Zabriskie Point (film)

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Zabriskie Point
Zabriskiepointantonioni.JPG
Mark e Daria ammirano il panorama dello Zabriskie Point
Titolo originale Zabriskie Point
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1970
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Michelangelo Antonioni
Soggetto Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Sam Shepard, Clare Peploe, Fred Gardner
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Franco Arcalli, Michelangelo Antonioni (non accreditato)
Musiche Pink Floyd, Jerry García
Scenografia Dean Tavoularis
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Zabriskie Point è un film del 1970 diretto da Michelangelo Antonioni.

È stato il secondo di tre lungometraggi girati da Antonioni in lingua inglese, e con attori protagonisti stranieri, per il produttore Carlo Ponti. Gli altri due furono Blow-Up (1966) e Professione: reporter (The Passenger, 1975). Per questo film, il ruolo dei due protagonisti fu affidato da Antonioni a due esordienti non-professionisti: Mark Frechette e Daria Halprin.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In un campus universitario di Los Angeles è in corso un'assemblea di studenti; i giovani stanno discutendo sulle azioni rivoluzionarie da intraprendere. Mark partecipa per la prima volta all'assemblea, e non ne sembra molto contento. Improvvisamente, chiede la parola e, prendendo spunto da un intervento precedente, si fa beffe del consesso dichiarandosi disposto a morire, ma non di noia. Quindi abbandona l'aula, tra la disapprovazione generale degli astanti che bollano il suo atteggiamento come "individualista" e pertanto anti-rivoluzionario.

Nell'atrio del grattacielo di una grossa azienda (la Sunnydunes Development), nei quartieri alti di Los Angeles, Daria, una studentessa che per guadagnare qualche soldo vi lavora come segretaria part-time, chiede all'addetto alla sicurezza di poter recuperare un libro che ha dimenticato.

Qualche giorno dopo Morty, il compagno di stanza di Mark, viene arrestato mentre partecipa a una protesta. Mark si reca in centrale per pagargli la cauzione ma risponde male a un poliziotto, che arresta anche lui seduta stante. All'agente che prende le sue generalità dice di chiamarsi Karl Marx, nome che il poliziotto, non avendolo mai sentito nominare prima, annota diligentemente come "Carl Marx" sul formulario della polizia. Una volta rilasciati, i due amici si recano in un'armeria gestita da bianchi razzisti, e fingendosi giovani pronti a difendere le proprie donne dai negri, riescono entrambi a comprare delle armi anche senza le verifiche legali di rito, con la compiacenza dei proprietari.

Intanto, alla Sunnydunes, il dirigente di successo Lee Allen assiste alla proiezione della prossima campagna pubblicitaria dell'azienda: un villaggio di imminente costruzione nel deserto californiano. Invece che attori, appaiono sullo schermo manichini vestiti da mogli, mariti, figli. Persino gli animali sono finti. Subito dopo Lee riceve, sulla linea privata, una telefonata di Daria che dice di trovarsi nel deserto californiano, in cerca di un villaggio dove un suo amico raccoglie bambini disadattati; la ragazza elude i tentativi del capo di localizzarla e gli dice che si rivedranno direttamente a Phoenix. Il dialogo lascia intuire - senza mai esplicitarlo - l'esistenza di un rapporto non solo di lavoro fra i due.

Nel frattempo, Mark si reca al campus occupato dagli studenti; dopo l'intervento della polizia per sedare la rivolta, uno studente e un poliziotto vengono uccisi. Non è chiaro chi abbia sparato all'agente. Mark ha con sé la pistola, nascosta in uno stivaletto. Per non essere arrestato, scappa cercando di far perdere le proprie tracce. Non torna alla sua automobile ma prende un autobus per Hawthorne, dove, dopo aver appreso per telefono da Morty che il suo volto è apparso in televisione, entra in un aeroporto privato e si mette alla guida di un monoplano. Direzione: il deserto.

Daria sta guidando con la sua macchina (una Buick degli anni cinquanta) dalla California in direzione di Phoenix, nel confinante Arizona, per recarsi all'appuntamento di lavoro con Lee, nella sua villa dove sono stati invitati dei clienti per chiudere la trattativa della Sunnydunes. La vecchia Buick viene individuata da Mark, che comincia a volteggiarle sopra e quindi scende sorvolandola ripetutamente a pochi metri d'altezza. Daria, spaventata, esce dalla macchina. Mark così si accorge che è una ragazza.

