Giovanni Andrea Sirani
Giovanni Andrea Sirani (Bologna, 1610 – 1670) fu un pittore italiano di epoca barocca, padre della celebre Elisabetta Sirani[1].
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Biografia [modifica]
Iniziò la sua attività presso Giacomo Cavedone, passando successivamente nella bottega di Guido Reni e ne divenne l’allievo più fedele oltre che colui che, come ci informano i biografi, ottenne dagli esecutori testamentari di raccogliere gran parte dei disegni e dei lucidi che si trovavano in bottega (con la morte… del Reni, poté farsi Gio. Andrea [Sirani] un ricco capitale di disegni del suo maestro). Sappiamo che il Sirani fosse il più mite dei numerosi allievi di Guido, spesso avidi di far denaro alle spalle del maestro con il commercio di sottobosco di piccole opere che venivano poi spacciate per opere autentiche. Dimostrando la sua abile capacità disegnativa si era conquistato il favore del Reni che lo incaricava soprattutto di riportare i cartoni sulle tele e di sbozzarle. Per questa sua particolare “specializzazione” gli fu richiesto, alla morte di Guido, di terminare i dipinti iniziati e lasciati incompiuti. Non solo, ma dieci anni più tardi, quando il Sirani eseguì la Cena in casa del Fariseo (S. Gerolamo della Certosa, Bologna) la sua opera forse più importante trionfalmente firmata a caratteri lapidari e datata 1652, i committenti padri Certosini, liquidarono in parte il compenso pattuito restituendogli addirittura la tavola di San Bruno iniziata e non finita dal Reni stesso. La personalità che si delinea dalla lettura della sua biografia e da tanti flash contenuti in quella di Guido è un carattere rispettoso, affidabile, non privo di inventiva ma pur sempre legato all’influenza del maestro; le sue opere relative alla prima attività svolta in bottega tra l’inizio degli anni Trenta ed il ‘42 “dichiarano un’adesione quasi mimetica alla ‘seconda maniera’ del Reni” (Frisoni 1992) come dimostrato dal Crocefisso tra la Vergine S. Caterina e l’Arcangelo Michele in S. Benedetto in Bologna e il Ratto di Europa della Pinacoteca Capitolina in Roma, delicata copia del famoso dipinto del Reni. Tra le doti riconosciute al Sirani, si dice nelle note del Malvasia, che egli avesse grande cura nella preparazione delle tele, finemente levigate e lasciate per lungo tempo a riposare, per fare in modo che il colore sottile non venisse assorbito dall’imprimitura dandogli così maggiore resistenza. Tale perizia tecnica, oltre la grande arte pittorica, ha reso, alcune volte, "problematica" l’attribuzione di un’opera, in quanto necessitava tener necessariamente conto che la linea di demarcazione tra le opere interamente di Guido (Reni), le opere sbozzate dal Sirani per Guido e quindi fatte dal maestro, le opere fatte dal Sirani e ritoccate da Guido, e le opere interamente del Sirani, è estremamente sottile. Come si vede, le variabili sono molte e soltanto gli estremi sono abbastanza facilmente distinguibili, laddove per gli altri è necessaria invece un'analisi molto approfondita anche con moderni mezzi scientifici. Non tutto, infatti, di ciò che è stato espunto dal catalogo del Reni e assegnato alla mano del Sirani, senza il supporto delle analisi scientifiche, (Es. Giuditta con la Testa di Oloferne, Frisoni 1992) è quantomeno "occasione di confronto culturale", tanto più se riflettiamo che l’argomento si complica ulteriormente, considerando anche le opere fatte da Guido frettolosamente a ripetizione per poter pagare i debiti di gioco, non ben accettate neanche dal suo grande estimatore, il biografo C. Cesare Malvasia.
Galleria [modifica]
Note [modifica]
- ^ GLI ARTISTI in Progetto per il Museo della Certosa. URL consultato in data 24-02-2010.
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Collegamenti esterni [modifica]
- Giovanni Andrea Sirani (Bologna 1610-1670) in www.fondazionecarispcesena.it. URL consultato in data 24-02-2010.
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