Stefano Ittar

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Prospetto della Chiesa della Collegiata, Catania, Stefano Ittar, dal 1768.
Prospetto della Chiesa della Collegiata, Catania, Stefano Ittar, dal 1768.

Stefano Ittar (Owrócz1724 – Malta1790) è stato un architetto polacco, particolarmente attivo in Italia.

Stefano Ittar nacque a Owrócz (oggi Ovroch) una cittadina della Confederazione Polacco-Lituana, che oggi fa parte dell'Ucraina.

Quasi nulla conosciamo della prima parte della sua vita. Tra il 1754 e il 1759 si trasferì a Roma dove perfezionò la sua preparazione e dove risiedette fino al 1765, quando giunse a Catania. Qui nel 1767 sposò Rosaria, figlia di Francesco Battaglia, importante architetto, che all'epoca, oltre ad essere il pubblico architetto della Città di Catania, sovrintendeva anche i lavori di ampliamento del palazzo appartenente a Don Ignazio Paternò-Castello Principe di Biscari, che nel frattempo era diventato il protettore di Ittar. Ebbe nove figli, tra cui Sebastiano ed Enrico, che intrapresero la professione paterna. Insieme al suocero, con cui costituirà un sodalizio artistico fondamentale per il barocco catanese, Stefano realizzò la porta Ferdinandea (1768), la piazza di S. Filippo (1768-69) e la chiesa della Trinità. Gli si attribuiscono i prospetti della Basilica Collegiata (dal 1768) e della chiesa di S. Martino dei Bianchi (1774) e la chiesa del monastero di S. Placido (1769). Per il monastero benedettino di San Nicolò l'Arena realizzò la cupola della chiesa (1768-80) e l'attuale piazza Dante (1774-75). Gli si attribuiscono, inoltre, il completamento del Palazzo di Città di Catania, il Priorato della Cattedrale, i palazzi Pardo e Misterbianco, la chiesa e una parte del monastero della SS. Annunziata di Paternò (dal 1768) e la ricostruzione della cupola del duomo di Noto, poi crollata nel XIX sec. Nel 1785 si trasferì a Malta dove realizzò la Biblioteca per l'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni e dove morì nel 1790.

[modifica] Note

Su wikipedia.en nella voce su Stefano Ittar [1] si riporta che l'architetto è membro della famiglia di Guidone da Hittar, a suo tempo fuggito in Polonia per contrasti con il Granduca di Toscana. Si riferisce anche che la sua permanenza a Roma avvenne sotto il patrocinio del cardinale Alessandro Albani. Secondo l'Autore, poi, il suo trasferimento a Catania avvenne dopo un breve periodo passato in Spagna. Si riferisce, infine, che l'architetto morì suicida dopo aver commesso un errore nei calcoli statici per la Biblioteca dei Cavalieri di Malta. Lo stesso autore, però, pone dei dubbi sulla vicenda, in quanto riferisce che nei registri di morte è riportato che Ittar morì dopo aver ricevuto l'Eucarestia e l'estrema unzione, sacramenti che al tempo non venivano dati ai suicidi.

Buona parte delle notizie testè riportate e riprese dalla versione in lingua inglese, seppur note alla critica, allo stato attuale degli studi non sembrerebbero avere fondamento documentale.

[modifica] Bibliografia

  • ANONIMO, Cenni Biografici sulla vita e le opere di Stefano e Sebastiano Ittar, Palermo 1880
  • F. FICHERA, G.B. Vaccarini e l'architettura del Settecento in Sicilia, Roma 1934
  • E. CALANDRA, Breve storia dell'architettura in Sicilia, Bari 1938
  • G. GANGI, Il Barocco nella Sicilia Orientale, Roma 1964
  • S. BOSCARINO, Stefano Ittar, in IDEM, Studi e rilievi di architettura siciliana, Messina 1961
  • V. LIBRANDO, Francesco Battaglia, architetto del XVIII secolo, in Cronache di archeologia e storia dell'arte, 3, 1963
  • S. BOSCARINO, Sicilia Barocca. Architettura e città 1610-1760, Roma 1981 e Roma 1997 (a cura di M.R. Nobile)
  • G. DATO, G. PAGNANO, Stefano Ittar: un architetto polacco a Catania in M. GIUFFRÈ a cura di, L'architettura del Settecento in Sicilia, Palermo 1997
  • B. AZZARO, La Chiesa di S. Martino dei Bianchi a Catania, in Palladio 15, 1995
  • B. AZZARO, Gli ultimi architetti della “Sacra Religione Gerosolimitana”: Stefano Ittar a Malta, in Palladio 23, 1999
  • A. CARUSO, Stefano Ittar a Paternò: la chiesa e il monastero della SS. Annunziata, in Quaderni del Dipartimento PAU, 21-22, Università degli Studi di Reggio Calabria, 2003

[modifica] Voci correlate

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