Barocco siciliano

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Figura 1: Facciata della Basilica della Collegiata a Catania progettata da Stefano Ittar circa 1768.

Il Barocco siciliano non definisce soltanto le espressioni del barocco in Sicilia realizzate fin dal XVII secolo, ma rappresenta una particolare declinazione di questo stile, caratterizzata da un acceso decorativismo, senso scenografico e cromatico. Tale maniera si manifestò pienamente solo nel XVIII secolo, in seguito agli interventi di ricostruzione succeduti al devastante terremoto che investì il Val di Noto nel 1693.

Definizione e periodizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'identificazione di uno specifico stile barocco siciliano si deve principalmente ad un pioneristico studio[senza fonte] di Anthony Blunt[1] che ne identificò tre fasi di sviluppo verso il pieno sviluppo nel corso del XVIII secolo, a seguito del fervore edilizio della ricostruzione dopo il terremoto e ne riconobbe il carattere principale nell'esuberanza decorativa che univa architettura colta e tradizione artigianale. Per tali caratteri Blunt avvicinò tale stile ad altri come quello della Baviera e quello che si sviluppò in Russia anche noto come Barocco Naryshkin.

Dopo lo studio di Blunt l'interesse continuò a concentrarsi sul XVIII secolo, tuttavia prima del 1693 lo stile Barocco si era comunque affermato nell'isola, seppure condizionato dalla tradizione architettonica autoctona e dall'architettura classicista tardorinascimentale. Nel corso del Seicento infatti, la conoscenza diretta o indiretta dei grandi architetti barocchi di Roma fece maturare esperienze pienamente barocche sia sul piano del linguaggio architettonico che nella ricerca di complesse geometrie spaziali e nell'inserimento scenografico e prospettico.

In seguito al sisma del 1693, gli architetti locali (molti dei quali formati a Roma) ed i progettisti ed artisti venuti da fuori, trovarono un'abbondanza di opportunità per dar vita ad un sofisticato stile Barocco allo stesso tempo popolare e colto, fortemente caratterizzato e radicato nel territorio. Nel penultimo decennio del XVIII secolo lo stile finì poi con l'essere rimpiazzato dalle nuove mode che proponevano il neoclassicismo.

L'era Barocca della Sicilia, con il suo stile riccamente decorato, rifletteva perfettamente la storia sociale dell'isola, e venne a simboleggiare il canto del cigno della sua nobiltà, lasciando sull'isola un marchio di identità architettonica.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Pretoria, Palermo. La Fontana Pretoria (1554 circa) di Francesco Camilliani
Figura 6: I Quattro Canti, Palermo, 1610
Porta Felice, Palermo
La Palazzata di Messina

Tradizionalmente gli studiosi hanno spesso ritenuto che l'adesione della Sicilia alle forme rinascimentali sia stata, nei tempi, in ritardo rispetto alle altre regioni italiane e molto condizionata, nei modi, dalle preesistenti tradizioni artistiche gotico-catalane o addirittura normanne, nel caso dell'architettura.

Tale adesione condizionata portò, nel caso dell'architettura ad una sovrabbondanza e sovrapposizioni di decorazioni, tanto che nell'architettura del primo XVI secolo, elementi decorativi classicheggianti, come i capitelli classici, convivevano in impianti architettonici di derivazione medievale, con elementi gotici, come gli archi a sesto acuto e le bifore, normanni e di derivazione ispanica.

Un esempio di tale commistione è la costruzione di Santa Maria di Porto Salvo nel 1536 progettata dall'artista rinascimentale Antonello Gagini ma completata con archi gotici da Antonio Scaglione. Invece un monumento come la Fontana Pretoria a Palermo, pienamente rinascimentale, fu però portata da Firenze. Il lento affermarsi del linguaggio rinascimentale era stato più evidente nella pittura e nella scultura che non nell'architettura. Lo scultore Domenico Gagini, padre di Antonello, aveva portato in Sicilia le novità della penisola, fondando una bottega ed una dinastia di artisti presente in moltissime imprese decorative nelle chiese di tutta l'isola. Lo stile dei Gagini si adattò comunque al gusto prevalente per una ricca decorazione. Tra il 1531 e il 1537, meno di un secolo dopo che la sua famiglia era arrivata sull'isola, Antonello Gagini completò, nel Santuario dell'Annunziata di Trapani, l'arco della Cappella della Madonna, simile ad un proscenio, dotato di pilastri non scanalati ma decorati pesantemente con busti a rilievo dei santi, così come il frontone, decorato da santi reclinati che sostengono composizioni floreali collegati allo scudo centrale a coronamento del frontone stesso. Questo frontone adorno fu uno dei primi segni che un'architettura decorativa specifica della Sicilia si stava formando. Molto simile nello stile è la chiesa del Gesù di Palermo, costruita nel periodo 1564–1633, che mostra anch'essa avvisaglie del Barocco Siciliano.

Comunque, qualunque sia stata nei modi e nei tempi l'adesione della Sicilia alle forme del Rinascimento e del classicismo, nella seconda metà del secolo l'isola si trova perfettamente aggiornata al panorama artistico della penisola ed in particolare di Roma, recependone tutta la complessità fatta di tardo manierismo, classicismo, temi della Controriforma e tanto altro.[2] Un ruolo particolare in tale processo ebbe la città di Messina in cui operarono a metà secolo, architetti e scultori come Andrea Camelech e Giovanni Angelo Montorsoli artisti toscani aggiornato al linguaggio architettonico prevalente a Firenze e Roma.

In tale epoca, infatti, le novità continuano ad essere portate da artisti e architetti immigrati in Sicilia dai principali centri artistici italiani. Dopo questo periodo tale fenomeno si ferma ed i principali artisti attivi in Sicilia nel XVII secolo sono nativi dell'isola, formatisi spesso a Roma[3], come comunque comincia ad essere già dalla seconda metà del XVI secolo (Jacopo Del Duca).

Anticipazioni[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni autori, il barocco arriva in Sicilia con qualche decennio di ritardo rispetto a Roma ed agli altri centri di diffusione. Tuttavia nei primi decenni del XVII secolo alcune realizzazioni anticipano in qualche modo alcuni temi del barocco. Pur con un linguaggio architettonico riferibile al tardo manierismo ed al classicismo, tali esempi possiedono una delle caratteristiche specifiche del nuovo stile che si andava formandosi a Roma: il forte senso della teatralità, attuata mediante la ricerca prospettica e scenografica a scala urbanistica.

Il primo di questi esempi, a volte definito il primo esempio di architettura e urbanistica barocca nell'isola, sono i Quattro Canti a Palermo, un incrocio monumentale, formato dalle due principali vie della città e realizzato tra il 1609 ed il 1620 da Giulio Lasso e Mariano Smiriglio. L'intersezione forma una piazza ottagonale, con quattro lati coincidenti con le strade che vi convergono, e quattro spigoli inclinati corrispondenti a fronti di edifici leggermente concavi. Questi fronti che dominano la piazza hanno al piano terreno fontane che ricordano il crocevia delle Quattro Fontane di Roma, voluto da Papa Sisto V. I tre piani degli edifici sono adorni di statue in nicchie raffiguranti le quattro stagioni, i quattro sovrani Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV, e le quattro patrone di Palermo: Santa Cristina, Santa Ninfa, Santa Olivia e Sant'Agata.

Lo stesso Mariano Smiriglio realizzò la Porta Felice, costituita da due imponenti piloni, ingresso monumentale sull'asse rettilineo del Cassaro (l'attuale Corso Vittorio Emanuele), prolungato fino al mare. Fu completata dopo lavori che si protrassero fino al 1637.

Un'opera in cui l'intento scenografico coinvolse in modo del tutto inedito l'urbanistica e l'immagine di un'intera città fu la Palazzata a mare di Messina, detta anche "Teatro marittimo" realizzata da Simone Gullì, un'opera pienamente inserita nella sensibilità barocca.[4] Si trattava dell'edificazione dell'intero fronte a mare con una cortina di tredici edifici, stilisticamente omogenei, con la facciata scandita da quattro ordini di aperture. I palazzi erano collegati da passaggi monumentali a due ordini. L'intero complesso edilizio si configurava così come un enorme edificio di 267 interassi.

Altri progettisti siciliani nella cui opera sono stati rintracciati elementi del primo barocco sono Natale Masuccio[5] e Antonio Muttone.

