Amelia Rosselli
| « ... v’è il poeta della scoperta, quello del rinnovamento, quello dell’innovamento… [io sono un poeta] della ricerca. E quando non c’è qualcosa di assolutamente nuovo da dire, il poeta della ricerca non scrive. » | |
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(Amelia Rosselli, Una scrittura plurale, a cura di F. Caputo, Novara, Interlinea, 2004)
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Amelia Rosselli (Parigi, 28 marzo 1930 – Roma, 11 febbraio 1996) è stata una poetessa italiana che ha fatto parte della "generazione degli anni Trenta", insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana.
Indice |
[modifica] Vita
Amelia Rosselli nacque a Parigi, figlia dell'esule antifascista Carlo Rosselli, teorico del Socialismo Liberale, e di Marion Cave, un'attivista del partito laburista di fede quacchera. Nel 1940, dopo l’assassinio del padre e dello zio ad opera delle milizie fasciste in Francia (1937), esulò con la famiglia, esperienza che determinò il carattere apolide ed insieme personalistico della sua opera.
La Rosselli si trasferì dapprima in Svizzera e quindi negli Stati Uniti. Compì all’estero senza regolarità studi letterari, filosofici e musicali, ultimandoli in Inghilterra poiché in Italia, dove era tornata nel 1946, non le poterono essere riconosciuti.
Negli anni ’40 e ’50 si occupò di teoria musicale, etnomusicologia e composizione, trasponendo le sue ricerche in una numerosa serie di saggi. Nel 1948 cominciò a lavorare come traduttrice dall’inglese per alcune case editrici di Firenze e Roma e per la Rai; nel frattempo continuò a dedicarsi a studi letterari e filosofici. In questi anni cominciò a frequentare gli ambienti letterari romani (nel 1950 conobbe lo scrittore Rocco Scotellaro, che le presentò poi Carlo Levi) e gli artisti che avrebbero successivamente dato vita all'avanguardia del gruppo 63.
Negli anni Sessanta si iscrisse al PCI nel 1958 e cominciò a pubblicare i suoi testi principalmente su riviste, attirando l'attenzione di Zanzotto, Raboni e Pasolini.
Nel 1963 pubblicò su Il Menabò ventiquattro poesie. L'anno successivo uscì la sua raccolta di poesie, Variazioni belliche, edita da Garzanti, e nel 1967 la raccolta "Serie Ospedaliera". Nel 1981 uscì Impromptu, un lungo poema diviso in tredici sezioni, e nel 1983 Appunti sparsi e persi, scritti tra il 1952 e il 1963. Molti dei suoi racconti in prosa furono pubblicati nel 1968, con il titolo Diario ottuso.
La protratta malattia e la conseguente morte della madre le causarono un esaurimento nervoso. Non accettò mai né la diagnosi di schizofrenia paranoide che le venne fornita da numerose cliniche svizzere e inglesi, dichiarando di aver dovuto subire ricoveri per meningite, né quella di morbo di Parkinson, che le si manifestò già a 39 anni.
È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l'uso della lingua con l'universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a Via del Corallo, dove è morta suicida l'11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione[1]. La data del suicidio segna forse volontariamente un nesso indelebile con quella di Sylvia Plath, autrice che la Rosselli tradusse ed amò anche sul piano dell'indagine biografica[2].
[modifica] Dichiarazione di poetica
| « Una problematica della forma poetica è stata per me sempre connessa a quella più strettamente musicale, e non ho mai in realtà scisso le due discipline, considerando la sillaba non solo come nesso ortografico ma anche come suono, e il periodo non solo un costrutto grammaticale ma anche un sistema. […] Ma se, degli elementi individuabili nella musica e nella pittura spiccano, nel vocalizzare, soltanto i ritmi (durate o tempi) ed i colori (timbri o forme), nello scrivere e nel leggere le cose vanno un poco diversamente: noi contemporaneamente pensiamo. In tal caso non solo ha suono (rumore) la parola; anzi a volte non ne ha affatto, e risuona soltanto come idea nella mente. […] La lingua in cui scrivo volta a volta è una sola, mentre la mia esperienza sonora logica associativa è certamente quella di molti popoli e riflettibile in molte lingue.
