Piazza della Repubblica (Firenze)

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Coordinate: 43°46′17.21″N 11°15′14.62″E / 43.771447°N 11.254061°E43.771447; 11.254061

Piazza della Repubblica a Firenze.

Piazza della Repubblica è una piazza del centro storico di Firenze di forma rettangolare grande circa 75 m per 100 m, tra le più grandi in Italia. È il risultato più conosciuto (secondo alcuni tristemente conosciuto) dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871).

Storia della piazza[modifica | modifica wikitesto]

Il foro romano[modifica | modifica wikitesto]

Arco
Il plastico delle Terme di Florentia, Museo di Firenze com'era

Piazza della Repubblica è il centro della città sin dall'epoca romana. Qui, esattamente dove si trova la Colonna dell'Abbondanza, si incontravano il cardus e il decumanus maximi e vi si apriva il grande foro: il Cardo corrisponde a via Roma, via Calimala e via Por Santa Maria, invece il Decumano corrisponde a via del Corso, via degli Speziali e via degli Strozzi. Tracce archeologiche sono state ritrovate all'epoca delle demolizioni ottocentesche, come resti di edifici, di un complesso termale verso sud, di edifici di culto. Via del Campidoglio e via delle Terme per esempio furono nominate in seguito ai rispettivi ritrovamenti archeologici. Sul lato meridionale si apriva un arco d'ingresso, mentre il lato nord era delimitato da un muro di recinzione; a est e sud si trovavano edifici pubblici; il tempio Capitolino era a ovest. In un secondo momento, verosimilmente l'epoca adrianea, l'area venne monumentalizzata ulteriormente, rialzando e allungando la piazza, con una nuova pavimentazione in marmo lunense più alta di circa un metro e mezzo. Vi si aprivano alcune porte con gradini e un portichetto con statue di magistrati e imperatori. Il Capitolium (I secolo a.C.-I secolo d.C.) era più o meno dove oggi stanno i portici, posto su un podio quadrangolare di circa tre metri, accessibile da scalinata, del quale restano le fondazioni[1].

Dante riporta la tradizione orale che in queste vicinanze esistesse un tempio dedicato a Marte che patrocinava la città: secondo il poeta ciò determinò il carattere bellicoso della città. Secondo altre fonti una statua di Marte (o di un'altra divinità, visto che era equestre) sarebbe realmente esistita e sarebbe stata collocata nel medioevo vicino al Ponte Vecchio, da dove fu però spazzata via durante l'alluvione del 1333.

Al Museo topografico di Firenze com'era esiste un plastico della Florentia romana che mostra una possibile ricostruzione del foro e degli altri edifici antichi.

La piazza del Mercato Vecchio e il Ghetto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mercato Vecchio.
La Colonna dell'Abbondanza
Giovanni Stradano, Piazza del Mercato Vecchio, Palazzo Vecchio, Sala di Gualdrada

In epoca alto medievale la zona fu densamente edificata. Prima della realizzazione della quinta cerchia di Mura, i cronisti raccontano di come nella città non esistesse più un singolo orto o spazio per il pascolo e le case-torri si stagliassero verso il cielo con uno sviluppo verticale reso necessario dalla mancanza di spazio.

Col tempo questa area mantenne comunque la funzione di luogo di ritrovo, iniziando ad ospitare il mercato, che fu istituzionalizzato dopo l'anno Mille. Tipicamente rispetto anche ad altre città italiane si veniva così a definire lo spazio pubblico destinato ai commerci, al quale si contrapponeva una piazza del Duomo destinata agli affari politici e una piazza del Comune (Piazza della Signoria) destinata alla politica e agli affari civili.

Nel Cinquecento il Mercato divenne Vecchio per la realizzazione della Loggia del Mercato Nuovo vicino al Ponte Vecchio.

Il Mercato Vecchio era un edificio basso e lungo a forma di ovale rettilineo con una tettoia piuttosto aggettante che fungeva anche da riparo per i compratori e le bancarelle che si disponevano su entrambi i lati. Altri negozi e bancarelle si dispiegavano nella piazzetta attorno.

Qui si trovava anche il Ghetto ebraico, dove Cosimo I aveva obbligato a risiedere gli ebrei in città. Nel ghetto esisteva una Sinagoga Italiana e una Spagnola o Levantina.

Numerosi erano i tabernacoli e le chiese, oggi sono andati perduti, tuttavia sono ricordati da testimonianze fotografiche, pittoriche e grafiche ottocentesche (molte sono esposte al Museo di Firenze com'era). Si affacciavano sulla piazzetta del Mercato la chiesa di San Tommaso e quella di Santa Maria in Campidoglio; c'era anche il tabernacolo di Santa Maria della Tromba, ricostruito all'angolo nord del Palazzo dell'Arte della Lana, sul retro di Orsanmichele. Era questa quindi una delle zone più caratteristiche e nel corso dei secoli aveva mantenuto quasi intatto il tessuto edilizio medievale, con stradine strette ed edifici addossati gli uni agli altri.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colonne di Firenze.

