Giochi proibiti

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Giochi proibiti
I due piccoli protagonisti in una scena del film
I due piccoli protagonisti in una scena del film
Titolo originale Jeux interdits
Paese di produzione Francia
Anno 1952
Durata 86 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia René Clément
Soggetto François Boyer (romanzo)
Sceneggiatura Jean Aurenche, Pierre Bost e René Clément
Produttore Robert Dorfmann
Casa di produzione Silver Films
Fotografia Robert Juillard
Montaggio Roger Dwyre
Musiche Narciso Yepes
Scenografia Paul Bertrand
Interpreti e personaggi
« La vera protagonista di Giochi proibiti è per me la guerra [1] »

Giochi proibiti (Jeux interdits) è un film del 1952 diretto da René Clément, vincitore del Leone d'Oro al miglior film alla 13ª Mostra del cinema di Venezia, tratto dal romanzo Les jeux inconnus di François Boyer, [2] In un primo momento René Clément avrebbe voluto realizzare ispirandosi al romanzo un cortometraggio dal titolo Croix en bois, croix en fer che avrebbe dovuto far parte di un film ad episodi sul tema "I bambini e la guerra". Dopo aver scoperto l'interesse che suscitava la parte del film già girata e per consiglio di Jacques Tati decise di completare il film per realizzare un lungometraggio [3] [4]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'aviazione tedesca mitraglia durante la seconda guerra mondiale le masse di profughi che si allontanano da Parigi che sta per essere occupata dai tedeschi. La bambina di cinque anni Paulette perde i genitori e il suo cagnolino durante un attacco aereo. La piccola vaga sperduta sino a quando incontra Michel Dollè, un piccolo contadino di undici anni, che la porta nella casa dei suoi genitori. Paulette si affeziona a Michel come a un fratello maggiore. I due, che hanno avuto la triste esperienza di vedere molte sepolture, per gioco iniziano a costruire un piccolo cimitero per gli animali presso il molino dove hanno sepolto il cagnolino di Paulette. Per dare un aspetto più simile a un cimitero reale rubano le croci dalle tombe del camposanto locale scatenando le ire degli adulti. Michel è punito e Paulette è affidata alla custodia di una donna dalla quale ben presto sfuggirà perdendosi tra la folla.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Giochi proibiti è anche il titolo della canzone che Narciso Yepes utilizzò come colonna sonora del film omonimo attribuendosi la paternità del brano.

In realtà la precisa attribuzione del pezzo è controversa. Alcuni lo hanno attribuito al grande chitarrista Fernando Sor, altri a Narciso Yepes, il quale sostiene di averlo scritto all'età di 7 anni; altri, infine, pensano che la melodia sia di origine popolare [5] Molti altri compositori hanno voluto attribuirsi i diritti d'autore cambiando ogni volta il titolo: Romanza, Giochi Proibiti, Spanish Romance, Romance D'amour, Melodie de Sor, Romance d'Amor, Jeux Interdits Romance, Romantico e altri ancora.

Undici anni prima del film di René Clément la melodia ebbe una parte predominante nella colonna sonora del celebre film Sangue e arena, del 1941, diretto da Rouben Mamoulian e i cui protagonisti furono Tyrone Power, Rita Hayworth e Linda Darnell.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha vinto Leone d'Oro al miglior film alla 13ª Mostra del cinema di Venezia, il BAFTA al miglior film e l'Oscar al miglior film straniero.

Nel 1952 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori film stranieri dell'anno.

Rassegna stampa[modifica | modifica wikitesto]

«Uno dei pochi film sull’infanzia che io conosca che non sia una manifestazione d’infantilismo da parte dei suoi autori» secondo il giudizio di Pierre Kast, che apprezza la sensibilità del regista nella descrizione del mondo dei bambini ma soprattutto ritiene il film «valido per la luce brutale che getta sul mondo degli adulti.» [6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ René Clément (Georges Sadoul)
  2. ^ Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute nel paragrafo "Trama" hanno come fonte Comingsoon.it
  3. ^ François-Guillaume Lorrain, Les Enfants du cinéma, éditions Grasset, 2011, page 24.
  4. ^ André Bazin, Cahiers du Cinéma.
  5. ^ Joe Vitale, Viaggio nell'etnomusica: tradizioni e nuove tendenze dai qawal alle tribù del XXI secolo : manuale di musica popolare, Volume 2, LA Palma, 2006, p.155
  6. ^ Massimo Magri

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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