Ed è con queste preoccupazioni ch’io mi misi ad un certo punto della mia adolescenza a cercare le forme universali [questa la classificazione considerata dalla Rosselli: lettera, sillaba, parola, frase, pensiero]. […] Premettevo che il discorso intero indicasse il pensiero stesso, e cioè che la frase (con tutti i suoi coloriti funzionali) fosse una idea divenuta un poco più complessa e maneggiabile, e che il periodo fosse l’esposizione logica di una idea non statica come quella materializzatasi nella parola, ma piuttosto dinamica e «in divenire» e spesso anche inconscia. […] Quanto alla metrica poi, essendo libera essa variava gentilmente a seconda dell’associazione o del mio piacere. Insofferente di disegni prestabiliti, prorompente da essi, si adattava ad un tempo strettamente psicologico musicale ed istintivo. […] Interrompevo il poema quando era esaurita la forza psichica e significativa che mi spingeva a scrivere; cioè l’idea o l’esperienza o il ricordo o la fantasia che smuovevano il senso e la spazio. […] Ma […] la realtà è così pesante che la mano si stanca, e nessuna forma la può contenere. La memoria corre allora alle più fantastiche imprese (spazi versi rime tempi). » |
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(da Amelia Rosselli, Antologia poetica, Milano, Garzanti, 1987)
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[modifica] Opere
[modifica] Poesie
- Variazioni belliche, Milano, Garzanti, 1964.
- Serie ospedaliera, Milano, Il Saggiatore, 1969.
- Documento (1966-1973), Milano, Garzanti, 1976.
- Primi scritti (1952-1963), Milano, Guanda, 1980.
- Impromptu, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1981.
- Appunti sparsi e persi, 1966-1977. Poesie, Reggio Emilia, Aelia Laelia, 1983.
- La libellula, Milano, SE, 1985. ISBN 88-771-0010-9
- Antologia poetica, Milano, Garzanti, 1987.
- Sonno-Sleep (1953-1966), Roma, Rossi & Spera, 1989.
- Sleep. Poesie in inglese, Milano, Garzanti, 1992. ISBN 88-116-3687-6
- Variazioni belliche, ristampa pubblicata dalla Fondazione Marino Piazzolla, 1995, a cura di Plinio Perilli e come prefazione lo scritto di Pier Paolo Pasolini apparso nel 1963 su “Il Menabò”.
- Le poesie, Milano, Garzanti, 1997. ISBN 88-11-66924-3
[modifica] Racconti
- Prime prose italiane (1954)
- Nota (1967-1968)
- Diario ottuso. 1954-1968, Roma, IBN, 1990. ISBN 88-7565-072-1
[modifica] Raccolte di saggi
- Spazi metrici (1964)
- Una scrittura plurale. Saggi e interventi critici, Novara, Interlinea, 2004. ISBN 88-8212-184-4
- Neoavanguardia e dintorni, con Edoardo Sanguineti e Elio Pagliarani, Palermo, Palumbo, 2004. ISBN 88-802-0544-7 [VHS]
[modifica] Altro
- Impromptu, ed. bilingue rivista dall'autrice (trad. fr. e posfazione J.Ch. Vegliante), Paris, Tour de Babel, 1987. ISSN 0989-4551
- Lettere a Pasolini. 1962-1969, Genova, S. Marco dei Giustiniani, 2008. ISBN 9788874942152
- È vostra la vita che ho perso. Conversazioni e interviste 1964-1995, Firenze, Le Lettere, 2010. ISBN 9788860873187
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia Critica
C. Catà, Il lapsus della critica novecentesca: il caso letterario "Amelia Rosselli", in “Italianistica”, XXXVIII (2009), pp. 149-74.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Amelia Rosselli
[modifica] Collegamenti esterni
- [1] Saggio su "La libellula" di Erminia Passannanti
- Approfondimenti
- Amelia Rosselli/Adolescenza su Terres de femmes
- "Scrittori per un anno" ha dedicato un'intervista [2] ad Amelia Rosselli.