, Groucho rievocò la propria infanzia tra povertà e spensieratezza, gli anni giovanili del vaudeville, il periodo del successo cinematografico e altri divertenti episodi autobiografici attraverso gustosi aneddoti e nostalgici ricordi.

« Questo libro è stato scritto nelle lunghe ore che ho passato aspettando che mia moglie si vestisse per uscire. Se non si fosse vestita affatto, questo libro non sarebbe mai stato scritto »
(Groucho Marx[89])

L'anno 1963 coincise con un periodo di pausa professionale per Groucho, che venne contattato dal proprio editore, Bernard Geis,[90] attratto dall'idea di dare alle stampe una raccolta di scritti divertenti che Groucho aveva prodotto per varie riviste. La raccolta fu intitolata Memorie di un irresistibile libertino (Memoirs of a mangy lover) e raggruppò una serie di storielle umoristiche nelle quali Groucho filosofeggia sui temi dell'amore,[88] del sesso, della seduzione, del matrimonio, alternando le sue dissertazioni con racconti di gioventù e aneddoti tra realtà e fantasia sugli anni trascorsi dai fratelli Marx nel vaudeville, all'insegna di uno scanzonato libertinismo.

Le lettere di Groucho Marx[modifica | modifica sorgente]

Nel 1964 Groucho venne interpellato da un funzionario della Library of Congress, la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, che era venuta a conoscenza della corrispondenza intrattenuta per diversi anni dal poeta e drammaturgo inglese Thomas Stearns Eliot con Groucho.[91] Alla richiesta di depositare presso la prestigiosa istituzione i suoi carteggi epistolari dei decenni precedenti, Groucho si sentì onorato e accettò con entusiasmo.[92] Tenuto conto che si era sempre considerato "uno scrittore part-time e ai margini" e che non aveva mai completato la propria istruzione scolastica, la richiesta della Library of Congress costituì per lui un particolare motivo di orgoglio e una delle maggiori soddisfazioni raccolte nella sua lunga carriera, sia in campo letterario che nel mondo dello spettacolo.[92]

La pubblicità creatasi intorno all'evento riaccese l'interesse del pubblico per gli scritti di Groucho e portò alla pubblicazione, nel febbraio del 1967, de Le lettere di Groucho Marx, a cura della casa editrice Simon & Schuster. La raccolta comprende sia le lettere scritte da Groucho che quelle a lui inviate da corrispondenti altrettanto brillanti, fra i quali erano annoverati artisti e letterati tra i più famosi e arguti del mondo.[92] Le recensioni furono contrastanti, ma il successo di pubblico fu assicurato, e il libro ha ottenuto negli anni diverse ristampe ed è tuttora in circolazione in diverse lingue.[92] In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Adelphi, con la brillante traduzione di Davide Tortorella.

L'organizzazione del libro non segue un ordine cronologico nella successione delle lettere, ma una divisione per argomenti che all'uscita suscitò qualche critica.[92] La raccolta presenta, tra le altre, lo scambio di lettere tra Groucho e l'ufficio legale della Warner Bros. all'epoca del film Una notte a Casablanca, le paterne missive di Groucho indirizzate al figlio Arthur, ai fratelli Harpo e Gummo, e ad altri componenti della famiglia Marx. Non mancano i duetti epistolari con altre personalità del mondo dello spettacolo, come i comici Eddie Cantor e Fred Allen e gli scrittori e sceneggiatori Arthur Sheekman e Goodman Ace. Ma il carteggio più celebre è quello intercorso tra Groucho e il poeta Thomas S. Eliot tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta. Il loro cordiale scambio di lettere rimane una delle pagine più indimenticabili della raccolta, grazie al garbato umorismo, alla freschezza della prosa e alla perfetta intesa umana e intellettuale instauratasi amichevolmente tra i due corrispondenti. Groucho ed Eliot riusciranno a incontrarsi personalmente per la prima e unica volta nel giugno del 1964, durante una cena nella residenza londinese del poeta, solo pochi mesi prima della morte di Eliot.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