Il Primo Barocco Siciliano (XVII secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Con gli autori e le opere sopra ricordate, la storia dell'architettura barocca nell'isola inizia ben prima del terremoto del 1693, nonostante alcuni autori spostino a dopo il 1650 circa i primi esempi di barocco architettonico in Sicilia, generalmente giudicati scarsi e poco significativi. I motivi di tale valutazione comprendono anche la distruzione di molte opere per via di terremoti, rifacimenti, cause belliche e la contemporanea perdita di molte fonti documentarie, che rendono difficile comprendere appieno e valutare accuratamente l'architettura del XVII secolo sull'isola.

Nonostante tali giudizi sono molte le architetture del periodo riferibili all'architettura romana ad esse contemporanee e perfettemante aggiornate al panorama architettonico della penisola. Secondo alcuni autori, è comunque evidente che già durante il XVII secolo, il Barocco nelle mani degli architetti e scultori locali stava già deviando, in senso decorativo, dal Barocco dell'Italia continentale.

Nella seconda parte del XVII secolo comincia inoltre l'attività del più importante degli scultori barocchi siciliani, Giacomo Serpotta, che con la sua scuola, decora a stucco gli interni di molte delle chiese del periodo.

Guarini[modifica | modifica wikitesto]

chiesa della Santissima Annunziata a Messina, in una incisione settecentesca

Guarino Guarini fu l'eccezionale presenza esterna che dette una duratura impronta all'architettura siciliana introducendo elementi che saranno ripresi in seguito. Risiedette a Messina per un periodo non totalmente documentato e comunque dal 1660 al 1662 e vi realizzò la chiesa della Santissima Annunziata, il Collegio dei Teatini, costruito però successivamente e la Chiesa di San Filippo Neri (Messina). Tutte le costruzioni sono andate distrutte durante il terremoto del 1908.

Con questi edifici Guarini introdusse, di fatto, il barocco in Sicilia tra molte perplessità dei contemporanei[6]. In particolare ebbero molti sviluppi futuri sull'isola la facciata della chiesa della Santissima Annunziata a sviluppo verticale con vari ordini sovrapposti, sagoma piramidale e superficie mossa che farà da modello a molte chiese siciliane della Val di Noto. Altri elementi importanti furono la cupola che anticipava quelle poi realizzate a Torino, il campanile posto in facciata e gli spazi interni caratterizzati da stucchi bianchi.

Sempre per Messina progettò la chiesa dei padri Somaschi, a pianta esagonale, rimasta a livello progettuale[7] e nota grazie alle incisioni del suo trattato Architettura civile. Il progetto sembra anticipare le grandi cupole nervate poi realizzate da Guarini a Torino, anche se la datazione del progetto al 1660-1662 non sembra certa e potrebbe essere da posticipare.

Angelo Italia[modifica | modifica wikitesto]

la chiesa madre di Palma di Montechiaro

Tra gli architetti che conobbero l'opera di Guarini a Messina, fu il frate gesuita Angelo Italia, uno dei protagonisti della stagione barocca in Sicilia nel trentennio che precede il fervore costruttivo della ricostruzione dopo il terremoto della Val di Noto, nella quale comunque Angelo Italia, ormai anziano, ebbe un ruolo di rilievo. Nel 1685 ha modo di vedere a Messina le opere di Guarino Guarini che lo influenzeranno, anche se la sua opera risente del repertorio stilistico di Borromini, Rainaldi, Dalla Porta[8]. Nell'opera del frate architetto possiamo trovare sia una ricerca spaziale basata su spazi centralizzati e sulla compenetrazione di spazi geometrici (come nella chiesa palermitana di San Francesco Saverio), con particolare interesse per l'esagono[9], sia la ricerca linguistica con facciate articolate, complesse nella loro geometria e nelle mebrature (come la facciata delle chiesa madre di Palma di Montechiaro del 1666)[10], sia nell'integrazione tra architettura e scultura.

Tra le sue opere più importanti è la chiesa di Santa Maria della Neve (1685-1693) a Mazzarino, commissionata da Carlo Carafa Branciforte principe di Butera, fu progettata con un'unica grande navata coperta a botte. Rimase incompiuta, forse per difficoltà tecniche relative alla copertura e fu completata nell'Ottocento a tre navate. Rimane come testimonianza del progetto originale la slanciata facciata, anch'essa incompleta.

Altri progettisti[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa
  • Nella seconda metà del XVII secolo fu attivo, soprattutto a Palermo anche Paolo Amato che ebbe una lunga carriera, come architetto del Senato e progettista di apparati e spettacolari decorazioni a commesso. La sua opera migliore è sicuramente la Chiesa del Santissimo Salvatore, iniziata nel 1682, dalla curiosa pianta dodecagonale allungata sormontata da una cupola ellittica.
  • Dopo essersi formato a Roma, operò a Palermo anche Giacomo Amato (1643 – 1732), importando i modi di Carlo Fontana e Rainaldi. Tra le sue opere la chiesa di Santa Maria della Pietà e la chiesa di Santa Teresa alla Kalsa (dal 1686), dalla facciata su due ordini, fortemente plastica con paraste, semicolonne, colonne libere e un tondo con un bassorilievo, circondato da putti, sopra il portale.
  • Gaspare Guercio, architetto e scultore, realizzò con la facciata della Chiesa di San Matteo a Palermo, a partire dal 1640, un'architettura pienamente barocca.
  • A Siracusa si concentra l'opera di Giovanni Vermexio che progetta il palazzo Senatorio, con richiami al Vignola, ma dall'esuberante decorazione che fonde elementi manieristici e barocchi con altri locali[11], la Chiesa di San Filippo Neri dalla pianta ellittica ed altre architetture.

Barocco Siciliano dal 1693[modifica | modifica wikitesto]

Terremoto e mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Noto San Domenico.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2002
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
figura 7: Catania e il Palazzo Biscari, iniziato nel 1702. Catania rimpiazzò Messina dopo la rivolta del 1686 come seconda città della Sicilia.

Il grande terremoto siciliano del 1693 danneggiò gravemente cinquantaquattro città e paesi e 300 villaggi. L'epicentro del disastro fu nel Val di Noto, dove la città di Noto fu completamente rasa al suolo, mentre la città di Catania fu danneggiata in modo molto grave. Fu stimato che un totale di più di 100.000 persone uccise. Altre città che subirono gravi danni furono Ragusa, Modica, Scicli, Militello e Ispica. La ricostruzione iniziò quasi immediatamente.

La sontuosità dell'architettura che stava per sorgere dal disastro è connessa alla politica della Sicilia del tempo; la Sicilia era ancora ufficialmente sotto il controllo Spagnolo, ma in realtà era governata dalla sua aristocrazia autoctona. Questa era guidata dal Duca di Camastra, che gli Spagnoli avevano nominato viceré per appagare l'aristocrazia. È stimato che c'erano più aristocratici per metro quadrato che in qualsiasi altro stato. Nel XVIII secolo fu calcolato che c'erano 228 famiglie nobiliari, che fornivano alla Sicilia una classe di governo consistente di 58 principi, 27 duchi, 37 marchesi, 26 conti, 1 visconte e 79 baroni; il Libro Aureo della Nobiltà Siciliana (pubblicato per l'ultima volta nel 1926) ne elenca ancora di più. In aggiunta a questi c'erano i più rampolli cadetti delle famiglie con i loro titoli cortesi di nobile e barone.

L'architettura non era l'unica eredità dei Normanni. Il potere sul popolo (non esisteva una classe media stabile) fu anche fatto osservare tramite il sistema feudale, invariato sin dalla sua introduzione in seguito alla conquista Normanna del 1071. Così l'aristocrazia siciliana non aveva solo ricchezze ma anche vasta manodopera alle proprie dipendenze, fenomeno che al tempo era declinato in molte altre parti d'Europa.

L'aristocrazia condivideva il proprio potere solo con la Chiesa Cattolica. La Chiesa faceva leva sul timore della dannazione nell'altra vita e sull'Inquisizione nella presente e come conseguenza sia le classi superiori che quelle inferiori donavano generosamente tutto quanto potevano in tutte le principali ricorrenze dei santi. Molti preti e vescovi erano a loro volta membri dell'aristocrazia, e la ricchezza della Chiesa di Sicilia era ulteriormente aumentata dalla tradizione di spingere i cadetti maschi e femmine verso i monasteri e i conventi, per preservare l'eredità della famiglia dalla sua divisione; una pesante tassa, o dote, veniva di solito pagata alla Chiesa per facilitare ciò, nella forma di proprietà, gioielli o denaro. Così la ricchezza di certi ordini religiosi crebbe fuori da ogni proporzione rispetto alla crescita economica di qualsiasi altro gruppo sociale del tempo. Questa è una delle ragioni per cui così tante chiese Barocche e monasteri, come San Martino delle Scale, furono ricostruiti dopo il 1693 con tale lusso.

