Libro di Rut

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Noemi invita Rut e Orpa a ritornare in terra moabita: dipinto di William Blake, 1795


Il libro di Rut (ebraico רות ; greco Ρουθ ; latino Rut) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e la sua redazione, ad opera di autori ignoti, è collocata al V secolo a.C. in Giudea.

È composto da 4 capitoli e descrive la storia, ambientata nella Giudea del tempo dei Giudici (XI secolo a.C.), della gentile (cioè non ebrea) Rut, modello di pietà e nonna del futuro Re Davide.

[modifica] Caratteristiche

Diviso in quattro capitoli, il libro narra la vicenda di una famiglia di Betlemme, Emimelech, la moglie Noemi e i figli Maclon e Chilion, che spinta dalla carestia si trasferisce nel paese di Moab. I figli sposano due donne moabite, Rut e Orpa, ma sia Emimelech che Maclon e Chilion muoiono in terra moabita, allora dopo dieci anni Noemi decide di far ritorno in patria, Orpa rimane nella sua terra mentre Rut decide di seguirla rinunciando al suo popolo e ai suoi dei. Mentre Rut è intenta a spigolare in un campo è notata dal proprietario, Booz, parente di Noemi. Quest’ultima consiglia Rut perché induca Booz a prenderla in moglie “Noemi, sua suocera, le disse: Figlia mia, non devo io cercarti una sistemazione, così che tu sia felice?.. ” (Rt 3,1), cosa che avviene dopo che un parente più prossimo ha rinunciato ad averla in sposa. Rut genera quindi con Booz un figlio, Obed, che sarà padre di Iesse, che a sua volta sarà padre di Davide.

La bellezza poetica e gli aspetti idillici del libro sono stati ampiamente celebrati nel tempo (es. Herder e Goethe) ma il racconto contiene numerosi rimandi a questioni di carattere socio-giuridico che dovevano essere ben note ai lettori o ascoltatori del tempo. Tema centrale sviluppato nel capitolo 3 è infatti il matrimonio per levirato, cioe’ l’obbligo di sposare la vedova di un parente deceduto e il conseguente possesso dei terreni collegati. Non meno significativo è il fatto che la protagonista sia una straniera, una moabita, popolo da sempre ostile ad Israele, ma sarà proprio questa donna a generare l’avo di Davide.

Il libro si chiude con la genealogia che illustra l’ascendenza di Davide, una collocazione che conferisce una particolare enfasi al tema della discendenza davidica, tema ritenuto dalla maggiorparte degli esegeti come parte originaria e costituitva del racconto e non un’aggiunta posteriore. Perché il redattore (o i redattori) abbiano sentito la necessità di esporre in modo così puntuale l’acendenza moabitica della dinastia di Davide è stato diversamente intepretato, alcuni esegeti propendono per una reazione alle critiche mosse verso l’origine straniera della dinastia e l’esemplare esposizione del negozio giuridico sarebbe proprio una reazione a queste critiche: per la legge del levirato il figlio di Rut è discendenza di Emimelc e di Noemi, stirpe di Abramo; altri invece interpretano il racconto come una reazione alle riforme post esilio babilonese di Esdra e Neemia radicalmente contrarie ai matrimoni misti.

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