Museo Horne
Coordinate: 43°46′3.05″N 11°15′34.61″E / 43.7675139°N 11.2596139°E
| Museo Horne | |
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Veduta esterna del museo |
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| Tipo | Arte |
| Indirizzo | Via dei Benci 6, Firenze |
| Sito | Sito ufficiale |
Il Museo Horne in via de' Benci 6 a Firenze è un interessante museo minore della città, che ricostruisce alcuni ambienti di una tipica abitazione fiorentina antica, con numerosi pezzi d'antiquariato, sculture e soprattutto una notevole collezione di dipinti su tavola del Tre e Quattrocento.
Fondato dal lascito di Herbert Percy Horne, uno storico dell'arte inglese che visse buona parte della sua vita a Firenze in questa dimora, accumulandovi le sue collezioni iniziate fin dal 1894, il museo testimonia sia l'arte e la vita quotidiana di questa città a cavallo fra medioevo e Rinascimento, sia il corso del mercato antiquario della fine dell'Ottocento (quando si formarono ancora alcuni dei grandi musei mondiali, grazie al fatto che ancora circolassero sul mercato veri capolavori), sia l'amore per Firenze della comunità inglese, che in quel periodo arrivò a contare una larga parte della popolazione, ridisegnando un'immagine romantica per la città e proteggendone il patrimonio artistico, minacciato dall'epoca del cosiddetto Risanamento.
Indice |
[modifica] Storia
Il palazzo, il cui progetto è stato attribuito a Giuliano da Sangallo o, secondo un maggior numero di studiosi, a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, risale al 1489. Come altri edifici nella zona, era appartenuto agli Alberti e poi ai Corsi; in seguito era passato ai Fossi nel Settecento e solo nel 1912 fu acquistato da Herbert P. Horne dopo aver saggiato più palazzi fiorentini, come il Palazzo da Cintoia.
Horne restaurò il palazzo secondo l'aspetto che avrebbe dovuto avere nel primo Rinascimento: una zona lavoro con magazzino al primo piano, il piano nobile con gli appartamenti padronali, infine un secondo piano con le cucine, di solito ivi collocate perché i fumi non attraversassero al casa, e gli ambienti della servitù.
Dopo la morte di Horne (1916) il palazzo fu ceduto per lascito testamentario al Comune di Firenze, affinché fosse costituita una fondazione che curasse le opere d'arte in esso custodite e le rendesse fruibili al pubblico. L'apertura del Museo della Fondazione Horne avvenne nel 1921, grazie all'impulso di due amici di Horne, Giovanni Poggi e Carlo Gamba Ghiselli. Quest'ultimo, in particolare, fu presidente della fondazione e curatore del museo dalla morte di Horne fino alla propria (1963), ed a lui si deve l'allestimento generale delle collezioni quale esso si presenta ancora oggi.
Il museo subì gravissimi danni durante l'alluvione di Firenze (4 novembre 1966), essendo situato in una delle zone più "basse" e quindi più duramente colpite dalla sciagura. Sebbene riaperto solo dieci anni dopo, i lavori di restauro dell'edificio e delle collezioni poterono dirsi conclusi solo nel 1989.
[modifica] Architettura
Il palazzo si trova all'angolo tra via de' Benci e corso Tintori, e per questo motivo venne decorato da due facciate simmetriche, a due piani con quattro finestre ciascuno. La cantonata è evidenziata dal bugnato regolare, mentre lungo la linea dei davanzali corrono delle semplici cornici marcapiano.
All'interno gli ambienti sono disposti attorno a un piccolo cortile, porticato su due lati, con due colonne sormontate da capitelli di particolare pregio, attribuiti alla bottega di Andrea Sansovino. Vi si aprono delle monofore a tutto sesto, profilate da cornici in pietra serena e, al primo piano, sormontate da oculi. I piani superiori sono segnati da una fascia marcapiano decorata da graffiti con estrosi motivi vegetali; vi si trovano due ballatoi a loggia e, più in alto, una terza loggia arretrata corre lungo tre lati.
[modifica] Collezioni
Il capolavoro del museo è il notevole polittico di Giotto, detto di Santo Stefano, con la pala d'altare e tre pannelli. Sono inoltre esposte una Madonna con bambino attribuita a Simone Martini, una Madonna di Bernardo Daddi, una Sacra famiglia del Beccafumi, un Cristo in pietà di Filippo Lippi, un trittico con i Santi Romualdo, Caterina d'Alessandria e Margherita di Pietro Lorenzetti, l'Allegoria della Musica di Dosso Dossi e uno stucco policromo (particolare connubio fra pittura e bassorilievo tipico di Antonio Rossellino), dedicato alla Madonna dei Candelabri. È presente anche una piccola tavola piuttosto rovinata, ma che costituisce una delle rarissime opere di Masaccio, ovvero un frammento della predella con le Storie di San Giuliano dal Trittico Carnesecchi.
Alcune opere, particolarmente fragili, sono state trasferite in altra sede, come la collezione dei disegni (XVII e XVIII secolo) che è confluita negli Uffizi.
Il museo conserva numerosi tavoli, sedie, cassoni e cassapanche rinascimentali, pregevoli ceramiche decorate, paioli e utensili da cucina originali dell'epoca, e altre collezioni eclettiche come quella dei mazzi di carte antichi, delle monete o dei sigilli.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- Musei e gallerie di Firenze e del suo territorio, Apt, Firenze 1999.
- Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, Le Lettere, Firenze 1995.
- Claudio Paolini, Lungo le mura del secondo cerchio. Case e palazzi di via de' Benci, Edizioni Polistampa, Firenze 2008.
- Claudio Paolini, Architetture fiorentine, Paideia, Firenze 2009.
- Vedi anche la bibliografia su Firenze.
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Museo Horne
[modifica] Collegamenti esterni
- Il sito ufficiale
- Scheda in Piccoli grandi musei
- Scheda in Repertorio delle architetture civili di Firenze
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