Una volta iniziata la ricostruzione, i poveri ricostruirono le proprie casupole nel solito modo primitivo di prima. Per contrasto, i più ricchi residenti sia secolari che spirituali vennero presi da una quasi maniacale orgia di edificazione. La maggior parte dei membri della nobiltà aveva diverse abitazioni in Sicilia, perché il Viceré di Spagna trascorreva sei mesi dell'anno a Palermo e sei a Catania, tenendo corte in ciascuna città, e quindi i membri dell'aristocrazia avevano bisogno di un palazzo in ogni città. Una volta che i palazzi della devastata Catania furono ricostruiti alla nuova moda, quelli di Palermo sembrarono antiquati per confronto, quindi anch'essi furono ricostruiti di conseguenza. Dalla metà del XVIII secolo, le ville dove riposare in autunno, essenzialmente degli status symbol, furono costruiti nell'elegante enclave di Bagheria. Questo schema si ripeté, su scala minore, in tutte le città secondarie della Sicilia, con ogni città impegnata a fornire una vita sociale più divertente e un'attrazione all'aristocratico provinciale rispetto alla sua abitazione di campagna. Le abitazioni di campagna non sfuggirono alla mania edilizia. Spesso ali Barocche o nuove facciate furono aggiunte ad antichi castelli, o ville rurali furono interamente ricostruite. La frenesia edilizia guadagnò slancio finché l'architettura Barocca commissionata dagli aristocratici edonisti raggiunse il suo zenith verso la metà del XVIII secolo.

Nuove città[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di Avola
figura 8: Piazza del Duomo, Siracusa. La Cattedrale dotata di pilastri di Andrea Palma fiancheggiata da palazzi barocchi e dal vescovado.

In seguito al sisma il programma di ricostruzione fu velocemente avviato, sotto la direzione del Duca di Camastra, vicario con pieni poteri per la ricostruzione, e del suo collaboratore, l'ingegnere militare Carlos de Grunembergh.

La fondazione di nuovi centri abitati in Sicilia non era nuova visto che tra la fine del XVI secolo e tutto il XVII secolo ne erano stati fondati, dai nobili titolari di feudi, un centinaio per ripopolare vaste aree di latifondo spopolate ed incrementare così la produzione agricola. Si tratta di cittadine, anche piuttosto grandi realizzate con impianti a scacchiera o comunque ortogonali, anche se ognuna con particolari caratteristiche: Vittoria, Leonforte, Cinisi, Palma di Montechiaro, Paceco.

La ricostruzione avvenne infatti spesso secondo uno schema razionale a griglia e quando fu possibile si preferì ricostruire i centri abitati in altri siti, tenendo conto di vari criteri, tra cui la volontà di non ricreare la struttura medievale fatta di ristretti vicoli, la necessità di avere piazze e strade principali ampie, la possibilità di erigere difese fortificate efficienti in un'epoca in cui era ancora presente la minaccia turca. Tali caratteristiche miravano anche a minimizzare i danni alla proprietà e alle vite umane in caso di probabili nuovi terremoti. Infatti nel 1693 le strade molto strette avevano reso più disastroso il terremoto. Architettonicamente i nuovi impianti urbanistici pianificati crearono la possibilità di ampie prospettive e scenografie urbane come quelle realizzate da Rosario Gagliardi a Noto. In genere si nota questo aspetto nelle città più estensivamente ripianificate di Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa, e Scicli.

Uno dei migliori esempi di questa nuova pianificazione urbana può essere visto a Noto (figura 9), la città ricostruita circa 10 km dal sito originario sul Monte Alveria. L'antica città in rovina, conosciuta come Noto Antica, può ancora essere visitata nel suo stato diroccato. Il nuovo sito prescelto era più pianeggiante di quello antico per facilitare un lineare sviluppo a griglia. Le strade principali procedono da est a ovest in considerazione dell'angolazione del sole. Questo esempio di pianificazione urbanistica si può attribuire al commissario generale Giuseppe Asmundo, e all'erudito aristocratico locale, Giovanni Battista Landolina, che con l'aiuto da tre architetti locali è responsabile di aver pianificato la città.

figura 9: Via Corrado Nicolaci, Noto.

In queste nuove città, l'aristocrazia si localizzò nelle aree più sopraelevate, dove l'aria era più fresca e pulita (nelle torride estati siciliane) e la vista più gradevole. La chiesa fu collocata al centro della città (figura 8), per comodità di tutti, e per riflettere la globale centralità della Chiesa; intorno alla coppia costituita da Cattedrale e Palazzo Vescovile furono costruiti anche i conventi. I commercianti e mercanti scelsero come quartiere le pianificate strade larghe originate nelle piazze principali. Infine i meno abbienti furono ammessi ad erigere i loro rifugi di mattoni e le loro case nelle aree a cui nessun altro ambiva. In tal modo la pianificazione urbanistica Barocca venne a simboleggiare e riflettere l'autorità politica, e in seguito il suo stile e la sua filosofia si diffusero in luoghi tanto lontani come Annapolis, Williamsburg, New Bern e Savannah nell'America britannica e con fama ancora maggiore nella ripianificazione urbanistica del XIX secolo di Paris operata dal Barone Haussmann. Erano stati deposte le basi per l'esplosione dell'architettura Barocca che avrebbe predominato in Sicilia fino al primo XIX secolo.

Alcuni tra i centri ricostruiti dopo il sisma del 1693, non presentano il tradizionale tracciato ortogonale a scacchiera ma una forma urbana geometrica su base esagonale: Avola progettata da Angelo Italia e Grammichele il cui disegno è attribuito a Carlo Maria Carafa Branciforti i cui schemi urbanistici sono desumibili dal trattato di architettura militare allora più conosciuto: I Quattro Primi Libri di Architettura di Pietro Cataneo.[12] e rappresentano in un certo senso la tardiva realizzazione della città ideale rinascimentale.

In seguito molte altre città e paesi siciliani che erano stati un po' danneggiati o furono completamente risparmiati dal sisma, come Palermo, furono anch'essi trasformati dallo stile Barocco, man mano che la moda si allargava e gli aristocratici con un palazzo a Catania iniziarono a desiderare che il loro palazzo nella capitale fosse altrettanto opulento di quello nella seconda città. A Palermo la chiesa di Santa Caterina, iniziata nel 1566, fu una di tante nella città i cui interni furono ridecorati nel XVIII secolo in stile Barocco, con marmi colorati.

Nuove chiese e palazzi[modifica | modifica wikitesto]

figura 10: La Chiesa Madre di San Giorgio Modica

La caratteristica principale dell'architettura barocca in Sicilia dopo il 1693, è stata una grande esuberanza decorativa, anche se le particolari caratteristiche di calore, gioia espressiva e libertà vennero raggiunti gradualmente nel corso del secolo.

Subito dopo il terremono furono costruite o ricostruite innumerevoli chiese e palazzi. Le prime rivelano il ruolo sociale che aveva assunto in Sicilia il gran numero di congregazioni, per cui in un solo piccolo centro erano spesso presenti un elevato numero di ordini conventuali caratterizzati da un'intensa attività edificatoria. Ugualmente i nobili si sentirono in dovere di dotarsi di palazzi e residenze di campagna per affermare il proprio ruolo sociale, favorendo le espressioni artistiche più opulente di decorazioni.

Gli architetti spesso locali furono capaci di progettare in un modo più sofisticato di quello del tardo XVII secolo; molti erano stati educati nell'Italia continentale ad una comprensione più dettagliata dell'idioma Barocco. Il loro lavoro ispirò progettisti siciliani che avevano avuto minori occasioni. Va osservato che questi architetti furono anche assistiti da pubblicazioni di incisioni di Domenico de' Rossi, che per la prima volta fornì le precise dimensioni e misure di molti delle principali facciate Barocche e Rinascimentali di Roma. In tal modo il Rinascimento finalmente sbarcò in Sicilia diciamo così per procura.

