Carl Spitteler

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Carl Spitteler nel 1905
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1919

Carl Friedrich Georg Spitteler (Liestal, 24 aprile 1845Lucerna, 19 dicembre 1924) è stato un poeta svizzero.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nella Svizzera tedesca, Spitteler studiò dapprima giurisprudenza all'Università di Zurigo (1863). Nel periodo 1865-1870 studiò teologia nella stessa Zurigo, e successivamente a Heidelberg e a Basilea. In seguito, dall'agosto 1871 fino al 1879, lavorò come precettore in Russia e in Finlandia. Più tardi fu insegnante elementare a Berna e a La Neuveville, finché non si dedicò al giornalismo: giornalista per Der Kunstwart e redattore del Neue Zürcher Zeitung. Durante la Prima guerra mondiale si batté vigorosamente a favore della neutralità svizzera e contro la partecipazione al conflitto a fianco della Germania, suscitando in tal modo il vivo risentimento della maggior parte degli svizzeri di lingua tedesca.

Come poeta fu un solitario, indipendente dalle correnti letterarie in voga nei suoi tempi. Fu autore di poesie sia di stampo pessimistico che di stampo eroico. La sua prima opera, Prometheus und Epimetheus, fu un poema in prosa ritmica, scritto in un linguaggio arcaicizzante che ricorda il linguaggio delle sacre scritture, rielaborato da Spitteler nel 1924, poco prima della sua morte, col titolo Prometheus der Dulder [Prometeo il Paziente].

Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1919.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 1881 - Prometheus und Epimetheus [Prometeo ed Epimeteo]
  • 1883 - Extramundana (1883)
  • 1889 - Schmetterlinge [Farfalle]
  • 1891 - Friedli der Kolderi
  • 1892 - Gustav
  • 1892 - Litterarische Gleichnisse [Parabole letterarie]
  • 1896 - Balladen [Ballate]
  • 1897 - Der Gotthard
  • 1898 - Conrad der Leutnant [Corrado il tenente]
  • 1898 - Lachende Wahrheiten [Verità ridenti]
  • 1900/1906 - Olympischer Frühling [Primavera olimpica] (4 volumi)
    • I. Die Auffahrt
    • II. Hera die Braut
    • III. Die Hohe Zeit
    • IV. Ende und Wende
  • 1906 - Imago

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