Sette arcangeli

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I Sette sigilli degli Arcangeli in una rappresentazione del XIX secolo tratta dal Complete Book of Magic Science di Frederick Hockley

Il sistema di sette maggiori arcangeli è una antica tradizione dell'angelologia di matrice giudaica. Nella Bibbia, però compaiono solo i nomi di tre di essi, Michele, Gabriele e Raffaele. Quest'ultimo, poi, solo nel libro di Tobia, un'opera deutero-canonica, cioè ritenuta ispirata solo dalla chiesa cattolica e da quella ortodossa.

Differenti fonti sono in disaccordo sia sull'identificazione dei sette arcangeli (nome e funzione) sia sulla loro appartenenza alle diverse gerarchie angeliche.

L'utilizzo dei sette arcangeli nella Cabala e in altre dottrine esoteriche ha portato a cercare una corrispondenza con i giorni della settimana, cioè con i sette astri mobili ("pianeti") dell'astronomia antica: Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. Anche su questo punto, tuttavia, non c'è completo accordo fra le diverse proposte.

Diverse denominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il più antico riferimento al sistema dei sette arcangeli compare nel Libro di Enoch (l'Enoch Etiope), dove vengono chiamati Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Raguel, Zerachiel e Remiel. Secoli dopo, Pseudo-Dionigi li denomina Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Camael, Jophiel e Zadkiel (o Hesediel). Papa Gregorio I (540-604) li identifica come Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Simiel, Orifiel, e Zachariel. Nel frattempo in Oriente la chiesa ortodossa aveva adottato i nomi: Michael, Gabriel, Raphael, Uriel, Barachiel, Jehudiel, Salathiel. Solo nel XVI secolo anche la chiesa cattolica scelse questi stessi nomi, anche se con lievi variazioni ortografiche.

Nella cupola della Cappella palatina di Palermo sono le immagini dei sette arcangeli, con i loro nomi, motti ed attributi, secondo la tradizione bizantina e poi cattolica.

Arcangelo Significato Motto Attributi
Michael Chi è come Dio? Paratus ad animas suscipiendas Calpesta il drago, impugna una spada fiammeggiante
Gabriel Dio è potente Spiritus Sanctus superveniet in te Fiaccola e specchio di diaspro (di solito è il giglio bianco)
Raphael Dio guarisce Viatores comitor, infirmos medico Vasetto di medicinali (di solito è il pesce; accompagnato da Tobia)
Uriel Dio infiamma Flammescat igne caritas Fiamma e spada
Barachiel Benedizione di Dio Adiutor ne derelinquas nos Rose (=grazie) da distribuire
Jeudiel Lode di Dio Deum laudantibus praemia retribuo Corona e flagello
Sealtiel Dio comunica Oro supplex et acclinis In preghiera

Le diversità fra queste e altre proposte risalgono a tre fattori:

  • Variazioni ortografiche
  • Scelta di un diverso verbo ebraico per caratterizzare la funzione dell'arcangelo
  • Diversa elaborazione sul significato del loro nome in ebraico per ampliare o modificare la caratterizzazione delle loro funzioni.

Per esempio Jeudiel coincide ovviamente con Jehudiel o Jegudiel; i suoi attributi, inoltre, mostrano che è un angelo giustiziere (la corona per premiare e la frusta per punire). Egli perciò potrebbe corrispondere a Samael ("Dio punisce"), che Gregorio I chiama "Simiel", e a Camael ("Dio vede" peccati e meriti), l'arcangelo che espulse Adamo ed Eva dall'Eden e che compare nello Pseudo-Dionigi. Interpretando, però, "Camael" come il nome dell'arcangelo "che vede Dio", le sue funzioni possono essere considerevolmente modificate. Analogamente se "Samael" è un "castigo di Dio", potrebbe anche essere un demonio: ecco perciò che alcuni autori esoterici ne hanno alterato notevolmente il profilo. Considerando, poi, il lato premiale, della giustizia divina, come presente in Jeudiel, sorge una corrispondenza con il Raguel ("Dio incoraggia") del libro di Enoch. Raguel e Samael, così diversi fra loro, risultano essere le due facce della giustizia divina.