Giovanni Battista Vaccarini era il principale architetto siciliano durante questo periodo. Egli arrivò sull'isola nel 1730 portando un personale amalgama delle idee del Bernini e del Borromini, e introdusse all'architettura dell'isola un movimento unificato e un gioco di linee curve che sarebbe risultato inaccettabile nella stessa Roma. Comunque i suoi lavori sono di qualità considerevolmente inferiore rispetto a quella di ciò che sarebbe seguito. Notevoli lavori di questo periodo erano le ali del XVIII secolo di Palazzo Biscari a Catania e della Chiesa di Sant'Agata del Vaccarini, sempre a Catania. Per questo edificio Vaccarini chiaramente attinse all'"Architettura Civile" di Guarino Guarini. È il suo frequente rifarsi a disegni affermati che rende l'architettura di questo periodo, pur opulenta, dotata di una qualità disciplinata, quasi imbrigliata. Lo stile di Vaccarini era destinato a dominare Catania per decenni.

figura 11: La Basilica di Santa Maria Maggiore Ispica

Un secondo ostacolo per il pieno sviluppo del potenziale degli architetti siciliani fu che frequentemente essi stavano solo ricostruendo una struttura danneggiata, e dovevano quindi far coincidere i loro progetti con lo stato dei luoghi e dei manufatti o quanto ne rimaneva. La chiesa di San Giorgio a Modica (figura 10) ne è un esempio: malamente danneggiata dal terremodo del 1613, ricostruita nel 1643 in stile Barocco conservando la pianta medievale, quindi danneggiata di nuovo nel 1693. La ricostruzione ebbe luogo a partire dal 1702 ad opera di un ignoto architetto. Infine Rosario Gagliardi supervisionò il completamento della facciata, avvenuto nel 1760, o almeno parte dei lavori, essendo morto in quegli anni. Però i compromessi a cui egli dovette prestarsi in ossequio alla struttura esistente sono evidenti. Mentre Gagliardi usò le stesse formule che tanto successo gli arrisero a San Giorgio a Ragusa, qui a Modica la costruzione è più pesante e manca dell'abituale leggerezza di tocco e libertà di disegno. Secondo alcuni autori più recenti questo può anche dipendere in parte dall'avvicendarsi di altri alla supervisione a cavallo della morte del Gagliardi, di cui comunque si conservano disegni correlati. Col compito di ricostruzione dal terremoto del 1693, lo stesso Rosario Gagliardi progettò con lo stesso stile la basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica (figura 11), unica nella Provincia di Ragusa grazie alla presenza del Loggiato progettato da Vincenzo Sinatra.

C'era anche un'altra influenza al lavoro. Tra il 1718 e il 1734 la Sicilia fu controllata personalmente da Carlo VI da Vienna, col risultato che si possono percepire stretti legami con l'architettura austriaca. Diversi edifici sull'isola sono imitazioni dei lavori di Fischer von Erlach. Un architetto siciliano, il monaco Tommaso Napoli, visitò Vienna due volte verso l'inizio del secolo, tornando con una collezione di incisioni e disegni. Fu in seguito architetto di due ville di campagna del primo periodo Barocco siciliano, notevoli per le loro pareti concave e convesse e per il complesso disegno delle loro scale esterne. Una, la sua Villa Palagonia iniziata nel 1705, è la più complessa è ingegnosa di qualsiasi altra costruita nell'era Barocca della Sicilia; la sua doppia scala di scalinate rettilinee, con frequenti cambi di direzione, fu il prototipo di ciò che divenne una caratteristica eminente del Barocco Siciliano.

In seguito una nuova ondata di architetti, consci del fatto che gli stili del Rococo per gli interni iniziavano altrove a guadagnare ascendente sul Barocco, procedettero a sviluppare l'appariscenza, la libertà e il movimento che oggi sono sinonimi dell'espressione Barocco Siciliano.

Il pieno sviluppo del Barocco Siciliano[modifica | modifica wikitesto]

figura 12: Duomo di Siracusa: Facciata della Cattedrale di Andrea Palma (iniziata nel 1728). Basata sulla formula dell'arco trionfale romano, le masse interrotte da una facciata colonnata creano un effetto teatrale.

Intorno al 1730 il Barocco siciliano cominciò gradualmente a distanziarsi dallo stile Barocco definitosi a Roma e guadagnò una individualità anche più forte per due ragioni: in questo periodo la corsa a ricostruire stava cominciando a scemare e la costruzione stava divenendo più tranquilla e meditata; e un nuovo manipolo di architetti siciliani veniva alla ribalta. Questa generazione aveva assistito alla ricostruzione nel Barocco e studiato le stampe e i libri di architettura che giungevano con sempre maggiore frequenza dal continente. Diversamente dai predecessori - i vecchi studenti degli architetti di Roma - essi erano capaci di formulare stili fortemente individuali in autonomia. Questi architetti inclusero Andrea Palma, Rosario Gagliardi e Tommaso Napoli. Pur tenendo in considerazione il Barocco di Napoli e Roma, essi adattarono adesso i loro progetti a bisogni e tradizioni locali. Il loro uso di risorse e sfruttamento dei siti era spesso follemente creativo. Napoli e quindi Vaccarini avevano promosso l'uso di scale esterne, che era adesso condotto ad un nuovo stadio: chiese in cima alle colline venivano raggiunte tramite meravigliose scalinate che evocavano il mentore di Vaccarini, Francesco De Sanctis e le scalinate di Piazza di Spagna a Roma.

Le facciate delle chiese spesso vennero a rassomigliare a torte nuziali piuttosto che luoghi di culto man mano che gli architetti guadagnavano sicurezza, competenza e statura artistica. Gli interni chiesastici, che fino a questa data erano stati leggermente prosaici, cominciarono, specialmente a Palermo, ad essere decorati con un tumulto di marmi intarsiati e un'ampia varietà di colori. Anthony Blunt ha descritto questa decorazione come "affascinante o repellente, ma comunque il singolo spettatore possa reagire, questo stile è una manifestazione caratteristica di esuberanza siciliana, e va classificato tra le più importanti e originali creazioni di arte Barocca sull'isola". Questo è fondamentale nel Barocco Siciliano; fu idealmente intonato alla personalità siciliana, e questa fu la ragione per cui si evolse in modo tanto spettacolare. In nessun luogo in Sicilia lo sviluppo del nuovo Barocco è più evidente che a Noto, definita la "perfetta città barocca"[13], Ragusa e Catania.

Noto[modifica | modifica wikitesto]

Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. La unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici. Venne utilizzata la tenera pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del duca di Camastra, che rappresentava a Noto il viceré spagnolo.

A differenza di quanto accade di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto a Lecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorano a Noto non puntano tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti[14]. Inoltre, gli architetti attivi a Noto, Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, si impegnarono anche nella realizzazione di architetture elaborate, con l'impiego di facciate concave (come nella chiesa del Carmine o in quella di San Carlo Borromeo al Corso), convesse (come la chiesa di San Domenico) o addirittura curvilinee, come nella torre campanaria del seminario. Il barocco di Noto pervade l'intera città: gli elementi barocchi non sono isolati all'interno di un contesto urbano caratterizzato da diversi stili, ma sono collegati tra di loro in modo da realizzare quella che è stata definita la "perfetta città barocca"[15]. A tal proposito Ugo Ojetti sostenne:«Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d'un colpo, pel fatto sembra d'una volontà sola, immagine precisa del gusto d'un'epoca. A visitarla, palazzi, chiese, conventi, teatro pare un monumento unico, tutto costruito nello stesso tufo giallo, nello stesso barocco, come dice bene il Fichera, fiammeggiante, con una grandiosità senza pause e una regalità senza avarizia»[16]. Dell'impegno degli architetti netini per la creazione di grandi scenografie, in un'ottica barocca pienamente consapevole e non provinciale, si accorse pure un maestro dell'immagine come Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L'Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso:«Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effetti scenografici. Che libertà straordinaria!»

Ragusa[modifica | modifica wikitesto]

Ragusa fu gravemente danneggiata nel 1693. L'abitato è diviso in due parti: Ragusa Ibla, ricostruzione della città vecchia sul suo colle, e Ragusa Superiore che invece fu edificata ex novo dopo il terremoto su un altopiano adiacente. Successivamente Ragusa Superiore si espanse su un ulteriore altopiano, separato dal primo dalla vallata S. Domenica e ad esso collegato tramite tre ponti costruiti in epoche diverse.

