La notte (film 1961)

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La notte
La notte (1960) Antonioni.jpg
Jeanne Moreau, Marcello Mastroianni e Monica Vitti in una scena del film
Titolo originale La notte
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1961
Durata 115 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere dramma psicologico, sentimentale
Regia Michelangelo Antonioni
Soggetto Michelangelo Antonioni, Ennio Flaiano, Tonino Guerra
Sceneggiatura Michelangelo Antonioni, Ennio Flaiano, Tonino Guerra
Produttore Emanuele Cassuto
Fotografia Gianni Di Venanzo
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Giorgio Gaslini
Scenografia Piero Zuffi
Interpreti e personaggi

La notte è un film del 1960, settimo lungometraggio diretto da Michelangelo Antonioni, Orso d'oro al Festival di Berlino, Nastro d'Argento e David di Donatello per la regia del miglior film.

È il capitolo centrale della cosiddetta "trilogia esistenziale" o "dell'incomunicabilità", segue L'avventura e precede L'eclisse.

Fortemente innovativo nei contenuti[1] e nel linguaggio filmico,[2] è considerato, insieme a L'avventura, il punto più alto e rigoroso della parabola creativa dell’autore ed uno dei capolavori della cinematografia mondiale.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La giornata di una coppia in crisi, dalla mattina all'alba del giorno dopo. Giovanni, scrittore di successo, e la moglie Lidia visitano in clinica Tommaso , un caro amico gravemente malato, quindi partecipano al ricevimento di presentazione del nuovo libro. Lidia se ne va presto e vagabonda senza meta per la città. Alla sera, per rompere la monotonia, si recano in un night club, ma Lidia pare non sopportare l'uscita a due, perciò si spostano fuori città, accettando l'invito ad una festa nella grande villa dell'industriale Gherardini; quest'ultimo ha intenzione di assumere Giovanni proponendogli di scrivere un libro sulla sua impresa.

Nonostante il party sia affollato, Lidia rimane chiusa nel suo disagio esistenziale ed oltretutto al telefono apprende che Tommaso è morto. Finisce per accettare le avances di uno sconosciuto rifiutando però di avere un rapporto sessuale. Giovanni invece rimane affascinato da Valentina, la ventiduenne figlia del padrone di casa, che in mezzo ai festeggiamenti se ne sta in disparte a leggere.

In seguito ad un temporale che ha interrotto il ricevimento, i tre si ritrovano insieme in casa; Lidia, che ha visto il marito baciare Valentina, spiega di non provare alcuna gelosia dato che considera il suo matrimonio finito da tempo. All'alba, Giovanni e Lidia lasciano Valentina visibilmente turbata, e fermandosi nel parco della villa si aprono ad un confronto finalmente sincero: lei, dopo avergli letto una vecchia e struggente lettera che lui non ricorda nemmeno di aver scritto, ribadisce di non amarlo più, mentre Giovanni cerca di riaccendere la vecchia passione. Faranno disperatamente l'amore mentre la cinepresa girerà loro le spalle.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'azione si svolge a Milano nei primi anni sessanta nel pieno fervore sociale del boom economico, durante l’arco di un pomeriggio ed una notte. “L'ambiente è quello dei "nouveaux riches", dove lavoro e cultura, snobismo e affettazione si mescolano, e dove l'autenticità viene a volte scolorita e mistificata dalle maschere degli atteggiamenti”.[3]

Come per le pellicole precedenti del regista ferrarese, "La notte" non incontrò i favori del pubblico, mentre ebbe immediatamente un notevole impatto sulla critica, conquistando grandi lodi e consacrando Antonioni quale maestro di un cinema moderno ed atipico,[4] destinato ad avere una significativa influenza su molte generazioni successive di cineasti (Malle, Godard, Wenders, Wong Kar-wai, Fatih Akin, Hsiao-hsien Hou, Kim Ki-Duk) e movimenti (Nouvelle Vague).

L’opera, oggettivamente straniante e di difficile fruizione, è stata saltuariamente giudicata cerebrale e datata, perché intimamente legata alla descrizione di un determinato periodo storico ed una classe sociale (i primi anni 60 e la borghesia intellettuale).[5]
La maggioranza degli studi critici, al contrario, evidenzia la pervicacia di Antonioni nel seguire un percorso artistico personale privo di compromessi verso l’industria dello spettacolo, documentando inoltre una realtà culturale allora molto in voga e scarsamente rappresentata al cinema, in un'epoca dominata da correnti neorealiste e commedie all’italiana.[6][7]

Al debutto nelle sale, vi furono celebri interventi provenienti dal mondo intellettuale, fra cui quello di Moravia, che elogiò l'originalità della narrazione[8] e di Pasolini, il quale analizzò acutamente punti di contatto e differenze con il romanzo La noia dello stesso Moravia, pubblicato proprio in quei mesi.[9] Di rilievo il cast tecnico-artistico fra cui gli sceneggiatori Ennio Flaiano e Tonino Guerra ed i principali interpreti Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau e Monica Vitti.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Contenuti e Linguaggio[modifica | modifica sorgente]

