Repubblica sovietica ungherese

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Repubblica sovietica ungherese (Repubblica dei Consigli d'Ungheria)
Repubblica sovietica ungherese (Repubblica dei Consigli d'Ungheria) – Bandiera Repubblica sovietica ungherese (Repubblica dei Consigli d'Ungheria) - Stemma
Repubblica sovietica ungherese (Repubblica dei Consigli d'Ungheria) - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica sovietica d'Ungheria
Nome ufficiale Magyarországi Tanácsköztársaság
Lingue ufficiali Ungherese
Lingue parlate ungherese
Capitale Budapest
Politica
Forma di Stato Stato socialista
Forma di governo Repubblica
Presidente Sándor Garbai
Organi deliberativi Soviet
Nascita 21 marzo 1919
Causa rivoluzione
Fine 1º agosto 1919
Causa Invasione romena
Territorio e popolazione
Bacino geografico Europa centrale
Economia
Valuta Corona ungherese
Religione e società
Religioni preminenti Cristianesimo
Evoluzione storica
Preceduto da Civil Ensign of Hungary.svg Repubblica Democratica di Ungheria
Succeduto da Flag of Hungary (1920–1946).svg Regno d'Ungheria (1920-1946)

La repubblica sovietica ungherese (in ungherese Magyarországi Tanácsköztársaság), anche detta Repubblica dei Consigli, è stata la forma di governo dell'Ungheria dal 21 marzo 1919 fino all'inizio di agosto dello stesso anno, e succedette alla Repubblica Democratica di Ungheria. Il capo del governo era il socialdemocratico Sándor Garbai, ma ben più forte fu l'influenza del ministro degli esteri, il comunista Béla Kun.

L'affermazione del comunismo in Ungheria fu favorita dall'isolamento internazionale a cui era sottoposta dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale. In questa situazione l'unico alleato possibile era visto nella Russia bolscevica. La Repubblica Sovietica Ungherese cercò di riconquistare i territori perduti a seguito della sconfitta nella guerra, invadendo la Slovacchia (il cui territorio faceva parte del regno d'Ungheria e non era ancora sotto il controllo effettivo della Cecoslovacchia) dando vita alla Repubblica Sovietica Slovacca, in concomitanza con la guerra sovietico-polacca iniziata pochi giorni prima, e si prevedeva quindi l'arrivo dei sovietici attraverso la Polonia in soccorso. Ma la reazione cecoslovacca fu rapida (vi parteciparono anche contingenti francesi) e riconquistò il territorio in meno di un mese, spingendosi anche in territorio ungherese e annettendone varie parti, tra cui la Rutenia subcarpatica, mentre i russi arrancavano contro la Polonia.

Contemporaneamente l'attacco ungherese si rivolse anche verso la Romania arrivando a riconquistare brevemente la Transilvania che gli era stata tolta l'11 gennaio. Ma il contrattacco romeno respinse gli ungheresi ed il 1º agosto i romeni entrarono a Budapest. Vi rimasero fino a novembre, quando incalzati dalle truppe al comando di Miklós Horthy si ritirarono, conservando però il Banato e le città di Satu Mare, Oradea Mare, e Arad, cioè stabilendosi sui confini attuali.

Béla Kun parla alla folla, 1919

Nel frattempo il Trattato di Saint-Germain aveva stabilito le ripartizioni dei confini, cosicché agli austriaci fu assegnato il Burgenland e gli jugoslavi (che avevano già assorbito la zona della Repubblica di Prekmurje) occuparono la Voivodina, ufficializzando la precedente annessione di metà della Repubblica del Banato, divisa con la Romania.

Anche la Polonia approfittò della sconfitta ungherese, occupando la Repubblica di Lemko-Rusyn, ex-Stato cuscinetto tra Polonia e Ungheria. Proclamata in seguito all'attività di Béla Kun e all'isolamento internazionale, la repubblica sovietica ungherese fallì in pochi mesi a causa della grave situazione economica dell'Ungheria dopo la prima guerra mondiale, dell'ostilità delle vicine Romania e Cecoslovacchia e delle difficoltà del suo unico alleato, l'Unione Sovietica di Lenin, all'epoca impegnata nella guerra civile russa, che non riuscì a venirle incontro in Polonia e Romania.

Una volta ritornate al potere, le forze conservatrici al comando di István Bethlen e Miklós Horthy condussero una campagna di persecuzioni e violenze contro comunisti ed ebrei, nota come il Terrore bianco. L'Ungheria venne rifondata ufficialmente come monarchia, anche se in effetti non lo fu più. I comunisti ungheresi si rifugiarono perlopiù nelle aree occupate dall'esercito jugoslavo nella Baranya, soprattutto a Pécs.

Nel 1920 col Trattato del Trianon furono confermati i confini definiti dagli eserciti, eccetto a sud, dove le città di Pécs, Mohács, Baja e Szigetvár vennero restituite all'Ungheria dalla Jugoslavia, dopo un'effimera indipendenza come Repubblica serbo-ungherese di Baranya-Baja guidata dai comunisti ungheresi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]