Ragusa Ibla, la città inferiore, vanta un insieme impressionante di manufatti Barocchi, che includono la chiesa di San Giorgio di Rosario Gagliardi, progettata nel 1738 (figura 12). Nel progetto di questa chiesa Gagliardi sfrutta la difficile topografia del sito collinare. La chiesa torreggia in modo impressionante su una imponente scalinata di circa 250 gradini, una caratteristica Barocca frequentemente adottata in Sicilia a causa della morfologia dell'isola. La torre sembra esplodere dalla facciata, accentuata da colonne e pilastri rastremati contro le pareti curve. Al di sopra delle aperture di porte e finestre, timpani si svolgono e curvano con un senso di libertà e di movimento che sarebbe stato impensabile ai precedenti architetti ispirati al Bernini e al Borromini. La cupola neoclassica non fu aggiunta prima del 1820.

In un vicolo che connette Ragusa Ibla con Ragusa Superiore si trova la Chiesa di Santa Maria delle Scale. Questa chiesa è interessante, nonostante gravemente danneggiata nel terremoto. Solo metà della chiesa fu ricostruita nello stile Barocco, mentre la metà sopravvissuta fu mantenuta nell'originale veste Normanna (con elementi Gotici), a dimostrazione di un tassello dell'evoluzione del Barocco Siciliano, a contrasto con il Barocco di altre parti d'Europa, definito dalla classica Roma.

Palazzo Zacco è uno dei più notevoli edifici Barocchi della città, dotato di colonne Corinzie che sostengono balconate di elaborato ferro battuto, mentre sostengono maschere grottesche volte a burlarsi, colpire o divertire i passanti. Il palazzo fu costruito nella seconda metà del XVIII secolo dal Barone Melfi di Sant'Antonio. Fu in seguito acquistato dalla famiglia Zacco, da cui il nome. L'edificio ha due facciate sulla strada, ciascuna con sei ampie balconate che portano lo stemma della famiglia Melfi, una cornice di foglie d'acanto contro cui si appoggia un puttino. I balconi, una caratteristica del palazzo, sono notevoli per le mensole aggettanti che li sostengono, che vanno da putti a musicisti a maschere grottesche. Il punto focale della principale facciata sono i tre balconi centrali divisi da colonne con capitelli corinzi. Qui i balconi sono sorretti da immagini di musicisti con facce grottesche.

La Cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa Superiore fu costruita tra il 1718 e il 1778. La sua facciata principale è puro Barocco, contenente fini sculture e bassorilievi. La Cattedrale ha un elevato campanile siciliano nello stesso stile. L'adorno interno Barocco è diviso in tre navate colonnate (figura sopra). Ragusa Superiore, la parte più danneggiata della città, fu ripianificata intorno alla Cattedrale, in seguito al 1693; il disegno dei palazzi qui è tipico di questa città: essi sono lunghi e di solo due piani, con una soglia centrale solo appena sottolineata da un balcone e da un arco che conduce al giardino interno. Questo stile molto Portoghese, probabilmente disegnato per minimizzare i danni in futuri terremoti, è molto diverso da quello dei palazzi di Ragusa Ibla, che sono in vero stile Siciliano. Insolitamente il Barocco indugiò qui fino al primo XIX secolo. L'ultimo palazzo costruito qui era in forma Barocca ma con colonne di ordine Dorico Romano e balconi neoclassici.

Catania[modifica | modifica wikitesto]

figura 14: Duomo di Catania. La facciata principale di Giovanni Battista Vaccarini datata 1736, mostra influenze architettoniche spagnole.

La seconda città della Sicilia, Catania, fu gravemente danneggiata e le strutture più imponenti che rimasero in piedi furono il medievale Castello Ursino e tre navate della cattedrale. Il nuovo piano prevedeva infatti strade più larghe[17] e l'inserimento di ampie piazze che consentissero eventuali aree antisismiche. Così essa fu riprogettata e ricostruita. Il nuovo progetto separò la città in due principali quartieri, uno nobile (il cui terreno era venduto più caramente a 20 onze per tumulo) e uno popolano (a 13,10 onze per tumulo, dove si insinuò il nascente Monastero dei Benedettini), distinti dalle attuali vie Vittorio Emanuele II a sud e Santa Maddalena a est[18]. La ricostruzione fu supervisionata dal Vescovo di Catania ed unico architetto sopravvissuto della città, Alonzo di Benedetto. Costui diresse una squadra di architetti chiamati da Messina, che presto aprirono i cantieri, concentrandosi prima su Piazza del Duomo. I tre palazzi collocati sono: il Palazzo Vescovile e il Seminario dei Chierici a sud, il Palazzo degli Elefanti a nord (che sostituisce l'antica Loggia medioevale) e ad ovest il Palazzo Pardo Sammartino. Gli architetti lavorarono in completa armonia ed è impossibile distinguere il lavoro di Alonzo da quello dei suoi assistenti. Il lavoro è valido ma elementare, con bugnati decorati nello stile siciliano del XVII secolo, ma spesso la decorazione dei piani nobili è superficiale. Questo è tipico del Barocco di questo periodo immediatamente seguente al terremoto. Tuttavia non manca un tentativo del Di Benedetto ad associarsi agli stili più attuali in Europa, così si spiega il Neoclassico che si respira nel Convento dei PP. Gesuiti (dov'egli è capomastro tra il 1701 e il 1720)[19].

Nel 1730 Vaccarini arrivò a Catania come architetto della città e immediatamente impresse sui nuovi lavori lo stile Barocco Romano. I pilastri perdono i loro bugnati e sostengono cornicioni del tipo romano e timpani, e trabeazioni o timpani curvilinei, e colonne a tutto tondo a sostegno di balconi. Vaccarini sfruttò anche la locale pietra lavica come elemento decorativo piuttosto che come un generico elemento costruttivo, utilizzandola in alternanza ritmica con altri materiali, e spettacolarmente per il suo obelisco posto sul dorso dell'Elefante, simbolo di Catania, per una fontana nello stile di Berini di fronte al nuovo Palazzo di Città. La facciata principale di Vaccarini per la Cattedrale di Catania, dedicata a Sant'Agata, mostra forti influenze spagnole anche a questo stadio tardo del Barocco Siciliano. In città si trova anche la Chiesa della Collegiata di Stefano Ittar, costruita intorno al 1768 ed esempio di Barocco Siciliano colto nella sua massima semplicità stilistica.

Caratteri del Barocco Siciliano[modifica | modifica wikitesto]

Figura 2: Monastero di San Nicolò l'Arena (Catania), oggi sede della Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Catania, esempio tipico di Barocco Siciliano, con putti a supporto della balconata, balaustre ricurve in ferro battuto, bugnato decorato, e opere murarie bicrome con pietra lavica.
Figura 3: Campanile che corona la chiesa di San Giuseppe attribuita a Rosario Gagliardi o a frà Alberto Maria di San Giovanni Battista a Ragusa Ibla.
figura 4: Primo Barocco Siciliano. La Cattedrale di San Giovanni Battista, Ragusa, 1694–1735.

L'architettura Barocca è generalmente uno stile architettonico drammatico, riccamente adorno di sculture ed altre decorazioni, caratterizzato da chiaroscuri e giochi di luce creati da masse e ombre. Il Barocco Siciliano esalta tali caratteristiche, diventando uno stile riconoscibile che si trova principalmente espresso in edifici sacri e palazzi nobiliari costruiti per la numerosa aristocrazia siciliana. Alla metà del XVIII secolo, quando il Barocco Siciliano era ormai ben definito rispetto ai caratteri generali del Barocco del continente, gli edifici costruiti esibivano almeno alcune delle seguenti caratteristiche specifiche:

  1. La presenza di mascheroni e putti, spesso a supporto di balconi o a decorazione delle varie parti orizzontali delle trabeazioni di un edificio; questi volti furiosi o ghignanti sono vestigia del Manierismo (figure 2 e 9).
  2. Le balconate, spesso sono accompagnate da complicate balaustre in ferro battuto (figura 2). Inferriate panciute si trovano anche a guardia di finestre. In generale la presenza di elementi in ferro battuto caratterizza, soprattutto nella Sicilia orientale dopo il sisma, l'architettura del XVIII secolo.
  3. L'uso diffuso di scale esterne in ville e palazzi extraurbani che spesso erano erano progettati con un portale nella facciata principale, accessibile alle carrozze, che conduce ad un cortile interno, da dove doppie scale portano fino al piano nobile, costituendo l'ingresso principale alla casa, antistante le sale di ricevimento del primo piano, e le simmetriche fughe di gradini frequentemente cambiano direzione anche quattro volte. Anche le chiese, a causa della topografia del siti, spesso erano munite di scalinate scenografiche, ispirate a modelli romani. (figure 12 e 20). Un esempio particolare è la scalinata antistante San Giorgio a Modica che procede per un dislivello di decine di metri con gradini molto ripidi fiancheggiati da giardini pensili.
  4. Sia le chiese che i palazzi spesso esibiscono facciate dalla geometria complessa, concave o convesse. Tale caratteristica coinvolge a volte anche ville o palazzi che esibiscono scale esterne ricavate nei recessi creati dalle curve (figure 1 e 6).
  5. Il campanile generalmente non era posizionato a fianco della chiesa in un'autonoma torre campanaria, ma posto in facciata, spesso al centro, a sovrastare il timpano, con una o più campane, ciascuna chiaramente in vista sotto il proprio arco. In una chiesa con molte campane la facciata principale diviene particolarmente alta, di forma piramidale e riccamente modellata, come la Chiesa della Collegiata a Catania. Si tratta di uno dei più duraturi e caratteristici aspetti dell'architettura del Barocco Siciliano (figure 1 e 9).
  6. Interni chiesastici con profusione di marmi intarsiati a pavimentazione e rivestimento delle pareti.
  7. Le colonne, sono solitamente isolate e staccate dalla facciata, a supporto di architravi spezzati. Negli interni sono spesso dorate o decorate ma sostengono invece archi molto semplici
  8. Il bugnato è molto diffuso e spesso variamente decorato. Già in Sebastiano Serlio troviamo il bugnato con conci decorati, ma alla fine del XVI secolo, gli architetti siciliani ornavano i blocchi addirittura con sculture di foglie, squame, perfino con dolci e soprattutto con conchiglie che diventarono il simbolo ornamentale prevalenti dello stile barocco siciliano. A volte il bugnato veniva usato per pilastri anziché pareti, lasciate lisce, con effetti decorativi e chiaroscurali (figura 2).
  9. Molti edifici del Barocco Siciliano, specialmente a Catania e nella Sicilia orientale, sono costruiti con la pietra lavica locale, essendo questa la più facile da reperire. Le sue sfumature di nero e grigio erano spesso usate per creare effetti decorativi cromatici a contrasto (figure 2 e 14)...
  10. Persistenza di elementi costruttivi e decorativi dell'architettura del periodo normanno.
  11. L'influenza architettonica della Spagna (che allora dominava la Sicilia) è spesso riconoscibile, in modo particolarmente evidente nella Sicilia orientale. La monumentale Porta Grazia di Messina (1680) starebbe a suo agio in qualsiasi cittadella costruita dagli spagnoli altrove, nelle loro colonie. Lo stile di questa porta cittadina[senza fonte] ad arco fu diffusamente copiata per tutta Catania subito dopo il terremoto.

In ogni caso il Barocco Siciliano non può essere definito semplicemente in base alla presenza di uno o più di questi caratteri, poiché nessuna caratteristica è esattamente specifica della sola architettura siciliana. Per apprezzare il Barocco Siciliano occorre identificare uno o più di queste caratteristiche, poi valutare la composizione nel suo complesso e allora se l'edificio è posteriore alla fine del secondo decennio del XVIII secolo determinare se l'architettura possiede una fluidità nelle proprie curve, nelle proprie volute e nelle decorazioni che ne producono l'indefinibile sensazione tipica di "joie de vivre".

Interni[modifica | modifica wikitesto]

figura 15: La chiesa del Gesù, Palermo (1564–1633), con abbondante utilizzo di marmo policromo su pavimentazione e a rivestimento delle pareti.

Gli esterni delle chiese siciliane erano stati decorati in stili elaborati dal primo quarto del XVII secolo, con profusione di sculture, stucchi, affreschi e marmi (figura 15). Man mano che le chiese del dopo-terremoto venivano completate negli tra il 1720 e il 1730, gli interni cominciarono a riflettere di pari passo le decorazioni esterne, diventando più lievi e meno intensi (confrontare figura 15 all'interno posteriore mostrato in figura 15), con profusione di ornamenti scultorei degli elementi portanti, cornicioni e frontoni, spesso nella forma di putti, elementi floreali e faunistici. Marmi intarsiati su pareti e pavimentazioni con motivi complessi sono una delle più definite caratteristiche dello stile. Questi motivi con tondi di porfido sono spesso derivati da disegni riscontrabili nelle cattedrali Normanne d'Europa, mostrando ancora le origini normanne dell'architettura siciliana. L'altare maggiore è solitamente il pièce de resistance, il pezzo forte. Consiste in molti esempi di un monoblocco di marmo policromo, decorato con volute dorate e ghirlande, e frequentemente incastonato con altre pietre come lapislazzuli e agata. I gradini che conducono alla pedana dell'altare sono caratteristicamente curvi tra concavi e convessi e in molti casi decorati con marmi policromi intarsiati. Uno degli esempi più belli è Santa Zita a Palermo.

La costruzione delle chiese della Sicilia sarebbe stata tipicamente finanziata non solo dai singoli ordini religiosi, ma da una famiglia aristocratica. Contrariamente ad una diffusa convinzione, la maggioranza della nobiltà siciliana non scelse di avere le proprie spoglie mortali esibite in eterno nelle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, ma furono abbastanza convenzionalmente tumulate sotto le loro cappelle di famiglia. È stato detto, però, che "il funerale di un aristocratico siciliano era uno dei grandi momenti della sua vita". I funerali divennero impressionanti esibizioni di fasto. Le lapidi che coprivano le tombe oggi forniscono un barometro accurato dello sviluppo del Barocco e delle tecniche di intarsio anno per anno. Per esempio quelle della prima metà del XVII secolo sono di semplice marmo bianco decorato con i simboli araldici e riportanti nome, data e così via. Dal 1650 circa piccole quantità di intarsio in marmo colorato iniziarono ad apparire, formando motivi. Il fenomeno si può seguire nella sua crescita finché, alla fine del secolo, lo stemma e la calligrafia sono costituiti interamente da intarsi in marmo colorato, incorniciati da bordi a motivi decorativi. Ben dopo che il Barocco iniziasse a cadere in disgrazia negli anni ottanta del 1700, la decorazione barocca era ancora considerata più adeguata al rituale Cattolico del nuovo neoclassicismo di basi pagane.

figura 16: Chiesa di San Benedetto, Catania, con affreschi di Giovanni Tuccari.

La Chiesa di San Benedetto a Catania (figure 16 e 17) è un bell'esempio di interni in stile Barocco Siciliano, decorata tra il 1726 e il 1762, il periodo in cui il Barocco Siciliano era al vertice del suo fascino ed unicità. I soffitti furono affrescati da Giovanni Tuccari. La parte più spettacolare della decorazione della chiesa è il coro delle monache (figura 17), datato intorno al 1750, che fu progettato in tal modo che le voci delle sorelle potessero essere udite durante le funzioni religiose ma che le suore stesse fossero comunque ben separate e nascoste dal mondo meno spirituale di fuori.

Con poche notevoli eccezioni, gli interni dei palazzi si mostrarono subito meno elaborati di quelli delle chiese Barocche di Sicilia. Molti furono costruiti privi di decorazioni Barocche elaborate per gli interni, semplicemente perché ci voleva così tanto tempo a costruirle; quando queste furono completate il Barocco era passato di moda, e le stanze di rappresentanza furono decorate nel nuovo stile neoclassico noto come "Pompeiano". Spesso si può trovare una fusione dei due stili, come nell'ala della sala da ballo del Palazzo Aiutamicristo a Palermo, costruito da Andrea Giganti, dove il soffitto della sala da ballo fu affrescato da Giuseppe Cristadoro con scene allegoriche incorniciate da motifi dorati in gesso; il soffitto era già fuori moda quando fu terminato, e il resto della stanza fu decorato in modo ben più semplice. I cambiamenti negli usi degli ultimi 250 anni hanno semplificato le decorazioni dei palazzi ulteriormente, e oggi i pianterreni sono di solito negozi, banche o ristoranti e i piani superiori sono divisi in appartamenti, mentre gli interni originari sono andati perduti per sempre.

figura 17: coro delle monache della Chiesa di San Benedetto, Catania.