Mark finisce il carburante e Daria lo ritrova poco più tardi presso l'officina di un uomo anziano. I due ragazzi paiono piacersi. Daria dà un passaggio a Mark (che non le ha detto che è senza soldi) fino alla pompa di benzina più vicina. I due fanno un giro assieme, fino ad arrivare allo Zabriskie Point, nella Valle della Morte. Scendono di corsa fino al fondovalle. Qui si baciano per la prima volta e fanno l'amore. Il luogo deserto sembra allora animarsi: una dopo l'altra, altre coppie si materializzano e fanno anche loro l'amore, disseminate a perdita d'occhio lungo tutta la valle.

Quando i due ragazzi risalgono sulla strada, Daria apprende dalla radio della macchina la notizia dei morti all'università e la collega subito a Mark, che poco prima stava per sparare, non visto, a un poliziotto che si era fermato a chiederle i documenti. Mark le spiega di non esser stato lui a sparare a Los Angeles, e che la sua pistola (nuova) non ha ancora sparato un colpo. Le confessa inoltre che l'aereo non è il suo, ma lo ha rubato. Insieme tornano dal vecchio dell'officina e dipingono l'aereo con temi psichedelici e slogan pacifisti e irriverenti. Mark rassicura Daria che è in grado di restituire l'aereo al suo proprietario (che nel frattempo ha sporto denuncia).

I due si separano, convinti di rincontrarsi. Mark riporta l'aereo all'aeroporto di Hawthorne, ma la polizia, la stampa e il proprietario sono già sulla pista ad attenderlo: dopo l'atterraggio Mark non si ferma all'alt della polizia, che spara e lo uccide.

Daria apprende della morte di Mark dalla radio della macchina. Raggiunge così la villa di Lee e, non ancora vista, scoppia in un pianto dirotto. Il suo capo è impegnato nella difficile trattativa commerciale, ma in un momento di pausa le presta qualche minuto di amorevole attenzione e le indica dove può andare a cambiarsi. Daria fa per andare nella stanza che Lee le ha indicato, ma poi si ferma sulla porta. Dopo un breve scambio di sguardi e sorrisi con una domestica amerindia, Daria esce di corsa sdegnata, torna alla macchina e riparte.

Giunta a poca distanza dalla villa, si ferma ed esce a guardarla da lontano. Le immagini mostrano la villa esplodere in mille pezzi, e con essa suppellettili, librerie, vestiti, elettrodomestici, cibarie e altri beni di consumo. Daria risale in macchina e scompare all'orizzonte; il cielo è infuocato dalla luce rossastra del sole del tramonto. L'esplosione appare il frutto della sua immaginazione.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

«L'idea del film era maturata poco a poco in me nel corso della mia permanenza negli Stati Uniti: ma è la scoperta del luogo chiamato "Zabriskie Point", nel cuore della Valle della Morte, che è stato lo choc cristallizzatore dell'opera. La storia del ragazzo che ruba un aereo e che è ucciso dalla polizia è un fatto accaduto qualche mese fa».
— Antonioni a proposito di Zabriskie Point (giugno 1970)[1]
« In effetti non conosco un film girato in America da un europeo che sia un capolavoro, a parte gli europei trapiantati definitivamente. Sono molto dubbioso per il mio film. Non vedo perché dovrei riuscirci proprio io.[2] »
(Michelangelo Antonioni, 1968)

Michelangelo Antonioni iniziò le riprese del suo secondo film per la MGM, dopo il successo di Blow-Up, nel 1968 protraendole poi per tutto il 1969, anche se le prime idee per il film risalivano al 1966. Grazie al successo inaspettato del film precedente, per l'opera furono stanziati ben 7 milioni di dollari, un budget faraonico per i tempi.[3] Dopo la stesura di varie bozze preliminari, Antonioni ingaggiò lo sceneggiatore Sam Shepard per redigere il copione. Shepard, Antonioni, il regista Franco Rossetti, lo sceneggiatore Tonino Guerra e Clare Peploe (moglie di Bernardo Bertolucci) collaborarono tutti insieme alla stesura definitiva.

Per le parti dei due protagonisti, Antonioni scelse due ragazzi privi di qualsiasi esperienza recitativa pregressa: Mark Frechette e Daria Halprin. La scelta di Antonioni per il protagonista maschile cadde su Frechette dopo che il regista vide per caso il ragazzo a una fermata dell'autobus imprecare pesantemente contro uno sconosciuto. La bella Daria era invece figlia della nota danzatrice post-moderna e kinesiterapeuta Anna Halprin.[senza fonte]

Al contrario, molti dei ruoli comprimari furono affidati ad attori professionisti come, ad esempio, Rod Taylor[4], G.D. Spradlin (in uno dei suoi primi ruoli importanti dopo molte apparizioni televisive negli Stati Uniti), e Paul Fix, amico di John Wayne apparso in molti dei suoi film. Kathleen Cleaver, attivista membro delle Black Panthers e moglie di Eldridge Cleaver, appare nella scena iniziale della riunione studentesca.