I tre matrimoni[modifica | modifica sorgente]

Groucho con la terza moglie Eden Hartford nella serie televisiva Polvere di stelle (1964)

Nel 1919, all'epoca delle rappresentazioni di Home again, Groucho conobbe la ballerina di origine svedese Ruth Johnson, che era entrata nella compagnia teatrale dei Marx come partner di danza di Zeppo.[62] Groucho e la diciannovenne Ruth si sposarono il 4 febbraio 1920 a Chicago, durante le repliche di Home again al Mc Vicar's Theater. Il 21 luglio 1921 nacque il primo figlio di Groucho, Arthur Marx, che in gioventù diventerà un discreto giocatore professionista di tennis (fece parte della squadra di Coppa Davis Junior nel 1939,[93]) poi autore teatrale, televisivo e commediografo di successo, nonché autore di una famosa biografia del padre, intitolata Life with Groucho, pubblicata per la prima volta a puntate sul Saturday Evening Post nei primi anni cinquanta. Il 19 maggio 1927 nacque Miriam, la secondogenita di Groucho e Ruth. Il matrimonio con Ruth durò 22 anni e si concluse con il divorzio il 15 luglio 1942.

Il 21 luglio 1945 Groucho sposò in seconde nozze la ventunenne attrice Kay Marvis Gorcey, che reciterà con lui in un piccolo ruolo nel film Copacabana.[62] Dal loro matrimonio, il 14 agosto 1946, nacque la figlia Melinda, che apparirà spesso accanto a Groucho nello show televisivo You bet your life. Anche questo secondo matrimonio si concluse con un divorzio il 12 maggio 1950.

« Chiunque si sposi una seconda volta non merita di aver perso la sua prima moglie »
(Groucho Marx[94])

Il 17 luglio 1954, all'età di 64 anni, Groucho si risposò in terze nozze con la ventiquattrenne Eden Hartford, aspirante attrice e cognata del regista Howard Hawks. Secondo quanto racconta Arthur Marx, i primi anni di matrimonio con Eden furono felici, e Groucho conobbe un periodo di serenità familiare grazie al buon carattere di Eden e alla sua capacità di essere una buona madre per Melinda che, dopo il divorzio di Groucho e Kay Marvis, dal 1956 era stata affidata al padre.[95] L'unione con Eden entrò però in crisi negli anni sessanta e si concluse con un burrascoso divorzio, pronunciato il 4 dicembre 1969, quando Groucho aveva ormai 79 anni.

« E chiunque si sposi una terza volta non merita proprio nulla, che è esattamente ciò con cui si ritroverà »
(Groucho Marx[96])

Erin Fleming e gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Dopo il divorzio da Eden Hartford, nel 1970 Groucho subì un peggioramento delle proprie condizioni di salute, dovuto a prolungati disturbi alle adenoidi, per cui dovette essere sottoposto a un intervento chirurgico che ebbe comunque successo.[97] Nel 1971 fu colpito da un leggero ictus che rallentò le sue articolazioni vocali e provocò una lieve compromissione della sua attività cerebrale.[98] Nell'agosto dello stesso anno, durante una cena in casa di amici, Groucho conobbe la ventinovenne Erin Fleming, un'aspirante attrice di origine canadese, e dopo pochi giorni l'assunse come segretaria.[98] La Fleming esercitò subito una notevole influenza su Groucho, diventandone la manager e spingendolo a riprendere l'attività artistica, malgrado la salute instabile.[99] In quel periodo Groucho fece frequenti apparizioni, spesso a fianco della Fleming, nel talk show televisivo condotto dal presentatore Dick Cavett e nella situation comedy The Bill Cosby Show.[100]