Una terza ragione per l'assenza di decorazione Barocca, e anche la più comune, è che molte stanze non furono mai destinate ad essere decorate. Molti dei palazzi erano enormi, ed intesi per la vita quotidiana di un grande numero di persone. La casa dell'aristocratico siciliano, a partire da lui stesso, sua moglie e molti figli, conteneva tipicamente anche un insieme di parenti più poveri e membri della famiglia estesa, tutti dotati di appartamenti minori nella casa. Poi venivano i dipendenti, spesso incluso un cappellano o confessore privato, maggiordomo, governante, segretario, archivista, contabile, bibliotecario e innumerevoli servi inferiori, più un portiere che suonava una campanella un numero prestabilito di volte proporzionato al rango dell'ospite in arrivo. Spesso le famiglie estese dei servi, specialmente se anziani, vivevano nel palazzo anch'esse. Le molte stanze erano necessarie per alloggiare una simile unità familiare. Questi alloggi quotidiani, anche per il "Maestro e Maestra di Casa" stessi, erano spesso decorati e ammobiliati con semplicità. Ulteriori stanze erano richieste in base alla tradizione siciliana che era un segno di origini plebee il consentire anche a mere conoscenze di sostare nelle locande del posto. Qualunque straniero in visita, specialmente un Inglese, era ritenuto uno speciale trofeo e aumentava il prestigio sociale. Di conseguenza la casa dell'aristocratico siciliano era raramente vuota o tranquilla.

Le stanze più belle più decorate erano quelle del piano nobile, riservato a ospiti e all'intrattenimento. Dotato di accesso formale dalla doppia scala Barocca esterna, questo era un appartamento costituito da grandi e piccoli saloni, con un salone molto ampio a fare spesso da sala da ballo, ed inteso come sala principale della casa. A volte le camere da letto degli ospiti erano collocate qui, ma verso la fine del XVIII secolo essi erano sempre più spesso situate sul piano secondario al di sopra. Se decorate durante l'era Barocca, le stanze erano adornate con profusione. Le pareti erano frequentemente rivestite da specchi, incastonati in cornici dorate nelle pareti, a volte alternate a dipinti, ritratti di famiglia e supportati da ninfe e pastorelle similmente incorniciate. I soffitti erano alti ed affrescati e dal tetto pendevano enormi lampadari di Murano, mentre altra luce proveniva da candelieri a parete che fiancheggiavano gli specchi. Una delle stanze più notevoli in questo stile è la Galleria degli Specchi di Palazzo Gangi a Palermo, scelto dal regista Luchino Visconti per il film "Il Gattopardo". Questa famosa stanza con il suo soffitto affrescato da Gaspare Fumagalli è in ogni caso una delle poche stanze Barocche in questo palazzo Barocco, che fu dal 1750 esteso e trasformato dal suo proprietario Marianna Valguarnera, prevalentemente nel più tardo stile neoclassico.

Il mobilio durante l'era Barocca era in linea con lo stile: adorna, dorata e frequentemente con tavoli dal piano superiore in marmo. Il mobilio era transitorio all'interno della casa, speso spostato da una stanza all'altra in base alle esigenze del momento, lasciando altre stanze vuote. A volte i mobili erano commissionati specificamente per una stanza, per esempio per abbinarsi ad un pannello in seta della parete con cornice dorata. I mobili erano sempre disposti contro le pareti, mai come nel successivo stile informale al centro della stanza, che nel Barocco era sempre lasciato vuoto, per meglio esibire il rivestimento a motivi decorativi del pavimento in marmo, o più spesso in ceramica.

Comune sia al design degli interni sia di chiese che di palazzi era il lavoro a stucco. Questo è un componente importante del design e della filosofia Barocca, in quanto combina senza soluzione di continuità architettura, scultura e pittura in tre dimensioni. La sua combinazione in soffitti e pareti a trompe l'oeil nella pittura illusionistica Barocca confonde arte e realtà. Mentre nelle chiese lo stucco poteva rappresentare angeli e putti collegati da ghirlande di fiori, in una casa privata poteva rappresentare il cibo o gli strumenti musicali preferiti dei proprietari.

L'ultimo periodo[modifica | modifica wikitesto]

figura 18: Palazzo Beneventano Del Bosco, Siracusa, progettato da Luciano Alì nel periodo 1779–1788 nel contenuto stile tardo del Barocco Siciliano. I balconi in ferro battuto e le curve ardite, comunque, mantengono a debita distanza il neoclassicismo.

Come del resto per tutti gli stili architettonici a lungo andare la gente si stancò del Barocco. In alcune parti d'Europa esso si tramutò nel rococo, ma non in Sicilia. Non più controllata dall'Austria, la Sicilia (dal 1735 ufficialmente denominata Regno di Sicilia) era goveranta dal Re di Napoli, Ferdinando IV. A seguito di ciò Palermo fu in assiduo contatto con la capitale maggiore, Napoli, dove aveva luogo una crescente conversione ai più classici stili architettonici. In combinazione con ciò, molti dei nobili siciliani più acculturati svilupparono la moda di una infatuazione per le cose francesi, dalla filosofia alle arti, moda e architettura. Molti di loro visitarono Parigi rincorrendo tali interessi e tornarono con le ultime stampe architettoniche e gli ultimi trattati teoretici. L'architetto francese Léon Dufourny fu in Sicilia tra il 1787 e il 1794 per studiare e analizzare gli antichi templi Greci sull'isola. Così i siciliani riscoprirono il loro antico passato, che con i suoi idiomi classici era adesso al vertice della moda. Il cambiamento dei gusti non avvenne da un giorno all'altro. Il Barocco rimase popolare sull'isola, ma ora i balconi siciliani, stravaganti come non mai, sarebbero stati rimpiazzati da severe colonne classiche. Dufourny iniziò a progettare a Palermo, e il suo "Tempio dell'Ingresso" (1798) del Giardino Botanico fu il primo edificio in Sicilia in uno stile basato sull'ordine Dorico Greco. Si tratta di architettura neoclassica pura, come definita in Inghilterra dal 1760, ed era un segno delle novità da venire.

Era il grande amico e collega architetto di Dufourny Giuseppe Marvuglia che doveva presiedere al graduale declino del Barocco Siciliano. Nel 1784 progettò il Palazzo Riso-Belmonte a Palermo, il più bell'esempio di questo periodo di transizione architettonica, che combinava sia motivi Barocchi che Palladiani, costruito attorno ad un cortile porticato che creava le masse Barocche di luce e ombra, o chiaroscuro. La facciata principale, ospitante enormi pilastri, aveva anche elementi barocchi, ma il profilo era lineare. I pilastri erano privi di decorazione, semplici, d'ordine ionico e sorreggevano una trabeazione disadorna. Al di sopra delle finestre si trovavano lineari frontoni classici. Il Barocco Siciliano stava declinando.

Un'altra ragione per il graduale declino dello sviluppo del Barocco Siciliano e delle costruzioni in genere fu che il denaro stava terminando. Durante il XVII secolo l'aristocrazia viveva principalmente delle proprietà terriere, curandole e migliorandole, e come risultato il loro reddito era prevalentemente speso là. Durante il XVIII secolo la nobiltà migrò gradualmente verso le città, in particolare Palermo, per godere dei piaceri sociali della corte del Viceré e Catania. I loro palazzi di città crebbero in dimensioni e splendore, a tutta spesa delle proprietà abbandonate, alle quali si chiedeva ugualmente di fornire introiti. Gli intendenti lasciati a governare le proprietà nel tempo divennero sempre meno efficienti, o corrotti, spesso entrambi. Come conseguenza i ricavi dell'aristocrazia precipitarono. L'aristocrazia ricorse al credito utilizzando le proprietà come garanzie ipotecarie, finché il valore delle proprietà abbandonate scese al di sotto dell'importo dei prestiti che garantivano. In più la Sicilia diventava ormai politicamente instabile quanto l'aristocrazia lo era economicamente. Controllata da Napoli dal fiacco Ferdinando VI e dalla sua moglie esuberante, la Sicilia aveva intrapreso la via del declino ben prima che le battaglie contro la Francia napoleonica nel 1798 e 1806 costringessero due volte il Re a fuggire da Napoli alla Sicilia. I francesi furono tenuti alla larga dalla Sicilia solo in forza di una spedizione di 17.000 soldati britannici, e in effetti la Sicilia era ormai controllata de facto dal Regno Unito. A quel punto il Re Ferdinando impose le prime nuove tasse, alienandosi di colpo tutta l'aristocrazia.

