Gabriello Chiabrera

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Chiabrera in una stampa antica

Gabriello Chiabrera (Savona, 8 giugno 1552Savona, 14 ottobre 1638) è stato un poeta e drammaturgo italiano del Seicento.

Di famiglia aristocratica, visse a stretto contatto con la nobiltà del suo tempo e scrisse numerose opere in versi entrate a far parte del patrimonio letterario classico italiano. Cantore della grecità e di quello che verrà poi definito classicismo barocco, fu spesso contrapposto al poeta coevo Giambattista Marino.

A Chiabrera sono intitolati un liceo ed un teatro storico di Savona nel quale vengono rappresentate prettamente opere liriche, ma non solo e una scuola primaria inaugurata nel 1873 nella località di Fassolo a Genova che egli aveva cantato nel poemetto Galatea o le grotte di Fassolo quando vi era ospite dei Giustiniani La sua attività letteraria coincise con le origini dell'opera lirica ed egli stesso ebbe modo di occuparsene in diversi scritti e lettere, fra cui il trattato I musicisti e la lirica.

Nato da genitori benestanti, ricevette lo stesso nome del padre, Gabriello, morto pochi giorni prima della sua nascita. Dalla madre, Geronima Murasana, andata a seconde nozze, venne ben presto affidato alla tutela degli zii paterni. Per volere di questi, dal 1561 studiò al collegio dei Gesuiti di Roma, poi presso il padovano Sperone Speroni (intento alla correzione della Gerusalemme Liberata) e il grecista francese Marcantonio Muret; sempre a Roma incontro' in giovane età il Tasso. Fu dapprima al servizio della corte sabauda di Carlo Emmanuele (cui dedico' il noto poema Amedeide, 1590-1620), ma poi, per tutto il resto della vita, al servizio dei Medici di Firenze (dedicatari dei Poemetti, del poema Firenze e dei melodrammi), degli Este Gonzaga, della repubblica genovese intorno alla Accademia degli Addormentati (con Ansaldo Cebà, Angelo Grillo e ad Anton Giunio Brignole Sale), e dal 1628 anche di Urbano VIII (Odi pindariche, 1628). Come ricorda lui stesso nella vita, molte delle pensioni ricevute da questi principi non gli imponevano l'obbligo di residenza, e questo permetteva al poeta assoluta mobilità e libertà dai vari oneri di corte. Fu poeta notissimo e fecondissimo della sua età, e si perito' in tutti i generi letterari: quello amoroso, interamente riformato secondo il modello greco dei lirici e di Pindaro; quello teatrale, sia tragico (Ippodamia; Angelica in Ebuda; Erminia)che pastorale (Alcippo, Gelopea) sia del melodramma (genere da lui fondato a Firenze nell'anno 1600 assieme al Peri e al Caccini per le nozze di Maria de Medici con il re di Francia Enrico IV); sia quello epico (ben 5 poemi epici: Guerre dei Goti, 1582, a Carlo Emmmanuele di Savoia; Firenze, 1615, ai Medici; Amedeide, 1620, ancora al Savoia; seconda versione del Firenze, 1628; dopo la morte apparvero, la versione minor dell'Amedeide; la terza del Firenze; il Foresto in tre canti, e il Ruggiero, in X canti, per gli Este-Gonzaga). Oltre ad avere riformato interamente le strutture metriche della lirica italiana, e dopo avere inventato il melodramma, il Chiabrera ha anche riformato quello del Poemetto eziologico in volgare (raro, dopo la grande stagione rinascimentale in latino) e quello della satira (in sciolti, non piu' in terzine come nel modello 500esco iniziato dall'Ariosto e dal Berni). Fu a stretto contatto non solo con l'aristocrazia di Torino (e quindi anche con Emanuele Tesauro e Federigo della Valle), ma soprattutto di Firenze, di Roma e di Genova, e col raffinato milieu culturale del classicismo tosco-romano animato da Virginio Cesarini, dal Galileo, da Giovanni Ciampoli, da Famiano Strada, dal Malvezzi e dal genovese Agostino Mascardi. Come testimoniato dall'epistolario fu in stretti rapporti anche con il pittore genovese Bernardo Castello, uno dei principali interlocutori epistolari di Giovan Battista Marino. Dal 1628, dopo aver curato la quarta edizione delle Rime (1627-1628, edizione dalla quale partiranno le ristampe romane e veneziane settecentesche dell'opera omnia) e quella delle Odi Pindariche per Urbano VIII, pur restando molto attivo, si ritiro' sostanzialmente nella sua villa di Legino, in Liguria, per limare la produzione epica, per dedicarsi alla prosa (oltre alla celebre Vita, compose infatti cinque dialoghi sull'arte del verseggiare italiano; vari discorsi filosofico-morali da recitare alla genovese Accademia degli Addormentati, e una orazione per l'elezione dogale) e ai Sermoni (dieci bei brevi componimenti satirici in sciolti, di marca oraziana). Gran parte di questa produzione vedrà la luce tutta postuma o solo nel XIX secolo. Dalla descrizione che egli stesso diede di sé nella Vita apprendiamo che era di media statura, "di pelo castagno", affetto da lieve miopia ("vedea poco da lunge, ma altri non se n'avvedeva"), frugale nell'alimentazione e poco propenso a perdere ore di sonno. Sempre nella Vita dichiara di avere avuto come maestri Omero Virgilio Dante ed Ariosto, ed ammette di trovare la poesia italiana povera e di aver avuto come massimo obiettivo, nella sua carriera, di arricchirla, come un Galilei o un Colombo, di nuove strutture poetiche.