Nel maggio del 1972, Groucho apparve in un recital alla Carnegie Hall di New York, nel quale riscosse un enorme successo e ottenne ottime recensioni da parte dei critici.[101] Solo pochi giorni più tardi, Groucho si recò a Cannes, dove fu la star del momento in occasione del Festival del Cinema, ritrovando in parte la sua antica verve sarcastica sul palco e nelle interviste, e dove venne insignito della commenda des Arts et Lettres, tardivo ma meritato tributo alla comicità dei leggendari Fratelli Marx.[102] Tra il 1973 e il 1974 la salute di Groucho si deteriorò ulteriormente,[103] ma la sua popolarità ebbe un nuovo impulso grazie alla riproposta televisiva di una serie di vecchie puntate del quiz You bet your life, raggruppate in una serie ribattezzata The best of Groucho, che riscosse grande successo.[104] Nello stesso tempo la Universal Studios, dopo vent'anni di oblio e di controversie legali, mise nuovamente in circolazione il film Animal Crackers, che fu accolto trionfalmente anche dalle giovani generazioni di spettatori.[104] A coronamento di questi eventi, l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences decise di conferire a Groucho un Oscar onorario per "la brillante attività e per i risultati ineguagliabili ottenuti dai fratelli Marx nell'arte della commedia cinematografica". Visibilmente invecchiato e fragile, Groucho ritirò il premio a nome dei fratelli Chico e Harpo, e della storica co-interprete Margaret Dumont, da tempo deceduti.[104]

Nei due anni successivi l'influenza di Erin Fleming sulla vita di Groucho ebbe il sopravvento, allontanandogli progressivamente i familiari, in particolar modo il figlio Arthur,[105] secondo il quale la Fleming assunse il pieno controllo del ménage quotidiano e degli affari di Groucho in qualità di sua segretaria, manager e compagna di vita, nonché l'arbitraria sorveglianza sulla sua salute sempre più precaria, isolandolo da vecchi amici e conoscenti, e giungendo a tentare di farsi adottare da lui come figlia.[106] La situazione familiare peggiorò, sfociando in una lunga battaglia legale in cui Erin Fleming e Arthur Marx, che si era riavvicinato affettivamente al padre all'inizio del 1977, si contesero il ruolo di tutore permanente di Groucho,[105] le cui condizioni di avanzata senilità si erano nel frattempo aggravate al punto di non consentirgli più alcun tipo di gestione della propria vita. L'iter giudiziario portò alla nomina del vecchio amico e collaboratore Nat Perrin quale tutore temporaneo, e successivamente di Andy Marx, figlio di Arthur, nel luglio 1977.[105]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo, il 22 giugno 1977, Groucho fu ricoverato per una polmonite all'ospedale Cedar Sinai di Los Angeles, dove trascorse gli ultimi giorni in stato di semi-incoscienza e morì il pomeriggio del 19 agosto 1977, all'età di 86 anni, assistito da Arthur, dalla nuora Lois e dal nipote Andy.[105] La notizia della sua morte fu in un certo senso "oscurata" dal clamore suscitato dalla prematura scomparsa di Elvis Presley, avvenuta solo tre giorni prima, il 16 agosto, evento che monopolizzò l'attenzione della stampa americana e mondiale.[107]

Le ceneri di Groucho riposano all'Eden Memorial Park Cemetery di Los Angeles, sotto una semplice lapide che reca il suo nome, la data di nascita e di morte, e la stella di David.

« Sapevo che non voleva avere un funerale. Li considerava una barbarie. Me lo aveva detto moltissime volte. Voleva soltanto essere cremato e non gli interessava di cosa ne sarebbe stato delle sue ceneri. Non credeva in una vita dopo la morte, ma una volta, scherzando, mi aveva detto che, se ce ne fosse stata una, lui avrebbe voluto trovarsi accanto ad Abramo Lincoln, William Shakespeare e George S. Kaufman »
(Arthur Marx[105])

La comicità di Groucho[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« I refuse to belong to any club that would have me as a member. »
(IT)
« Mi rifiuto di appartenere ad un club che mi accetta fra i suoi membri. »
([62])
Caricatura di Groucho Marx

