Giuseppe Venanzio Marvuglia

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Giuseppe Venanzio Marvuglia (Palermo, 17291814) è stato un architetto italiano.

La sua opera rappresenta il momento di passaggio tra il tardo barocco ed il neoclassicismo europeo nella cultura architettonica della Sicilia, arrivando, nell'ultimo periodo della sua attività, a degli esiti eclettici.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un capomastro, dopo una prima formazione nella sua città natale, che si dice avvenuta con il matematico e architetto palermitano Niccolò Cento, si recò, tra il 1755 e il 1759, a studiare architettura a Roma dove vinse il prestigioso secondo premio del Concorso Clementino del 1758 dell'Accademia di San Luca, con il progetto per un edificio a cupola che ricorda il Pantheon, ma con caratteristiche barocche nelle sue colonne e statue.

A Roma ha modo di entrare in contatto con i nuovi fermenti neoclassici dovuti alla presenza dei giovani architetti dell'Accademia francese ed all'influenza culturale dell'architetto Johann Joachim Winckelmann che proprio in quegli anni manifesta il suo interesse per le superstiti architetture doriche di Paestum e della Sicilia.

Marvuglia pertanto, torna in Sicilia nel 1759 con una educazione di stampo contemporaneamente accademica e moderna cioè neoclassico, rafforzata attraverso i contatti con docenti e colleghi allievi dell'Accademia di San Luca ed il rilievo diretto delle antichità della Città Eterna e delle opere più o meno recenti della tradizione classicista-barocca.

Dopo il suo ritorno a Palermo, lavorò alla ricostruzione del monastero di San Martino delle scale, vicino a Palermo, in uno stile ancora barocco, seppure molto semplificato rispetto alle caratteristiche tipiche del Barocco siciliano. Comunque già nel 1763, nel progetto dell'Oratorio di San Filippo Neri Marvuglia rivela la sua tendenza classica e la conoscenza dell'architettura dorica isolana. In effetti nelle sue opere, fin dagli esordi, Marvuglia adotta un classicismo semplificato, arrivando però di rado ad applicare totalmente il nuovo linguaggio neoclassico, forse per la scarsa ricettività dell'ambiente siciliano. Uno dei riferimenti più importanti e costanti per Marvuglia fu l'opera del Palladio che consentiva di muoversi comunque nell'ambito della tradizione classicista, ma con intonazioni nuove per la Sicilia.

La sua fu comunque una carriera di successo e lavorò sia per l'élite aristocratica con progetti per palazzi urbani e ville suburbane, che per le autorità cittadine (nel 1789 venne eletto architetto del Senato) e la corte (nella sua qualità di "architetto dei real siti di campagna", ideò la palazzina di Ficuzza e la Casina cinese alla Favorita).

A Palermo ebbe modo di conoscere l'architetto francese Léon Dufourny che la storiografia corrente indica come il primo ad introdurre il neoclassicismo in Sicilia, o quanto meno di aver rappresentato l'elemento catalizzatore di fermenti culturali già presenti e di cui Marvuglia era ben consapevole. Con Dufourny, di cui divenne amico, ebbe modo di collaborare alla realizzazione dell'Orto botanico di Palermo, nel cui cantiere subentrerà dopo la partenza nel 1793 dell'architetto francese, progettando, forse, i padiglioni laterali del calidarium e del frigidarium. Con Dufourny condivise l'interesse e lo studio per i templi greci della Sicilia. L'architetto francese apprezzò molto l'opera del Marvuglia ed in particolare i progetti per i palazzi urbani che pensò di inserire nella sua progettata opera sull'architettura siciliana che non fu mai pubblicata. Su interessamento dell'amico Dufourny, Marvuglia, nel 1805, fu nominato membro straniero dell'Institute de France. Lo stesso interesse per l'opera di Marvuglia manifestò, nel suo viaggio in Sicilia, Jakob Ignaz Hittorff, allievo di Dufourny, tanto da pubblicare i progetti dei palazzi palermitani nella sua opera Architecture moderne de la Sicile (1835), a cui seguì un lungo silenzio storiografico, durato fino a tempi recenti[1].