Analogamente la funzione di dispensare grazie divine è svolta da Barachiel, come da Zadkiel ("Dio favorisce"), detto anche "Takiel" e da Zerachiel, detto anche "Zachariel", che assegna ad ogni uomo il suo angelo custode.

Sealtiel, poi, è una deformazione di "Salathiel" o "Salaphiel" (="Dio comunica"). Egli insegna a pregare e intercede per gli uomini. Corrisponde, quindi all'angelo del Sabato (iul giorno di preghiera) "Shabbataj" o "Cassiel" e a Jophiel, l'arcangelo che lo Pseudo-Dionigi associa alla bellezza della Torah, la parola "comunicata" da Dio.

In conclusione gli arcangeli sono i ministri di Dio e la scelta del loro nome sembra determinata da riflessioni teologiche su come Dio interviene nella storia umana.

Il culto degli angeli nella chiesa delle origini[modifica | modifica wikitesto]

Il cristianesimo primitivo "ereditò un fiorente e in un certo senso problematico culto degli angeli...influenzato da certe pratiche ebraiche eterodosse, così come dalla fede pagana nei messaggeri divini"[1]. Vi si oppose San Paolo: "Nessuno v'impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nella venerazione di angeli, seguendo le proprie pretese, gonfio di vano orgoglio nella sua mente carnale" (Lettera ai Colossesi 2,18). Ancora tre secoli dopo, al sinodo di Laodicea il canone 35 recita: "Non è bene che i cristiani lascino la chiesa di Dio e si abbandonino ad invocare gli angeli e si ritrovino in segrete conventicole, poiché queste cose sono vietate. Se dunque chiunque fosse sorpreso a dedicarsi a questa segreta idolatria, sia anatema, perché egli ha abbandonato Nostro Signore Gesù Cristo e ha abbracciato l'idolatria"[2]. Il pericolo di un culto idolatrico e di una sovrapposizione fra le figure dell'arcangelo Michele e di Gesù Cristo, forse particolarmente vivo solo in Frigia e Pisidia, si attenuò col tempo e la Chiesa ortodossa trovò il modo di venerare i sette arcangeli senza ulteriori problemi.

Culto cattolico[modifica | modifica wikitesto]

I tre Arcangeli, di Marco d'Oggiono

In Occidente, invece, nel corso del secolo VIII il culto dovette essere abbandonato per evitare abusi. Nel sinodo di Roma del 745, infatti, papa Zaccaria dovette intervenire contro Adalberto, vescovo di Magdeburgo, che aveva unito in un'unica preghiera i nomi dei tre arcangeli biblici con nomi sconosciuti, da alcuni considerati nomi di demoni. Egli, quindi, proibì ogni culto di angeli diverso dalla venerazione e invocazione dei soli arcangeli "biblici" Michele, Gabriele e Raffaele[3]. Successivamente, essendosi diffusa l'invocazione di Uriel ("Fuoco di Dio") come quarto arcangelo, essa fu esplicitamente proibita nel Concilio di Aquisgrana del 798[4].

I nomi e il culto dei sette arcangeli ricomparvero in Occidente nel 1516, quando il sacerdote Antonio Lo Duca riscoprì le loro immagini nella volta della Cappella Palatina di Palermo, con i loro nomi, i loro motti e i loro attributi, come sopra riportati. Ciò determinò un ampio, ma temporaneo, interesse devozionale, che determinò nel 1523 la fondazione della confraternita dei Sette Arcangeli, a cui aderì anche l'imperatore Carlo V d'Asburgo.

Trasferitosi a Roma nel 1527 il Lo Duca continuò a proporre il culto dei sette arcangeli, per i quali sviluppò anche i testi liturgici. Nel 1561 riuscì a convincere il papa Paolo IV ad avviare la costruzione della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, realizzata sulle Terme di Diocleziano seguendo un progetto predisposto da Michelangelo Buonarroti. Pochi anni dopo anche ad Assisi e a Napoli fu avviata la realizzazione di due basiliche analoghe.