Il ricorso al nonsense, alle storpiature linguistiche e al non sequitur ha caratterizzato la comicità verbale di Groucho Marx, basata sulla grande capacità di improvvisazione, sull'uso funambolico della parola e delle sue infinite possibilità di applicazione. La sua torrenziale conversazione in scena, sempre interrotta ma mai veramente troncata dagli impotenti interlocutori, è una sorta di forza distruttrice che si fa beffe delle convenzioni sociali e della morale, concetti riservati ai mediocri e agli imbecilli.[108]

Il fine supremo della comicità di Groucho, così come quella dei Fratelli Marx, è la catastrofe. Pur rivestendo quasi sempre cariche ufficiali nei suoi ruoli, Groucho si rivela subito votato a prendere il comando delle situazioni e a rovesciare ironicamente il sistema.[108] Durante la sua lunga carriera teatrale e cinematografica, Groucho ha infatti interpretato una lunga serie di personaggi con mestieri onorevoli e gratificanti, ma sempre al limite della legalità e della moralità: il direttore d'albergo fallito, l'esploratore millantatore, il dissoluto rettore di università, l'uomo politico corrotto, l'avvocato imbroglione, il finto medico opportunista, l'impresario teatrale maneggione, il detective amorale, ruoli caratterizzati sempre da un unico denominatore comune, l'incontenibile sfrontatezza nei confronti della società, rappresentata dai malcapitati che restano vittime delle sue irriverenti mascalzonate, e dalle partner femminili, che egli corteggia con romantica insistenza per poi disorientarle con i suoi impudenti sberleffi.

« Sul palco e sullo schermo, Groucho sbeffeggiava sfrontatamente la professione medica, legale, militare, l'establishment cinematografico, l'alta società, praticamente tutti i bastioni del potere[109] »

Con la loro comicità frenetica e dissacrante, i Fratelli Marx fecero del nonsense e della sarabanda anarchica i motivi di una commedia dell'arte unica nel suo genere e movimentata, nella quale Groucho si contraddistingueva - oltre che per la maschera buffa - per la parlantina continua ed inarrestabile, per il graffiante senso dell'umorismo, per l'assoluta irriverenza nei confronti del potere costituito e per il gusto quasi sadico per la battuta di spirito.

« Ho passato una serata veramente meravigliosa. Ma non era questa »
(Groucho Marx)

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

(FR)
« Je suis Marxiste, tendance Groucho. »
(IT)
« Sono Marxista, tendenza Groucho. »
(Scritto su un muro a Parigi, 1968[110])

Dal graffito comparso a Parigi, il gioco dei nomi che rievoca un altro Marx (Karl) è diventato un cliché surreale,[110] spesso rievocato dagli anni settanta, quando la carica anarchica e antisistema della comicità dei fratelli Marx, e di Groucho in particolare, fu riscoperta dal pubblico in epoca di ribellioni e contestazioni.[111]

La comicità surreale ed effervescente di Groucho è stata inoltre fonte d'ispirazione per numerosi comici successivi di matrice ebraica, dal più celebre Woody Allen al farsesco Mel Brooks,[112] mentre la maschera comica da lui creata (occhiali dalla montatura tonda, sopracciglia folte, baffoni dipinti e sigaro) è diventata un popolare stereotipo, ripreso in parecchie produzioni, vignette e caricature. Citazione emblematica, ad esempio, è la carota che Bugs Bunny ha costantemente tra i denti.

Tra gli omaggi di Woody Allen, sono da ricordare il film Prendi i soldi e scappa (1969), strutturato con la tecnica del falso documentario, nel quale i genitori del protagonista Virgil Starkwell (Allen), mentre rispondono alle domande di un cronista, indossano maschere con le fattezze di Groucho. In Hannah e le sue sorelle (1986), il nevrotico e depresso personaggio di Mickey Sachs (Allen) capita in un cinema durante la proiezione de La guerra lampo dei fratelli Marx e - vedendo Groucho piroettare spensierato sullo schermo - trova le giuste motivazioni per continuare a vivere. In Tutti dicono I Love You (1996), sempre diretto da Allen, nella scena della festa i partecipanti sono tutti camuffati con il sigaro e i baffoni di Groucho. Un'altra citazione di Groucho Marx è presente in Terror Train, un film slasher canadese in cui il killer compie i suoi delitti indossando una maschera con le caricaturali fattezze di Groucho.

In Italia, dal 1986 il personaggio di Groucho è stato inserito da Tiziano Sclavi come fedele assistente di Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo protagonista del fumetto di successo della editrice Bonelli. Il personaggio tuttavia non compare nella versione cinematografica del fumetto, realizzata nel 2009 negli Stati Uniti, in quanto gli eredi di Groucho Marx non hanno concesso l'uso del nome e delle sembianze per il personaggio.[113]

L'anarchica e travolgente forza distruttiva della comicità marxiana ha influenzato generi come il teatro dell'assurdo di Eugène Ionesco, il quale dichiarò pubblicamente di aver tratto ispirazione dai soverchiamenti dell'ordine e delle convenzioni che i Marx proposero nelle loro opere teatrali e cinematografiche.[114]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

La comicità di Groucho Marx, basata sulla veloce parlantina e sul ricorso serrato ai giochi di parole e agli equivoci grammaticali, ha sempre presentato difficoltà di traduzione al momento del doppiaggio.[114]

  • Stefano Sibaldi in Una notte all'opera, Un giorno alle corse, Tre pazzi a zonzo, I cowboys del deserto, Il bazar delle follie, Una notte a Casablanca, Copacabana, Una notte sui tetti
  • Giorgio Lopez in Noci di cocco, Animal Crackers - Matti da legare, Monkey Business - Quattro folli in alto mare, Un giorno alle corse (ridoppiaggio), Servizio in camera, Tre pazzi a zonzo (ridoppiaggio), I cowboys del deserto (ridoppiaggio), Una ragazza in ogni porto
  • Carlo Romano in Assedio d'amore, Questi dannati quattrini
  • Luigi Pavese ne La bionda esplosiva, L'inferno ci accusa
  • Oreste Lionello ne La guerra lampo dei fratelli Marx, Una notte a Casablanca (1º ridoppiaggio)
  • Elio Pandolfi in Horse feathers, Una notte all'opera (ridoppiaggio)
  • Gerolamo Alchieri ne Il bazar delle follie (ridoppiaggio), Una notte a Casablanca (ridoppiaggio 2004)

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Peabody Award

  • 1949: miglior show comico radiofonico (You Bet Your Life)

