I fiori del male
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I fiori del male (Les fleurs du Mal) è il titolo di una raccolta poetica di Charles Baudelaire (1821-1867). Fu pubblicata nella primavera del 1857 in una tiratura di 1320 esemplari e comprendeva cento poesie divise in cinque sezioni: "Spleen et ideal", "Les fleurs du mal", "La revolte", "Le vin" e "La mort".
L'opera venne immediatamente censurata perché la forma poetica e i temi trattati fecero scandalo, così come il primo titolo dell'opera "Les lesbiennes" (Le lesbiche). Nel 1861 uscì in 1530 esemplari la versione aggiornata dell'opera dove Baudelaire rimosse le sei liriche accusate e le sostituì con altre 35 dividendo l'opera diversamente e aggiungendo la sezione "Tableaux Parisiens".
Da molti critici come dal pubblico e dalla tradizione (soprattutto quello più giovanile, attratto dalle tinte mitiche, macabre e vagamente erotiche) I fiori del male viene considerata una delle opere poetiche più influenti, celebri e innovative dell'ottocento francese e non. Il liricismo aulico ed ampolloso che si unisce a sfondi surreali di un modernismo ancora reduce della poetica romantica si tradusse, nei periodi successivi, nello stereotipo del Poeta Maledetto; chiuso in sé stesso, a venerare i piaceri della carne e tradurre la propria visione del mondo in una comprensone di infinita sofferenza e bassezza. Estremamente ispirante fu anche l'intenso misticismo del linguaggio ed un rigore formale camuffato dall'ambigua moralità e dalle oscillanti posizioni in temi frequentemente metafisici e telogici.
[modifica] Analisi critica
L'opera può a ragione considerarsi alla base della poesia moderna grazie allo straordinario contributo che Baudelaire fornisce unendo il suo gusto parnassiano per la forma con i contenuti figli di un tardo romanticismo ma spinti all'estremo dal gusto del poeta. Temi quali la morte, l'amore e lo slancio religioso vengono estremizzati col gusto dell'orrore, il senso del peccato e il satanismo. Tra i componimenti più riusciti dell'opera sono senza dubbio da citare "Spleen", "L'albatro", "Corrispondenze" (che anticipa temi tanto cari al decadentismo).
A detta dello stesso Baudelaire l'opera va intesa come un viaggio immaginario che il poeta compie verso l'inferno che è la vita. Nella prima sezione "Spleen et ideal" Baudelaire esprime lo stato di malessere del poeta (figura fondamentale nella sua produzione). Egli è uno spirito superiore capace di elevarsi al di sopra degli uomini e di percepire con la sua sensibilità innata le segrete corrispondenze tra gli oggetti, i profumi e gli elementi della natura (Correspondances), ma proprio a causa delle sue capacità il poeta è maledetto dalla società (Benedition) e diventa oggetto di scherno per gli uomini comuni. Baudelaire sceglie l'albatros per simboleggiare questa condizione, come il grande uccello marino infatti, il poeta si eleva ai livelli più alti della percezione e della sensibilità ma una volta sulla terra ferma non riesce a muoversi proprio a causa delle sue capacità (paragonate alle ali dell'albatros). L'albatro rappresenta anche l'aspirazione dell'uomo al cielo e quindi l'aspirazione ad arrivare ad un piano intellettuale superiore. La causa della sofferenza del poeta è lo spleen (letteralmente "milza", ritenuta dai greci la fonte del male corporeo), un'angoscia esistenziale profonda e disperata che lo proietta in uno stato di perenne disagio che Baudelaire descrive in ben quattro splendidi componimenti tutti col titolo di "Spleen".
La seconda sezione "Tableaux parisiens" rappresenta il tentativo del poeta di fuggire l'angoscia proiettandosi al di fuori della sua dimensione personale nell'osservazione della città, tuttavia il tentativo si rivela vano poiché nel guardare della grande città lo spirito inquieto non trova che gente sofferente proprio come lui. Le poesie di questa sezione (notevole "I sette vecchi") rappresentano il primo esempio di poesia che descrive l'angoscia della città moderna, ad essi si ispireranno grandi autori successivi come T. S. Eliot che nella sua "Terra desolata" si ispira dichiaratamente al poeta parigino. Anche le sezione successive "Le vin" e "Fleurs du mal" sono tentativi che il poeta compie di fuggire lo Spleen rifugiandosi nell'alcool e nell'alterazione delle percezioni.
I fiori del male sono i paradisi artificiali (tanto cari all'autore, che vi dedicherà un'intera opera) e gli amori proibiti e peccaminosi che danno l'illusoria speranza di un conforto. Quando anche questi effimeri piaceri vengono a svanire al poeta non rimane che "La revolte", il rinnegamento di Dio e l'invocazione di Satana che tuttavia non si rivela utile alla sua fuga.
L'ultimo appiglio per lo spirito disperato del poeta è la morte, intesa non come passaggio ad una nuova vita ma come distruzione e disfacimento a cui tuttavia il poeta si affida nel disperato tentativo di trovare nell'ignoto qualcosa di nuovo, diverso dall'onnipresente angoscia. Per quanto riguarda l'ultima sezione "La mort" è da notare "Le voyage" la poesia che chiude I fiori del male.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
l'ebook it del libro su lambdabooks
- (FR) Société Internationale des amis de Charles Baudelaire (Società internazionale degli amici di Charles Baudelaire) : critiche, convegni, esposizioni.
- (FR) Les Fleurs du Mal su Progetto Gutenberg
- (FR) (EN) Fleursdumal.org, una collezione delle varie edizioni francesi con traduzioni in inglese.