Il corpus letterario[modifica | modifica sorgente]

L'esordio letterario di Chiabrera avvenne quando questi aveva trent'anni, nel 1582, con la stesura del poema Delle guerre de' Goti (più noto come 'Gotiade').
Da allora e fino alla morte il poeta si dedicò quasi esclusivamente alla scrittura.
Il suo corpus letterario - sostenuto da una sincera ispirazione e da una solida cultura classica, che si rifletterà inevitabilmente anche nella sua autobiografia Vita di Gabriello Chiabrera scritta da lui medesimo - è pressoché imponente e composto da ogni tipo di opera poetica possibile, da cui traspare sempre la sua origine aristocratica ma, ugualmente, il suo intento di acuto lettore della vita quotidiana e delle istanze del popolino del quale amava osservare usi e costumi.

Pur prediligendo la rima sdrucciola, sperimentò tutti i tipi di verso (da quattro a dodici sillabe, e perfino versi sciolti, senza rima) sempre alla ricerca - a detta dei critici - di una musicalità fresca e leggera, comunque di nuovo stampo.

Poeta e cronista

L'attività letteraria di Chiabrera fu molto ampia e non trascurò neppure aspetti della vita quotidiana, quasi che il cantore volesse trasformarsi nel cronista del suo tempo. Scrisse infatti anche, nel 1619, una poesia su una partita di calcio fiorentino.

Oltre a Gotiade, scrisse altri quattro poemi: Amedeide, Firenze, Foresto e Ruggiero, raccolte di liriche eroiche (Pindariche) e amorose (Anacreontiche), poemetti sia sacri sia profani, scherzi in metrica classica (Vendemmie di Parnaso), tragedie [Angelica in Ebuda ed Erminia, tratte dall'Ariosto e dal Tasso], drammi pastorali [Alcippo, Meganira], intermezzi, sonetti.
Fra la sua produzione letteraria vi sono anche dialoghi (fra cui particolarmente degni di nota quelli sull'ars poetica), epitaffi, sermoni, discorsi, orazioni ed epistole.

I rapporti con la nobiltà[modifica | modifica sorgente]

Frequenti furono i viaggi di Chiabrera come ospite presso le corti di Genova (città nella quale soggiornò a lungo e nella quale è ricordato con il nome di una strada e un monumento nel parco di Villa Durazzo-Pallavicini di Pegli), Firenze, Mantova (dove nel 1608 partecipò alle nozze di Francesco Gonzaga), Torino.
Dal 1623 poté rinsaldare i contatti anche con Roma, grazie in particolare al suo rapporto di amicizia con Papa Urbano VIII.
Per contro, due anni dopo, in occasione della guerra della Valtellina, interruppe i rapporti con il duca Carlo Emanuele I di Savoia, con cui era in amicizia da oltre quarant'anni.

Trascorse la vecchiaia prevalentemente nella villa del borgo rurale savonese di Légino, il Musarum opibus, fatta costruire appositamente.
Fece in tempo a pronunciare, nel 1629, l'orazione funebre in morte del doge della Repubblica di Genova Andrea Spinola.

Il suo sepolcro si trova all'interno della chiesa di San Giacomo a Savona.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Chiabrera G., Vita di Gabriello Chiabrera da lui stesso descritta, in appendice a: Amedeida, in Genova per Benedetto Guasco, 1654
  • Gabbriello (sic) Chiabrera, Poesie liriche diverse, in Firenze, nella stamperia di Francesco Livi, all'insegna della Nave, 1674
  • Chiabrera G., Lettere (1585-1638), a cura di Simona Morando, Casa editrice Leo S. Olschki ISBN 8822252292 - Firenze, 2003 - Con oltre cinquecento lettere raccolte in edizione critica su autografi, manoscritti e stampe sette-ottocentesche, include un epistolario indirizzato a diverse personalità di Genova, fra cui il pittore Bernardo Castello e il nobile Pier Giuseppe Giustiniani
  • Chiabrera G., I musicisti e la lirica, a cura di Sandro Volta, Edizioni Agenda Savona, 1990
  • Chiabrera G., Maniere, scherzi e canzonette morali (prima edizione 1599), Guanda 1995 - ISBN 8882460096


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