Emmy Award

  • 1950: miglior personaggio televisivo

Cannes Film Festival

Oscar

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Groucho Marx in Stefan Kanfer (a cura di), O quest'uomo è morto o il mio orologio si è fermato, Torino, Einaudi, 2000. Introduzione pag. XI
  2. ^ a b William Wolf, I Fratelli Marx, 1ª edizione, Milano Libri Edizioni, 1978. pag. 14
  3. ^ Arthur Marx, La mia vita con Groucho. Crescere con i Fratelli Marx, 1ª edizione, Effepi Libri, 2007. pag. 30
  4. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, Introduzione pag. VI
  5. ^ William Wolf 1978, pag. 16
  6. ^ William Wolf 1978, pag. 13
  7. ^ Harpo Marx, Harpo speaks!, New York, 1974
  8. ^ Arthur Marx 2007, pag. 36
  9. ^ * Groucho Marx in traduzione di Franco Salvatorelli (a cura di), Groucho e io, 2ª edizione, Adelphi, 1997. pag. 45
  10. ^ Arthur Marx 2007, pag. 35
  11. ^ a b William Wolf 1978, pag. 23
  12. ^ Arthur Marx 2007, pag. 36-37
  13. ^ William Wolf 1978, pag. 24
  14. ^ Groucho Marx e Richard J. Anobile, The Marx Bros. Scrapbook, 1989, pag. 30
  15. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 112
  16. ^ a b c William Wolf 1978, pag. 27
  17. ^ Fratelli Marx, I fratelli Marx, legali da legare!, Bompiani, 1996. pag. 14
  18. ^ Groucho Marx, Groucho e io, 1997, pag. 79
  19. ^ Stefen Kanfer, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, 2000, pag. 118
  20. ^ a b William Wolf 1978, pag. 29
  21. ^ William Wolf 1978, pag. 36
  22. ^ Groucho Marx, Groucho e io, 1997, pag. 114
  23. ^ a b William Wolf 1978, pag. 32
  24. ^ a b c d e f g h Cinema, la grande storia illustrata, 1ª edizione, De Agostini, 1981. pag. 176-179
  25. ^ William Wolf 1978, pag. 30
  26. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 111
  27. ^ a b William Wolf 1978, pag. 34
  28. ^ a b William Wolf 1978, pag. 36-37
  29. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 3
  30. ^ Groucho Marx, Groucho e io, 1997, pag. 111
  31. ^ William Wolf 1978, pag. 39
  32. ^ Groucho Marx, Grouchismi - Storie brevi 1925-1973, 1ª edizione, Mondadori, 2000. pag. 133
  33. ^ Grouchismi 2000, pag. 17-155
  34. ^ Groucho Marx, Groucho e io, 1997, pag. 186
  35. ^ Grouchismi 2000, pag. 96
  36. ^ Grouchismi 2000, pag. 17-79
  37. ^ William Wolf 1978, pag. 46
  38. ^ William Wolf 1978, pag. 50
  39. ^ William Wolf 1978, pag. 54
  40. ^ William Wolf 1978, pag. 56-58
  41. ^ William Wolf 1978, pag. 60
  42. ^ William Wolf 1978, pag. 69
  43. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 105
  44. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 42
  45. ^ a b c William Wolf 1978, pag. 73
  46. ^ William Wolf 1978, pag. 77
  47. ^ William Wolf 1978, pag. 80
  48. ^ William Wolf 1978, pag. 81
  49. ^ William Wolf 1978, pag. 83
  50. ^ a b William Wolf 1978, pag. 85
  51. ^ a b William Wolf 1978, pag. 89
  52. ^ a b c Arthur Marx 2007, pag. 206
  53. ^ a b William Wolf 1978, pag. 90
  54. ^ William Wolf 1978, pag. 91
  55. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 73
  56. ^ a b William Wolf 1978, pag. 94-100
  57. ^ William Wolf 1978, pag. 105
  58. ^ a b William Wolf 1978, pag. 113
  59. ^ a b William Wolf 1978, pag. 116
  60. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 121
  61. ^ a b William Wolf 1978, pag. 119
  62. ^ a b c d Arthur Marx, Groucho, a photographic journey, 2001
  63. ^ a b William Wolf 1978, pag. 124
  64. ^ a b William Wolf 1978, pag. 126-128
  65. ^ Grouchismi 2000, pag. 187
  66. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 44
  67. ^ Grouchismi 2000, pag. 138
  68. ^ I Fratelli Marx, legali da legare!, 1996, pag. 7
  69. ^ Grouchismi 2000, pag. 258
  70. ^ I Fratelli Marx, legali da legare!, pag. 9
  71. ^ Grouchismi 2000, pag. 176
  72. ^ Arthur Marx 2007, pag. 240
  73. ^ Arthur Marx 2007, pag. 239
  74. ^ Arthur Marx 2007, pag. 242
  75. ^ Grouchismi 2000, pag. 180
  76. ^ Grouchismi 2000, pag. 191-224
  77. ^ Grouchismi 2000, pag. 194
  78. ^ a b c Arthur Marx 2007, pag. 251-252
  79. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 219
  80. ^ Arthur Marx 2007, pag. 253-255
  81. ^ Arthur Marx 2007, pag. 258
  82. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 119
  83. ^ a b Groucho Marx, Letti, 1995
  84. ^ a b c d e f Grouchismi, 2000, pag. 12-18
  85. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 123
  86. ^ a b Grouchismi, 2000, pag. 33-39
  87. ^ Grouchismi, 2000, pag. 55
  88. ^ a b c d e f Grouchismi, 2000, pag. 41-46
  89. ^ Groucho Marx, Memorie di un irresistibile libertino, 1999, Incipit pag. 5
  90. ^ Arthur Marx 2007, pag. 318
  91. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 80
  92. ^ a b c d e Grouchismi, 2000, pag. 50-51
  93. ^ Grouchismi, 2000, pag. 148
  94. ^ Arthur Marx 2007, pag. 12
  95. ^ Arthur Marx 2007, pag. 301
  96. ^ Arthur Marx 2007, pag. 13
  97. ^ Arthur Marx 2007, pag. 325
  98. ^ a b Arthur Marx 2007, pag. 342-345
  99. ^ Arthur Marx 2007, pag. 351-352
  100. ^ Arthur Marx 2007, pag. 362
  101. ^ Arthur Marx 2007, pag. 356
  102. ^ Arthur Marx 2007, pag. 357
  103. ^ Arthur Marx 2007, pag. 366-371
  104. ^ a b c Arthur Marx 2007, pag. 372-374
  105. ^ a b c d e Arthur Marx 2007, pag. 400-422
  106. ^ Arthur Marx 2007, pag. 382-383
  107. ^ Groucho Marx, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, pag. 108
  108. ^ a b Carabba/Vannini, Sogni proibiti, 1979, pag. 12-13
  109. ^ Stefen Kanfer, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, 2000, Introduzione, pag. X
  110. ^ a b Stefen Kanfer, O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, 2000, Introduzione pag. VIII
  111. ^ William Wolf 1978, pag. 147
  112. ^ Carabba/Vannini, Sogni proibiti, 1979, pag. 97
  113. ^ Rassegna Stampa - Dead of Night, MyMovies. URL consultato il 26 febbraio 2010.
  114. ^ a b William Wolf 1978, pag. 137

