Chiesa del Gesù (Palermo)

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Chiesa del Gesù
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Sicilia
Località Palermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Gesù
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1590
Completamento 1636
L'edificio dopo la guerra
L'interno della chiesa
Cappella del Sacro Cuore

La chiesa del Gesù nota anche come Casa Professa, è una delle più importanti chiese barocche di Palermo e dell'intera Sicilia. Dopo quasi due anni di restauro conservativo, il 24 febbraio 2009, la chiesa è stata inaugurata con una messa solenne presieduta dall'arcivescovo di Palermo mons. Paolo Romeo e partecipata da numerosi gesuiti e autorità civili e militari.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I Gesuiti che giunsero a Palermo nel 1549, iniziarono nel tardo Cinquecento la costruzione della chiesa annessa alla casa madre (Casa Professa), una delle più spettacolari chiese della Sicilia. Il luogo dove sorse era ritenuto tradizionalmente rifugio di eremiti, in particolare San Calogero vi avrebbe dimorato in una grotta: tuttora vi si trovano catacombe paleocristiane.

Nel 1606 il Venerabile Antonino da Patti, autore di diverse grazie e miracoli, visitò a lungo la Chiesa.

La grande costruzione venne ideata dall’architetto gesuita Giovanni Tristano e, in un primo momento, si presentava ad unica navata con ampio transetto e ampie cappelle laterali. Agli inizi del Seicento, per adeguarla alle esigenze di grandiosità tipiche dell'architettura gesuita, su progetto di Natale Masuccio vennero abbattuti i muri divisori delle cappelle, ottenendo così tre navate. La consacrazione della grande chiesa avvenne nel 1636. Nel 1892 il cav. Salvatore Di Pietro, già rettore di Casa Professa, ottiene tramite il ministro della pubblica istruzione Paolo Boselli che il tempio venga dichiarato monumento nazionale. Durante la Seconda guerra mondiale, nel maggio del 1943, una bomba s'abbatté proprio sulla cupola della chiesa che, nel suo crollo, trascinò con sé tutte le zone ad essa vicine e naturalmente andò perduta gran parte delle pitture del presbiterio e del transetto. La cupola fu interamente ricostruita con tecniche contemporanee che prevedevano l'utilizzo del calcestruzzo armato realizzando una struttura a doppia calotta nervata, dissimulata dai rivestimenti esterni.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

L’addobbo interno – “le cui pareti sono coperte da marmi, da tarsie, da statue e da arabeschi senza fine, che debbono aver costata immensa copia di danaro agli ambiziosi Lojolei (da Ignazio di Lojola) i quali ogn’altro tempio vollero mai sempre offuscare nella città colle loro magnifiche chiese” (C. Castone, Viaggio della Sicilia, 1793) – costituisce un importante esempio di fusione tra architettura, pittura e decorazione plastica. Particolarmente vivace è la decorazione a mischio, cioè a tarsie marmoree pregiate, composte a motivi floreali o figurati. Nel romanzo Il Gattopardo viene ricordata una visita a Casa Professa di don Pirrone, il prete di casa Lampedusa, durante una passeggiata palermitana in carrozza del Principe.

Riguardo alla decorazione a marmo mischio dell'abside di Casa Professa, rappresenta indubbiamente l’apporto più significativo e originale della cultura artistica siciliana alla civiltà del barocco europeo; integrazione dinamica tra architettura, scultura e pittura, secondo la prassi e l'estetica secentesche, animazione ipertrofica di colori e immagini (“in guisa che senza pennello sembra opera di pennello” scrive il Mongitore). Addobbo teatrale articolato attraverso ricchi e complessi sistemi concettuali, la decorazione a mischio e a tramischio (con parti a rilievo) è anche il genere dove con maggiore chiarezza si coglie il carattere distintivo del barocco siciliano: una collaborazione tra architettie scultori, marmorari e pittori che spesso stabilisce confini assai labili tra le diverse categorie d'artigiani, e che anzi su questa ininterrotta continuità di mestieri fonda la dimensione trionfante del grande cantiere della Palermo barocca, dalla seconda metà del Seicento ai primi decenni del Settecento.

