Campanile di Giotto

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Coordinate: 43°46′21.98″N 11°15′20.83″E / 43.7727722, 11.2557861

Veduta dell'alto del Campanile.
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Piazza del Duomo
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Il campanile di Giotto è la torre campanaria di Santa Maria del Fiore, la Cattedrale di Firenze, e si trova in piazza del Duomo.

Le sue fondazioni furono scavate attorno al 1298 all'inizio del cantiere della nuova Cattedrale, con Arnolfo di Cambio come capomastro.

La posizione inusuale del campanile, allineato con la facciata, riflette la volontà di conferirgli una grande importanza come segno di forte verticalità al centro della Insula Episcopalis e probabilmente la necessità pratica di liberare la visuale della zona absidale per la grande cupola prevista sin dal progetto arnolfiano.

Nel 1334 Giotto di Bondone subentra nell'incarico di capomastro[1] e si occupa subito della costruzione del primo piano del campanile, disinteressandosi - secondo quanto sostiene una leggenda - del cantiere della Basilica. Fornisce un progetto originale del campanile, con una terminazione a cuspide piramidale alta 50 braccia fiorentine (circa 30 metri), secondo cui l'elevazione totale sarebbe dovuta essere di 110-115 metri circa. L'altezza attuale è invece di 84,75 metri.
Un disegno conservato nel Museo dell'Opera del Duomo di Siena è considerato da alcuni studiosi ispirato a questo progetto.

Indice

[modifica] Giotto

L'impronta giottesca è soprattutto evidente nel pittoricismo del raffinatissimo rivestimento in marmi bianchi (dalle cave di Campiglia Marittima e Pietrasanta), verdi (serpentino di Prato) e rossi (Monsummano Terme, Siena), e soprattutto nel grandioso ciclo figurativo che, caso unico, adorna il basamento del campanile; una serie di raffigurazioni che accomunano il campanile ad altre grandi imprese della scultura figurativa come i portali delle cattedrali romaniche, i bassorilievi del Maitani scolpiti nel 1331 per la Facciata del Duomo di Orvieto, ma soprattutto ai rilievi della Fontana Maggiore a Perugia, opera realizzata nel 1275-78 da Fra Bevignate ma celebre per i rilievi di Nicola e Giovanni Pisano.

Anche se la critica non ha riconosciuto con certezza la mano del Maestro in alcuno dei rilievi, non si può mettere in dubbio la sua partecipazione alla stesura del programma iconografico[2].

Alla morte di Giotto nel 1337 solo il primo dado era compiuto, e già si erano evidenziate le carenze strutturali del progetto: l'Anonimo, autore di un Commentario alla Divina Commedia del XIV secolo[3] riferisce la leggenda che Giotto fosse morto di dolore per avere dato al Campanile poco ceppo da pie'... .

In effetti i più recenti rilievi effettuati sul campanile proverebbero che il progetto iniziale prevedeva uno spessore murario alla base di 1,60 metri che non avrebbe consentito alla torre di raggiungere l'altezza prevista. Al di sopra del primo livello inoltre Giotto eseguì una risega (arretramento della faccia esterna dei muri) di ben 24 centimetri che restringeva lo spessore dei muri di quasi mezzo metro. In più, la scala di accesso ai piani superiori non era prevista, come normalmente avviene, a sbalzo nel pozzo centrale della struttura, ma scavata al centro delle muraglie. Questa soluzione permetteva di ottenere una serie di locali di grande dimensione e ben sfruttabili, ma indeboliva ulteriormente il basamento.

[modifica] Andrea Pisano

Giotto rimane a capo del cantiere fino alla sua morte, nel 1337. Giorgio Vasari menziona il pittore Taddeo Gaddi come suo immediato successore[4], che alcuni ritengono abbia diretto l'ispessimento delle mura all'interno del primo ripiano, ma nei Documenti dell'Opera del Duomo l'unico successore documentato è Andrea Pisano che già aveva collaborato all'arredo decorativo del Campanile. Egli proseguì i lavori, modificando il disegno all'esterno con l'aggiunta di due lesene per faccia, nell'intento di rimediare alla diminuzione di spessore dovuta alla risega. Tra le lesene avrebbe dovuto probabilmente aprirsi una monofora (come nel disegno dell'Opera del Duomo di Siena) per dare luce alla sala di rappresentanza al primo piano.

