Videoclip

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I Beatles nel videoclip di Help!

Il videoclip (conosciuto in Italia anche come video musicale o anche semplicemente video o clip) è un breve filmato prodotto a scopo promozionale per un brano musicale, solitamente una canzone presente in tutta la lunghezza del video. Il termine "videoclip" è un neologismo tutto italiano, mentre in altre parti del mondo come in Giappone, viene indicato come promotional video, abbreviato in PV oppure più comunemente "music video" nei paesi anglofoni.

I videoclip nella loro forma classica e matura, quella degli anni '80 utilizzano differenti forme stilistiche ed espressive per commentare visivamente il brano musicale: molti di essi si compongono della semplice riproduzione filmica del cantante o del gruppo musicale che eseguono il brano; altri creano minifilm con trama (recitati talvolta dagli stessi componenti del gruppo) oppure veri e propri cortometraggi non narrativi che si possono avvalere di sequenze animate o di immagini documentaristiche.

La pratica di abbinamento di immagini filmate a brani musicali si può far risalire alle origini del cinema stesso, addirittura prima dell'avvento del sonoro, tanto da essere definita negli anni in vari modi tra cui "canzone illustrata", "talkies", "soundies", "promo film". Secondo alcuni il primo video musicale della storia in forma compiuta risale alla fine degli anni cinquanta ed è "Dáme si do bytu" diretto da Ladislav Rychman[1]; mentre il videoclip diviene molto popolare a partire dall'inizio degli anni ottanta con la nascita delle prime televisioni tematiche con palinsesto interamente musicale.

Storia e sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1894 gli editori di spartiti musicali Edward B. Marks e Joe Stern incaricarono il tecnico George Thomas e una serie di performer di promuovere le vendite della loro canzone "The Little Lost Child".[2] sfruttando le caratteristiche di una lanterna magica, Thomas proiettò una serie di immagini fisse su uno schermo, simultaneamente ad una performance live. Questa pratica diventerà una forma popolare di intrattenimento conosciuta come canzone illustrata, il primo passo verso il moderno video musicale.[2]

1926–1959: Talkies, soundies, e corti animati[modifica | modifica sorgente]

Nel 1926, con l'arrivo del cinema sonoro e dei primi "talkies" vengono prodotti molti cortometraggi musicali. I corti Vitaphone (prodotti dalla Warner Bros.) impiegavano molti musicisti, cantanti e ballerini. Alcuni autori del cinema di animazione come per esempio Max Fleischer realizzarono una serie di corti d'animazione sul modello karaoke (i cosiddetti sing-along oppure follow the bouncing ball) e che invitavano il pubblico a cantare canzoni del repertorio popolare seguendo la cosiddetta "palla che rimbalzava" sul testo della canzone stessa, indicandone ritmo e metrica. I cartoni animati dei primi anni trenta impiegavano musicisti popolari e il loro repertorio di successo in veri e propri frammenti live-action inseriti nello stesso cartoon. I primi film d'animazione di Walt Disney, come per esempio Silly Symphonies includevano molte interpretazioni di brani classici ed erano costruiti intorno alla musica, come per esempio il più noto Fantasia. I cartoni animati prodotti dalla Warner Brothers, chiamati tutt'oggi Looney Tunes e 'Merrie Melodies erano nati intorno a canzoni specifiche del repertorio Warner. La cantante Blues Bessie Smith appare in un corto costituito da due rulli noto come 'St. Louis Blues realizzato nel 1929 e sviluppato intorno ad una performance drammatizzata della stessa canzone. Molti altri musicisti partecipano in questi anni all'interno di corti con la stessa struttura. I Soundies, prodotti e realizzati dal 1940 fino al 1947 erano film musicali di breve durata che spesso includevano brevissimi numeri di danza molto simili alla forma che avrebbero assunto alcuni video musicali nel periodo di massima diffusione, quello degli anni '80. A metà del 1940 il musicista Louis Jordan partecipò alla realizzazione di una serie di corti per le canzoni del suo repertorio, alcune delle quali furono montate insieme per un film di lunga durata noto con il titolo di Lookout Sister. Secondo lo storico Donald Clarke, queste brevi clip erano gli antenati del moderno videoclip[3] I Film Musicali sono stati importanti precursori dei video musicali, tanto che molti videoclip tra i più noti hanno imitato lo stile dei Musical classici Hollywoodiani dal 1930 al 1950. Uno degli esempi più conosciuti è il video di Madonna del 1985 intitolato "Material Girl" (diretto da Mary Lambert)[4] ispirato chiaramente alle coreografie diJack Cole per il film "Gli uomini preferiscono le bionde". Molti video di Michael Jackson sono influenzati da note sequenze di danza dei film musicali di Hollywood inclusi i noti "Thriller" diretto da John Landis e "Bad" diretto da Martin Scorsese quest'ultimo influenzato dai numeri di lotta danzata nella versione cinematografica di West Side Story.[5]

secondo l'Internet Accuracy Project, il disk jockey J. P. "The Big Bopper" Richardson è stato il primo ad aver coniato l'espressione video musicale (music video) nel 1959.[6]

