Amelia Rosselli

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« ... v’è il poeta della scoperta, quello del rinnovamento, quello dell’innovamento… [io sono un poeta] della ricerca. E quando non c’è qualcosa di assolutamente nuovo da dire, il poeta della ricerca non scrive. »
(Amelia Rosselli, Una scrittura plurale, a cura di F. Caputo, Novara, Interlinea, 2004)
« Biscuit-makers all, and I a crumb who'd not coagulate. »
(Amelia Rosselli, My Clothes to the Wind, in Primi scritti 1952-1963, Milano, Guanda, 1980)

Amelia Rosselli (Parigi, 28 marzo 1930Roma, 11 febbraio 1996) è stata una poetessa italiana che ha fatto parte della "generazione degli anni trenta", insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Targa dedicata alla poetessa presso l'abitazione romana di via del Corallo, nel Rione Parione, dove trascorse gli ultimi vent'anni della sua vita, e dove morì suicida nel 1996.

Amelia Rosselli nacque a Parigi, figlia dell'esule antifascista Carlo Rosselli, teorico del Socialismo Liberale, e di Marion Cave, nata in Inghilterra e attivista del partito laburista britannico. Nel 1940, dopo l’assassinio del padre e dello zio, ordinato da Mussolini e Ciano, ad opera delle milizie fasciste (cagoulards) in Francia (1937), esulò con la famiglia, esperienza che determinò il carattere apolide ed insieme personalistico della sua opera.

La Rosselli si trasferì dapprima in Svizzera e quindi negli Stati Uniti. Compì all’estero senza regolarità studi letterari, filosofici e musicali, ultimandoli in Inghilterra poiché in Italia, dove era tornata nel 1946, non le poterono essere riconosciuti.

Negli anni quaranta e cinquanta si occupò di teoria musicale, etnomusicologia e composizione, trasponendo le sue ricerche in alcuni saggi. Nel 1948 cominciò a lavorare come traduttrice dall’inglese per alcune case editrici di Firenze e Roma e per la Rai; nel frattempo continuò a dedicarsi a studi letterari e filosofici. In questi anni cominciò a frequentare gli ambienti letterari romani (tramite gli amici Carlo Levi e Rocco Scotellaro, conosciuto nel 1950) e gli artisti che avrebbero successivamente dato vita all'avanguardia del Gruppo 63.

Negli anni sessanta si iscrisse al PCI e cominciò a pubblicare i suoi testi principalmente su riviste, attirando l'attenzione di Zanzotto, Raboni e Pasolini.

Nel 1963 pubblicò su Il Menabò ventiquattro poesie. L'anno successivo uscì la sua raccolta di poesie, Variazioni belliche, edita da Garzanti, e nel 1969 la raccolta Serie ospedaliera. Nel 1966 iniziò a pubblicare numerose recensioni letterarie su giornali come Paese Sera e L'Unità. Nel 1981 uscì Impromptu, un lungo poema diviso in tredici sezioni, e nel 1983 Appunti sparsi e persi, scritti tra il 1966 e il 1977. Notevole anche la sua ricerca plurilingue in poesia (poesie e prose giovanili in francese e in inglese, la successiva raccolta in inglese Sleep). Alcune prose interiori e autobiografiche, di vari periodi, furono raccolte e pubblicate nel 1990, con il titolo Diario ottuso.

La morte della madre (avvenuta nel 1949) e altre vicende biografiche le causarono ricorrenti esaurimenti nervosi. Non accettò mai la diagnosi di schizofrenia paranoide che le venne fornita da cliniche svizzere e inglesi, ma parlò per lo più di lesioni al sistema extrapiramidale, connesse alla malattia di Parkinson, che le si manifestarono già a 39 anni[1].

La tomba di Amelia Rosselli al cimitero acattolico di Roma.

È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l'uso della lingua con l'universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo, dove è morta suicida l'11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione[2]. La data del suicidio segna forse volontariamente un nesso indelebile con quella di Sylvia Plath, autrice che la Rosselli tradusse ed amò, dedicandole anche diverse pagine critiche[3].

