Deserto rosso
Il Deserto rosso è un film del 1964, nono lungometraggio diretto da Michelangelo Antonioni, il primo a colori.
È la prima collaborazione con Carlo Di Palma come direttore della fotografia e l'ottava ed ultima con Giovanni Fusco come autore della colonna sonora.
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[modifica] Trama
Giuliana, moglie di Ugo, un dirigente industriale, è depressa e tormentata; il suo senso di insoddisfazione e di inadeguatezza, che l'ha spinta sull'orlo del suicidio, non accenna a placarsi, complice l'assenza del marito e l'alienazione di una modernità priva di significato autentico.
L'ingegner Corrado Zeller, amico e collega di Ugo, sembra esser l'unico in grado di penetrare il mistero e l'isolamento in cui versa Giuliana, che non ha tratto alcun giovamento dalla sua temporanea permanenza in una clinica psichiatrica, dopo il tentato suicidio, cui, nei dialoghi, si fa sempre riferimento definendolo un incidente stradale.
Il film procede con lentezza, in una sequenza di eventi quotidiani apparentemente poco importanti, visti però con il filtro della sensibilità di Giuliana, cui la realtà, dalla quale ella si percepisce sconnessa, cela qualcosa di terribile e di sbagliato.
Un'uscita con un gruppo di amici della coppia diventa un'occasione per mettere in risalto la distanza che intercorre tra Giuliana e un contesto che non le appartiene, perché troppo meschino e insensato.
L'apparente malattia del piccolo figlio di Giuliana, che mette in eccessivo allarme la madre, ma si rivela essere un tentativo di attirare l'attenzione e non andare all'asilo, scatena l'ennesima crisi della protagonista, che, in preda alla disperazione, si reca da Corrado, in partenza per la Patagonia.
Nemmeno Corrado, con cui Giuliana finisce per tradire il marito, dopo un'intensa relazione fatta di sguardi e cenni d'intesa, riesce ad aiutarla, perché, a sua volta, è incapace di adattarsi alla realtà che lo circonda, da cui scappa viaggiando continuamente.
Il film si conclude con un ultimo sguardo sul contesto industriale in cui è ambientato. Giuliana, ormai rassegnata, si allontana assieme al proprio figlio.
[modifica] Fotografia
Un aspetto fondamentale del film è la grande sperimentazione cromatica, la ricerca sul colore, premiata con il Nastro d'Argento per la migliore fotografia.
Così si espresse in merito Antonioni durante la conferenza stampa tenuta a Venezia, dopo la proiezione del film: «La storia è nata a colori, ecco perché dico che la decisione di fare il film a colori non l'ho mai presa, non era necessario prenderla. (...) nella vita moderna mi pare che il colore abbia preso un posto molto importante. Siamo circondati sempre più da oggetti colorati, la plastica che è un elemento molto moderno è a colori, (...) e che la gente si stia accorgendo che la realtà è a colori. Nel film ho cercato di usare il colore in funzione espressiva, nel senso che avendo questo mezzo nuovo in mano, ho fatto ogni sforzo perché questo mezzo mi aiutasse a dare allo spettatore quella suggestione che la scena richiedeva.»[1]
[modifica] Location
Il film è ambientato in una Ravenna completamente disumanizzata, mentre la sequenza della "favola" raccontata da Giuliana al figlio, il suo sogno di fuga dalla realtà che la circonda, visivamente un vero e proprio "oggetto estraneo" rispetto al resto del film, è ambientata sulla spiaggia rosa di Budelli, in Sardegna.
[modifica] Curiosità
- Esiste una discrepanza in merito al titolo: il film è generalmente conosciuto come Deserto rosso, e così è in effetti indicato sulla locandina originale e sul Dizionario dei film Morandini, mentre il titolo corretto dovrebbe essere Il deserto rosso, come indicato nei titoli di testa e riportato dal Dizionario dei film Mereghetti e dall'Internet Movie Database.
- È diventata celebre la battuta «Mi fanno male i capelli», in realtà citazione da una poesia di Amelia Rosselli.
[modifica] Note
- ^ Banca dati della Rivista del Cinematografo
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Deserto rosso dell'Internet Movie Database
- Scheda approfondita
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