  • Tematicamente attratto dalle correnti culturali e dalla letteratura d’avanguardia (Proust, Broch, Musil, Camus), Antonioni riprende e definisce gli elementi cardine della sua poetica, quali l’alienazione dell’uomo nella società ed il suo disagio esistenziale[10], il sesso inteso come desiderio di trovare un rapporto con gli altri nell’esaurirsi dei sentimenti, l’incomunicabilità in una civiltà industriale conformista, venale, spiritualmente stanca, ed il tema della donna come essere più sensibile ed avanzato della comunità, più consapevole della crisi nella quale è immersa, ma ugualmente impotente di fronte ad essa.[11]
  • Narrativamente, mantiene uno sviluppo non lineare, in cui la progressione dei fatti non avviene in senso drammaturgicamente tradizionale, ma attraverso il costante e lento procedere di scene in cui introspezione e rapporto con l'ambiente interagiscono insieme ad avvenimenti e dialoghi apparentemente privi di senso.
    Privilegiando l'aspetto psicologico tramite pensieri e sensazioni, viene creata un'atmosfera di chiusura, dissoluzione ed annientamento delle personalità.[12]
    Questa sintassi espositiva di Antonioni, sarà la peculiarità stilistica più studiata ed imitata.
  • Dal punto di vista figurativo il regista, memore della lezione post-impressionista di Cézanne, De Chirico e Sironi, persegue nelle inquadrature una ricerca visiva sulle profondità di campo ed i volumi delle forme.
    Coadiuvato da uno dei maggiori direttori della fotografia italiani, Gianni Di Venanzo, e dosando magistralmente i chiaroscuri di scenografie ed architetture, instaura un originale rapporto tra personaggi e spazio circostante. Alcuni scorci del nascente degrado metropolitano di quegli anni, tra i più emblematici e suggestivi nella loro fredda drammaticità, danno un senso particolare all’annichilimento dell’uomo nel contesto urbano, ed ispirano anche le prime pellicole di Pasolini.
  • Il finale del film è caratterizzato da un improvviso ribaltamento emotivo, che sposta il tono dalla distaccata analisi introspettiva ad un passionale, malinconico, e tardivo sfogo di sentimenti rimasti a lungo inespressi.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Pensato inizialmente come un racconto delle vicissitudini di sette coppie in crisi durante una notte, il soggetto venne ridotto e modificato drasticamente dallo stesso Antonioni con l'eliminazione di tutte le storie previste tranne quella principale.[13]
  • Alla fine dei titoli di coda del film Brian di Nazareth del collettivo di comici Monty Python, è riportata la seguente nota:
« if you have enjoyed this film, why not go and see La Notte? (traduzione: se vi è piaciuto questo film, perché non andate a vedere "La Notte"?) »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ “Lo sguardo inquieto” - volume di Fernaldo Di Gianmatteo “Con questa trilogia Antonioni consegna al cinema un poema in prosa che narra l'errare di uomini smarriti nei luoghi di lavoro e della vacanza, impegnati nella ricerca di nulla, probabilmente neanche più di se stessi, come era accaduto al Leopold Bloom dell'«Ulisse» di Joyce”
  2. ^ Cinestudio 5-11-1962 – Adelio Ferrero “Qui … egli persegue e raggiunge, nel cinema, la dissoluzione di ogni tessuto narrativo tradizionale, brucia senza esitazioni ogni residuo di cinema da “intrattenimento”. All’analisi della disgregazione del tessuto connettivo della società e dei rapporti tra gli uomini, analisi conquistata e sofferta attraverso le scoperte e le reazioni di un personaggio femminile, corrisponde la rottura ed il rifiuto di un metodo narrativo organico ed ascendente e la scelta di forme distese e inconcluse. Antonioni celebra, con Hauser, i fastigi dell’essenza antinaturalistica del cinema.”
  3. ^ Cineclub.it – Citazione dalla recensione di Giovanni Bogani http://www.cineclub.it/cineclubnews/cn0208-c.htm
  4. ^ Cinema Nuovo 1961 – Recensione di Guido Aristarco “Il suo “romanzo” non è costituito d’una progressione drammatica di fatti in senso tradizionale; ai fatti sostituisce i pensieri che tormentano, consumano, annientano, inghiottono i personaggi. Qui, come ne L’avventura, Antonioni dimostra la novità del suo linguaggio, la capacità di raggiungere analoga dignità dello scrittore moderno, di uguagliarne la complessità e le sottigliezze, superando i risultati raggiunti, nel medesimo ambito, da Bresson e dal Bergman migliore.”
  5. ^ Film Tv - commento di FilmTV - http://www.film.tv.it/scheda.php?film=4749
