Johann Bernhard Fischer von Erlach

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Johann Bernhard Fischer von Erlach

Johann Bernhard Fischer von Erlach (Graz, 20 luglio 1656Vienna, 5 aprile 1723) è stato un architetto austriaco, tra le personalità più significative del barocco europeo.

Vita ed opere[modifica | modifica sorgente]

Figlio di uno scultore di Graz, dopo aver studiato presso la bottega del padre nel 1674 scese in Italia, a Roma dove divenne probabilmente allievo dell'architetto e decoratore Giovan Paolo Schor e frequentò la cerchia di Bernini e Carlo Fontana. Lavorò come scultore a Roma e Napoli: nella penisola ebbe modo di conoscere Giovanni Pietro Bellori, Cristina di Svezia, Athanasius Kircher.

La sua attività di architetto ebbe inizio nel 1687, con il ritorno in patria dopo oltre dodici anni: a Vienna realizzò il Castello di Schönbrunn (1693), la chiesa di San Carlo (1715 - 1721, portata a termine dal figlio, Josef Emanuel) ed il progetto della biblioteca di corte (1716), la cappella Corpus Domini nella cattedrale di Breslavia (Polonia), mentre a Salisburgo realizzò la chiesa della Trinità (1694), quella dell'Ospedale di San Giovanni (1699), quella delle Orsoline (1699) e la Kollegienkirche (1707), caratterizzate dalla ricerca di un movimento della pianta centrale. Nel 1705 fu nominato architetto di corte dall'imperatore Giuseppe I, un sovrano ansioso di emulare lo splendore del suo rivale Luigi XIV in Francia.

Il suo progetto per la chiesa di San Carlo Borromeo a Vienna combina la facciata di Sant'Agnese in Agone del Borromini e il portico del Pantheon con un paio di gigantesche colonne dalla Colonna Traiana che qui sostituiscono le torri della facciata (Le torri vere e proprie sono divenute due corpi angolari che ricordano il Louvre). Con questi elementi rigidi dell'arte imperiale romana, incastrati nelle curvature elastiche della sua chiesa, Fischer von Erlach esprime il potere della fede cristiana di assorbire e trasfigurare gli splendori dell'antichità. In sintesi, queste reminiscenze classiche concludono quasi l'esperienza barocca, anticipando già la visione neoclassica.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, Vol.5 pag. 34-35.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 100183205 LCCN: n50003095