Le riprese iniziarono nel luglio 1968 a Los Angeles, successivamente la produzione si spostò vicino Phoenix in Arizona, e da lì nella Valle della Morte.[5]

Durante le riprese Antonioni rilasciò dichiarazioni polemiche nelle quali criticava l'industria cinematografica statunitense per il suo eccessivo sperpero di denaro, che egli riteneva "quasi immorale".[5]

Antonioni richiese di ingaggiare diecimila comparse per la scena d'amore collettiva nel deserto. Scartata l'idea per ragioni di budget, fu deciso di far recitare la scena a membri della nota compagnia teatrale d'avanguardia The Open Theatre, integrati da alcune comparse.[senza fonte]

Fra le innumerevoli difficoltà incontrate nella produzione del film (protrattasi per oltre due anni), una delle più clamorose fu un'istanza del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che avanzò il sospetto che la scena di sesso nel deserto violasse una Legge (il cosiddetto Mann Act) che impediva il trasferimento di donne da uno Stato all'altro per scopi sessuali. Il fatto che la Death Valley si trovi in California, come Los Angeles, e che quindi nessuno degli "amanti" avesse varcato confini di Stato, fece cadere l'ipotesi di reato.[senza fonte]

Accoglienza e critica[modifica | modifica sorgente]

Alla sua uscita nelle sale nel marzo del 1970, il film si rivelò un clamoroso flop al botteghino incassando soltanto 2 milioni di dollari circa, dividendo pubblico e critica.[6] I più rimproverarono al regista di aver visto l'America e i suoi conflitti interni in maniera semplicistica, riduttiva, e parziale. Di aver, come si dice, "visto l'America da europeo", di aver piegato la realtà alle sue intenzioni, accusandolo infine di vaghezza, mistificazione, freddezza, ecc... Critiche alle quali il regista così rispose:

« Non sono un sociologo, il mio film non è un saggio sugli Stati Uniti ma si situa al di sopra dei problemi precisi e particolari di quel Paese. Ha essenzialmente un valore etico e poetico.[7] »
(Michelangelo Antonioni, giugno 1970)

Nel 1978 il film venne inserito nella lista dei "50 peggiori film di sempre" all'interno del libro The Fifty Worst Films of All Time di Michael Medved. A più di vent'anni dall'uscita, il caporedattore della rivista Rolling Stone David Fricke scrisse che "Zabriskie Point era stato uno dei più straordinari disastri della storia del cinema moderno".[8] In retrospettiva, pur conservando molte riserve da parte della critica, Zabriskie Point è stato rivalutato come opera rappresentativa del lato trasgressivo e utopico degli anni sessanta, insieme a film come Easy Rider, Il laureato, o Punto zero, diventando un cult movie minore principalmente grazie alla bellezza degli scenari paesaggistici, all'evocativa scena finale dell'esplosione immaginata della villa, e all'innovativo utilizzo della musica rock nella colonna sonora.

« I momenti più forti di Zabriskie Point sono quelli onirici, quando è la favola piuttosto che l'analisi che prende il sopravvento. Lo scoppio della villa di Taylor ed i frantumi che volano in aria e riempiono lo schermo al rallentatore producono ancora un impatto visivo potente. Zabriskie Point è, in fin di conti, una favola che termina in apocalissi »
(Filippo Salvatore[9])

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zabriskie Point (album).
Il suggestivo paesaggio di Zabriskie Point

La celebre colonna sonora era stata originariamente commissionata da Antonioni ai soli Pink Floyd ma, a seguito della persistente insoddisfazione del regista per il materiale proposto, essa finì per comprendere, oltre a tre brani del gruppo inglese: un estratto della celebre Dark Star dei Grateful Dead (nella versione tratta da Live/Dead), brani composti per l'occasione da Jerry García (essenzialmente delle improvvisazioni eseguite con l'altro chitarrista dei Grateful Dead, Bob Weir, suonando in tempo reale di fronte alle immagini proiettate), la canzone You Got the Silver dei Rolling Stones da Let It Bleed (che, per ragioni contrattuali, non comparve mai sull'album della colonna sonora), il brano Dance of Death di John Fahey (tratto da The Dance of Death and Other Plantation Favorites), due brani dei Kaleidoscope e altre due canzoni, interpretate rispettivamente da Patty Page (il classico country Tennesse Waltz) e Roscoe Holcomb.
Memorabile il commento musicale alla scena dell'esplosione della villa nel deserto, che i Pink Floyd accompagnarono con un rifacimento della già edita Careful with That Axe, Eugene reintitolata per l'occasione Come In #51, Your Time Is Up.
La sequenza finale in cui Daria si dilegua nel rosso del tramonto, è commentata infine dalla canzone So Young di Roy Orbison, anch'essa esclusa dal disco della colonna sonora e non accreditata neppure nei titoli di testa della pellicola: l'inclusione di quest'ultima canzone nel film fu infatti voluta, all'ultimo momento e all'insaputa dello stesso Antonioni, dalla MGM che volle, con Orbison, inserire nella produzione un artista della propria scuderia.[10] Il testo della canzone recita a un certo punto: «Zabriskie Point is everywhere» («Zabriskie Point è ovunque»); a riprova della natura commerciale della scelta, la MGM ne trasse un 45 giri col sottotitolo: "tema d'amore da Zabriskie Point".
Fra i molti brani proposti per l'occasione dai Pink Floyd ma scartati da Antonioni, vi era un tema di pianoforte destinato alla sequenza degli scontri fra manifestanti e polizia, scritto dal tastierista Richard Wright: il tema (in quel momento intitolato The violent sequence) fu in seguito riutilizzato dal gruppo nel 1973, divenendo la canzone Us and Them, inclusa per ironia della sorte sull'album più venduto della loro storia: The Dark Side of the Moon.

