La taverna della Giamaica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La taverna della Giamaica
Titolo originale Jamaica Inn
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1939
Durata 108 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Daphne Du Maurier (romanzo)
Sceneggiatura Sidney Gilliat e Joan Harrison
Produttore Erich Pommer per Mayflover
Distribuzione (Italia) Scalera Film (1940)
Fotografia Bernard Knowles, Harry Stradling
Montaggio Robert Hamer
Effetti speciali Harry Watt
Musiche Eric Fenby diretta da Frederick Lewis
Scenografia Tom N. Morahan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ridoppiaggio anni '60/'70

La taverna della Giamaica (Jamaica Inn) è un film del 1939 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« O Signore ti preghiamo non perché non accadano naufragi ma affinché se accadono tu voglia guidarli verso le coste delle Cornovaglia per il beneficio dei suoi poveri abitanti. »

Epoca: fine del diciottesimo secolo. Luogo: le coste della Cornovaglia. La Taverna della Giamaica è un covo di pirati che di notte attirano con segnali luminosi le navi di passaggio facendole naufragare contro gli scogli e poi le saccheggiano.

Mary Yellen, una giovane irlandese rimasta orfana, lascia l'Irlanda per raggiungere in Cornovaglia la zia Patience che vive, insieme al marito Joss, nella Taverna della Giamaica. Il vetturino che guida la diligenza, sulla quale sta viaggiando, si rifiuta di fermarsi nel luogo indicato dalla ragazza e la scarica di fronte all' abitazione del giudice di pace della contea: lei non si perde d'animo e chiede un cavallo per raggiungere la taverna.

Il giudice, sir Humphrey Pengallan, colpito dall'avvenenza della giovane, le procura il cavallo e l'accompagna personalmente alla taverna; ha poi un incontro riservato con Joss da cui appare evidente che è lui l'informatore e la mente della banda.

Mary trova ad accoglierla un luogo sperduto e sinistro, frequentato da individui loschi; i modi del marito della zia appaiono scortesi e poco rassicuranti. Dalla stanza da letto, in cui si è ritirata, assiste ad una scena agghiacciante: i fuorilegge stanno per impiccare uno di loro, accusato di essersi appropriato di una somma di denaro. Coraggiosamente taglia la corda dell'impiccato in tempo per salvargli la vita. Con il giovane, di nome Jem, fugge per sottrarsi all'inseguimento e alla vendetta dei contrabbandieri. Chiede di nuovo protezione a sir Pengallan e al magistrato il giovane rivela la propria identità: è un ufficiale della marina inglese mandato a investigare sui misteriosi naufragi e infiltratosi in incognito nella banda.

Sir Pengallan finge di collaborare e insieme a Jem si reca alla taverna. Facendo il doppio gioco prepara l'ennesimo saccheggio: informa Joss del passaggio della nave di un capitano, ospite alla sua tavola proprio quella sera stessa. Mary prima tenta inutilmente di convincere la zia Patience ad abbandonare il marito e a mettersi in salvo, poi, informata del nuovo saccheggio, cerca di sventarlo e ci riesce, issando sul pennone del faro la bandiera in fiamme. I banditi l'aggrediscono ma Joss la salva. Benché mortalmente ferito da un altro bandito, la porta via su un carretto verso la taverna. Qui Joss muore tra le braccia della moglie; improvvisamente anche lei è raggiunta da una pallottola: sir Pengallan, venuto a rapire Mary l'ha voluta toglier di mezzo. Costringe la ragazza a seguirlo a Plymouth e ad imbarcarsi sul postale, diretto in Francia a Saint-Malo.

Nel frattempo Jem è riuscito a fuggire dalla taverna ed è andato a chiedere aiuto alla guarnigione militare della contea: prima fa arrestare i membri della banda e poi sulle tracce di Sir Pengallan raggiunge con sei uomini di scorta il porto di Plymouth. Fa circondare l'imbarcazione dagli uomini armati. Sir Pengallan, considerandosi ormai perduto, si inerpica sull'albero maestro e dalla sommità si precipita nel vuoto andandosi a schiantare sul ponte della nave.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

La Taverna della Giamaica fu girato tra l'inizio di settembre e la metà di ottobre dell'anno 1938; la prima in Gran Bretagna si ebbe il 20 maggio 1939.

Prima di partire per l'America, Hitchcock ricevette un'allettante offerta dall'attore Charles Laughton e dal produttore tedesco Erich Pommer. Essi avevano fondato una casa di produzione la "Mayflower" e gli offrirono un contratto molto vantaggioso per la riduzione cinematografica di un romanzo di Daphne Du Maurier a condizione che ad interpretarlo fosse lo stesso Charles Laughton. Hitchcock pensava già di portare sullo schermo un altro romanzo della stessa autrice, Rebecca, la prima moglie, i cui diritti aveva già acquistato il produttore David O. Selznick, con cui Hitchcock era in attesa di firmare il contratto a Hollywood, perciò girare un film come Jamaica Inn avrebbe rafforzato il rapporto con Selznick.

Hichcock stesso non riuscì ad amare questo film: aveva trovato Erich Pommer e Charles Laughton due uomini estremamente difficili. Laughton fermava per ore le prove perché non trovava la mimica adatta, la camminata o la posizione, esasperando la pazienza del regista.

Inoltre il personaggio del giudice di pace interpretato da Laughton avrebbe dovuto apparire solo alla fine del film dovendosi tenere in disparte in quanto mente della banda. Hitchcock, intervistato da Truffaut, definisce il progetto del film «...un'impresa assurda...», e dichiara: «...ero talmente disperato...l'ho girato lo stesso ma non ne sono mai stato soddisfatto».[1]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione dei manifesti del film per l'Italia fu affidata al pittore cartellonista Carlo Ludovico Bompiani.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film fu accolto in modo negativo: dopo il grande successo di La signora scompare fu considerato una delusione.

Così commentavano i giornali dell'epoca[2]:

  • «Un giallo da pochi soldi...» (Film Weekly di Londra, 20 maggio 1939)
  • «Non sarà ricordato come un film di Hitchcock ma come un film di Charles Laughton» (The New York Times, 12 ottobre 1939)
  • «...stranamente noioso e poco ispirato...un melodramma manierato e altamente lezioso.» (New York Herald Tribune, 12 ottobre 1939)

Malgrado le critiche sfavorevoli, fu un grande successo commerciale che ricompensò la piccola casa di produzione.

Rohmer e Chabrol scrissero: «...qualche immagine brutale e divertente resta ancora viva nella nostra memoria: la protagonista che libera dal capestro il corpo di un impiccato, un pirata che fischietta una mazurka mentre si pulisce il coltello sulla camicia, la carretta che attraversa la brughiera e soprattutto la caduta di Sir Humphrey sul ponte della nave: vent'anni prima di Max Ophüls, la macchina da presa precipita dall'alto di un albero maestro e - così pare - si schiaccia al suolo».[3]

Nel 1978 il film è stato inserito nella lista dei 50 peggiori film di sempre nel libro The Fifty Worst Films of All Time.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2009, p. 99.
  2. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino 1999, traduzione dall'inglese di Carolina Sargian, pp. 233-234
  3. ^ Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1986, p. 63.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Riccardo Rosetti, Tutti i film di Hitchcock, Savelli Editore, Milano 1980
  • Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Mursia Editore, Milano 1996
  • Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese Editore, Roma 1982

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema