Alfred Sisley

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Alfred Sisley (Parigi, 30 ottobre 1839Moret-sur-Loing, 29 gennaio 1899) è stato un pittore inglese. Di scuola impressionista, nacque, visse e lavorò sempre in Francia, per cui è spesso considerato un artista francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza e la formazione artistica[modifica | modifica wikitesto]

Alfred Sisley nacque a Parigi da genitori inglesi della buona borghesia britannica. Suo padre, William Sisley, dirigeva una Ditta di esportazione di fiori artificiali e commerciava con il Sud-America. Sua madre, Felicia Sell, si interessava più che altro di musica e della vita di società. Quando il giovane Alfred compì 18 anni i genitori, come era normale, lo mandarono a studiare a Londra per indirizzarlo alla carriera commerciale. Durante questi anni di studio (1857-1861) Alfred passò assai più tempo a visitare musei che ad applicarsi alla sua formazione di futuro uomo d'affari, ammirando particolarmente le opere di John Constable e di William Turner.
Tornò in Francia nel 1861 e i genitori gli concessero di abbandonare il mondo del commercio per dedicarsi all'arte.
Alfred entrò allora nell'atelier di Charles Gleyre, dove venne iniziato alla pratica del disegno e dove conobbe Renoir, Monet e Frédéric Bazille. Ben presto i quattro giovani divennero amici.

Ma la concezione che Gleyre aveva del paesaggio non convinceva i suoi allievi, essendo così diversa dalla percezione che essi ne avevano. Così i quattro amici lasciarono lo studio del maestro nel marzo del 1863 per andare a lavorare all'aperto, piantando i loro cavalletti nel bosco di Fontainebleau, a Chailly-en-Bière, a Barbizon o a Marlotte.
Questa prima esperienza di lavoro in gruppo, che essi ripeterono nel luglio del 1865, unì ancora di più i quattro artisti, li stimolò e preannunciò la loro battaglia per la nuova pittura impressionista, lo stesso anno in cui fu aperto il Salon des Refusés (Salon dei rifiutati).

Sisley, nel frattempo, aveva conosciuto Marie-Eugénie Lescouezec, giovane parigina originaria di Toul, con la quale iniziò una relazione nel 1866. La coppia ebbe due figli, Pierre (morto celibe nel 1939) e Jeanne (che divenne in seguito M.me Dietsh). Grazie alla disponibilità finanziaria di suo padre, Sisley poté dedicarsi alla pittura serenamente, senza problemi finanziari. Sistematosi con Marie-Eugénie a Parigi, divideva il suo tempo fra il lavoro nel suo studio e le riunioni, del tutto informali, quasi salottiere, che si tenevano al Café Guerbois, presiedute da Édouard Manet, capofila della giovane generazione di pittori, ma dove si ritrovavano anche critici d'arte e giornalisti come Louis Edmond Duranty o Émile Zola.
Sisley si immerse in questa vita parigina palpitante, feconda di scambi culturali e fonte di esaltanti emulazioni che Zola descrisse assai bene nel suo romanzo L'Opera, ispirato volutamente alla vita degli impressionisti, ma non le si dedicò interamente. La alternò invece con dei soggiorni in campagna nei dintorni di Parigi per poter dipingere all'esterno, a contatto con la natura o, come si diceva, "en plein air".

Nel 1871, a seguito della Guerra Franco-Prussiana, il padre di Sisley incappò in una serie di affari sbagliati e fece fallimento. Da quel momento la vita di Sisley cambiò. D'ora in avanti egli avrebbe dovuto sostentarsi solo con i proventi dei suoi lavori, cercando naturalmente di ricavarne il più possibile. Durante il periodo della Comune di Parigi si ritirò con la famiglia a Voisins-Louveciennes, recandosi spesso nel bosco di Marly-le-Roi in compagnia del suo vicino e amico Auguste Renoir.
Nel 1874 fece un breve viaggio in Inghilterra e realizzò una serie di vedute del Tamigi da una località nei pressi di Hampton. Tornò in Gran Bretagna nel 1881, sempre per breve tempo, ma non ebbe occasione di dipingere. Occorrerà attendere il 1897 per vederlo ancora all'opera nella terra della sua famiglia, ma che Sisley non riuscì mai a considerare come la sua patria.

Case di Marlotte
La chiusa di Moseley, presso Hampton Court

Il periodo dell'indipendenza e dell'affermazione (1880-1895)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1880 Sisley si trasferì in una casa non lontana da Moret-sur-Loing, conquistato dalla campagna placida e verdeggiante di quella regione, alla quale rimase affezionato per tutta la vita.
Furono giorni sereni, e nel 1887 sua moglie Marie-Eugénie si lasciò persino ritrarre da un pittore australiano, John Peter Russel.
Ma proprio in quel periodo il gruppo degli impressionisti cominciò a disperdersi. Dopo l'abbandono delle mostre impressioniste da parte di Cézanne e poi di Monet, ognuno si preoccupò di trovare da solo la propria strada. Così, le mostre personali divennero il mezzo principale per farsi conoscere e apprezzare.

Gli anni che seguirono non furono per Sisley anni felici, a causa del suo carattere schivo e più incline alla riflessione e allo studio che non alle relazioni sociali, specie se a sfondo commerciale. Probabilmente egli era anche poco abile nell'amministrare se stesso e il suo lavoro, e nel farsi apprezzare adeguatamente dalla critica e dal pubblico.
Allestì la sua prima personale nel 1881 alla Vie Moderne, con 14 quadri, e poi una seconda, due anni dopo, nella galleria di Paul Durand-Ruel, subito dopo quelle di Monet, Renoir e Pissarro. Ma il successo non è sempre a portata di mano, e le opere di Sisley che Durand-Ruel inviava a Londra, a Boston, a Berlino o a Rotterdam non diedero i frutti sperati.
Nel 1882 si tenne la 7ª mostra impressionista che vide la ricostituzione del gruppo iniziale degli artisti (Monet, Renoir, Sisley, Pissarro, Cézanne, etc.). Questo riaccostamento fu però l'ultimo; infatti nella mostra seguente, l'ottava e conclusiva, mancarono le opere di Sisley, di Monet, di Renoir e di Cézanne.

Nel 1884, Sisley rifiutò due proposte di esposizioni fattegli da Durand-Ruel, ma poi, costretto dalle sue precarie condizioni finanziarie, nel 1885 gli chiese aiuto, accettando di partecipare a due mostre collettive a New York nel 1886. L'iniziativa ebbe successo e fu il primo segnale del tardivo riconoscimento dell'impressionismo. Nel 1889, mentre Durand-Ruel gli proponeva una personale nella sua nuova galleria di New York, appena aperta, egli si rivolse ad altri mercanti, come Georges Petit, con cui collaborava già da qualche anno, seguendo l'esempio di Monet e di altri artisti. Il contratto con Petit si rivelò proficuo e Sisley conobbe il successo anche nella 2ª esposizione internazionale organizzata sempre da Petit. Così, fra alti e bassi, Sisley riuscì in qualche modo a mantenersi.

Nel 1890, però, egli fu ammesso come membro associato alla Société nationale des Beaux-Arts. Fu questo, per lui, un traguardo e un riconoscimento molto importante perché gli assicurò una certa continuità espositiva e quindi finanziaria. Sisley infatti poté esporre le sue opere tutti gli anni e per tutta la vita, esclusi il 1895 e il 1896.

Sisley ebbe critiche ed elogi. Octave Mirbeau del Figaro, ad esempio, parlò malissimo di lui, al punto che egli dovette replicare per difendersi, ma raccolse anche le lodi di Adolphe Tavernin che lo dichiarò uno dei maestri del paesaggio di tutto il XIX secolo.
Un giorno ricevette a casa il giornalista e scrittore Gustave Geffroy. Dopo alcuni anni costui, nel ricordare quel pomeriggio con il pittore inglese, scrisse:

«...Celata dalle espressioni di rassegnazione e dalle parole gioviali, ho intravisto la tristezza dell'uomo ..... Quell'incontro, così perfetto per l'ospitalità e l'amicizia, è rimasto segnato per me da quel sentimento che avevo colto nell'animo dell'artista che invecchiava, e che sembrava presentire il fatto che mai nella sua vita avrebbe visto un raggio di gloria brillare sulla sua arte.»

E infatti Sisley non conobbe mai il successo e le gratificazioni che ottennero altri esponenti dell'impressionismo, come Renoir, Manet o Degas. Del resto, anche Pissarro subì la stessa sorte; in una lettera al figlio Lucien scriveva nel 1899:

« ...io resto, al pari di Sisley, come una sorta di coda, di appendice dell'impressionismo »

La fine (1896-1899)[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli ultimi anni di vita la sua salute mostrò i segni di un declino precoce, ed egli soffrì di attacchi reumatici assai dolorosi. Nel dicembre del 1896 Georges Petit organizzò per lui una grande retrospettiva nella sua galleria di Rue di Sèze. Sisley si diede molto da fare per mettere assieme il maggior numero di opere, anche quelle presenti in varie collezioni private, ma, alla fine, la mostra aprì con 46 quadri ad olio e 6 pastelli. Soltanto i critici Arsène Alexandre e Adolphe Tavernin ne parlarono sulla stampa e neanche una tela fu venduta. Per Sisley fu un'esperienza dolorosa.

Ma l'anno seguente fu invitato a trascorrere l'estate in Gran Bretagna con Eugénie, prima a Londra, poi a Penarth, presso Cardiff. E, proprio a Cardiff, Alfred e Marie-Eugénie decisero di regolarizzare la loro unione sposandosi[1]. Questo soggiorno inglese, inoltre, fu l'ultimo periodo di grande creatività: Sisley dipinse le falesie, le scogliere, i grandi dirupi, le onde del mare. Un insperato ritorno di giovinezza sembrava profilarsi. Era il 1897.
Tornato in Francia in ottobre, tentò di realizzare un suo vecchio sogno, quello di acquisire la cittadinanza francese, ma la sua domanda non fu presa in considerazione. Provò ancora una volta, allegando un rapporto della Polizia, ma non fu esaudito. La perdita di alcuni documenti e l'inerzia della burocrazia non gli permisero di ottenere ciò che desiderava. Poi il colpo più duro: l'8 ottobre del 1898 Marie-Eugénie morì e Sisley non trovò più la forza di reagire. Le sue condizioni peggiorarono sempre di più, sia fisicamente che psicologicamente, finché un tumore maligno gli attaccò la gola.
Dalle lettere che egli inviava al suo medico si può immaginare, giorno per giorno, quale fu il calvario della sua fine. Due settimane prima di morire scrisse:

«...sono sfinito dal dolore e dal fardello di una debolezza che non ho più l'energia per combattere.»

Fece chiamare Monet, gli raccomandò i suoi figli e gli disse addio. L'11 gennaio del 1899, a 59 anni, Alfred Sisley si spense nella sua casa.
Fu sepolto nel cimitero di Moret-sur-Loing, sotto un cielo grigio e gelido. Erano presenti Renoir, Monet e Adolphe Tavernet, accorsi da Parigi per l'ultimo saluto.

Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

A un anno dalla scomparsa di Sisley, nel 1900, il conte Isaac de Camondo, grande collezionista, comprò il suo quadro "Inondazione a Port-Marly" per l'incredibile somma di 43.000 franchi. Sisley l'aveva venduto inizialmente per 180.
Sisley fu il primo artista impressionista ad essere ricordato con un monumento commemorativo, eretto nella cittadina di Moret-sur-Loing.

L'arte di Sisley[modifica | modifica wikitesto]

Inondazione a Port Marly
Una sera di fine ottobre a Moret

Oggi Alfred Sisley è considerato come un autentico impressionista e l'elemento essenziale della sua ispirazione fu il paesaggio. I personaggi che appaiono nei suoi quadri non sono che sagome e i ritratti della moglie e dei figli, così come le nature morte, sono casi isolati. Secondo Gustave Geffroy, uno dei suoi primi biografi, Sisley nutriva effettivamente una passione istintiva per il paesaggio; per lui nella natura non vi era nulla di brutto, poiché egli considerava il paesaggio come il rapporto vivente fra cielo e terra. Scrisse infatti:

« Tutte le cose respirano e sbocciano in una ricca e feconda atmosfera che distribuisce la luce e le conferisce equilibrio, stabilendo così l'armonia »

L'ispirazione[modifica | modifica wikitesto]

Sisley non si stancò mai di scegliere come soggetti per le sue tele il cielo e l'acqua animati dai mutevoli riflessi della luce, dai paesaggi dei dintorni di Parigi a quelli di Louveciennes e di Marly-le-Roi. La regione di Moret-sur-Loing ebbe comunque un'importanza tutta particolare nella sua opera, come testimonia del resto il quadro "Un soir à Moret. Fin d'octobre" (Una sera di fine ottobre a Moret), dipinto nel 1888.

Egli si inserì nella traccia di John Constable, di Richard Bonington e di William Turner. Se inizialmente subì l'influenza dell'amico Monet, in seguito se ne distaccò per una sua scelta precisa di rispettare sempre la struttura delle forme. Inoltre, sensibile al susseguirsi delle stagioni, Sisley amava descrivere, ad esempio, la primavera attraverso l'immagine dei frutteti in fiore; ma ciò che lo attirò in modo particolare fu la campagna invernale innevata. Fu il suo carattere riservato, infatti, a fargli preferire il mistero e il silenzio della neve allo splendore esplosivo degli assolati paesaggi di Renoir.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Appare ormai acquisito, in particolare per Gustave Geffroy, che Sisley debba essere collocato oltre ogni dubbio fra i pittori impressionisti, sin dall'indomani della sua scomparsa.

« Nel giorno in cui fu annunciata la sua morte, dopo tante sofferenze fieramente e volontariamente dissimulate, tutti coloro che ne furono informati ebbero un sussulto. Le sue tele in possesso di collezionisti dilettanti divennero immediatamente oggetto di ricerca[2] ».

Oggi, invece, alcuni storici dell'arte sono sì d'accordo nel pensare a questo artista come al rappresentante più puro dell'impressionismo, nei suoi contenuti come nei suoi aspetti formali, per la scelta dei suoi paesaggi, per il modo di trattare le variazioni dell'atmosfera, per la delicatezza della sua pennellata e dei suoi colori. Al tempo stesso, però, essi gli rimproverano una carenza di evoluzione nella sua arte, così come nelle sue ricerche pittoriche e tematiche.
Ma per François Daulte, che fu l'ideatore del catalogo ragionato di Sisley, questa facile critica sull'apparente monotonia delle sue opere nasconde in effetti quella che è invece la caratteristica essenziale dell'artista:

« Sisley ha visto la natura più in profondità che in superficie .... ha sempre considerato che l'espressione spaziale fosse l'essenza del progetto pittorico, la parte che ad esso resta propria e che non deve essergli mai tolta. È senza dubbio per questa ragione che Sisley non si è mai stancato di dipingere, per tutta la sua carriera, dei sentieri fiancheggiati da alberi che spariscono a poco a poco in lontananza »[3].

Così le strade e i fiumi che fuggono via sono stati i suoi motivi preferiti che egli ha ripetuto all'infinito.

Un'altra componente essenziale dell'arte di Sisley è il cielo. Egli lo tratta con la cura e l'attenzione di una verità spaziale. Il cielo occupa il più delle volte i tre quarti della tela e l'artista lo considera effettivamente come «qualcosa che non può essere solo uno sfondo. Al contrario, esso contribuisce non soltanto a dare profondità ai suoi piani (perché il cielo ha i suoi piani, così come li hanno le terre) ma, mediante la sua forma e per mezzo della sua collocazione in rapporto all'effetto o alla composizione del quadro, esso crea il movimento ».
Da buon impressionista Sisley non trascurò mai neanche il tempo, l'attimo e il suo movimento, caro a tutti i suoi colleghi. Egli amò ritrarre le stagioni, i cambiamenti dell'atmosfera, le ore del giorno.

Pittore di strade, Sisley fu ancor più pittore di acque, di fiumi dal corso tranquillo e dalle rive ricche di fogliame dolcemente agitato. Spesso dalle sue opere emana, per questo, una sensazione di calma e di serenità. Geffroy così riassume:

« Sisley ha vissuto l'esistenza disinteressata e profonda del paesaggista innamorato della natura, lontano dalla vita sociale .... Possiamo sperare che egli abbia finalmente conosciuto la serenità e la felicità che ha espresso nelle sue opere piene di verità e di luce ».

