La gaia scienza (film)

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La gaia scienza
La gaia scienza (1969) Jean-Luc Godard.png
Una scena del film.
Titolo originale La gai savoir
Lingua originale francese
Paese di produzione Francia, Germania Ovest
Anno 1969
Durata 95 min
Colore colore, B/N
Audio sonoro
Genere sperimentale, drammatico
Regia Jean-Luc Godard
Soggetto Emilio o dell'educazione di Jean-Jacques Rousseau
Sceneggiatura Jean-Luc Godard
Casa di produzione Anouchka Films, Bavaria Atelier, Bavaria Film
Fotografia Georges Leclerc
Montaggio Germaine Cohen
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La gaia scienza (Le gai savoir) è un film sperimentale del 1969 scritto e diretto da Jean-Luc Godard. Caratterizzato da una narrazione atipica, è considerato un punto di svolta nella filmografia di Godard.[1][2][3]

Nonostante il titolo richiami l'omonima opera di Friedrich Nietzsche, il soggetto è ispirato all'Emilio di Jean-Jacques Rousseau, a cui il nome di uno dei personaggi si riferisce. Un celebre aforisma di Nietzsche "Dio è morto" viene comunque menzionato durante uno dei dialoghi finali.[1]

È stato presentato durante la 19ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino,[4] ricevendo una nomination per l'Orso d'oro. Tuttavia non fu ben accolto dagli spettatori la cui maggioranza uscì dalla sala durante la prima metà della proiezione.[5]

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu inizialmente commissionato dall'Office de Radiodiffusion Télévision Française come una trasposizione cinematografica di Emilio o dell'educazione di Jean-Jacques Rousseau, ma una volta visionato un breve estratto presentato da Godard, i produttori annullarono l'accordo e ne bandirono la messa in onda sulla televisione francese. Ciò non impedì al regista di continuare il progetto con altri finanziamenti.[6]

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Questo film non vuole, non può voler spiegare il cinema, né costituirne l’oggetto, ma più modestamente fornire qualche efficace mezzo per arrivarci. Questo film non è il film da fare, ma se si ha un film da fare, si passerà senz’altro da qualcuno dei sentieri percorsi qui. »
(Jean-Luc Godard, voce narrante)

Emile Rousseau, (pronipote di Jean-Jacques Rousseau) e Patricia Lumumba (nipote di Patrice Lumumba) sono due militanti che si incontrano in uno studio televisivo deserto. In questa minimale ambientazione, illuminati solo da i fari televisivi, discutono di politica e filosofia, esplorando i concetti di linguaggio, suono, immagine e finzione che stanno alla base del cinema. Ai dialoghi e ai monologhi dello stesso Godard che fa da narratore, si sovrappongono varie fotografie storiche o tratte dalla cultura popolare.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Vincent Canby sul New York Times, così come Dave Kehr sul Chicago Reader,[2] ha scritto a proposito del film: «è astratto al di là di tutto quello che ha fatto prima, ma i suoi discorsi sono semplici (o non così semplici) estensioni delle idee che ha messo in gioco in Les Carabiniers, Agente Lemmy Caution, missione Alphaville, La cinese, Una storia americana e Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Steve Jankowiak, Le Gai savoir, Senses of Cinema, 13 febbraio 2007. URL consultato il 14 maggio 2012.
  2. ^ a b (EN) Dave Kehr, Le gai savoir, Chicago Reader. URL consultato il 14 maggio 2012.
  3. ^ a b (EN) Vincent Canby, Le Gai Savoir (1968) Film Festival: 'Le Gai Savoir,' a Godard Abstract:Movie Suggests That Language Be Remade A Pasolini and a Czech Film Also Screened in The New York Times, 29 settembre 1969. URL consultato il 14 maggio 2012.
  4. ^ (EN) Berlin International Film Festival (1969), Imdb. URL consultato il 14 maggio 2012.
  5. ^ (EN) Dan Pavlides, Le Gai Savoir, Allrovi. URL consultato il 14 maggio 2012.
  6. ^ (EN) James Travers, Le Gai savoir (1969) - film review, filmsdefrance.com, 2002. URL consultato il 14 maggio 2012.

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