Accademia di belle arti di Firenze

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Coordinate: 43°46′37.92″N 11°15′33.62″E / 43.777199°N 11.259339°E43.777199; 11.259339

Veduta da Piazza San Marco

L'Accademia di belle arti di Firenze è un'accademia d'arte pubblica, ospitata nell'ex Ospedale di San Matteo in Piazza San Marco. L'importanza storica di questa istituzione culturale è sottolineata dalla datazione antica e dai personaggi importanti che nel corso dei secoli ne hanno fatto parte.

Storia dell'Accademia[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile interno, con calchi in gesso di famose sculture
Lo scalone monumentale

L'attuale Accademia di Belle Arti di Firenze nasce nel 1784 da una riforma dell'Accademia delle Arti del Disegno voluta da Pietro Leopoldo per far sviluppare un moderno istituto di insegnamento delle arti che potesse soddisfare anche le nuove esigenze delle arti applicate.

Una prima modernizzazione e razionalizzazione dell'organizzazione accademica si ebbe grazie a Pietro Leopoldo di Toscana, che nel 1784 sottrasse alla Accademia ogni mansione di 'ordine professionale' istituendo un istituto pubblico di insegnamento.

A quei tempi risale l'apertura all'istruzione artistica pubblica e gratuita, con le materie di Pittura, Scultura, Architettura, Grottesco (presto cambiato in Ornato, oggi diremmo Arredo e Decorazione) e Intaglio in Rame (cioè Incisione) e la creazione della collezione strumentazioni e opere d'arte antiche e moderne da studiare e copiare, che oggi in larga parte fanno parte del Museo dell'Accademia, dal quale prende il nome. Antonio Canova - chiamato a Londra per una expertise sugli Elgin marbles del Partenone - ne fece pervenire in Accademia ad uso di copia i calchi; mentre una ricca biblioteca corredava lo studio, con numerosi libri anche rari. Nel 1872 vi veniva anche portato il David di Michelangelo, mentre l'Accademia si preoccupò di fornire una copia da esporre in Piazza della Signoria.

La storia dell'istituto seguì i rivolgimenti dello stato Toscano, prima con l'occupazione francese e quindi con il dominio di Elisa Baciocchi. Durante questo periodo, fino alla restaurazione del 1814, l'Accademia divenne un istituto legato alla Comunità di Firenze, ed è proprio agli statuti susseguiti nel 1807 e nel 1812 che si devono importantissimi cambiamenti e introduzione di nuovi metodi ancora oggi alla base dell'insegnamento e della fisionomia dell'istituto.

Fra la fine del Settecento ed l'Ottocento anche a Firenze ebbero luogo le dispute fra accademici tradizionalisti, come i docenti e allievi Pietro Benvenuti, Lorenzo Bartolini, Raffaello Morghen e Giovanni Dupré, e rinnovatori, in special modo i macchiaioli, che anticiparono l'impressionismo, come Adriano Cecioni, Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Giovanni Fattori, anche se non si raggiunsero i toni asperrimi come a Parigi.

Fra gli artisti stranieri che furono onorati di essere ascritti come professori accademici figurano Jacques-Louis David, Jean-Auguste-Dominique Ingres e Johann Friedrich Overbeck.

Dal 1873 si istituì nuovamente in seno all'Accademia di Belle Arti una Accademia delle Arti del Disegno che identificò il Collegio dei Professori a cui si riconobbero poteri e funzioni di sorveglianza, consiglio e pareri diversi da quelli dell'istituto di insegnamento. Tale assetto perdurò fino al 1937 quando dall'Accademia di Belle Arti a seguito della Riforma Gentile del 1923, si distaccò di Architettura che confluì nell'Università Degli Studi di Firenze (1927) e l'Accademia delle Arti del Disegno nel 1937.

Fra i maestri del Novecento che hanno invece operato o insegnato presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, figurano Antonio Berti, Gastone Breddo, Dino Capponi, Ugo Capocchini, Felice Carena, Galileo Chini, Primo Conti, Adolfo De Carolis, Michele Depalma, Giovanni Colacicchi, Pericle Fazzini, Oscar Gallo, Quinto Ghermandi, Giuseppe Graziosi, Rodolfo Margheri, Antonio Cardile, Quinto Martini e Ottone Rosai.

Con l'istituzione dei Corsi di Specializzazione e con la relativa distinzione fra Diplomi di primo e secondo livello, oggi l'Accademia di Belle Arti si è allineata con il percorso di studi universitario.

Storia e architettura dell'edificio[modifica | modifica wikitesto]

L'ampliamento su via Cesare Battisti

L'antico ospedale di San Matteo, col caratteristico loggiato dai capitelli a foglie d'acqua in stile rinascimentale, fu costruito fra il 1388 e il 1410, per volere del banchiere Lemmo Balducci, per questo veniva detto anche "di lelmo", dalla storpiature del nome del benefattore; le tre lunette in terracotta invetriata collocate sopra i portali sono di Andrea della Robbia e collaboratori (1490 ca.).

All'interno è presente un luminoso chiostro ed oltre all'Archivio dell'Accademia, si conservano un'Ultima Cena affrescata da Stefano d'Antonio Vanni (1465-66) e una Crocifissione ad affresco proveniente dalla ex chiesa di San Matteo, ora adibita a biblioteca. Nella biblioteca dell'istituto, nata nel 1801, sono conservati incisioni originali, manoscritti, cinquecentine, disegni e documenti a partire dal 1784.

Il cortile venne coperto da portici a archi ribassati agli inizi del Seicento. L'Accademia vi venne trasferita da Pietro Leopoldo solo nel 1784: in quel periodo Gaspare Maria Paoletti ne curò una riorganizzazione degli spazi e divenne il "primo maestro" della scuola di architettura dell'Accademia.

Dal Palazzo della Crocetta, ora sede del Museo Archeologico, fu trasportata e ricomposta qui nel 1788 la Cappella della Crocetta, affrescata con la Fuga in Egitto da Giovanni da San Giovanni (1621), uno dei più antichi esempi riusciti di "strappo" di affresco.

Un tempo facevano parte del complesso anche la sala della gipsoteca Bartolini, oggi facente parte dell'attigua Galleria dell'Accademia.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Adorno, a cura di, Accademie e istituzioni culturali a Firenze, Firenze, Olschki, 1983.
  • Z. Wazbinski, L'Accademia medicea del Disegno a Firenze nel Cinquecento, Firenze, Olschki, 1987.

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