1958: il primo clip musicale[modifica | modifica sorgente]

Il più vecchio clip musicale di forma compiuta conosciuto oggi per alcuni studiosi è "Dáme si do bytu" (realizzato nel 1958, diretto da Ladislav Rychman).[7][8]

1940-1967: Panoram, Scopitone e Cinebox: i Video Juke Box[modifica | modifica sorgente]

Il Panoram è il vero primo Video Juke Box della storia, se si escludono ovviamente gli esperimenti di William Kennedy Laurie Dickson fatti nei laboratori Edison alla fine dell'800 ( KInetofono ). Il Panoram era molto popolare negli stati uniti intorno al 1940 e caricava pellicole 16mm filmate in bianco e nero; era un vasto repertorio musicale costituito da una serie di clip filmate della durata di tre minuti, chiamate Soundies, veri antesignani del moderno Videoclip[9]. Gli artisti promossi attraverso i Soundies hanno i nomi di Jimmy Dorsey, Spike Jones, Liberace, Stan Kenton, Gale Storm, Kay Starr, Cyd Charisse, Les Brown, Doris Day, The Hoosier Hot Shots, Martha Tilton, Harry "The Hipster" Gibson, Alan Ladd, Gene Krupa, Anita O'Day, Yvonne De Carlo, Merle Travis, e Lawrence Welk. Nel 1958 il concetto del Panoram Soundies viene ulteriormente sviluppato con lo Scopitone che comincerà a caricare in seguito pellicole a colori 16mm. Azionato a moneta, era sviluppato dalla francese Cameca; uno dei primi filmati Scopitone è "Le poinçonneur des Lilas" di Serge Gainsbourg filmato nel 1958 presso la stazione della metropolitana di Parigi di Porte des Lilas.

Sul versante Italiano, come ha dimostrato con le sue ricerche[10] Michele Bovi, i primi filmati musicali "a colori" che usano le immagini per accompagnare una canzone sono realizzati in Italia, a partire dal 1959, quindi un anno dopo rispetto al film promozionale di Serge Gainsbourg. In quell'anno infatti si sperimenta un juke-box ad immagini: il Cinebox, brevettato come "fonografo visivo" dall'inventore Pietro Granelli e realizzato dalla Ottico Meccanica Italiana diretta da Paolo Emilio Nistri, versione perfezionata dei Panoram e degli Scopitone Per quanto riguarda invece le prime pellicole dell'Italiano Cinebox, queste sono girate dai registi RAI Vito Molinari, Beppe Recchia ed Enzo Trapani, sono interpretate da Peppino Di Capri, Domenico Modugno, Johnny Dorelli, Renato Rascel, Giorgio Gaber, i Brutos, Gino Paoli, Edoardo Vianello, Equipe 84 e altri. Nel 1963 il Cinebox viene esportato sul mercato americano col nome di Colorama coinvolgendo star come Paul Anka e Neil Sedaka, ma in breve tempo l'esperimento è abbandonato.

Ma i precursori del videoclip contemporaneo sono appunto i soundie (cortometraggi abbinati a brani musicali trasmessi da un rudimentale videojuke-box detto "panorama soundie" a partire dagli anni 40 negli Stati Uniti), gli scopitone (corrispettivi francesi dei soundie girati in technicolor e sperimentati a partire dal 1958) e le performance che sopperivano all'assenza delle band in studio in alcuni celebri show televisivi degli anni sessanta come Ready Steady Go! (trasmesso dalla BBC) o l'Ed Sullivan Show.

Il primo vero successo del videoclip Italiano avviene nel 1965 con la proiezione nelle sale cinematografiche dei tre film del regista e produttore Tullio Piacentini: 008 Operazione ritmo, Viale della canzone e Questi pazzi, pazzi italiani. Questi film a colori, realizzati in funzione ad un accordo avvenuto agli inizi degli anni '60 tra il produttore stesso e la RCA che prevedeva la realizzazione di almeno 200 'filmati musicali', contenevano una raccolta di decine di videoclip (interpretati dagli esordienti Gianni Morandi, Peppino di Capri, Luigi Tenco, Gigliola Cinquetti, Jimmy Fontana, Bobby Solo, Fred Bongusto, ecc.) ed erano intervallati da barzellette animate. Poi, quando la televisione iniziò ad avere più seguito di spettatori, il regista Tullio Piacentini produce anche il primo programma televisivo di lancio dei videoclip e dei relativi cantanti: era il 1967 ed era intitolato Passeggiando per Subiaco. Sempre secondo una considerazione di Michele Bovi, solo per il fatto di aver creato la commercializzazione cinematografica prima e televisiva poi di questi filmati musicali, Tullio Piacentini è da considerarsi l'inventore del videoclip. Ma da un punto di vista del linguaggio, la trasmissione italiana che più di tutte e per prima ha raccontato l'arte dei videoclip come forma espressiva "tout court" è Mister Fantasy, messa in onda su Rai Uno per ben quattro edizioni dal maggio 1981 al luglio 1984; era un rotocalco televisivo dedicato alla musica rock, e alla forma del videoclip per come la conoscevamo poco prima del lancio di MTV. La trasmissione era ideata da Paolo Giaccio e condotta da Carlo Massarini con alcune incursioni di Mario Luzzatto Fegiz[11]

