Carlo Maderno

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Facciata della chiesa di Santa Susanna

Carlo Maderno (Capolago, 1556Roma, 30 gennaio 1629) è stato un architetto svizzero-italiano[1]. Divenne famoso soprattutto come autore della facciata e della navata longitudinale della basilica di San Pietro a Roma.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi romani[modifica | modifica wikitesto]

Di origini ticinesi, fratello di Stefano Maderno, cominciò la sua carriera nell'industria del marmo per poi trasferirsi a Roma, dove alcuni documenti ne attestano la presenza sin dagli anni del pontificato di papa Gregorio XIII (1572-1585), come assistente dell'impresa edile costituita, tra gli altri, dallo zio, Domenico Fontana.[2] Nell'ambito dei cantieri seguiti dall'impresa Fontana seguì le operazioni del trasferimento dei Dioscuri sulla piazza del Quirinale e l'innalzamento degli obelischi sistini.

Nel 1588 ottenne la cittadinanza romana e nel 1594, alla partenza di Domenico Fontana per Napoli, rilevò l'impresa di famiglia.[3]

Al 1603 risale la sua prima opera d'architettura, la facciata della chiesa di Santa Susanna, da molti considerata come il primo esempio pienamente compiuto di architettura barocca.[4] Questa facciata, il cui asse centrale è sottolineato mediante l'uso graduale di pilastri, semicolonne e colonne verso la parte mediana del prospetto, destò l'attenzione di papa Paolo V, che lo chiamò a partecipare alla costruzione della basilica di San Pietro. In quello stesso anno ottenne le cariche di architetto papale, della Fabbrica di San Pietro, della Camera Apostolica, del Popolo Romano e del Tevere, oltre alla direzione di numerosi cantieri.

Facciata della basilica di San Pietro

Maderno fu incaricato di completare la basilica vaticana prolungando il braccio est dell'impianto michelangiolesco, con un corpo longitudinale e di realizzare, a partire dal 1608, l'imponente facciata con la loggia delle benedizioni. Questo intervento rappresenta una delle opere più discusse e criticate della storia dell'architettura [5]: infatti, l'estensione della basilica, riconducibile ad una croce latina, impedisce la visione ravvicinata della grande cupola, mentre la facciata, priva dei campanili previsti nel progetto di Maderno e non realizzati per problemi strutturali, colpisce per l'eccessiva larghezza.[6] Scrive Le Corbusier che "il reale scopo dell'edificio era la cupola: essa fu celata! La cupola aveva un rapporto coerente con le absidi: sono state celate".[7]

La maturità artistica[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli altri suoi lavori si ricordano la cupola della basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, la chiesa di Santa Maria della Vittoria, la navata e la cupola della basilica di Sant'Andrea della Valle (all'epoca la seconda cupola più alta di Roma dopo quella della basilica di San Pietro), Palazzo Barberini, il cortile di Palazzo Chigi-Odescalchi, Palazzo Mattei di Giove e il Palazzo del Quirinale, tutti a Roma, ed il palazzo papale di Castel Gandolfo.

In particolare, tra il 1608 ed il 1623, completò la basilica di Sant'Andrea della Valle, iniziata da Giacomo Della Porta nel 1591, mentre la facciata fu aggiunta nella seconda metà del secolo da Carlo Rainaldi. La planimetria rimanda a quella della chiesa del Gesù di Jacopo Barozzi da Vignola, sebbene con alcune differenze importanti: le cappelle laterali risultano essere meno profonde e sensibilmente più alte, mentre la navata è articolata mediante i pilastri laterali che scandiscono, assieme alla cupola, il forte ritmo verticale dell'edificio.

Malgrado i caratteri ancora convenzionali, riscontrabili ad esempio nelle piccole cupole disposte attorno al centro della chiesa, Sant'Andrea della Valle si colloca tra le principali fabbriche della Roma barocca; la sua articolazione rappresenta infatti "un grande passo avanti verso la continuità e plasticità barocche".[8]

Interno di Sant'Andrea della Valle

Invece, tra le architetture civili è citato il Palazzo Barberini, da lui costruito a partire dal 1625. Il palazzo è preceduto da due ali laterali, che inquadrano una sorta di cour d'honneur, la cui ideazione è anteriore al 1629, anno in cui l'architetto morì lasciando la conclusione dell'opera a Gian Lorenzo Bernini, che vi apportò notevoli cambiamenti, soprattutto nella facciata principale. Il palazzo presenta una forma ad "H" ed è privo della classica corte interna chiusa tra i quattro lati dell'edificio. Ne abolì il cortile, previsto in un primo progetto, conferendo all'edificio l'aspetto di una villa urbana. Il movimento barocco della costruzione è evidente al piano terra, caratterizzato da un profondo atrio che si riduce costantemente in larghezza fino ad immettere in una sala ellittica, centro nodale dell'intera costruzione.