Dichiarazione di poetica[modifica | modifica wikitesto]

« Una problematica della forma poetica è stata per me sempre connessa a quella più strettamente musicale, e non ho mai in realtà scisso le due discipline, considerando la sillaba non solo come nesso ortografico ma anche come suono, e il periodo non solo un costrutto grammaticale ma anche un sistema. […] Ma se, degli elementi individuabili nella musica e nella pittura spiccano, nel vocalizzare, soltanto i ritmi (durate o tempi) ed i colori (timbri o forme), nello scrivere e nel leggere le cose vanno un poco diversamente: noi contemporaneamente pensiamo. In tal caso non solo ha suono (rumore) la parola; anzi a volte non ne ha affatto, e risuona soltanto come idea nella mente. […] la lingua in cui scrivo di volta in volta è una sola, mentre la mia esperienza sonora logica associativa è certamente quella di molti popoli, e riflettibile in molte lingue.

Ed è con queste preoccupazioni ch’io mi misi ad un certo punto della mia adolescenza a cercare le forme universali [questa la classificazione considerata dalla Rosselli: lettera, sillaba, parola, frase, periodo]. […] Premettevo che il discorso intero indicasse il pensiero stesso, e cioè che la frase (con tutti i suoi coloriti funzionali) fosse una idea divenuta un poco più complessa e maneggiabile, e che il periodo fosse l’esposizione logica di una idea non statica come quella materializzatasi nella parola, ma piuttosto dinamica e «in divenire» e spesso anche inconscia.[…] Più tardi presi ad osservare il mutare di questo delirio o rullo nel mio pensiero a seconda della situazione che il mio cervello affrontava ad ogni cantonata della vita, ad ogni spostamento spaziale o temporale della mia quotidiana pratica esperienza. […] [In seguito] Nello stendere il primo rigo del poema fissavo definitivamente la larghezza del quadro insieme spaziale e temporale; i versi susseguenti dovevano adattarsi ad egual misura, a identica formulazione. […] Interrompevo il poema quando era esaurita la forza psichica e significativa che mi spingeva a scrivere; cioè l’idea o l’esperienza o il ricordo o la fantasia che smuovevano il senso e la spazio. […] E infatti l'idea era logica; ma lo spazio non era infinito, bensì prestabilito, come se comprimesse l'idea o l'esperienza o il ricordo […]. La realtà è così pesante che la mano si stanca, e nessuna forma la può contenere. La memoria corre allora alle più fantastiche imprese (spazi versi rime tempi). »

(da Amelia Rosselli, Spazi metrici [1962], in Antologia poetica, Milano, Garzanti, 1987)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte poetiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Variazioni belliche, Milano, Garzanti, 1964.
  • Serie ospedaliera, Milano, Il Saggiatore, 1969.
  • Documento (1966-1973), Milano, Garzanti, 1976.
  • Primi scritti 1952-1963, Milano, Guanda, 1980.
  • Impromptu, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1981.
  • Appunti sparsi e persi, 1966-1977. Poesie, Reggio Emilia, Aelia Laelia, 1983.
  • La libellula, Milano, SE, 1985. ISBN 88-7710-010-9
  • Antologia poetica, Milano, Garzanti, 1987.
  • Sonno-Sleep (1953-1966), Roma, Rossi & Spera, 1989.
  • Sleep. Poesie in inglese, Milano, Garzanti, 1992. ISBN 88-11-63687-6
  • Variazioni belliche, ristampa pubblicata dalla Fondazione Marino Piazzolla, 1995, a cura di Plinio Perilli e come prefazione lo scritto di Pier Paolo Pasolini apparso nel 1963 su Il Menabò.
  • Le poesie, Milano, Garzanti, 1997. ISBN 88-11-66924-3
  • L'opera poetica, a cura di S. Giovannuzzi, con la collaborazione per gli apparati critici di F. Carbognin, C. Carpita, S. De March, G. Palli Baroni, E. Tandello, introduzione di E. Tandello, Milano, Mondadori, 2012 ("I Meridiani"). ISBN 978-88-04-60485-3