1960–1973: le promo clip[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1950[12] viene inventato in Francia lo Scopitone, un video Jukebox destinato alla diffusione di filmati con artisti francesi come per esempio Serge Gainsbourg, Françoise Hardy, Jacques Brel, e Jacques Dutronc. Nel 1961 per lo show canadese Singalong Jubilee, Manny Pittson cominciò a pre-registrare l'audio musicale e a filmare in svariate location i musicisti mentre cantavano in lip-synching (playback) in modo da montare audio e video come dei veri e propri videoclip. Molti numeri musicali venivano registrati sul palco o in studio[13] Nel 1964, Kenneth Anger nel suo film sperimentale noto come Scorpio Rising utilizzava canzoni popolari al posto del dialogo.

Altre forme vicine al videoclip contemporaneo vengono realizzate da registi di fama dalla fine degli anni sessanta: i The Beatles per fronteggiare la continua richiesta delle loro apparizioni in giro per il mondo per promuovere i nuovi singoli, realizzarono dei video, col tempo sempre più particolari e fantasiosi, che venivano trasmessi dalle Tv o dai programmi televisivi, una sorta di proto-MTV ante litteram, idea seguita anche da Bob Dylan con il video di Subterranean Homesick Blues girato dal documentarista D. A. Pennebaker e inserito in apertura del film del 1967 Dont Look Back, che si avvale della presenza del poeta Allen Ginsberg come "figurante speciale".

In particolare, The Beatles nel 1964 interpretano il loro primo film A Hard Day's Night, diretto da Richard Lester. Filmato in bianco e nero and presentato come un mock documentary, è interrotto da numeri comici e di dialogo con un'attitudine prettamente musicale. Queste sequenze forniranno la base strutturale sulla quale saranno ideati molti videoclip negli anni a venire. Questi numeri sono stati anche il modello per la serie televisiva dei The Monkees (1966–1968) che era costituita in modo molto simile al film dei The Beatles da segmenti visivi ideati per accompagnare varie canzoni dei The Monkees[14]

Il secondo film dei The Beatles intitolato Help! (1965) fu filmato a colori a Londra e in location internazionali. La canzone che da il titolo al film è filmata in bianco e nero ed è probabilmente l'archetipo completo delle moderne performance che si possono vedere nei video musicali, per l'impiego di un linguaggio più complesso come quello del montaggio alternato in funzione ritmica, in contrasto a piani più lunghi e primi piani e soprattutto per angolature non convenzionali della macchina da presa. Per esempio i 50 secondi in cui la mano sinistra di George Harrison e il manico della chitarra si vedono chiaramente a fuoco mentre sullo sfondo l'immagine di John Lennon che canta è completamente fuori fuoco.

Nel 1965 The Beatles cominciano a realizzare clip promozionali per la distribuzione e la trasmissione in altri paesi per promuovere i propri lavori senza per forza dover fare delle apparizioni live. Quando smetteranno di fare concerti alla fine del 1966, i loro filmati promozionali diventeranno ancora più ricchi e complessi. Nel maggio del 1966 gireranno due set di clip promozionali a colori per il loro singolo del momento "Rain"/"Paperback Writer" diretti da Michael Lindsay-Hogg,[15] lo stesso autore del The Rolling Stones Rock and Roll Circus e dell'ultimo lungometraggio dei The Beatles ovvero Let It Be. Altre clip promozionali a colori erano quelle di "Strawberry Fields Forever" e "Penny Lane", realizzate all'inizio del 1967 e dirette da Peter Goldman[16] operazione che porta il formato del film promozionale dedicato alla musica ad un nuovo livello di realizzazione. Qui vengono infatti utilizzate tecniche tipiche del cinema d'avanguardia, tra cui slow motion e reverse recording angolature non convenzionali, filtri colore aggiunti in post-produzione. Alla fine del 1967 il gruppo realizzò un progetto televisivo di un'ora noto come Magical Mystery Tour; trasmesso dalla BBC nel 1967.


