Chiesa di Santa Maria Maggiore (Firenze)

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Coordinate: 43°46′23.77″N 11°15′11.04″E / 43.773269°N 11.253067°E43.773269; 11.253067

Chiesa di Santa Maria Maggiore
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Firenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santa Maria Maggiore
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Architetto Gherardo Silvani
Stile architettonico gotico, rinascimentale, barocco
Inizio costruzione VIII secolo
Completamento XVIII secolo

La chiesa di Santa Maria Maggiore è un luogo di culto cattolico che si affaccia sull'omonima Piazza all'angolo con Via de' Cerretani nel centro storico di Firenze. Si tratta di una delle più antiche chiese cittadine, e una delle prime dedicate alla Madonna.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa esisteva, sia pure con una diversa struttura, forse già in epoca longobarda nell'VIII secolo ed è già documentata nel 931, quando un documento cita il vescovo Rambaldo quale affittuario di una terra e una casa prope ecclesiam Sancti Marie Majoris, prima dunque che venissero erette intorno alla città le mura matildine (1078), il cui tratto nord passava in corrispondenza di via de' Cerretani. La seconda menzione documentaria, inequivocabile, risale comunque al 1021, mentre non è ritenuta storicamente fondata la leggenda che indica come fondatore della chiesa Papa Pelagio II nel 580.

Nel 1176 divenne collegiata e fu una delle dodici antiche priorie, con tanto di Canonici. Nell'archivio capitolare sono conservati numerosi atti notarili dal 1107 al 1520, che in gran parte registrano doni e acquisti di terre e fabbricati. Da questi documenti si è potuto stimare la ricchezza della comunità legata alla chiesa come molto cospicua, tanto da ricevere il privilegio di essere posta sotto la diretta protezione papale da Lucio III nel 1183, con conferma di Urbano II nel 1186 (una condizione mantenuta anche nel secolo successivo).

La chiesa nella pianta del Buonsignori (1594)

Passata ai cistercensi, venne ricostruita in forme gotiche nel XIII secolo, forse mantenendo in piedi le mura esterne e le volte originarie. La struttura cistercense è riconoscibile dalle tre navate divise da arcate a sesto acuto su pilastri quadrangolari, con tre absidiole a fondo piano. Non è dato sapere chi sia quel "maestro Buono" che, secondo il Vasari, avrebbe diretto i lavori di rinnovamento dell'edificio. Sempre il Vasari ricorda come Agnolo Gaddi avesse dipinto la pala per l'altare maggiore (una Incoronazione della Vergine circondata da angeli), mentre la Cappella maggiore conteneva gli affreschi di Spinello Aretino con Storie della Vergine e di Sant'Antonio Abate, dei quali sopravvive solo un frammento con la Strage degli Innocenti. Nel 1278 venne aumentato il numero dei canonici.

Durante il Quattrocento la chiesa subì una sorta di crisi che ne ridimensionò notevolmente le finanze e l'importanza. Nell visita pastorale del 1514 di Giulio de' Medici la chiesa venne descritta come in degrado, tanto che l'anno successivo Leone X la unì al Capitolo del Duomo, mentre il Priore vi rinunciava all'incarico nel 1520.

Nel 1521 passò ai Carmelitani riformati della congregazione di Mantova già allocati presso la chiesa di San Barnaba.

Risale a quell'epoca la ristrutturazione del complesso, ad opera di Gherardo Silvani, nella prima metà del XVII secolo, che coinvolse l'interno della chiesa, forse sulla base di un precedente disegno di Bernardo Buontalenti.

Nel Settecento l'aula venne dotata di altri altari, pale, stucchi e affreschi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata

L'esterno è molto semplice, con la copertura a filaretto di pietra sulla quale si aprono i portali sormontati da timpano.

Sopravvive, della struttura romanica, in facciata, la torre campanaria, sia pure mozzata, dove è murata una testa muliebre di epoca tardoromana, la cosiddetta Berta.[1] Sono molte le leggende che tentano di dare una spiegazione alla misteriosa scultura: si racconta, per esempio, che sia la testa pietrificata di una donna che, avendo canzonato un condannato al suo passaggio, sarebbe stata colpita dalla maledizione di questi.

Alfonso Parigi progettò una facciata marmorea che però non venne mai realizzata; la facciata in pietra grezza fu coperta da una semplice intonacatura, poi rimossa nel restauro del 1912-1913 insieme a vari arredi barocchi all'interno. Al centro, si apre un portale gotico con ghimberga e lunetta ogivale, all'interno della quale si trova una statua della Madonna col Bambino.