Il culto, destinato perlopiù a essere soppiantato dal culto per l'Angelo Custode, si diffuse anche in altre città e nazioni. Ad esempio nella Cappella Metropolita del Duomo di Siracusa, l'attuale Cappella del Crocefisso, ma che sino al XVII secolo era l'abside meridionale, i fedeli avevano l'usanza di offrire ai sette Arcangeli sette monete e collocare sette ceri mentre facevano le loro richieste; curiosamente San Geudiele era invocato affinché non mancasse mai il benessere. La preghiera ai "Sette Arcangeli" è incisa anche su una lapide presso l' altare della Cattedrale di Città del Messico). Il suo testo tradotto in italiano è:

"Oh Signore che creasti gli Angeli e Arcangeli affinché ti servissero e adorassero, e hai dato loro la missione di proteggerci e aiutarci a compiere la Tua volontà, fai che non ci manchi mai la loro protezione, consolazione e il loro aiuto. Allontana con la loro presenza le insidie del nemico e la presenza del maligno. Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Sealtiel, Jehudiel e Barachiel pregate per me. Amen".

Nonostante la parziale diffusione del culto dei sette arcangeli, la chiesa cattolica ha mantenuto la prudenza, che aveva determinato le sue norme medioevali. Esse, infatti, sono state ribadite anche in tempi recenti e sono da ritenersi tuttora in vigore. Nel decreto Litteris Diei del 6 giugno 1992, il magistero pontificio ha chiarito che "è illecito insegnare e utilizzare nozioni sugli angeli e sugli arcangeli, sui loro nomi personali e sulle loro funzioni particolari, al di fuori di ciò che trova diretto riscontro nella Sacra Scrittura; conseguentemente è proibita ogni forma di consacrazione agli angeli ed ogni altra pratica diversa dalle consuetudini del culto ufficiale."[5]

Corrispondenza con i giorni della settimana[modifica | modifica wikitesto]

La corrispondenza, infine, fra arcangeli e giorni della settimana/pianeti è stata stabilita in modo contrastante dagli studiosi delle dottrine cabalistiche ed esoteriche; una soluzione possibile[6] è: Michael= Sole; Gabriel=Luna; Samael=Marte; Raphael=Mercurio; Takiel=Giove; Haniel o Uriel= Venere; Cassiel=Saturno

Corrispondenza con i punti cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Nel "Libro dei Vigilanti", una sezione del Libro di Enoch, IX, quattro angeli, Michele, Gabriele, Suriele (=Raffaele) e Uriele, “guardarono dal cielo e videro il molto sangue che scorreva sulla terra e tutta l’iniquità che si faceva sulla terra” per opera degli angeli ribelli. Dato che il primo punto cardinale per gli ebrei è l'Est, i quattro arcangeli possono essere messi in corrispondenza con i punti cardinali. L'incertezza del verso (orario o antiorario) rende però incerta la corrispondenza di Uriele col Nord o col Sud e di Gabriele col Sud o col Nord.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Glenn Peers, Gli angeli nella tradizione figurativa bizantina, in Angeli. Volti dell'invisibile, a cura di Serenella Castri, Umberto Allemandi & C, Torino 2010, p.39
  2. ^ P.P.Ioannaou, Discipline générale antique (IV-IX siècles). Tome I.2 Les Canons des synodes particuliers, Grottaferrata 1962, pp.144-145.
  3. ^ Sinodo di Roma (745), cfr. Mansi XII, 382
  4. ^ Capitularia Regum Francorum,5,220,XVI
  5. ^ Angelo Geretti, Missus est angelus in Angeli. Volti dell'Invisibile, catalogo a cura di Serenella Castri, Umberto Allemandi&C, Torino 2010, p.24
  6. ^ Angelologia | Dizionario dei Nomi Angelici

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