La clip in bianco e nero di Bob Dylan intitolata Subterranean Homesick Blues" e girata da D. A. Pennebaker era originariamente inclusa nel documentario intitolato Dont Look Back. Senza narrazione e performance, mostra Dylan in un vicolo urbano mentre sfoglia in sequenza una serie di cartelli di grandi dimensioni che mostrano alcune parole dal testo della canzone. Molti altri inserti filmati a scopo promozionale e realizzati per sostituire le apparizioni televisive "live" delle band furono realizzati da artisti inglesi come per i esempio i Pink Floyd con le clip di "San Francisco: Film", diretta da Anthony Stern, "Scarecrow", "Arnold Layne" e "Interstellar Overdrive", l'ultima diretta da Peter Whitehead, lo stesso che aveva girato numerose clip pionieristiche per i The Rolling Stones tra il 1966 e il 1968. Sempre in inghilterra The Kinks realizzano il loro primo promo clip narrativo per una canzone, il singolo è "Dead End Street" (1966) una sorta di piccolo film comico in miniatura, considerato dalla BBC di poco conto, quindi mai trasmesso[17] The Who appaiono in numerose clip in questi anni, a cominciare dal 1965 con I Can't Explain mentre in Happy Jack (1966) si vede la band interpretare un manipolo di ladri. Il promo film intitolato Call Me Lightning (1968) racconta la storia di come il batterista Keith Moon entra a far parte della band: gli altri tre membri della band consumano tea in quello che sembra un hangar abbandonato, quando improvvisamente Keith Moon balza fuori da una scatola in una scena dai chiari riferimenti Slapstick

The Rolling Stones appaino in molte clip promozionali dei tardi 60. Nel 1966 Peter Whitehead dirige due promo clip per il loro singolo "Have You Seen Your Mother, Baby, Standing In The Shadow?"[18] Nel 1967 sempre Whitehead dirige un clip narrativo per il singolo "We Love You", trasmesso nell'agosto dello stesso anno 1967.[19]. La clip è divisa tra immagini da studio realizzate a velocità accelerata dove si vede la band che suona, e l'allestimento di un processoche allude alle accuse ricevute da Mick Jagger e Keith Richards per uso di droghe. L'allora fidanzata di Jagger, Marianne Faithfull appare nel processo e presenta il "giudice" (Richards). La band realizza anche un promo a colori per la canzone "2000 Light Years From Home" (dall'album Their Satanic Majesties Request) diretta dal solito Michael Lindsay-Hogg.[18] Nel 1968, Michael Lindsay-Hogg dirige un promo per "Jumping Jack Flash" / "Child Of The Moon" in particolare una clip a colori per "Child Of The Moon" e due differenti per "Jumpin' Jack Flash". Nel 1968 la band collabora con Jean-Luc Godard nel film Sympathy for the Devil, che mette insieme la poetica di Godard con alcune sequenze documentaristiche che raccontano l'evoluzione della canzone durante le session di registrazione.

Tra il 1972 e il 1973 David Bowie partecipa a numerose promo clip dirette dal fotografo Mick Rock, che aveva lavorato molto con Bowie in questo periodo. Rock dirige e monta quattro clip allo scopo di promuovere quattro singoli consecutivi di Bowie, ovvero: "John, I'm Only Dancing" (Maggio 1972), "The Jean Genie" (Novembre 1972), "Space Oddity" la versione del 1972, e "Life On Mars" nella versione singolo del 1973. La clip di "John, I'm Only Dancing" fu realizzata con un budget di circa US$200 e filmata al Rainbow Theatre luogo di uno storico concerto del 19 agosto 1972. È un lip-sync con Bowie e la band The Astronettes mentre ballano su uno sfondo. Cassata dalla BBC per il presunto tono omosessuale, fu recuperata da Top of the Pops in una versione modificata.[20] La clip di The "Jean Genie" fu realizzata per sole US$350, girata in un giorno e montata in due. Alterna immagini live ad altre della band girate in studio filmate su uno sfondo bianco, ci sono anche alcune sequenze dove si vede Bowie con Cyrinda Foxe (impiegata della MainMan amica di David e di Angie Bowie) a San Francisco fuori dal Mars Hotel, con la Fox in pose provocanti e Bowie appoggiato ad un muro, mentre fuma.[21] I video di Mick Rock hanno la particolarità di inventarsi un linguaggio visionario, che pur partendo dalle immagini girate in studio, giocano molto con la relazione tra immagine e astratta e suono; in questo senso Space Oddity che filma la consolle di uno studio di registrazione come se fosse una sorta di navicella spaziale, è uno dei precursori del moderno videoclip anti-narrativo per stile e linguaggio.

1974–1980 – verso l'inizio delle televisioni tematiche[modifica | modifica sorgente]

Gli show televisivi australiani Countdown e Sounds, entrambi trasmessi per la prima volta nel 1974, hanno avuto un'importanza fondamentale nella diffusione popolare della musica filmata nel continente di riferimento e anche in altri paesi, soprattutto nel delineare la forma "clip musicale" come quella specifica per la promozione degli artisti . Il Dj Graham Webb nel 1974 lancia una trasmissione settimanale su l'australiana ATN-7 intitolato Sounds Unlimited e più tardi più brevemente Sounds. Nello staff di Webb c'erano alcuni registi, tra cui Russell Mulcahy a cui venne chiesto di realizzare delle clip istantanee per artisti che non ne disponevano, come per esempio Harry Nilsson con Everybody's Talking"), metodo che consentì alla coppia di realizzare più di 25 clip inedite. La trasmissione ebbe successo e Mulcahy abbandonò il suo lavoro televisivo per dedicarsi a tempo pieno alla realizzazione di videoclip per band come Stylus, Marcia Hines, Hush e soprattutto gli AC/DC.[22]. Nella seconda metà degli anni 70 Mulcahy già trasferito in inghilterra, realizzò video di successo per band come XTC con il video di Making Plans For Nigel" (1979) e un video considerato epocale come "Video Killed The Radio Star" per The Buggles' che in seguito diventerà il primo video musicale ad essere programmato sull'appena nata MTV nel 1981.[23]