Inoltre le due sale sovrapposte a quella al piano terra furono eseguite in falso, cioè non appoggiano sulle murature ma sulle volte della sala sottostante, permettendo di guadagnare preziosi centimetri di spessore murario dall'interno. La modifica strutturale funzionò egregiamente in quanto il campanile poté raggiungere i previsti 85 metri senza ulteriori problemi. Soli inconvenienti rimasero l'angustia del vano alla base del campanile e l'irregolarità delle finestre. Andrea Pisano diresse il cantiere dal 1337 al 1348. Nella parte da lui diretta il campanile presenta una serie di nicchie ogivali per un ciclo di sculture a tutto tondo, meglio visibili dal basso rispetto ai bassorilievi.

[modifica] Il problema dei vani scale

La sala al piano terra con la volta a costoloni impostata su colonnette

Un accenno oscuro di Antonio Pucci, rimatore del '300, riferisce che Andrea Pisano perse l'incarico di Capomastro a causa degli errori da lui commessi nel secondo livello del campanile. Non è molto chiaro quanto questo accenno sia credibile, né vi è accordo su quali sarebbero stati gli errori imputatigli. Probabilmente durante la conduzione dei lavori da parte di Andrea Pisano si rese necessario ricorrere a dei compromessi per continuare la costruzione nonostante i difetti del piano originale.

Il problema proveniva dalla necessità di due diverse scale, una per raggiungere la cella campanaria e la cima e una scala riservata per accedere alle tre grandi sale, di cui quella a terreno e quella del primo piano dovevano servire ad usi di rappresentanza[5], visto che vantano rifiniture di alto livello, volte a costoloni impostati su colonnine angolari e chiavi di volta decorate (a piano terra coll'Agnus Dei, stemma dell'Opera del Duomo, al primo piano col Giglio araldico di Firenze).
Inevitabilmente le due scale dovevano evitare di incrociarsi e dovevano quindi seguire percorsi complicati: inoltre lo svuotamento delle muraglie poteva indebolire le pareti.

Il punto di maggior complessità si trova proprio all'altezza del secondo dado del campanile. Andrea riuscì a condurre entrambe le scalinate, ma dovette sacrificare le finestre che avrebbero dovuto fornire luce alla sala del primo piano. Infatti invece della progettata monofora dovette accontentarsi di due prese di luce ridotte e irregolari. All'esterno le aperture non sarebbero apparse simmetriche e quindi Andrea dovette ricorrere ad un artificio, riducendo la progettata monofora nello spazio tra le lesene ad una sottile striscia (coperta con una grata traforata in marmo), e riempiendo lo spazio non usato con altre due nicchie ogivali (particolare rivelatore, lievemente più strette delle altre).

[modifica] Francesco Talenti

Veduta di scorcio

Il campanile, dopo l'interruzione dei lavori dovuti alla Peste nera, fu terminato nel 1359 da Francesco Talenti, che poté portare più agevolmente a termine l'opera non avendo più da risolvere complessi problemi di statica, risolti bene o male dal suo predecessore. Francesco però diede prova di grande abilità, organizzando la costruzione come quattro massicci pilastri angolari collegati da diaframmi murari relativamente sottili in cui si aprono le grandi finestre.

Ora era necessario un solo vano scale, e si poté usare un solo pilastro alla volta, scavandovi una scala ad elica per scavalcare i finestroni (l'elica è doppia nell'ultimo piano per passare sopra all'altissima trifora). A lui si devono tre piani, i più bassi, con un caratteristico motivo di bifore accoppiate, forse di origine senese, ultima la cella campanaria aperta da enormi trifore con timpano. Al di sopra della cella non fu più eseguita la cuspide, che alla fine del '300, in piena reazione contro il gusto gotico, doveva apparire non consona all'arditissimo verticalismo della torre[6], ma una piattaforma aggettante con una ricca balaustra.
Particolare curioso, nel rivestimento marmoreo dell'ultimo piano furono impiegate lastre di marmo bianco con motivi a tarsia di sapore romanico, forse pezzi di reimpiego provenienti dal cantiere del Battistero.

[modifica] Il corredo decorativo

Formelle del lato sud
Formelle della Genesi, La Creazione di Adamo e La creazione di Eva, Andrea Pisano, originali nel Museo dell'Opera del Duomo

Peculiare del campanile è la ricchissima decorazione scultorea, un complesso programma iconografico a cui parteciparono alcuni tra i migliori scultori presenti a Firenze. Tutte queste opere, uno dei più completi cicli figurativi del Medioevo, sono oggi stati sostituiti con copie (gli originali si conservano nel Museo dell'Opera del Duomo).
L'attribuzione dei bassorilievi a questo o quello scultore è tuttora oggetto di discussione; si fanno i nomi di Andrea Pisano, di Luca della Robbia, dello stesso Giotto.