Alla costruzione del Palazzo Barberini partecipò pure Francesco Borromini, parente dello stesso Maderno e che lavorò inizialmente come suo assistente; alla sua morte, Borromini volle essere sepolto presso la tomba di Maderno, nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriano Kestenholz, Carlo Maderno: l'emergenza del barocco, Prod. Aleph film / RTSI, 2004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Maderni in Dizionario storico della Svizzera.
  2. ^ N. Marconi, Carlo Maderno in S. Pietro. Organizzazione e tecniche del cantiere per il completamento della basilica di San Pietro in Vaticano, in Svizzeri a Roma, a cura di G. Mollisi, “Arte e Storia a Roma”, Lugano 2007, vol. 35, p. 81.
  3. ^ N. Marconi, Carlo Maderno in S. Pietro, cit., pp. 81-82.
  4. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia) 1998, 175.
  5. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, cit., p. 66.
  6. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, cit., p. 66.
  7. ^ Le Corbusier, Vers une Architecture, Parigi 1934, p. 137.
  8. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, cit., p. 66.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Fontana, Della trasportazione dell'obelisco vaticano et delle fabriche di Nostro Signore Papa Sisto V fatte dal Cavallier Domenico Fontana architetto di Sua Santità, libro primo, Domenico Basa, Roma 1590.
  • Giovanni Baglione, Le Vite de' Pittori, Scultori et Architetti dal Pontificato di Gregorio XIII fino a tutto quello d'Urbano VIII, Roma 1642, 307-309.
  • Lione Pascoli, Vite de' pittori, scultori, architetti moderni, I, Roma 1730, (edizione critica a cura di A. Marabottini, ad vocem, Perugia 1992.
  • Antonino Bertolotti, ad vocem, in Artisti lombardi a Roma nei secoli XV, XVI e XVII, Milano 1882.
  • Giorgio Casella, Il testamento di Carlo Maderno, in Bollettino storico della Svizzera italiana, I, 1926, 32-38.
  • Antonio Muñoz, Carlo Maderno, Roma 1922.
  • N. Cafisch, ad vocem, in U. Thieme - F. Becker (a cura di), Allgemeines Lexikon der bildende Künstler, IV, Leipzig 1929, 529-532.
  • Idem, Carlo Maderno: ein Beitrag zur Geschichte der römischen Barockarchitektur, München 1934.
  • P. Frosini, Carlo Maderno, architetto idraulico, in Strenna dei romanisti, XVI, 1955, 323-325.
  • Ugo Donati, Carlo Maderno, architettoticinese a Roma, Lugano 1957.
  • A. Blunt, The Palazzo Barberini: the Contribution of Maderno, Bernini and Pietro da Cortona, in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, 21, 1958, 256-287.
  • Bruno Toscano, I Barberini, il Maderno e la Fonte i Piazza, in Spoletium Rivista di arte, storia cultura, VI, 1959, 20-23.
  • H. Hibbard, Carlo Maderno and Roman Architecture 1580-1630, New York 1971.
  • R. Lefebvre, Della Porta e Maderno a Palazzo Chigi, in Palladio, 21, 1971, 151-158.
  • G. Metelli, Schede spoletine. Il Maderno nella valle spoletina e la sistemazione del Maroggia, in Spoletium. Rivista di arte, di storia, cultura,XII-XXIII, 1981, 118-121.
  • Mariusz Karpowicz, Artisti Ticinesi In Polonia nel '600, Arti grafiche Bernasconi S.A., Lugano-Agno 1983, 15, 22, 24, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 42, 46, 48, 55, 56, 57, 58, 84, 85, 86, 87, 88, 94, 95, 119, 143, 174.
  • J.Ch. Klamt, "Fontana fatta in bogho alla catena". Zu einer Zeichnung aus der Werkstatt Carlo Madernos, in Nederland Kunsthistorisch Jahrbuch, XXVIII, 1987, 156 e seguenti.
  • M. Beltramme, Il progetto di Carlo Maderno per la facciata e la piazza di San Pietro a Roma, Storia dell'Arte, 56, 1986, 41-47.
  • A. Antinori, Giovanni Ambrogio Magenta, Carlo Maderno, Flaminio Ponzio e altri. La cattedrale di Bologna al tempo di Scipione Borghese arcivescovo, in Architettura: storia e documenti, 1-2, 1990, 57-87.
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  • A. Roca De Amicis, La facciata di S. Pietro: Maderno e la ricezione dei progetti michelangioleschi nel primo Seicento, in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, 25-30, 1995-1997, 279-284.
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  • Axel Christoph Gampp, Carlo Maderno e il mono antico. La decorazione dei palazzi nel primo Seicento, in Ibidem, 2007, 108-117.
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