L'unica testimonianza rimasta della vecchia piazza del Mercato, sebbene ricollocata solo nel 1956, è la Colonna della Dovizia o Colonna dell'Abbondanza che si erige su un basamento gradonato. Questa colonna, considerata l'ombelico della città, fu eretta all'incrocio del cardo e il decumano della antica città romana. La versione attuale della colonna risale al 1431 ed è sormontata da una statua in pietra serena che rappresenta la Dovizia (o l'Abbondanza), opera di Giovan Battista Foggini, che sostituì un'originale di Donatello irrimediabilmente deteriorata nel 1721. Oggi la statua originale si trova nel Palazzo della Cassa di Risparmio in via dell'Oriuolo, mentre all'esterno si trova una copia del 1956.

La piazza "risanata"[modifica | modifica wikitesto]

La piazza vista da via degli Speziali
Scorcio della piazza
L'iscrizione sull'arcone, Piazza della Repubblica

L'aspetto attuale della piazza è causa degli interventi urbanistici attuati a seguito della proclamazione di Firenze capitale d'Italia (1865-71). In particolare i lavori a piazza della Repubblica ebbero luogo tra il 1885 e il 1895. Quel periodo, che stravolse l'assetto di buona parte del centro cittadino è conosciuto come il periodo del Risanamento, secondo la terminologia celebrativa ottocentesca, mentre dai detrattori è chiamato più prosaicamente lo sventramento cittadino.

La decisione di ampliare la piazza comportò la distruzione totale di edifici di grande importanza: le torri medievali, le chiese, le sedi corporative delle Arti, alcuni palazzi di nobili famiglie, nonché botteghe artigiane e abitazioni. L'operazione viene presentata come necessaria per risanare le condizioni igienico-sanitarie dell'area, ma in realtà fu soprattutto legata alla speculazione edilizia ed alla volontà di legittimazione dell'emergente classe borghese, protagonista delle vicende italiane immediatamente successive all'Unità.

La città subì di fatto una enorme perdita, in minima parte risarcita dal salvataggio di monumenti come la Loggia del Pesce del Vasari che viene smontata e rimontata in piazza dei Ciompi. L'aspetto della piazza prima delle demolizioni ottocentesche è documentato da stampe, dipinti e plastici nel Museo storico topografico Firenze com'era situato in via dell'Oriuolo. Molti pezzi d'arte e anche frammenti architettonici alimentarono il mercato antiquario, e solo una parte di essi venne salvata nel lapidario del Museo di San Marco, mentre altri sono tornati alla città con donazioni come quelle che hanno permesso l'istituzione del Museo Bardini e del Museo Horne. Artisti come Telemaco Signorini ritrassero con malinconia questo pezzo di città che andava scomparendo.

Nel 1888, dopo la demolizione delle catapecchie del centro del mercato, era riapparsa l'antica piazza del Mercato Vecchio, con la Loggia, la Colonna dell'Abbondanza e la chiesa di San Tommaso, ma agli oculati restauri si preferì procedere con uno smantellamento più radicale.

Il 20 settembre 1890, con i cantieri ancora aperti per ricostruire i palazzoni nella piazza, venne inaugurato alla presenza del re il monumento a Vittorio Emanuele II a cavallo, che diede il nome di allora alla piazza. Una foto antica risalente al giorno dell'inaugurazione mostra gli edifici della piazza ancora incompleti e coperti da teli come scenografie di fortuna per la cerimonia civile solenne. La statua, opera celebrativa e piuttosto retorica, non piacque ai fiorentini, come testimonia un pungente sonetto di Vamba, che lo apostrofa come Emanuele a corpo sciorto. Oggi la statua si trova nel piazzale delle Cascine.

I palazzi che sorsero nella nuova piazza, definiti amaramente da Telemaco Signorini porcherie, seguivano la moda eclettica del tempo ed erano stati progettati da architetti allora molto in voga: Vincenzo Micheli, Luigi Buonamici, Giuseppe Boccini. A seguito di questa trasformazione, la piazza divenne una sorta di "salotto buono" della città; vi si affacciarono fin da allora palazzi signorili, alberghi di lusso, grandi magazzini ed eleganti caffè, tra cui il noto Caffè Le Giubbe Rosse, luogo d'incontro e di scontro di letterati ed artisti di grande fama.

I portici con l'arco di trionfo, detto l'"Arcone", vennero disegnati dal Micheli e si ispiravano alla più aulica architettura rinascimentale fiorentina, anche se le aggiunte moderne li resero lontani dal vero stile antico. L'altisonante iscrizione che domina la piazza fu dettata, pare, da Isidoro del Lungo, o, secondo altre fonti da altri letterati:

« L'ANTICO CENTRO DELLA CITTÀ

DA SECOLARE SQUALLORE
A VITA NUOVA RESTITUITO
 »

In cima all'Arcone si trovava un gruppo allegorico in gesso con tre donne che simboleggiavano l'Italia, l'Arte e la Scienza. I fiorentini avevano taglientemente soprannominato le tre donne dando loro nomi di famose prostitute dell'epoca: la Starnotti, la Cipischioni e la Trattienghi. Il gruppo, notevolmente deteriorato, nel 1904 venne rimosso.