I Bassorilievi del basamento, esagonali in basso, a losanga al livello superiore, rappresentano:

[modifica] Lato ovest

Da sinistra a destra:

  • La creazione di Adamo, di Andrea Pisano
  • La creazione di Eva, di Andrea Pisano
  • Adamo ed Eva dissodano la terra, di Andrea Pisano
  • Iabel - inventore della pastorizia, di Andrea Pisano
  • Iubal - inventore della musica, di Andrea Pisano (o forse Nino Pisano)
  • Tubalcain - inventore della metallurgia, di Andrea Pisano
  • Noè - Inventore del vino, di Andrea Pisano

Al piano superiore, nelle losanghe, I sette Pianeti: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno (bottega di Andrea Pisano, cosiddetto Maestro di Saturno, tranne Venere, forse di Nino Pisano).

[modifica] Lato sud

Da sinistra a destra:

  • Gionitus (L'astronomo), con un quadrante, di Andrea Pisano
  • Muratori sul cantiere, di Andrea Pisano
  • La Medicina, di Andrea Pisano
  • Cavaliere, o cacciatore, di Andrea Pisano
  • Filatrice e Tessitrice al telaio, di Andrea Pisano
  • Foroneo, Scrittore, o legislatore, di Andrea Pisano
  • Dedalo, l'avo degli artisti, di Andrea Pisano

Al piano superiore, nelle losanghe, Le Virtù teologali (Fede, Speranza, Carità) e le Virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza), bottega di Andrea Pisano.

[modifica] Lato est

Da sinistra a destra:

  • una barca spinta da remi, di Andrea Pisano
  • Ercole e Caco (la Giustizia?), di Andrea Pisano
  • L'aratura dei campi, di Andrea Pisano
  • Il carro di Tespi, di Andrea Pisano
  • La Geometria, di Andrea Pisano

Questa faccia ha solo cinque formelle per l'apertura, nel XV secolo, della porta d'accesso alla sala terrena; le due formelle rimosse furono spostate ai primi due posti del lato nord.

Al piano Superiore, nelle Losanghe, Le Arti del trivio (Grammatica, Dialetica, Retorica) e del Quadrivio (Aritmetica, Musica, Geometria e Astronomia), Bottega di Andrea Pisano.

[modifica] Lato nord

Campanile visto dal duomo
Campanile innevato

Questa faccia, vicinissima alla cattedrale, era originalmente priva di formelle esagonali; quando fu aperta la porta del campanile vi furono spostate le due formelle con la Pittura e la Scultura, e nel 1437 si commissionarono cinque formelle a Luca della Robbia per completare la decorazione. Da sinistra a destra:

Al piano superiore, nelle losanghe, i Sette Sacramenti (Battesimo, Confessione, Matrimonio, Ordine sacro, Cresima, Eucaristia, Estrema Unzione), variamente attribuiti ad Alberto Arnoldi o Maso di Banco; nella lunetta dell'antico portale di collegamento col duomo, una Madonna col Bambino di Andrea Pisano.

[modifica] Lettura delle immagini

La scelta dei temi può sembrare convenzionale, in quanto non esce dalle tradizionali scelte iconografiche, ma differenze nella scelta e nella rappresentazione sono evidentissime. Antonio Paolucci ritiene che il ciclo voglia rappresentare una narrazione del Destino dell'uomo e delle sue attività. Immagini dal libro della Genesi sono scolpite o illustrate in numerose facciate, Cicli dei Mesi con la rappresentazione delle attività dell'uomo sono diffusissimi (esempio celeberrimo, il Portale dei Mesi a Ferrara; per restare vicini a Firenze, li troviamo a Pisa, Lucca, Arezzo).

Nei rilievi ovest del campanile si rileva però una curiosa originalità nel trattamento di temi altrove rigidamente canonizzati; manca la narrazione della tentazione e della cacciata dei progenitori, privilegiando invece il lavoro nei campi; nell'ubriachezza di Noè[7], mancano i figli che lo osservano o cercano di coprine le nudità, e tutta l'attenzione verte sulla magnifica vite, sotto cui giace una botte accuratamente descritta. L'intento quindi è di sintetizzare racconto biblico e rappresentazione della creatività umana.

Al piano superiore le losanghe dei Pianeti, ordinati secondo il modello tolemaico, riportano alle raffigurazioni calendariche. Passando al lato sud del campanile le attività descritte si specializzano, non più quelle primitive dei progenitori ma quelle sviluppate dalle necessità e dall'ingegnosità umana. La figura umana è assolutamente protagonista. Le Virtù del piano superiore sono in diretta relazione con il lavoro, tramite tra l'uomo e la sua elevazione.