La tassa fu revocata nel 1812 dai britannici, che a quel punto imposero una forma di governo di stampo britannico sull'isola. Una innovazione legale di particolare gravità per l'aristocrazia fu che i creditori, che in precedenza potevano solo pretendere un pagamento di interessi su un prestito, adesso potevano requisire la proprietà a garanzia. La proprietà cominciò a passare di mano e ad essere suddivisa alle aste, e di conseguenza la borghesia possidente iniziò a fiorire. Rivolte contro i Borboni nel 1821 e nel 1848 divisero la nobiltà, e facevano presagire le fortune del liberalismo. Questi fattori, abbinati all'agitazione sociale e politica del seguente Risorgimento nel XIX secolo, significarono la condanna dell'aristocrazia siciliana. Inoltre per aver trascurato e abbandonato i principi del "noblesse oblige", un elemento essenziale del sistema feudale, la campagna finì presto in mano a briganti e banditi, e le ville di campagna un tempo sontuose decaddero. La mania di edificare della classe dominante terminava definitivamente.

figura 19: Palazzo Ducezio, Noto, di Vincenzo Sinatra, Barocca al pianterreno, neoclassica sopra.

Comunque l'influenza britannica in Sicilia era destinata a fornire al Barocco Siciliano un'ultima vampata di vitalità. Giuseppe Marvuglia, riconoscendo che la nuova moda britannica prendeva sempre più piede, sviluppò lo stile che aveva prima cautamente adottato a Palazzo Riso-Belmonte nel 1784, combinando alcuni dei più lineari e solidi elementi del Barocco con motivi palladiani piuttosto che con progetti palladiani organici. Il tardo Barocco Siciliano somigliava al Barocco popolare nel Regno Unito all'inizio del XVII secolo, reso popolare da Sir John Vanbrugh con un edificio come Blenheim Palace. Un esempio di ciò è la palermitana Chiesa di San Francesco di Sales del Marvuglia, quasi Inglese nella sua interpretazione del Barocco. Comunque, questo fu un ultimo bagliore e il Neoclassico presto predominò del tutto. Pochi aristocratici potevano permettersi di costruire, e il nuovo stile era principalmente utilizzato in edifici pubblici e civili come l'Orto Botanico di Palermo. Gli architetti siciliani, compreso Andrea Giganti, un tempo un architetto Barocco capace, cominciarono a progettare nello stile Neoclassico, ma la versione alla moda adottata dalla Francia. La Villa Galletti di Giganti a Bagheria è chiaramente ispirata al lavoro di Ange-Jacques Gabriel.

Come per i primi giorni del Barocco Siciliano, i primi edifici della nuova era neoclassica furono spesso copie o ibridi dei due stili. Palazzo Ducezio a Noto (figura 19) fu iniziato nel 1746, e il pianterreno con portici che creano un gioco di luce e ombra è puro Barocco. Comunque, quando pochi anni dopo il piano superiore fu aggiunto, l'influenza francese neoclassica si fece pronunciata, sottolineata dall'arcata centrale. Così il Barocco Siciliano veniva gradualmente e lentamente soppiantato dal neoclassicismo francese.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

figura 20: La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio a Ragusa, costruita nella seconda metà del XVIII secolo

La maggioranza dei palazzi barocchi fu di proprietà privata fino a tutto il XIX secolo, perché la vecchia aristocrazia perveniva tramite l'istituzione del matrimonio ai fondi della borghesia o si indebitava fino alla liquidazione. Ci furono poche famiglie a fare eccezione, le quali conservano tuttora i palazzi aviti. Grazie alla continua devozione religiosa della popolazione siciliana molte delle chiese del Barocco Siciliano sono ancora oggi destinate all'antica funzione per la quale furono progettate.

In ogni caso la colpa della decadenza e dello stato rovinoso di preservazione di così tanti palazzi non può ricadere solo su proprietari riottosi ad accettare il cambiamento, ma anche all'agenda politica dei successivi governi. Alcune delle più belle ville e palazzi, incluso il palazzo palermitano del Principe di Lampedusa, sono tuttora in rovine sin dai bombardamenti statunitensi del 1943. Spesso nessun tentativo è stato fatto per ripristinarli o metterli in salvo. Quelli che sopravvissero ai raid aerei in buono stato sono spesso suddivisi in uffici o appartamenti, e gli interni sono stati smantellati, divisi, venduti.

I membri rimanenti dell'aristocrazia siciliana che tuttora abitano i palazzi di famiglia si sono trattenuti da lusinghe turistiche come riempire i propri giardini con animali esotici. I restanti Principi, Marchesi e Conti di Sicilia hanno preferito vivere in un dorato isolamento, circondati spesso da un misto di bellezza e decadenza. Questo non per disprezzo delle masse o indifferenza al loro retroterra, ma più per una forma di barricamento: per anni assoggettati a tasse dotate di connotazioni punitive, è solo oggi che loro, con la loro condizione, si stanno svegliando alla possibilità che, se non agiscono in fretta, potrebbe essere troppo tardi per questa parte dell'eredità culturale siciliana.

Man mano che la Sicilia diventa politicamente più stabile e sicura e la corruzione allenta la presa, i palazzi Barocchi stanno lentamente aprendo le loro porte ad un entusiasta pubblico pagante, nonché ad un pubblico Americano e Britannico piuttosto che Italiano. Pochi anni fa la sala da ballo di Palazzo Gangi era l'unica ad avere ospitato un set cinematografico, ma oggi salons e sale da ballo a lungo dimenticate tornano ad ospitare eventi pubblici ed aziendali. Alcuni palazzi offrono servizio di Bed and breakfast ad ospiti paganti, tornando ad offrire così ospitalità ai visitatori dell'isola, uno scopo al quale furono rivolti sin dall'origine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Blunt, Barocco siciliano, Roma, 1968
  2. ^ G. Gangi, Il Barocco della Sicilia orientale, Roma, 1964, pag.10-14
  3. ^ S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città 1610-1760, Roma, 1981, pag.13-14
  4. ^ S. Boscarino, op. cit., 1981, pag.168-169.
  5. ^ S. Boscarino, op. cit., 1981, pag.93-94
  6. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale: il secolo d'oro, Donzelli Editore, 2002.
  7. ^ Fino a qualche decennio fa alcuni autori ipotizzavano che fosse stata costruita ed anch'essa distrutta.
  8. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale: il secolo d'oro, 2002
  9. ^ Francesco Paolo Campione. La cultura estetica in Sicilia nel Settecento in Annali del Dipartimento di Filosofia Storia e Critica dei Saperi. Palermo, 02/06/2005, ISSN: 1824-6966.
  10. ^ AA.VV., Sicilia barocca: architettura e città, 1610-1760, 1997
  11. ^ Nikolaus Pevsner, John Fleming, Hugh Honour, Dizionario di architettura, voce Vermexio, Giovanni, Einaudi, 1981. ISBN 88-06-51961-1
  12. ^ L. Dufour, H. Raymond, Dalla città ideale alla città reale, 1993
  13. ^ John J. Ide, Noto - the Perfect Baroque City (1958)
  14. ^ Stephen Tobriner, La genesi di Noto (1989), p. 55 e ss.
  15. ^ John J. Ide, Noto - the Perfect Baroque City (1958), p. 15.
  16. ^ AA. VV., Noto (1992), p. 3.
  17. ^ Si andava dalle altre di 4 o 6 canne (una canna siciliana equivale a 2,064 metri) alle strade maestre di 8 canne; cfr. G. Dato-G. Pagnano, L'architettura dei Gesuiti a Catania, Corsico (MI) 1991, p. 25.
  18. ^ G. Dato, La città di Catania. Forma e struttura 1693 - 1833, Roma 1983.
  19. ^ G. Dato-G. Pagnano op. cit., pp. 32 passim

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Noto, Noto, Associazione culturale "Alcide De Gasperi", 1992.
  • A. Blunt, Sicilian baroque. Weidenfeld and Nicolson, 1968.
  • S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città 1610-1760. MR Nobile, Roma, 1981.
  • M. Giuffré, H. Neil, La Sicilia nella storia dell'architettura italiana: il Settecento. Electa, Milano, 2000.
  • J. J. Ide, Noto - the Perfect Baroque City, Journal of the Royal Institute of British Architects, no. 66, 1958.
  • S. Tobriner, La genesi di Noto, Bari, Edizioni Dedalo, 1989.

Artisti[modifica | modifica wikitesto]

Architetti[modifica | modifica wikitesto]

Pittori[modifica | modifica wikitesto]

Scultori[modifica | modifica wikitesto]

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