Lo show inglese più longevo è sicuramente Top of the Pops che comincia la sua programmazione nel 1970, questo darà molto impulso all'industria. Alcuni esempi: nel 1980, David Bowie raggiunge il numero uno delle charts grazie al video diretto da David Mallet come promo per Ashes to Ashes". Nel 1975 i The Who realizzano il loro lungometraggio Tommy, diretto da Ken Russell, e basato sul loro album omonimo del 1969. Sempre nel 1975 i Queen chiedono al regista televisivo Bruce Gowers di realizzare un video per il loro singolo "Bohemian Rhapsody" per la diffusione su Top of the Pops; il video diventerà noto per essere stato interamente girato e montato su videotape, aspetto che alimenterà la leggenda metropolitana di "primo videoclip della storia". Oltre a Top of the Pops anche un altro show britannico produrrà direttamente una serie di videoclip pionieristici, lo show è The Old Grey Whistle Test e sarà programmato tra i primi anni del 1970 e l'inizio del 1980

Video Concert Hall, era la creatura di Jerry Crowe e Charles Henderson, lanciata nel novembre del 1979, fu il primo programma Americano a trasmettere nazionalmente video musicali[24][25][26][27]

Mentre il programma via cavo Night Flight fu il primo a trasmettere i video come forma d'arte. Tra i primi video musicali ci sono sicuramente quelli prodotti dall'ex The Monkees Michael Nesmith che aveva cominciato a lavorare per il Saturday Night Live. Nel 1981 realizza un prodotto ibrido noto come Elephant Parts, vincitore di un Grammy per i video musicali per la sua forma che in qualche modo anticipa quella di un vero e proprio palinsesto televisivo completo. Precursore del film è sicuramente Head di Bob Rafelson e interpretato, guarda caso, da i The Monkees al completo; realizzato nel 1968 anche Head è una strana forma ibrida che mette insieme finta pubblicità, linguaggio televisivo, proto-videoclip, come se si trattasse di un palinsensto televisivo tematico[28]

Nel 1974 gli ABBA fecero uscire il loro primo videoclip, Waterloo, diretto da Lasse Hallström (che dirigerà la maggior parte dei loro video), seguendo poi ad accompagnare l'uscita dei loro singoli con dei clip promozionali. Nel 1975 Rino Gaetano pubblicò il videoclip del suo successo Ma il cielo è sempre più blu.

1981–1991: Il video musicale diventa mainstream[modifica | modifica sorgente]

Con la nascita di MTV (che il 1º agosto 1981 ha ironicamente aperto le proprie trasmissioni con il videoclip Video Killed the Radio Star dei Buggles) e di altre televisioni musicali il videoclip ha assunto sempre maggiore importanza nelle strategie di lancio promozionale dei brani musicali e si è fortemente evoluto dal punto di vista artistico. Il primo videoclip con un alto budget di produzione è stato quello del brano Thriller di Michael Jackson nel 1983, che fu studiato e girato come un vero film dal regista John Landis. Il successivo videoclip considerato ancora oggi tra i più costosi fu quello di Wild Boys dei Duran Duran nel 1984.

I registi di videoclip di questo periodo cominciano ad espandere la forma e lo stile del genere, utilizzando effetti sempre più sofisticati, mixando tecniche di ripresa tradizionale e tecniche native della nascente tecnologia video; l'era "catodica" del videoclip si sviluppa verso una forma non rappresentativa e quindi astratta dove l'artista non sempre veniva mostrato esempi dei primi anni 80 in questo senso sono il video di Bruce Springsteen per il singolo "Atlantic City", diretto da Arnold Levine, quello di David Mallet per David Bowie e per i Queen intitolato "Under Pressure", la clip diretta da Ian Emes per i Duran Duran in occasione del lancio del singolo "The Chauffeur". mentre nei tardi anni 80 Bill Konersman sempre in questa direzione non rappresentativa, girerà per Prince l'innovativo video di "Sign o' the Times"[29] che mostra solo il testo della canzone in forma grafica e animata.

