Ernest Dowson

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(EN)

« They are not long, the days of wine and roses »

(IT)

« Non durano a lungo, i giorni del vino e delle rose. »

(Ernest Dowson[1])
Ernest Dowson

Ernest Christopher Dowson (Lee, 2 agosto 1867Londra, 23 febbraio 1900) è stato un poeta e scrittore inglese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Lee, sobborgo di Londra, dopo gli studi lavorò con il padre nell'azienda di spedizioni di famiglia, senza mai smettere di scrivere; divenne un membro del Rhymers club, dove conobbe W. B. Yeats e Lionel Johnsone frequentò i locali della music hall; inoltre scrisse per alcune riviste di tendenza decadente, come il The Yellow Book e The Savoy. Fu amico di Oscar Wilde. Le sue opere diventarono espressione del movimento del decadentismo, ultima fase della letteratura vittoriana.[2]

Nel 1889, a 23 anni, innamoratosi, probabilmente in maniera "platonica"[2] di una giovane ragazza di circa 11 anni, Adelaide “Missie” Foltinowicz, e vedendosi rifiutato (il padre la promise in sposa ad un sarto, e le nozze avverranno nel 1897) cadde in depressione, che aumentò alla morte del padre avvenuta nell'agosto del 1894, per tubercolosi o per overdose da idrato di cloralio, e il suicidio della madre, anch'ella malata, impiccatasi nel 1895.[2] Sofferente anche lui di tubercolosi, nonché di disturbo bipolare, cominciò ad abusare in gran quantità di sostanze come hashish, assenzio e bevande alcoliche.[2]

L'ultimo periodo lo passò in compagnia di Robert Sherard, e, abusando di alcol, finì con l'uccidersi, a circa 32 anni. La causa della morte non è chiara, alcuni pensano sia morto di tubercolosi, altri in conseguenza di un elevato tasso alcoolico nel sangue; la versione più attendibile vuole che morì per intossicazione da alcol, nel quartiere londinese di Catford.[2] Sherard lasciò delle testimonianze della morte di Dowson, riportati dai biografi: «Egli non si rese conto che stava per morire, ed era pieno di progetti per il futuro, quando pensava che le 600 sterline, che avrebbe dovuto ricevere dalla vendita di alcune proprietà gli avrebbero dato una nuova occasione: iniziò a leggere Dickens, che non aveva mai letto prima, con singolare zelo. L'ultimo giorno della sua vita, si mise a sedere parlando animatamente fino alle cinque del mattino. Nel momento stesso della morte, non sapeva che stava morendo. Cercò di tossire senza riuscirci e il cuore si fermò in silenzio.»[2]

Venne sepolto nel settore cattolico, essendosi qualche anno prima convertito, del Brockley and Ladywell Cemeteries, a Londra.

Citazioni nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni suoi celebri versi sono citati nel titolo del film I giorni del vino e delle rose, venendo spesso ripresi anche in altre opere celebri.

La scrittrice Margaret Mitchell prese il titolo del suo romanzo Via col Vento (Gone with the wind, 1936) da un verso di una poesia di Dowson (Non Sum Qualis eram Bonae Sub Regno Cynarae)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Fra le numerose poesie che Dowson ha scritto si ricordano:

  • Vitae summa brevis spem nos vetat incohare longam
  • A Coronal
  • Villanelle of Sunset
  • My Lady April
  • To One in Bedlam
  • Ad Domnulam Suam
  • Amor Umbratilis
  • Amor Profanus
  • Yvonne of Brittany
  • Benedictio Domini
  • Ad Manus Puellae
  • Flos Lunae
  • Vanitas
  • Exile
  • Spleen
  • April Love
  • Vain Hope
  • Vain Resolves
  • A Requiem
  • Beata Solitudo
  • Terre Promise
  • Autumnal
  • In Tempore Senectutis
  • Villanelle of his Lady’s Treasures
  • Gray Nights
  • The Garden of Shadow
  • On the Birth of a Friend’s Child
  • Impenitentia Ultima
  • A Valediction
  • Sapientia Lunae
  • Epigram
  • Chanson sans Paroles

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vitae summa brevis spem nos vetat incohare longam ("La brevità della vita ci impedisce di nutrire una lunga speranza", 1896); traduzione in: Enrico Giacovelli, Viviana Ponchia, Ma l'amore sì, Gremese Editore, 1998, pag. 247
  2. ^ a b c d e f La poesia di Ernest Dowson

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