Dietro la chiesa è il chiostro cinquecentesco dell'antico convento, ora Chiostro della Creatività,[2] con due ordini di arcate a tutto sesto, in parte tamponate, sorrette da colonne e semicolonne tuscaniche in pietra. Il portico, con volta a crociera, è decorato da affreschi di architetture.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Interno

L'interno è a tre navate di tre campate ciascuna, coperte con volta a crociera e separate da archi a sesto acuto poggianti su pilastri quadrangolari. Insolitamente, mentre le due navate laterali sono riccamente decorate sulle pareti e sulle volte con affreschi e stucchi di gusto barocco, la navata centrale è alquanto spoglia, priva di particolari decorazioni. In controfacciata, sopra il portale, vi è una cantoria marmorea delimitata da una balaustra, sopra la quale si trovava anticamente un organo a canne, del quale rimangono la cassa e la mostra.

Fra i vari affreschi trecenteschi che un tempo la ornavano, rimangono quelli che rappresentano le Storie di Erode e la strage degli Innocenti, nella cappella maggiore, attribuiti a Jacopo di Cione e a Mariotto di Nardo, e quelli raffiguranti Santi sui pilastri quadrangolari che separano le navate.

Alla prima metà del XVII secolo, risalgono le opere del Poccetti (nella volta con affreschi della Vita di San Zanobi), del Cigoli, di Pier Dandini, del Passignano, del Volterrano, di Matteo Rosselli (la Vergine che accoglie il Bambino e San Francesco) e di Vincenzo Meucci.

Nella cappella Carnesecchi, posta alla sinistra dell'abside, a ridosso della parete di fondo, si trova un altare in marmi policromi del XVIII secolo, la cui ancona è costituita da due colonne corinzie che sorreggono un timpano spezzato al centro del quale vi è un Crocifisso di Giovanni di Francesco. Ivi trova luogo una preziosa reliquia il bassorilievo ligneo policromo e dorato del XIII secolo, raffigurante la Madonna col Bambino, attributo a Coppo da Marcovaldo (con molti dubbi e scoperte in fase di restauro che farebbero pensare a un'opera bizantina di un secolo più antica, del XII);[3] nella stessa cappella venne individuata nel 1751 l'iscrizione su una colonna che segnala la tomba di Brunetto Latini, letterato e notaio fiorentino, ben noto come maestro di Dante Alighieri; alla parete sinistra si trova un sarcofago con statua giacente, riferibile all'ambito di Tino di Camaino (inizio XIV secolo).

L'abside quadrangolare è interamente occupata dal presbiterio, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, con un'alta bifora nella parete fondale. L'altare maggiore, in pietra come l'ambone, è in stile neogotico, con mensa sorretta da archetti ogivali poggianti su colonnine. Alle sue spalle, l'organo a canne.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Nell'abside, alle spalle dell'altare maggiore, si trova l'organo a canne Mascioni opus 893, costruito nel 1967.[4]

Lo strumento è composto da un unico corpo, il quale presenta una mostra con cassa limitata al basamento e composta da canne di Principale con bocche a mitria disposte a palizzata, con due cuspidi laterali e un'ala centrale. La consolle è situata sotto l'ultima arcata tra la navata centrale e la navata laterale destra e dispone di due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. Il sistema di trasmissione è elettrico.

Di seguito, la disposizione fonica dell'organo:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 8'
Flauto conico 8'
Ottava 4'
Decima quinta 2'
Ripieno 5 file 2'
Voce umana 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Salicionale 8'
Corno camoscio 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Ripieno 3 file 2'
Tromba dolce 8'
Voce celeste 8'
Tremolo
Pedale
Subbasso 16'
Basso dolce 8'
Bordone 8'
Flauto 4'

Opere già in Santa Maria Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Santa Maria Maggiore: la testa pietrificata, firenzesegreta.com. URL consultato il 10 novembre 2013.
  2. ^ Chiostro della Creatività, firenzenotte.it. URL consultato il 10 novembre 2013.
  3. ^ Coppo di Marcovaldo - Madonna con Bambino, polomuseale.firenze.it. URL consultato il 10 novembre 2013.
  4. ^ Database - Nuovi strumenti, mascioni-organs.com. URL consultato il 10 novembre 2013.
  5. ^ La Cappella di Paolo Carnesecchi in Santa Maria Maggiore a Firenze, carnesecchi.it. URL consultato il 10 novembre 2013.
  6. ^ Compianto sul Cristo morto, museopoldipezzoli. URL consultato il 10 novembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M. Ciatti e C. Frosinini (a cura di), L'immagine antica della Madonna col Bambino di Santa Maria Maggiore. Studi e restauro., Firenze Edifir 2002.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]