Il video più rappresentativo dal punto di vista iconico è sicuramente quello realizzato per un brano di Michael Jackson del 1983 "Thriller", diretto da John Landis. Il video dura 14 minuti, introduce nuovi standard di costo, infatti ci vollero US$800,000 per realizzarlo.[30][31] Il video di "Thriller", così come altri video di Jackson come "Billie Jean" e "Beat It", furono importantissimi per introdurre i video di artisti Afroamericani su MTV, perché prima del successo di Jackson erano raramente trasmessi: basta pensare alle critiche di razzismo che Rick James rivolse contro il canale nel 1983 perché MTV si rifiutava di trasmettere il suo singolo "Super Freak" e altre clip di artisti Afro-americani.[32]

Nel marzo del 1983, viene lanciata la Country Music Television, nota come CMT,[33]. Il canale musicale Canadese MuchMusic fu lanciato nel 1984. Sempre nel 1984, MTV lanciò gli MTV Video Music Awards l'evento annuale che consacrerà l'importanza di MTV nell'industria musicale.

Nel 1985, MTV lancia il canale VH1 mentre MTV Europe sarà lanciata nel 1987, e MTV Asia nel 1991. Altro importante contenitore tematico sarà The Chart Show sul canale britannico Channel 4 lanciato nel 1986, primo contenitore britannico di soli videoclip senza presentatore. Ma la prima emittente televisiva musicale d'Europa, nasce in Italia nel 1984 e viene fondata da Pier Luigi Stefani e Marialina Marcucci, figlia di un imprenditore toscano, Guelfo Marcucci, l'emittente si chiama Videomusic

1992–2004: arrivano gli autori[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre del 1992, MTV comicia ad indicare i registi dei video insieme ai crediti dell'artista e della canzone, sintomo di un cambiamento epocale nell'aria che comincia a considerare il regista di videoclip come un autore "tout court". Registi come Chris Cunningham, Michel Gondry, Spike Jonze, Floria Sigismondi, Stéphane Sednaoui, Mark Romanek e Hype Williams hanno tutti esordito in questi anni; portando un contributo espressivo personale all'arte del videoclip.

2005–oggi: internet ama il video[modifica | modifica sorgente]

Uno dei primi siti ad ospitare brevi video è stato iFilm, nato nel 1997. Napster, il sistema di sharing peer-to-peer attivo tra il 1999 e il 2001 ha consentito di condividere video files inclusi video musicali, mentre contemporaneamente dalla metà del secondo millennio MTV e molti reti tematiche hanno abbandonato progressivamente la programmazione di video musicali a favore dei reality già introdotti da uno show prodotto proprio da MTV nel 1992 e intitolato appunto The Real World.

Il lancio di YouTube è del 2005, insieme ad altri portali ha consentito la visione veloce ed efficiente di moltissimo materiale audiovisivo, tra i portali più noti in questo senso Google Videos, Yahoo! Video, Dailymotion, Vimeo e le funzionalità audiovisive prima introdotte da Myspace e in seguito da Facebook e altri social network. Si tratta di un'evoluzione che ha avuto molta influenza sulla fruizione ma anche sulla realizzazione dei video musicali. La band degliOK Go esemplifica questa tendenza e questo processo avendo ottenuto successo attraverso due video diffusi esclusivamente online tra il 2005 e il 2006, ovvero "A Million Ways" e "Here It Goes Again".

Nel 2009 il video dei Thirty Seconds to Mars' intitolato "Kings and Queens" viene caricato il giorno dell'uscita solo su Youtube ottenendo 100 milioni di visite.[34]

MTV stessa comincia a fornire servizio streaming dei video, e Youtube negli anni diventa, attraverso il canale Vevo il principale veicolo di lancio per le novità videomusicali. Vevo viene lanciato nel 2009 come consociata di diverse major.[35]

I video per Internet[modifica | modifica sorgente]

La crescita della rete Internet accresce l'interesse per i cosiddetti user-generated video grazie ai canali partecipativi come YouTube, questo consente a molte realtà costituitesi come indipendenti di registrare session live e di presentarle direttamente su web. Esempi di questa nuova tendenza creativa sono il francese Vincent Moon che lavora per il The Take-Away Shows e per il In the Van sessions, alcuni raccolti nel canale francese La blogoteque e visitabili sul canale Vimeo dell'autore[36] oppure lo show tedesco VPRO che registra session di autori famosi negli ascensori e in altre piccole locations non convenzionali nello stile del guerrilla filmmaking[37]. Un esempio tutto italiano è liveCastour ideato dal videomaker Michele Faggi, e definito come "il primo tour virale della rete internet Italiana"[38] ha coinvolto per la sola promozione in rete tre artisti diversi a partire dal 2008: Beatrice Antolini, Paolo Benvegnù e i Kiddycar. LiveCastour registrava con una troupe televisiva agile un intero live degli artisti citati, per post produrre tanti videoclip live quante erano le canzoni del concerto filmato. Ogni videoclip live veniva ceduto per l'utilizzo esclusivo in rete a testate generaliste online (da TgCom a Xelle di Repubblica fino a Yahoo! Musica per citarne alcune) che ospitavano a staffetta in un vero e proprio tour virale una clip ciascuno, ricostruendo l'andamento del concerto con una serie di videoclip live autonomi[39][40]