Nel lato rivolto ad est, mentre si celebrano altre attività umane, tra cui l'agricoltura e il teatro, col carro di Tespi[8], per finire con la rappresentazione dell'architetto che leva il capo a guardare il Duomo, sono soprattutto degne di nota le formelle a losanga, che rappresentando le Arti del Trivio e del Quadrivio sono una celebrazione dello Studium, della Università appena aperta (1349) nella vicina via dello Studio, che sbocca quasi di fronte a questo lato del campanile.

Il lato nord inizialmente non presentava una serie di rilievi esagonali, poiché un passaggio sopraelevato costituiva l'accesso al campanile dalla cattedrale. Invece al piano superiore chi percorreva il passaggio si trovava di fronte i rilievi dei sette Sacramenti. Quando la passerella fu rimossa e due formelle esagonali si resero disponibili (a causa dell'apertura della porta attuale), altre cinque formelle furono commissionate ad Andrea della Robbia.

Quali furono, se ve ne furono, gli ispiratori di questo complesso ciclo iconografico? La critica recente sembra orientata a proporre solo due nomi, Vincenzo di Beauvais, morto nel 1264, autore del trattato intitolato Specula in cui suddivide in quattro specchi tutte le attività celesti ed umane, oppure Fra Remigio dei Girolami, domenicano nato a Firenze ed ancora vivo agli inizi del XIV secolo, allievo di San Tommaso d'Aquino e (forse) maestro di Dante.

[modifica] Nicchie ogivali

L'Abacuc di Donatello (dettaglio), originale nel Museo dell'Opera del Duomo

Al livello superiore Andrea Pisano ricavò sedici nicchie ogivali (quattro per lato; ad un livello superiore un fregio di simili nicchie cieche) per inserirvi statue a tutto tondo. Come nel livello inferiore, il riempimento delle nicchie si prolungò oltre la fine dei lavori del campanile, il che fa sì che alcune di queste statue siano capolavori del Rinascimento.

Le sedici statue del terzo ordine si trovano dal 1937 nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, mentre all'esterno si trovano delle copie.

[modifica] Lato nord

Queste quattro statue si trovavano fino al 1464 sul lato ovest, il più importante poiché contiguo alla facciata, ma analogamente alla porta di Andrea Pisano del Battistero vennero spostate per far spazio a opere rinascimentali, più apprezzate, in questo caso le sculture di Donatello. Il lato nord era invece quello meno visibile, poiché molto ravvicinato alla parate del Duomo. Queste opere, più che statue a tutto tondo, possono essere considerate altorilievi molto aggettanti, grezzi sul retro dove la nicchia copriva la visione[9].

[modifica] Lato ovest

Queste quattro sculture furono le ultime quattro ad essere scolpite (1420-1435). A lavori ultimati gli Operai del Duomo furono così sooddisfatti delle opere che le collocarono nel lato ovest, il più importante, spostando quelle più antiche di Andrea Pisano e bottega[10].

  • Profeta, già identificato con san Giovanni Battista, Nanni di Bartolo (1425 circa, la firma di Donatello sulla base è sicuramente posteriore[11])
  • Profeta Abacuc, Donatello (1423-1425)
  • Profeta Geremia, Donatello (1427-1435)
  • Profeta Abdia, Nanni di Bartolo (1422 circa)

[modifica] Lato sud

I quattro profeti del lato sud sono caratterizzati da un senso maggiore del volume e un'ispirazione più classica rispetto a quelli del lato nord, immediatamente precedenti, già attribuiti alla tarda attività di Andrea Pisano, oggi sono in parte attribuite a Maso di Banco e a artisti della sua cerchia, con datazioni oscillanti tra il 1334 e il 1341[12].

[modifica] Lato est

Le quattro scultore, dedicate a Profeti e Patriarchi, vennero scolpite tra il 1408 e il 1421[13].

[modifica] Profilo turistico

Campanile di Giotto

Immagine del Campanile di Giotto
Entrata
Tipologia Architettura
Indirizzo Piazza del Duomo, Firenze
Telefono 055 2302885
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito [1]

Il Campanile di Giotto è gestito dall'ente laico dell'Opera del Duomo fiorentino[14], che gestisce il relativo museo, la Cattedrale, il Battistero ed altri monumenti che si affacciano sulla piazza. L'ente non si occupa solo della fruizione museale, ma è responsabile anche della conservazione, dei restauri e dell'ordinaria manutenzione degli edifici. Nel 2000 i biglietti staccati per salire sul campanile erano stati circa 290.000, al terzo posto come numero di ingressi dopo il Battistero (circa 485.000) e la Cupola del Brunelleschi (circa 412.000)[15].