Prose[modifica | modifica wikitesto]

  • Prime prose italiane (1954)
  • Nota (1967-1968)
  • Diario ottuso. 1954-1968, Roma, IBN, 1990. ISBN 88-7565-072-1

Raccolte di saggi[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Rosselli, Storia di una malattia, 1977, ora in Una scrittura plurale, a cura di F. Caputo, Novara, Interlinea, 2004, pp. 317-326
  2. ^ Amelia, tragedia di una poetessa
  3. ^ Amelia Sylvia: una coincidenza?

Bibliografia critica[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Agosti, La competenza associativa di Amelia Rosselli, in Id., Poesia italiana contemporanea, Milano, Bompiani, 1978, p.133-151.

Alessandro Baldacci, Amelia Rosselli, Roma-Bari, Laterza, 2007.

Alessandro Baldacci, Il Petrarca di Amelia Rosselli: da Mallarmé verso Celan http://www.disp.let.uniroma1.it/fileservices/filesDISP/271-277_BALDACCI.pdf.

Alfonso Berardinelli, Amelia Rosselli, con maestà e furore, in Id., La poesia verso la prosa, Torino, Bollati Boringhieri, 1994, p.169-171.

Tatiana Bisanti, L’opera plurilingue di Amelia Rosselli, Pisa, ETS, 2007.

Francesco Carbognin, Le armoniose dissonanze, “Spazio metrico” e intertestualità nella poesia di Amelia Rosselli, Bologna, Gedit, 2008.

Alberto Casadei, La cognizione di Amelia Rosselli: per un’analisi delle “Variazioni Belliche”, p.354-388, Strumenti critici, anno XXIV, n.3, settembre 2009.

Cesare Catà, Il lapsus della critica novecentesca: il caso letterario "Amelia Rosselli", in “Italianistica”, XXXVIII (2009), pp. 149-74.

Andrea Cortellessa, (éd.),La furia dei venti contrari, Firenze, Le Lettere, 2007.

Silvia De March, Amelia Rosselli tra poesia e storia, introduzione di Andrea Zanzotto, Napoli, L’Ancora del mediterraneo, 2006.

Giorgio Devoto, Emmanuela Tandello, (a cura di), Trasparenze, supplemento non periodico a Quaderni di poesia, nn. 17-19, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 2003.

Pier Vincenzo Mengaldo, Amelia Rosselli, in Poeti italiani del Novecento, Milano, Mondadori, 1978, pp. 993-997.

Nelson Moe, At the Margins of Dominion: The Poetry of Amelia Rosselli, in Italica, V, vol. 69, n. 2, 1992, p.177-197.

Pier Paolo Pasolini, Notizia su Amelia Rosselli, in Il Menabò di letteratura, n. 6, 1963, p. 66-69 ; poi in La libellula, con uno scritto di Pier Paolo Pasolini, Milano, SE, 1996, p. 101-105.

Massimo Sannelli, Il prâgma, testi per Amelia Rosselli, Dedalus, Napoli, 2000. Disponible en ligne. http://www.vicoacitillo.it/led/rosses.pdf

Emilio Sciarrino, Les langues d'Amelia Rosselli, revue critique de fixxion française contemporaine, n°3, 2011.http://www.revue-critique-de-fixxion-francaise-contemporaine.org/rcffc/article/view/fx03.07/540

Ann Snodgrass, Knowing Noise, The English Poetry of Amelia Rosselli, New York, Peter Lang, 2001.

Emmanuela Tandello, Amelia Rosselli, la fanciulla e l’infinito, Roma, Donzelli, 2007.

Sarah Ventimiglia, La traduction chez Amelia Rosselli entre désappropriation et appropriation linguistique, Trickster, rivista del master di studi interculturali, n. 8.

Monica Venturini, Dove il tempo è un altro: scrittrici del Novecento: Gianna Manzini, Anna Maria Ortese, Amelia Rosselli, Jolanda Insana, Roma, Aracne, 2008.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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