Lyric video[modifica | modifica sorgente]

Un lyric video è costituito eminentemente da testo. Nel 1987 Prince realizza il video per "Sign o' the Times". Il video presenta il testo in forma animata, attraverso una serie di forme geometriche astratte, ideate da Bill Konersman.[41][42]

Nel 1990 George Michael realizza "Praying For Time" come lyric video. George Michael, rifiutandosi di fare un video tradizionale della canzone, costringe quindi la sua etichetta a realizzarne uno con solo il testo su sfondo nero.[43]

Un lyric video adesso viene comunemente realizzato prima del video tradizionale, come lancio preliminare della canzone; esempi di questo tipo sono presenti nelle videografie di Cee Lo Green, Lady Gaga, Katy Perry, Muse e Avenged Sevenfold.[44]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il videoclip più lungo nella storia della musica fino a qualche tempo fa era considerato Ghosts di Michael Jackson, della durata di 39 minuti e 32 secondi, superato di gran lunga dalla concezione "espansa" consentita dall'era connettiva della rete; tra i più lunghi in questo senso, il video interattivo realizzato dal team We are from L.A. noti anche come Pierre Dupaquier e Clement Durou per l'artista Afro-Americano Pharrell Williams in occasione del lancio del brano Happy; il video dura infatti 24 ore ed è fruibile nell'arco di un'intera giornata "reale" con uno speciale sistema interattivo reso possibile da più di 360 clip combinate insieme[45]