Nella colonna sonora del film, precisamente nella celebre scena dell'amore di gruppo nel deserto, era prevista molta più musica di John Fahey, già registrata ed approvata da Antonioni. Ma a causa di un grosso diverbio tra Fahey e il regista circa le rispettive vedute politiche, che sfociò in una rissa al ristorante, la musica di Fahey non venne utilizzata nella sua interezza e nel film se ne può ascoltare solo un breve accenno.[11]

Aneddotica[modifica | modifica sorgente]

  • Il protagonista del film, il giovane Mark Frechette, nel 1973, insieme ad altri due membri della comune di cui faceva parte, tentò una rapina ad una banca di un sobborgo di Boston dove la comune stessa si trovava. Uno dei suoi due compagni venne ucciso dalla polizia e Frechette, la cui pistola era scarica, venne arrestato e rinchiuso nel carcere statale di minima sicurezza di Norfolk. Morì in carcere in circostanze sospette in seguito a un incidente in palestra quando, mentre stava facendo sollevamento pesi, il bilanciere caricato con circa 70 kg gli cadde sul collo, provocandone la morte istantanea per soffocamento.[12]
  • Un giovanissimo Harrison Ford compare, non accreditato, nella sequenza della prigione e aveva anche una piccola parte come impiegato dell'aeroporto, in una scena poi tagliata in fase di montaggio.[13]

Riferimenti in altre opere[modifica | modifica sorgente]

  • Zabriskie Point ha chiaramente influenzato gli autori di un videoclip del noto gruppo rock inglese Oasis, nella fattispecie il video di Who Feels Love?: oltre alla stessa location (la Valle della Morte), esso raffigura anche l'esplosione di oggetti di consumo (un computer, un amplificatore per chitarra) con chiaro riferimento alla famosa scena finale del film.[senza fonte]
  • Nella puntata 6x07 della serie tv americana I Griffin, dopo essere fuggiti a gambe levate dalla casa diroccata pronta ad esplodere, Stewie e Brian vengono ripresi al rallentatore mentre sono in volo e avviene l'esplosione. La detonazione viene mostrata più volte da più angolature come nel finale del film.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Michelangelo Antonioni, Cinéma 70 n. 147, giugno 1970 in Cinéma 70, 23 giugno 1970.
  2. ^ Tinazzi, Giorgio. Michelangelo Antonioni, Il Castoro Editore, pag. 113.
  3. ^ Bertoncelli, Riccardo. 1969, Giunti, 2009, pag. 160, ISBN 978-88-09-74203-1
  4. ^ Vagg, Stephen. Rod Taylor: An Aussie in Hollywood, Bear Manor Media, 2010, pag. 144
  5. ^ a b chainedandperfumed.wordpress.com, Making Zabriskie Point, 17 November 2009, retrieved 29 January 2010
  6. ^ Bertoncelli, Riccardo. 1969, Giunti, 2009, pag. 158, ISBN 978-88-09-74203-1
  7. ^ Antonioni, Michelangelo. Intervista a Cinéma 70, n. 147, giugno 1970.
  8. ^ Fricke, David, zabriskie point, phinnweb.org.
  9. ^ orizzonticulturali.it febbraio 2013
  10. ^ Zabriskie Point by Michelangelo Antonioni
  11. ^ Bertoncelli, Riccardo. 1969, Giunti, 2009, pag. 165, ISBN 978-88-09-74203-1
  12. ^ Dave O'Brian, The Sorry Life & Death of Mark Frechette, su trussel.com.
  13. ^ (FR) Anecdotes, potins, actus, voire secrets inavouables autour de "Zabriskie Point" et de son tournage, su allocine.fr.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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