L'evoluzione artistica[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Sisley dipinse agli inizi un esiguo numero di quadri in una gamma cromatica cupa, fatta di tinte brune e di verdi profondi. Di aspetto severo, egli rivelò la sua ammirazione per Corot e Courbet, i suoi primi maestri, mostrando un certo gusto per i valori cromatici e per lo spazio. È solo a partire dal 1870 che i colori della sua tavolozza divennero sensibilmente più chiari e luminosi, nei suoi numerosi paesaggi in cui ritrasse le rive della Senna e i canali di Parigi. Questo tema delle sponde dei corsi d'acqua costituì effettivamente il "credo" di Sisley per tutta la sua vita.

La maturità[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio degli anni '90 Sisley, forte di un certo riconoscimento di cui ormai godeva, s'impegnò, sull'esempio di Monet, in vere e proprie serie o "suites" di quadri che rappresentavano il medesimo soggetto visto in differenti ore della giornata (le vecchie case di Saint-Mammés, i sentieri fra le dune, i viali lungo il Loing, la chiesa di Moret, e altri ancora). La sua "maniera" venne affermandosi e si ampliò a scapito di una visione più spontanea. Tuttavia, secondo Claude Roger-Marx, « vi si ritrova sempre il timbro angelico di un tempo, insistendo su ciò che Sisley chiamava con tenerezza "l'angolo amato del quadro" ».

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il suo soggiorno a Penarth, in Inghilterra, verso la fine della sua vita, gli offrì l'occasione di misurarsi con le forze di una natura grandiosa. Dipinse infatti strapiombi e roccioni contro i quali s'infrangevano i marosi. Questa monumentalità è trasferita sulla tela, ma si ha l'impressione che Sisley fosse quasi stregato e sopraffatto da una natura così vigorosa.

Sisley realizzò in tutto circa 900 tele ad olio e un centinaio di pastelli, oltre a numerosissimi disegni e bozzetti. Fu anche un eccellente incisore e litografo.

Dopo di lui[modifica | modifica wikitesto]

L'unitarietà dell'opera di Sisley, tanto in fase di ispirazione quanto nel modo di dipingere, definisce la personalità dell'artista. Egli rimase sempre talmente concentrato sull'aspetto naturale delle cose che non ebbe la possibilità, o il modo, di creare uno "stile" o una particolare teorizzazione. Questo forse spiega il suo isolamento, nonché l'inesistenza di allievi o seguaci. Sisley è stato talmente personale nel trascrivere le sue impressioni sulla tela, che la sua pittura si conclude in se stessa e termina con lui, al punto da non poter avere imitatori[4], privo, com'era di quel "qualcosa", forse un carisma, che avrebbe potuto farlo apparire un profeta o un maestro, come invece avvenne per Manet o per Cézanne.
Il suo modo di osservare il mondo servì dunque solo alle sue finalità individuali, assumendo quasi i caratteri di un'autentica meditazione.

Nonostante le sue origini e la sua nazionalità ufficiale, la vita e l'opera di Alfred Sisley testimoniano un tale attaccamento, territoriale e culturale, alla terra di Francia da rendere forse legittimo, al di là delle convenzoni istituzionali, il considerare questo straordinario pittore come un artista francese.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Esiste una rosa che porta il suo nome.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

