Renitenza alla leva

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La renitenza alla leva è il rifiuto di prestare il servizio militare obbligatorio, in violazione dell'obbligo coattivo eventualmente imposto dalla legge.

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Val Natisone[modifica | modifica sorgente]

Gli abitanti delle Valli del Natisone, in assoluta maggioranza di lingua slovena, sotto la Repubblica di Venezia godevano, oltre a un'ampia autonomia amministrativa e giudiziaria, dell'esenzione dal servizio militare. In compenso erano tenuti alla sorveglianza dei cinque passi delle valli dell'Isonzo e del Judrio: Pulfero, Luico, Clabuzzaro, Clinaz e San Nicoló. Si erano organizzati corpi di guardia di 200 effettivi che impedivano l'arrivo di soggetti indesiderati nelle valli. Il passaggio al regime napoleonico del Regno Italico introdusse nel 1807 l'obbligo di leva, a cui conseguì una notevole diffusione della renitenza, attraverso la fuga verso territori esteri.

Il fenomeno perdurò durante il passaggio alla dominazione asburgica, ma si attenuò in seguito e anzi le Valli del Natisone durante la prima guerra mondiale si vantò di avere un numero di renitenti e disertori di molto inferiore alla media nazionale.

La renitenza in Sicilia nel 1861[modifica | modifica sorgente]

La Sicilia era tradizionalmente esentata dalla leva militare.[1] L'ampia partecipazione dell'elemento popolare alla rivolta antiborbonica portò anche i liberali a credere in una favorevole accoglienza del regime piemontese alle nuove disposizioni del Regno d'Italia:

La risposta fu, invece di una diffusa renitenza. Un anonimo compose una nota canzone:

Vulemu a Garibaldi
c'un pattu: senza leva.
E s'iddu fa la leva
canciamu la bannera.
Lallararera, lallararà.

Vogliamo Garibaldi
ma ad un patto: senza leva
Se poi lui fa la leva
cambiamo bandiera
Lallararera, lallararà.

(Anonimo)

Il governo mandò il generale Giuseppe Govone che introdusse nell'isola, come affermò lo storico Franco Molfese:

« uno stato di emergenza e di dittatura delle autorità militari, effettuando massicci rastrellamenti di renitenti, di sospetti, di evasi dalle carceri e di pregiudicati. »

Fu una fase estremamente critica: Govone agì tra l'ostilità della popolazione, inimicandosi i poteri tradizionali della nobiltà.
Questa fase è passata alla storia come un periodo di brutalità e repressione e a Govone viene perfino associato il termine «criminale di guerra»: questione che dovrebbe essere approfondita e discussa.

La vicenda terminò in Parlamento in alcune sedute estremamente combattute: Govone non viene censurato e anzi promosso, ma rimette piede in Sicilia solo per fare alcuni duelli e poi viene richiamato.

Durante la prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

I dati ufficiali dicono che su 5 milioni e 200 000 chiamati alle armi ci sono state 210 condanne per renitenza o diserzione. Un numero rilevante di casi riguardò emigranti rimasti all'estero.[2]

Disciplina normativa[modifica | modifica sorgente]

La fattispecie del reato di renitenza era prevista dall'art. 135 del Decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 1964 n. 237.

In base all'art. 142 del D.P.R. 14 febbraio 1964 n. 237 il reato di renitenza si estingue per prescrizione con il decorso di cinque anni dalla data di compimento del 45º anno di età (data di collocamento in congedo assoluto per limiti di età).[3]
La materia è oggi regolata dal d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66.[4]

Tuttavia dopo l'emanazione della legge 23 agosto 2004, n. 226 le chiamate servizio militare obbligatorio in Italia sono state sospese a partire dal 1º gennaio 2005, limitando sostanzialmente la commissione del reato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Era di maggio. La storia stracciata di Giuseppe Maresca, edizioni lampi di stampa 2012, pag. 235
  2. ^ Enzo Forcella, L'ombra di quei processi in LA REPUBBLICA / Storia, IV, 4 novembre 1988).
  3. ^ Operaio renitente alla leva arrestato L' operaio renitente alla leva arrestato. Chiesta la grazia, il caso al Quirinale dal Corriere della Sera, 18 agosto 2000
  4. ^ Art. 2079 d.lgs. 15 marzo 2010 n. 66 rubricato Renitenza alla leva

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fabi 1914-1918 scampare la guerra. Renitenza, autolesionismo, comportamenti individuali e collettivi di fuga e la giustizia militare nella grande guerra Consorzi culturale Monfalconese
  • Comune di Vicopisano Renitenti alla leva 1859 - 1951

Normativa di riferimento[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]