[modifica] Curiosità

Si racconta che durante la fase iniziale nella quale il campanile veniva rivestito ed ornato con i pregevoli marmi bianchi, rosati e verdi nonché dalle sculture eseguite dai migliori scalpelli del tempo, un cittadino di Verona rendendosi perfettamente conto del valore che stava assumendo l'opera, ebbe a dire che la Repubblica Fiorentina non poteva permettersi il lusso di continuare a finanziare l'intera opera. Questo superficiale giudizio offese la Signoria tanto da infliggere all'incauto veronese due mesi di prigione per vilipendio. Scontata la pena, il gonfaloniere Ruggeri Calcagni ordinandone la scarcerazione, volle però che prima di ripartire, fosse condotto a vedere l'opulenza dell'erario pubblico al fine di renderlo consapevole sull'effettiva solvibilità dei fiorentini i quali, non solo potevano permettersi il lusso di eseguire il ricco rivestimento al loro campanile, ma erano in grado di rivestire così l'intera città[16].

[modifica] Note

  1. ^ Cfr. Vasari, Vita di Giotto:Dopo queste cose mise mano, l'anno 1334 a dì 9 di luglio, al campanile di S. Maria del Fiore
  2. ^ Antonio Paolucci, Per una teologia del lavoro vedi bibliografia
  3. ^ Commento alla Divina Commedia d'anonimo fiorentino del secolo xiv per la prima volta stampato a cura di Pietro Fanfani, Bologna, Gaetano Romagnoli, 1866-1874. in 8°, voll. 3.
  4. ^ Cfr. Vasari, Vita di Giotto:questa opera che fu seguitata dopo lui da Taddeo Gaddi, non essendo egli tanto vivuto che la potesse vedere finita
  5. ^ Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi ipotizza l'uso delle sale per un progettato Concilio di Firenze nel XIV Secolo che poi non si tenne.
  6. ^ Cfr. Vasari, Vita di Giotto:Doveva questo campanile, secondo il modello di Giotto, avere per finimento sopra quello che si vede una punta overo piramide quadra alta braccia cinquanta, ma per essere cosa tedesca e di maniera vecchia, gl'architettori moderni non hanno mai se non consigliato che non si faccia, parendo che stia meglio così.
  7. ^ Tratto da Genesi9, 21-23
  8. ^ Tespi (secondo Orazio) si spostava da una città all'altra dell'Attica con un carro sul quale innalzava un palco; due attori con i visi dipinti cantavano dei cori di argomento storico
  9. ^ Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, cit., pag. 100.
  10. ^ Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, cit., pag. 105.
  11. ^ Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, cit., pag. 105.
  12. ^ Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, cit., pag. 102.
  13. ^ Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, cit., pag. 102.
  14. ^ http://www.operaduomo.firenze.it/
  15. ^ Fonte: annuario Apt 2001
  16. ^ http://www.comune.firenze.it/viverefirenze/itinerario3/tratti/tratto6.html

[modifica] Bibliografia essenziale

Veduta del lato ovest del Campanile
  • Giuseppe Richa, Notizie Istoriche delle Chiese Fiorentine, Firenze 1757; rist. anast. Roma, Multigrafica, 1989
  • Cesare Guasti, Santa Maria del Fiore - La costruzione della Chiesa e del Campanile, Firenze, Ricci, 1887; rist. anast. Bologna, A Forni, 1974
  • Giuseppe Rocchi Coopmans de Yoldi, Santa Maria del Fiore - Piazza, Battistero, Campanile. Firenze, Università degli Studi, 1996
  • Francesco Gurrieri, La Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, Firenze, 1994
  • AA.VV., Alla scoperta di piazza del duomo in Firenze-3 il Campanile di Giotto, a Cura di Timothy Verdon, Centro Di, Firenze, 1994
  • Antonio Paolucci, I rilievi del Campanile: una teologia del Lavoro, Firenze, 1993
  • Marvin Trachtemberg, The Campanile of Florence Cathedral: Giotto's Tower, New York University Press 1971
  • Giorgio Verdiani, Firenze delle Torri: Architetture verticali e loro intorno, Firenze, Alinea 2005
  • AA.VV., Il museo dell'Opera del Duomo a Firenze, Mandragora, Firenze 2000. ISBN 88-85957-58-7

[modifica] Voci correlate

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