La Senna presso Bougival
Gelata a Port Marly
Vista di Saint-Mammès
  • Sentiero dei castagni nei pressi di La Celle-Saint-Cloud (1865)
  • Strada di paese a Marlotte (1866)
  • Sentiero dei castagni nei pressi di La Celle-Saint-Cloud (1868)
  • Veduta di Montmartre dalla Cité des Fleurs a Batignolles (1869)
  • Veduta del canale Saint-Martin (1870)
  • Prima neve a Louveciennes (1871-1872)
  • Inondazione a Port-Marly (1872)
  • Il traghetto dell'Ile de la Loge (1872)
  • Il ponte di Villeneuve-la-Garenne (1872)
  • Villaggio sulla Senna (1872)
  • Il ponte di Argenteuil (1872)
  • Campi di grano ad Argenteuil (1873)
  • Chemin de la Machine, Louveciennes (1873)
  • Sentiero a Louveciennes (1873)
  • La Machine a Marly (1873)
  • Neve a Louveciennes (1874)
  • Neve sulla strada, Louveciennes (chemin de la Machine) (1874)
  • Regate a Molesey (1874)
  • Giardino a Louveciennes (chemin de l'Etarché) (1874)
  • L'orto (1874)
  • L'acquedotto a Marly (1874)
  • Regata a Hampton Court (1874)
  • Sotto il ponte a Hampton Court (1874)
  • Il ponte a Hampton Court (1874)
  • Regata a Molesey (1874)
  • La chiusa di Molesey, giorno (1874)
  • Guado a Marly (1875)
  • Neve a Marly-le-Roy (1875)
  • Strada a Louveciennes (rue de la Princesse) (1875)
  • La Senna a Marly (1876)
  • Strada sotto la neve a Louveciennes (1876 circa)
  • La barca durante l'inondazione a Port-Marly (1876)
  • L'inondazione a Port-Marly (1876)
  • Neve a Louveciennes (1878)
  • Rottura del ghiaccio a Marly-le-Roy (1878)
  • La stazione di Sèvres (1879 circa)
  • Primavera nei dintorni di Parigi (1879)
  • Veduta di Saint-Mammès (1880-1881)
  • Il giardino di Ernest Hoschedé a Montgeron (1881)
  • Frutteto in primavera (1881)
  • La diga Bourgogne a Moret; tempo gelido (1882 circa)
  • Il mulino Provencher a Moret (1883)
  • Veduta della riva a Saint-Mammès (1884)
  • Cortile della ferrovia a Saint-Mammès (1884)
  • Sponda alta a Saint-Mammès (1884)
  • La Loing a Saint-Mammès (1885)
  • Cantiere a Saint-Mammès (1885)
  • Radura nel bosco a Fontainebleau (1885)
  • Sponde della Loing a Saint-Mammès (1888)
  • Strada a Moret (al di là del ponte) (1888 circa)
  • Viale dei pioppi, Moret-sur-Loing; giornata nuvolosa (1888)
  • Il ponte di Moret e il mulino sotto la neve (1890)
  • Moret-sur-Loing (1891)
  • Il canale del Loing a Moret (1892)
  • Veduta di Moret (rue des Fosses) (1892)
  • La chiesa di Moret; tempo gelido (1893)
  • La chiesa di Moret in una mattina piovosa (1893)
  • La chiesa di Moret in una mattinata di sole (1893)
  • La chiesa di Moret col sole (1894)
  • La chiesa di Moret (1894)
  • La cattedrale di Rouen in pieno sole (1893)

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei musei che espongono opere dell'artista:

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Fonti principali e Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario Bénézit, "Dictionnaire critique et documentaire des peintres,sculpteurs, dessinateurs et graveurs de tous les temps et de tous les pays", volume 12. Editore Gründ 1999. - ISBN 2-7000-3022-2
  • Sistema universitario di documentazione • Biblioteca nazionale di Francia • WorldCat • Archivio ufficiale internazionale virtuale.
  • B. Denvir, "The Chronicle of Impressionism: An Intimate Diary of the Lives and World of the Great Artists". - Ediz. Thames & Hudson, Londra, 2000 - OCLC 43339405
  • A. Poulet, L. Murphy, "From Corot to Braque: French Paintings from the Museum of Fine Arts, Boston". - Ediz. The Museum, Boston, 1979 - ISBN 0-87846-134-5
  • N. Reed, "Sisley on the Thames and the Welsh Coast". - Ediz. Lilburne Press, 2008 - ISBN 978-1-901167-20-7
  • R. Rosenblum, "Paintings in the Musée d'Orsay". - Ediz. Stewart, Tabori & Chang, New York, 1989 - ISBN 1-55670-099-7
  • J. Turner, "From Monet to Cézanne: late 19th-century French artists". - Ediz. St Martin's Press, Grove Art, New York, 2000 - ISBN 0-312-22971-2
  • F. Daulte, "Alfred Sisley, Catalogue raisonné de l'oeuvre peint". - 1959

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.museumwales.ac.uk
  2. ^ Geffroy
  3. ^ François Daulte, Alfred Sisley. Ediz. Cassel, 1988 - ISBN 978-0-304-32222-0
  4. ^ Cogniat

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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