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Groucho Marx in Robert S. Bader (a cura di), Grouchismi. Storie brevi 1925-1973, tr. Virginia Jewiss e Barbara Marti Dooley, 1ª edizione, Mondadori, 2000, pp. 133 pp. ISBN 88-04-47329-0.
  • Groucho Marx, Letti, postfazione di Franco La Polla, 2ª edizione, Torino, Lindau, 1930. ISBN 88-7180-125-3.
  • Groucho Marx in A. Micchettoni (a cura di), Memorie di un irresistibile libertino, 2ª edizione, B.U.R., 1967, pp. 256 pp. ISBN 88-17-10628-3.
  • Groucho Marx in D. Tortorella (a cura di), Le lettere di Groucho Marx, 3ª edizione, Milano, Adelphi, 1967, pp. 373 pp. ISBN 88-459-1301-5.
  • Andrea Martini, I Marx. Chico, Groucho, Harpo e Zeppo, Il castoro, 1ª edizione, Firenze, La nuova Italia, 1980, pp. 121 pp. ISBN 88-8033-048-9.
  • Cinema, la grande storia illustrata, 1ª edizione, De Agostini, 1981, pp. 280 pp.. ISBN 978-88-402-2670-5.
  • William Wolf in Ted Sennett (a cura di), I Fratelli Marx, trad. Carlo Oliva, 1ª edizione, Milano Libri Edizioni, 1978, pp. 160 pp.
  • Claudio Carabba in Andrea Vannini (a cura di), Sogni proibiti - I comici di Hollywood dai Marx Brothers a Woody Allen, 1ª edizione, Vallecchi Editore, 1979, pp. 176 pp.
  • Fratelli Marx in Michael Barson (a cura di), I fratelli Marx, legali da legare!, Bompiani, 1996, pp. 386 pp. ISBN 88-452-2810-X.
  • Groucho Marx, Groucho e io, traduzione di Franco Salvatorelli, 2ª edizione, Adelphi, 1997, pp. 316 pp. ISBN 88-459-1340-6.
  • Groucho Marx, Se mi sposi non guarderò mai più un altro cavallo, trad. Marco Spagnoli, 2ª edizione, Viterbo, Nuovi equilibri, 1998, pp. 32 pp. ISBN 88-7226-412-X.
  • Groucho Marx in Stefan Kanfer (a cura di), O quest'uomo è morto o il mio orologio si è fermato, 1ª edizione, Torino, Einaudi, 2000, pp. 257 pp. ISBN 88-06-15351-X.
  • Arthur Marx, La mia vita con Groucho. Crescere con i Fratelli Marx, 1ª edizione, Effepi Libri, 2007, pp. 431 pp. ISBN 88-6002-007-7.
  • Douglas Keesey in Paul Duncan (a cura di), Marx Bros. Movie Icons., 1ª edizione, Taschen, 2007. ISBN 978-3-8228-2018-6.
  • Luca Martello, Groucho e i suoi fratelli. La vita e l'arte dei Marx Bros., 1ª edizione, Castelvecchi Editore, 2010, pp. 343 pp. ISBN 978-88-7615-367-9.