Il record di videoclip più costoso al mondo è stato raggiunto nel 2006 dal videoclip di From Yesterday dei Thirty Seconds to Mars con ben 13 milioni di dollari spesi per la realizzazione del video; al secondo posto si trova Michael Jackson con il singolo Scream, uscito nel 1995 (costato 7.5 milioni di dollari), seguito al terzo posto da Britney Spears con il singolo Work Bitch (costato 6,5 milioni di dollari). Tra i video inseriti da NME nella classifica dei 50 video peggiori della storia figura Velouria dei Pixies. Fu realizzato per consentire ai Pixies di partecipare a Top of The Pops e per questo realizzato in fretta e furia[46]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Historie československého hudebního klipu do r. 1989, ceskatelevize.cz. URL consultato il 17 aprile 2014.
  2. ^ a b Music Video 1900 Style, PBS, 2004.
  3. ^ Clarke, pg. 39
  4. ^ Music Video Database - "Material Girl", Mvdbase.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  5. ^ ''Film Encyclopedia'' - "Dance: From Musicals To Music Videos", Filmreference.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  6. ^ J. P. "The Big Bopper" Richardson, Internet Accuracy Project. URL consultato il 21 gennaio 2007.
  7. ^ History of Czechoslovak music clips before 1989, ceskatelevize.cz.
  8. ^ The best of duets, ceskatelevize.cz.
  9. ^ Soundies - A new form of entertainment introduced in America in the early 1940's, 1940.co.uk. URL consultato il 18 aprile 2014.
  10. ^ Raccolte in Da Carosone a Cosa Nostra. Gli antenati del videoclip, pubblicato da Coniglio Editore, collana Zum Zum Zum, 2007
  11. ^ Con Hendrix, i Police, Yoko e Guccini "tv uno" strapperà i giovani alle private?, La Stampa, 9 maggio 1981
  12. ^ Gert J. Almind, Jukebox History 1952-1998.
  13. ^ Ernest J. Dick, Remembering Singalong Jubilee, Formac Publishing Company, 1º ottobre 2004, ISBN 978-0-88780-642-1.
  14. ^ Eric Lefcowitz, Monkees Tale, Berkeley, CA, Last Gasp, 1989, pp. 4, 10, 26, 66, 76, ISBN 0-86719-378-6.
  15. ^ Music Video Database, Mvdbase.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  16. ^ Music Video Database - Peter Goldman, Mvdbase.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  17. ^ Dave Emlen's Kinks Website - Kinks Music Videos, Kinks.it.rit.edu. URL consultato il 13 giugno 2013.
  18. ^ a b Music Video Database - The Rolling Stones
  19. ^ Music Video Database - "We Love You", Mvdbase.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  20. ^ ''The Ziggy Stardust Companion'' – "John I'm Only Dancing", 5years.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  21. ^ ''The Ziggy Stardust Companion'' – "The Jean Genie", 5years.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  22. ^ Dino Scatena: "Clip go the years" in Sydney Morning Herald, 26 febbraio 2005. URL consultato il 13 giugno 2013.
  23. ^ Template:IMDb name
  24. ^ McCullaugh, Jim. "Atlanta Firm Claims First Ever Nationwide Cable Music Show." Billboard Magazine. 03 March 1980 p. 1, p. 38
  25. ^ King, Bill, "Atlantans Pioneering Cable Video Music Show," The Atlanta Constitution, June 3, 1980, p. 1-B, p. 10-B
  26. ^ Werts, Dianne, "Din of Modern Hit Parade Invades Cable Homes," The Dallas Morning News, May 23, 1980
  27. ^ Denisoff, Serge R. Tarnished Gold: The record industry revisited. Oxford, UK: Transaction books, 1986. p. 369
  28. ^ Head e Elephant Parts - recensioni, weirdwildrealm.com/. URL consultato il 17 aprile 2014.
  29. ^ mvdbase.com – Prince
  30. ^ Michael Jackson - Thriller –, Avrev.com. URL consultato il 13 giugno 2013.
  31. ^ Denise Winterman, Thrills and spills and record breaks in BBC News, 30 novembre 2007. URL consultato il 19 maggio 2010.
  32. ^ Why it took MTV so long to play black music videos, Jet, 9 ottobre, 2006
  33. ^ Big Daddy CMT & Me in CMT Founder's Site, CMT. URL consultato il 12 settembre 2010.
  34. ^ Thirty Seconds To Mars Return To Top Of Charts As "Kings & Queens" Reaches #1 At Alternative Radio in EMI, MV Remix, 20 gennaio 2010. URL consultato il 9 settembre 2011.
  35. ^ Queen Rania calls on music world to support 1GOAL education campaign, 10 dicembre 2009. URL consultato il 6 gennaio 2010.
  36. ^ In a Van Sessions, Vimeo. URL consultato il 12 settembre 2010.
  37. ^ Behind Closed Doors, 3VOOR12 NL DOSSIERS. URL consultato il 12 settembre 2010.
  38. ^ Beatrice Antolini la bambina prodigio che divenne dark lady, il cibicida. URL consultato il 17 aprile 2014./
  39. ^ Benvegnù, dalle note alla Rete, Tgcom Mediaset, 23 marzo 2009. URL consultato il 17 aprile 2014.
  40. ^ Kiddycar – liveCASTour – 4 portali per presentare “Sunlit Silence”, livecastour.it. URL consultato il 17 aprile 2014.
  41. ^ Henry Keazor e Thorsten Wübbena, Rewind, Play, Fast Forward: The Past, Present and Future of the Music Video, transcript Verlag, 2010, p. 20, ISBN 3-8376-1185-X.
  42. ^ David Buckley, R.E.M. | Fiction: An Alternative Biography, Random House, 2012, p. 146, ISBN 1-4481-3246-0.
  43. ^ Mark Blankenship, More Than Words: The Art Of The Lyric Video in NPR, 29 febbraio 2012. URL consultato il 29 dicembre 2012.
  44. ^ Strecker, Erin (14 October 2011). Lyric Videos: Is this a trend now? Britney Spears' 'Criminal' joins the YouTube fray, Entertainment Weekly
  45. ^ Michele Faggi, We Are From L.A. e il videoclip di 24 ore per Pharrell Williams: Happy, indie-eye.it, 5 dicembre 2013. URL consultato il 17 aprile 2014.
  46. ^ Michele Faggi, a-ritmie del tempo: il Videoclip e il tempo nell'immagine, indie-eye.it, 10 ottobre 2013. URL consultato il 17 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dick Hebdige, La lambretta e il videoclip, Cose & consumi dell'immaginario contemporaneo, Confini, Musica, 1991 ISBN 978-88-7063-123-4
  • Domenico Baldini, MTV. Il nuovo mondo della televisione, Roma, Castelvecchi, 2000, ISBN 978-88-8210-204-3
  • B. Di Marino, Clip. 20 anni di musica in video (1981 – 2001), Roma, Castelvecchi, 2001.
  • Paolo Peverini, Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve, Roma, Meltemi. Segnature, 2004, ISBN 978-88-8353-309-9
  • Domenico Liggeri, Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip, Milano, Bompiani. Tascabili, 2007, ISBN 978-88-452-5821-3
  • Linda Berton, Videoclip. Storia del video musicale dal primo film sonoro all'era di youTube, Milano, Mondadori. Piccola Biblioteca Oscar, 2007, ISBN 978-88-04-57281-7
  • Michele Bovi, Da Carosone a Cosa Nostra. Gli antenati del videoclip-From Carosone to Cosa Nostra. Anchestors of the music video , Roma, Coniglio Editore. 2007, ISBN 978-88-6063-073-5
  • Michele Bovi, Cinebox vs Scopitone. Songs to see canzoni da guardare , Roma, Arcana. 2014, ISBN 978-88-6231-366-7
  • Alessandro Amaducci e Simone Arcagni, Music Video, Kaplan 2007.
  • Simone Arcagni, “Cinegenerazione videoclip”, Close-up. Storie della visione, n. 15, 2004.
  • Linda Berton, Videoclip : storia del video musicale dal primo film sonoro all'era di YouTube, Milano, Mondadori, 2007.
  • Cosetta Saba, Strumenti per l’analisi del film pubblicitario (spot, trailer, videoclip, Internet textual experience), Lupetti 2006.
  • Gianni Sibilla, Musica da vedere : il videoclip nella televisione italiana , RAI-ERI, 1999.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]