Battista Franco

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Battista Franco (1498 c.-1561)
Le Vite di Giorgio Vasari, quinta parte

Battista Franco (Venezia, 1498Venezia, 1561) è stato un pittore italiano, del Rinascimento, esponente del manierismo romano..

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Battista Franco, Noli me tangere (1537 circa)
Battista Franco, La battaglia di Montemurlo (1537-1541)
Battista Franco, Circe e Ulisse (anni 1550)
Battista Franco (attr.), Ritratto di un Monaco olivetano (XVI secolo)

Attività in Veneto[modifica | modifica sorgente]

Battista Franco iniziò a disegnare fin da fanciullo a Venezia sua città natale e all’età di venti anni andò a Roma dove rimase letteralmente folgorato dalle opere di Michelangelo che copiò assiduamente.

Su commissione della famiglia Contarini degli Scrigni gli vengono attribuiti parte degli affreschi di Vigna Contarena ad Este.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Contarini (Este).

Primo soggiorno a Roma[modifica | modifica sorgente]

Si iscrisse all'Accademia di San Luca nel 1535. Ma dopo aver visto il Giudizio universale di Michelangelo nella cappella Sistina non volle fare altra cosa che disegnare per un certo tempo. Notato da Raffaello da Monte Lupo fu raccomandato ad Antonio da Sangallo che lo impiegò nell’allestimento degli apparati in onore dell’ingresso di Carlo V sia a Roma sia a Firenze, nel 1536, dove il giovane artista si distinse soprattutto per l’abilità e la estrema cura dei dettagli dei suoi lavori in cui il disegno prevaleva sempre sul colore, lacuna che gli rimprovera di continuo il Vasari ne Le Vite.

Firenze[modifica | modifica sorgente]

Anche a Firenze Battista Franco si dedicò assiduamente a copiare le statue di Michelangelo che erano nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. Questa sua ossessione di copiare, non solo da Michelangelo, secondo il Vasari gli precluse la possibilità di elaborare uno stile personale risultando carenti di freschezza e originalità di invenzione le sue opere se pur apprezzate per la somma abilità del disegno e dei dettagli.

A Firenze conobbe il Vasari e strinse grande amicizia con Bartolomeo Ammannati presso cui andò ad abitare insieme al Genga da Urbino creando un proficuo sodalizio artistico. Al servizio di Cosimo I de' Medici dipinse molte opere che furono apprezzate. Al seguito di Ridolfo del Ghirlandaio dipinse le Storie di San Giuseppe nel chiostro della chiesa della Madonna di Vertigli in Valdichiana.

Secondo soggiorno a Roma[modifica | modifica sorgente]

Ritornato a Roma dove nel frattempo era stato inaugurato il Giudizio universale di Michelangelo, volle copiarlo minuziosamente per intero. A Roma entrò al servizio del cardinale Francesco Cornaro per cui dipinse a grottesche una loggia del suo nuovo palazzo che in seguito sarà demolito per far posto al colonnato del Bernini. Messosi in competizione con Francesco Salviati dipinse a fresco un San Giovanni Battista fatto imprigionare da Erode che risultò non all’altezza del confronto sempre per il solito motivo: l’estrema cura dei particolari disegnati che toglieva spontaneità e colore all’opera nel suo insieme.

Urbino[modifica | modifica sorgente]

Dopo questo insuccesso Battista Franco, grazie ai buoni uffici di Bartolomeo Genga, entrò a servizio del Duca di Urbino che non rimase soddisfatto dell’opera commissionatagli e cioè l’affresco della volta della chiesa e cappella annessa al Palazzo Ducale. Riconoscendogli più talento nel disegno che nella pittura il Duca Guidobaldo adoperò il Franco per realizzare i disegni destinati alla produzione del vasellame di terracotta invetriata delle sue fornaci, di cui inviò un intero servizio, “credenza”, al cardinale Farnese, fratello di sua moglie Vittoria, e addirittura una “doppia credenza” all’Imperatore Carlo V in Spagna.

Terzo soggiorno a Roma[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle nozze del Duca Guidobaldo con Vittoria Farnese, Battista Franco coadiuvò il Genga nell’allestimento degli apparati, dopodiché si recò a Roma con l’intenzione di pubblicare una raccolta dei disegni che stava realizzando a quello scopo per illustrarne le antichità. Opera libraria, definita bellissima dal Vasari, di cui non è rimasta traccia.

Morte a Venezia[modifica | modifica sorgente]

Pur lavorando molto in Roma[1] i suoi guadagni non erano tali da sostentarlo in quella città dispendiosa motivo per cui si risolse a tornare a Venezia dove è documentato vi si trovasse già nel 1554. Nella sua città natale, patria del colorismo veneto e di Tiziano, fu invece subito molto apprezzato ed ebbe molte commissioni importanti come ad esempio la decorazione a grottesche all’interno di Palazzo Ducale nella “muraglia” della "scala d'oro" appena realizzata dal Sansovino.
Nel 1561 stava decorando con stucchi ed affreschi la prima cappella a sinistra entrando nella Chiesa di San Francesco della Vigna per commissione del Patriarca Grimani, quando lo colse improvvisa la morte, forse per intossicazione delle sostanze usate. I lavori nella suddetta cappella furono portati a termine da Federico Zuccari, mentre si stava affermando in Venezia il nuovo genio della pittura non solo veneta: il Tintoretto.

Opere superstiti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ sembra che a Roma avesse avuto un figlio naturale, Giacomo Franco (1550-1620) che dette alle stampe molti disegni del padre tramite i quali la sua opera fu divulgata e molto apprezzata

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