Petrus Borel

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Petrus Borel

Petrus Borel (pseudonimo di Pierre Borel d'Hauterive, detto anche il licantropo; Lione, 30 giugno 1809Mostaganem, 17 luglio 1859) è stato uno scrittore, letterato e poeta francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un monarchico ridotto in miseria dal periodo della Rivoluzione.

Architetto di formazione, entrò in disaccordo con la società a lui contemporanea e divenne uno dei petits romantiques, con Nerval, Philothée O'Neddy, Xavier Forneret, Aloysius Bertrand e Gautier e quindi partecipò attivamente ad un grande periodo storico culturale, quello che dalla stagione del manifesto romantico di Victor Hugo sfocerà nei moti rivoluzionari del 1848.

Visse in povere soffitte, incarnando la tipica figura del letterato parigino dell'età di Luigi Filippo di Francia.

Si diede dapprima all’architettura, al disegno, poi alla letteratura e al giornalismo. Nel 1846 partì per l’Algeria, dove fu inizialmente funzionario, grazie alle intercessioni della scrittrice Delphine Gay, moglie dell'editore Girardin, e poi contadino.

Ha conosciuto una gloria postuma grazie ai surrealisti e ad André Breton, i quali fecero uscire dall'oblio le sue opere che sembravano rivoluzionarie per quegli artisti.

Tra tutti gli esponenti del suo gruppo, Borel parve il più estremista, il più portato a realizzare opere atte a colpire l'attenzione grazie agli ingredienti di orrore, truculenza e satanismo, elementi che poi influenzarono Baudelaire.[1] Ma nonostante le numerose pubblicazioni di suoi libri, faticò ad uscire da uno stato di povertà.

La sua traduzione in francese di Robinson Crusoe di Daniel Defoe è considerata ancora oggi come la migliore mai realizzata.

Attualmente è considerato come il rappresentante per eccellenza del Frenetismo.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Rhapsodies, 1832 (poesie)
  • Champavert, contes immoraux, 1833
  • Robinson Crusoë (traduzione), 1833
  • L'obélisque de Louqsor, pamphlet
  • Madame Putiphar, 1839

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. II, pag.352

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