Francesco Botticini

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Francesco Botticini (Firenze, 14461497) è stato un pittore italiano.

Biografica[modifica | modifica wikitesto]

Francesco fondò un'importante bottega pittorica fiorentina nella quale lavorò anche il figlio Raffaello.

Figlio di Giovanni di Domenico, pittore di "naibi" (carte da gioco), fu discepolo di Neri di Bicci, ma nella sua formazione intervennero anche Botticelli, Filippino Lippi, Verrocchio, il Pollaiolo e Andrea del Castagno. Secondo la critica i Botticini (sia Francesco che Raffaello) si limitarono ad imitare i grandi maestri dei quali si avverte l'influenza nelle loro opere.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Parti di un altare smembrato, 1460 circa: vari musei conservano parti di una pala d'altare smembrata, della quale non si conosce l'originaria ubicazione

La tavola (cm 135 x 154) che oggi si può ammirare alla Galleria degli Uffizi a Firenze, viene datata intorno al 1470.

In origine si trovava sull'altare della Compagnia dell'Arcangelo Raffaello, detta "Il Raffa", nella Basilica di Santo Spirito a Firenze. Anche Francesco era iscritto a questa Compagnia.

Sia la tavola con Sant'Agostino che quella con Santa Monica misurano cm 171 x 51. La provenienza ci è ancora ignota, ma l'iconografia ci suggerirebbe una committenza da parte di un convento agostiniano.

La datazione più probabile sembra essere quel lasso di tempo compreso tra il 1470 e il 1475, poco prima del trasferimento a Empoli per la realizzazione di una cospicua serie di opere che ora vedremo.

La sua unica opera documentata è il Tabernacolo di San Sebastiano, attualmente esposto al Museo di Empoli: si tratta di un'imponente macchina d'altare che un tempo era collocata nella cappella di Santa Maria degli Angeli, nella Collegiata di Empoli.

I committenti, Giovanfilippo Capacci e sua madre Pippa, allogarono la commissione a Francesco, per quanto riguarda le parti pittoriche, e a Antonio Rossellino, il quale realizzò il bel San Sebastiano al centro della macchina, e i due angeli posti sul coronamento. I Capacci fecero realizzare quest'opera per commemorare i loro parenti morti di peste nel 1476. La datazione si può verosimilmente collocare negli anni immediatamente successivi (1476 - 1479 circa).

Francesco dipinse dunque i due Angeli ai lati del San Sebastiano marmoreo.

La peculiarità di quest'opera resta comunque la perfetta fusione tra pittura e scultura, aspirazione tipicamente rinascimentale.

Questa Annunciazione, che possiamo ammirare al Museo di Empoli, è databile negli anni ottanta del Quattrocento.

Le due tavole che ecompongono l'opera sono state così ricomposte nel corso di un restauro degli anni cinquanta del Novecento. Originariamente dovevano essere i due sportelli di una pala d'altare o di un tabernacolo. Erroneamente, in quanto non tornano le musure, era stato supposto che potesse trattarsi dei due sportelli dell'altro grande tabernacolo che si conserva al Museo di Empoli, il Tabernacolo del Sacramento, frutto di una collaborazione tra Francesco e il figlio Raffaello, di cui parleremo in seguito.

Si tratta di una piccola tavoletta (cm 36 x 121), anch'essa al Museo di Empoli.

Le figure degli angeli sono separate da cartigli recanti iscrizioni tratte dal salmo 150. Per il soggetto rappresentato, potrebbe provenire da uno strumento musicale ad uso ecclesiastico.

L'opera è solamente attribuita a Francesco ed è datata agli anni ottanta del Quattrocento.

Il Tabernacolo del Sacramento fu commissionata a Francesco nel 1484 per essere collocata sull'altare maggiore della Collegiata di Empoli.

La realizzazione fu piuttosto lunga e il tabernacolo fu messo in opera solamente nel 1491 dopo essere stato sottoposto al giudizio di una apposita commissione di artisti tra i quali figurarono Neri di Bicci, Alesso Baldovinetti e Domenico Ghirlandaio.

Nel 1504 il figlio Raffaello intervenne sull'opera, ma i documenti non sono precisi al riguardo: si suppone possa aver completato alcune parti rimaste incompiute.

Il tabernacolo fu rimosso nel 1623 a causa dei lavori di ammodernamento dell'altare maggiore. Nel 1819 è ricordato nel Battistero con l'attribuzione a Domenico Ghirlandaio per poi passare nella primissima collezione del Museo di Empoli.

Fanno parte della decorazione pittorica:

    • il pannello di sinistra con Sant'Andrea Apostolo
    • il pannello di destro con San Giovanni Battista
    • la predella con le scene del martirio di sant'Andrea a destra, di san Giovanni Battista a sinistra e al centro L'ultima cena tra la Cattura e L'orazione nell'orto.

Questa Adorazione del Bambino che si trova alla Galleria Palatina, presso Palazzo Pitti, a Firenze naturalmente, è importante perché, essendo datata verso il 1485 circa, è il prototipo di molti dipinti botticiniani di uguale soggetto.

Si tratta di una tempera su tavola (rotonda di 123 cm di diametro), con al centro la Madonna inginocchiata in adorazione del Bambino in primo piano con due angeli sulla destra e altri tre più san Giovannino sulla sinistra, con dietro una balconata prospettica arricchita da una siepe fiorita che si apre su un paesaggio bucolico un po' fiabesco.

Ben marcate sono le qualità descrittive che Francesco ha desunto dalla pittura fiamminga.

Gallería[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Gregori, Uffizi e Pitti. I dipinti delle gallerie fiorentine, Udine, Magnus, 1994, pp. 101 – 103.
  • R. C. Proto Pisani (a cura di), Museo della Collegiata di Empoli, collana "Piccoli Grandi Musei", Firenze, Edizioni Polistampa, 2006, pp. 97 – 108.

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