Un'attività così intensa e prolungata esigeva la specializzazione d'intere botteghe spesso a conduzione familiare, e un'organizzazione del lavoro dove il programma concettuale fosse affidato, con una distinzione menzionata nei documenti, a marmorari, a scultori e architetti. Ma al di là dell’animazione brulicante e della ripetizione a moduli verticali derivata dalle grottesche rinascimentali e manieriste, la decorazione a mischio trovava, proprio nella composizione simbolica e dottrinale, la propria unità e il controllo di una vasta iconografia che recepiva ed elaborava un repertorio a cui l’ordine dei Gesuiti aveva dato, lungo tutto il Seicento, un contributo fondamentale recuperando il valore didascalico di molte figure ed episodi dell’arte medievale ed elaborando i modelli proposti da Ripa nella sua Iconologia. La chiesa dei Gesuiti di Casa Professa rappresenta in questo senso l'esempio più complesso e grandioso, il più unitario nella volontà di sottoporre l’intera decorazione a mischio, gli scultori e gli architetti che negli stessi anni prestavano la loro opera ad altre chiese e cappelle, sono chiamati ad approntare il ripetitivo ma variegato repertorio d’immagini ed ornamenti all’esaltazione dottrinale e a ribadire la potenza dell’ordine”.[senza fonte]

La parte più spettacolare dell'edificio è forse la tribuna dell'abside, ornata dall'Adorazione dei Pastori (1710-1714) e dall'Adorazione dei Magi (1719-1721), bassorilievi marmorei posti sulla tribuna, di Gioacchino Vitagliano su modelli di Giacomo Serpotta.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sulle due cantorie ai lati dell'altare maggiore, entro le casse lignee antiche, si trova l'organo a canne, costruito nel 1954 dalla ditta organaria cremasca Tamburini, uno dei più importanti della città. A trasmissione elettrica, ha quattro tastiere di 61 note ed una pedaliera concavo-radiale di 32 per un totale di oltre 4000 canne. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Dolce 8'
Ottava 4'
Flauto a camino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno 5 file
Cornetto combinato
Clarinetto 8'
Unda maris 8'
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale Dolce 8'
Principale Forte 8'
Dulciana 8'
Flauto traverso 8'
Ottava Dolce 4'
Ottava Forte 4'
Flauto a camino 4'
Decimaseconda 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 3 file
Ripieno 7 file
Cornetto 3 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Voce umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Principalino 4'
Flauto armonico 2'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Tromba armonica 8'
Tromba clarion 4'
Voci corali 8'
Concerto Viole 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Solo
Principale Dolce 8'
Principale Forte 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 5 file
Viola Celeste 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Subbasso 16'
Bordone in Eco 16'
Gran Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Bordone 8'
Armonica 8'
Cello 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava 4'
Flauto 4'
Flautino 2'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Oboe 8'
Clarone 4'
Trombina armonica 4'
Campane
Tremolo
Pedale Solo
Subbasso 16'
Bordone 8'
Basso 8'

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Filiti S.J., La Chiesa della Casa Professa della Compagnia di Gesù in Palermo, Bondì Palermo, 1906.
  • D. Garstang, Giacomo Serpotta and the Stuccatori of Palermo, 1560-1790, A.Zwemmer Ltd. London 1984.
  • S. Barcellona, Gli scultori del Cassaro, Ingrana, Palermo 1971, riedito in Scritti d’arte: studi e interventi sulla cultura artistica in Sicilia, a cura di G. Bongiovanni, Brotto, Palermo 1992.
  • S. Piazza, I marmi mischi delle chiese di Palermo, Sellerio, Palermo 1992, (in part. pp. 37–44).
  • Maria Carla Ruggieri Tricoli, Costruire Gerusalemme. Il complesso gesuitico della Casa Professa di Palermo dalla storia al museo, Ed. Lybra, Milano 2001.
  • Luca Mansueto, I pilastri absidali della Chiesa del Gesù di Casa Professa in Palermo, in Karta, anno I (2006), num.4, pp. 10–11.

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