  6. ^ Il Cibicida - Analisi critica dell'impatto di Antonioni sulla storia del cinema a cura di Giordano Biagio - http://www.ilcibicida.com/readarticle.php?article_id=822 "Antonioni rimane spesso indifferente alle necessità più urgenti di botteghino, tipiche dell’industria cinematografica, si trattiene dal fare spettacolo. Segue fino in fondo una sua idea e una specifica vocazione artistica. Giunge in breve tempo, e cambiando diverse volte genere, a concretizzare numerose invenzioni linguistiche e stilistiche che intesseranno con efficacia un vasto repertorio di motivi poetici e psicoanalitici, ben radicati nelle problematiche sociali ed esistenziali dell’epoca (anni ’50-‘60-’70). È un cinema il suo che si dimostrerà fortemente innovativo, rispetto anche a ciò che il pur ricco panorama mondiale della settima arte offriva verso gli anni ’50 e ’60, come il Free cinema, il Neorealismo, la Nouvelle Vague.
  7. ^ Schermaglie Cinema Inoltre 09-08-2007 - Diario critico di Alessia Brandoni - http://www.schermaglie.it/primopiano/313/la-mia-notte-con-michelangelo "... si è detto che i film di Antonioni sono film datati. Ecco, credo che tale spiacevole sensazione sia al fondo superficiale, perché il suo è stato un pensiero in immagini che ha spesso anticipato il tempo futuro e che, in ogni caso, si è sempre confrontato con la storia, databile e relativa."
  8. ^ Dalla recensione di Moravia “Un tempo si dava importanza ai soli momenti d'azione consapevole e motivata della giornata umana, e si taceva sul caos dal quale erano emersi. Nel film avviene il contrario. Antonioni ha trasposto sullo schermo, forse per la prima volta in Italia, modi e immagini che sono propri della narrativa e della poesia moderne. Certe sequenze de «La notte» fanno invecchiare di colpo cinema narrativo e neorealista”
  9. ^ Vie nuove - Analisi di Pier Paolo Pasolini del 16/03/1961 http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=149780
  10. ^ Quaderni del Centro Cinematografico università di Padova – Analisi di Giorgio Tinazzi “come un lucido ed amaro guardarsi dentro, nella propria incapacità di capirsi ed amarsi, continuamente insoddisfatti, malati di noia, vinti dall’abitudine, animati da sentimenti instabili, che sfuggono.”
  11. ^ Schermaglie Cinema Inoltre 09-08-2007 - Diario critico di Alessia Brandoni - http://www.schermaglie.it/primopiano/313/la-mia-notte-con-michelangelo "... è la donna... che sente e pensa e agisce avendo davanti a sé l’uomo, assumendosi la responsabilità di una scelta che comunque sempre lo comprende, anche nella separazione ... È lei che lascia dietro di sé il centro e che si avventura nei territori sconosciuti della periferia milanese, che riprende coscienza dei propri sensi frustrati a contatto con la visione della violenza dei corpi .... che soffre davvero e non si dà contegni davanti al compagno ... E dunque al tema portante dell'incomunicabilità si associa l’opportunità di trovare identificazione, per la prima volta, in un personaggio femminile finalmente ricettivo nei confronti dell’ambiente con cui interagisce."
  12. ^ Quaderni del Centro Cinematografico università di Padova 1961 – Analisi del linguaggio narrativo di Giorgio Tinazzi “C’è in Antonioni l’ansia di trovare un modo nuovo di guardare le cose, uno sforzo di guardare all’essenza, all’antidecorativo, di ridare ai gesti, ai fatti, ai ritmi il loro peso e il loro significato: non occorre più la “storia”, costruzione inutile; la “storia” e nei particolari, nel non costruito, nei fatti e nelle cose. Di qui il suo modo di narrare tutto all’interno, nei lunghi “monologhi figurativi”, nelle lente, inesorabili “spogliazioni” dei personaggi, nei ritorni, negli indugi necessari, nelle allusioni, nei ritmi interni, nelle cadenze (si pensi alla musica, alla fotografia, alla “forma’ insomma, sempre pregna e significante). È questa la vera modernità di Antonioni, il suo stile, il suo star pari con la poesia e la narrativa d’oggi richiamando Proust e Joyce, Musil e Gide, o, addirittura, il Nouveau Roman francese.
  13. ^ Antonioni dichiarò: “Durante il lavoro su questo soggetto non ho fatto che sfrondarlo di quello che c'era. Tutti gli altri personaggi sono quasi spariti, sono solo rimasti, proprio nudi come li avete visti, i personaggi principali. Anche tutti i fatti che prima arricchivano il soggetto li ho eliminati proprio per lasciare che la storia avesse il suo corso intero, che avesse una suspense interna, che non avesse più un legame con l'esterno se non attraverso gli atti dei personaggi, che corrispondevano poi ai loro stessi pensieri, alle loro angosce”

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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