Bibliografia in inglese[modifica | modifica sorgente]

  • Groucho Marx, Many Happy Returns, New York: Simon and Schuster, 1942
  • Groucho Marx e Morrie Ryskin, The Cocoanuts
  • Groucho Marx e Morrie Ryskin, Animal Crackers
  • Groucho Marx, S.J. Perelman, Will B. Johnstone e Arthur Sheekman, Monkey Business
  • Groucho Marx, S.J. Perelman, Bert Kalmar, Will B. Johnstone e Harry Ruby, Horse Featers
  • Groucho Marx e Hector Arce, The Secret Word Is Groucho, New York: Putman's Sons, 1976
  • Groucho Marx e Richard J. Anobile, The Marx Bros. Scrapbook, 1989, Perennial Library. ISBN 0-06-097265-3
  • Harpo Marx, Harpo Speaks, a cura di Rowland Barber, New York: Avon, 1961
  • Arthur Marx, Groucho, a photographic journey, Phoenix Marketing Services inc., 2001. ISBN 0-9707143-0-0
  • Arthur Marx, Son of Groucho, New York: David McKay, 1972
  • Kyle Crichton, The Marx Brothers, New York: Doubleday, 1950
  • Stefan Kanfer, Groucho: The Life and Times of Julius Henry Marx 2000
  • Allen Eyles, The Marx Brothers. Their World of Comedy, New York: Barnes, 1966
  • Richard J. Anobile, Why a Duck?, introduzione di Groucho Marx, New York: Darien, 1971
  • Joe Adamson, Groucho, Harpo, Chico and Sometimes Zeppo, New York: Simon and Schuster, 1973
  • Charlotte Chandler, Hello, I Must Be Going. Groucho and His Friends, New York: Doubleday, 1979
  • Hector Arce, Groucho, New York: Putman's Sons, 1979
  • Maxine Marx, Growing Up with Chico, Englewood Cliffs: Prentice-Hall, 1980
  • S.J. Perelman, The Last Laugh, New York: Simon and Schuster, 1981
  • Eric Lister, Don't Mention the Marx Brothers, Sussex: Book Guild, 1985
  • Miriam Marx Allen, Love, Groucho: Letters from Groucho Marx to His Daughter Miriam, Boston: Faber and Faber, 1992
  • Steve Stoliar, Raised Eyebrows: My Years Inside Groucho's House, 1996
  • Simon Louvish, Monkey Business: The Lives and Legends of the Marx Brothers 2001
  • Glenn Mitchell, The Marx Brothers Encyclopedia 2003
  • Howard Johns: Hollywood Celebrity Playground, Fort Lee (NJ): Barricade Books, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Principali collaboratori

Film dei Fratelli Marx

Libri

Spettacoli radiofonici e televisivi

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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