La piazza odierna[modifica | modifica wikitesto]

Portici
Il Caffè Gilli
Caffè Le Giubbe Rosse
La cupoletta decorata dalle maioliche nel Palazzo delle Poste Centrali

La statua di Vittorio Emanuele II venne rimossa nel 1932 e spostata alle Cascine. Nel dopoguerra la piazza cambiò nome in piazza della Repubblica. Nel 1956 venne ricollocata la Colonna dell'Abbondanza.

La piazza oggi è il teatro di artisti di strada e esibizioni estemporanee che hanno luogo soprattutto all'imbrunire. Un progetto per la realizzazione di una metropolitana a Firenze, se mai sarà realizzato, vedrebbe piazza della Repubblica come il naturale luogo di una stazione centralissima, che ridisegnerebbe completamente il ruolo e la funzione della piazza.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lato nord[modifica | modifica wikitesto]

Il lato Nord è lungo circa 75 metri ed è costituito da un grande edificio al centro.

Vi si aprono al piano terra sui apronio i prestigiosi locali storici del Caffè Gilli (a destra) e del Caffè Paszkowski (a sinistra). Alle due estremità, confluiscono sulla piazza via Roma (ad est) e via Brunelleschi (ad ovest).

Lato sud[modifica | modifica wikitesto]

Il lato Sud è costituito da un edificio al centro, dove si apre lo storico Caffè delle Giubbe Rosse: interamente coperto da foto, disegni e memorie dei suoi celebri frequentatori, fu sede per esempio della rissa tra i Futuristi milanesi di Marinetti e gli artisti fiorentini raccolti intorno alla rivista La Voce di Ardengo Soffici.

Alle due estremità, confluiscono sulla piazza via Calimala (ad est) e via Pellicceria (ad ovest).

Lato est[modifica | modifica wikitesto]

Il lato Est è costituito da due edifici in mezzo ai quali confluisce sulla piazza via degli Speziali.

L'edificio di sinistra è l'Hotel Savoy, edificato su progetto di Vincenzo Micheli e fin dalla sua costruzione destinato ad albergo. La facciata è caratterizzata da uno stile eclettico basato sulla ripresa di motivi classici dell'architettura fiorentina. In perfetta sintonia con il gusto dell'epoca, il Palazzo costituisce il modello per gli altri palazzi che si affacciano sulla piazza e che vennero costruiti nel giro di pochi decenni.

Lungo questo lato scorre una carreggiata stradale che a Nord è il proseguimento di via Roma e a Sud confluisce in via Calimala.

Lato ovest[modifica | modifica wikitesto]

Il lato Ovest è delimitato dai portici che scorrono verso nord lungo via Brunelleschi e verso sud lungo via Pellicceria.

Questi due tratti di portici sono uniti da un grande arco di trionfo (Arcone), che si trova di fronte a via degli Speziali; sotto l´arco confluisce sulla piazza via degli Strozzi.

L'Arcone di piazza e il portico Gambrinus, dove si trova l'originario Caffè e Cinema Gambrinus (oggi sede dell'Hard Rock Cafe), vennero progettati e realizzati da Vincenzo Micheli; l'edificio si configura come una monumentale quinta architettonica che suggella l'ampliamento ottocentesco della piazza. Sul fastigio al di sopra dell'arco spicca l'iscrizione dettata da Isidoro del Lungo che celebra l'intervento.

Ai lati dell'arcone centrale si snodano i portici, tipici dell'edilizia dell'epoca, che da un lato fanno da raccordo con il Palazzo delle Poste (1917), dall'altro ospitano il Caffè Gambrinus, importante luogo di ritrovo nella Firenze dell'Otto e del Novecento.

Le feste[modifica | modifica wikitesto]

Con la demolizione e ricostruzione della piazza si è persa la continuità nelle tradizioni relative alle feste in questa zona della città. Vi passava per esempio il Palio dei barberi, la cui tradizione non si è più rinnovata dall'Ottocento, mentre è attraversata dai due cortei del giorno di Pasqua che danno origine allo Scoppio del Carro: il corteo con il Brindellone trainato dai buoi che viene da vicino Porta al Prato, e il corteo con il fuoco acceso solennemente nella chiesa dei Santi Apostoli.

La sua centralità nella vita cittadina non è comunque scemata, in particolare ai primi del Novecento i Caffè che si affacciano sulla piazza, divengono luogo di ritrovo per letterati ed artisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per il paragrafo Pagina del Museo dei Ragazzi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.
  • Piero Bargellini, Com'era Firenze 100 anni fa, Bonechi editore, Firenze 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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