Insegnò anche presso l'Accademia degli Studi di Palermo (poi Regia Università) dal 1780 al 1805 dove è titolare della cattedra di “Geometria pratica, architettura civile e idraulica” che viene fondata all'interno della Facoltà Filosofica nel 1779. Marvuglia ebbe il merito di avere costruito una “scuola” nel moderno senso accademico del termine. Il suo biografo Giuseppe Bozzo ricorda fra gli allievi diretti: Nicolò Puglia, Giovanni Emanuele Incardona, Domenico Marabitti, Vincenzo Di Martino e il figlio Alessandro Emanuele, che risulta forse il più interessante degli allievi e che seguì lavori in molte delle architetture progettate dal padre, succedendogli nella cattedra di architettura civile. Collaboratore in alcuni progetti fu anche il fratello Salvatore, sacerdote, matematico e architetto.

Nel 1808 Marvuglia sovraintese alla costruzione della Palazzata o Teatro marittimo di Messina, costituito da una cortina di imponenti edifici scanditi da un monumentale colonnato di ordine ionico (distrutto dal terremoto del 1908).

Progetti e opere[modifica | modifica sorgente]

Palazzina della Ficuzza.
La casina cinese alla Favorita.
Villa Belmonte

Architetture civiche[modifica | modifica sorgente]

  • la Real Casina di Caccia di Ficuzza
  • progetto per la trasformazione del Convento di San Giuseppe dei Teatini ad uso dell'Università a Palermo;
  • configurazione della piazza Caracciolo alla Vucciria a Palermo;
  • aggiunta di un portico al Monte di Pietà a Palermo;
  • diverse porte di città a Palermo fra cui Porta Maqueda (poi demolita);

Chiese[modifica | modifica sorgente]

Anche se gran parte del lavoro del Marvuglia fu nell'architettura civile, a lui sono attribuiti alcuni edifici religiosi:

Le ville[modifica | modifica sorgente]

Marvuglia progetto alcune ville suburbane per le famiglie aristocratiche palermitane:

La palazzina cinese[modifica | modifica sorgente]

La Casina Cinese (1790) fu costruita per Ferdinando IV di Borbone, riparato in Sicilia dopo l'occupazione napoleonica, nel parco reale della Favorita presso Palermo. Il Marvuglia realizzò l'opera in stile orientale con una copertura a pagoda su tamburo ottagonale. La costruzione presenta svariati elementi stilistici: porticati ad arco ogivali al piano terreno, torrette con scale elicoidali, travi in legno intagliato nelle terrazze e smerli. Tale varietà stilistica può essere considerata un'espressione della sensibilità eclettica che si impose nel corso del XIX secolo.

I palazzi[modifica | modifica sorgente]

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Elementi di Architettura Civile del Sig. architetto Giuseppe V. Marvuglia, lettore nella Regia Università degli Studi in Palermo, e da me Vincenzo Trombetta, suo discepolo, appresi nell'anno 1782, ms. (Palermo, Biblioteca Comunale, 2 Qq H185)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stefano Piazza, Architettura e nobiltà. I palazzi del Settecento a Palermo, 2005
  2. ^ F. P. Campione, La cultura estetica in Sicilia nel Settecento, 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Salvatore Caronia Roberti, Venanzio Marvuglia 1729-1814, prefazione di S. Di Marzo, Palermo 1934
  • G.B. Comandè, Giuseppe Venanzio Marvuglia, Casa Nostra, Palermo 1958
  • V. Palazzotto, G. V. Marvuglia e l'apprendistato romano, Palermo 1990
  • V. Palazzotto, Il rilievo nel '700: Giuseppe Venanzio Marvuglia, 1729-1814, Palermo 1990
  • M. Giuffrè, E. H. Neil, M. R. Nobile. La Sicilia in Storia dell'architettura italiana. Il Settecento, a cura di G. Curcio e E. Kieven. Milano, Electa, 2000, pp. 337-347.
  • A. Pettineo, Venanzio Marvuglia? Troppo moderno!: fatti e documenti sull'inedita facciata della Matrice di Motta d'Affermo, in “Paleokastro”, aprile 2000
  • E. Dotto, La Libreria di San Martino delle Scale: ridisegno degli interventi di G.B. Amico, G. Maggiordomo, G.V. Marvuglia, Palermo 2001
  • P. Palazzotto. I disegni dall'antico di Giuseppe Venanzio Marvuglia, in Contro il Barocco. Apprendistato a Roma e pratica dell'architettura civile in Italia (1780-1820), a cura di A. Cipriani, G. P. Consoli, S. Pasquali. Roma, Campisano, 2007, pp. 71-80.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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