Palazzo ducale (Sassuolo)

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Coordinate: 44°32′32.82″N 10°46′48.36″E / 44.54245°N 10.7801°E44.54245; 10.7801

Palazzo Ducale
Facciata principale del palazzo ducale di Sassuolo.JPG
Facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Sassuolo
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1458
Uso Museo
Realizzazione
Architetto Bartolomeo Avanzini
Appaltatore Francesco I d'Este
 

Il palazzo ducale di Sassuolo sorge nella cittadina omonima in piazzale della Rosa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il seicentesco palazzo ducale trae origine da un precedente castello, detto comunemente Rocca, costruito nel 1458 da Borso d'Este, marchese di Ferrara e signore del luogo.

Il castello passò poi ai principi Pio, che nel 1609 lo cedettero a Cesare d'Este che aveva scelto Modena come capitale del ducato di Modena e Reggio dopo la perdita di Ferrara in favore di papa Clemente VIII. Il castello fu poi fatto trasformare in palazzo dal duca Francesco I d'Este, uomo colto e molto ambizioso che, nonostante l'esiguità del suo piccolo ducato, svolse un'attività politica di respiro europeo e volle che la sua corte potesse stare alla pari delle grandi corti d'Europa.

Per questo motivo volle trasformare il vecchio castello costruito a Modena dall'avo Obizzo d'Este nel grandioso Palazzo ducale opera dell'architetto Bartolomeo Avanzini (di Curio ?) consigliatogli dal Bernini, che gli farà lo stupendo ritratto marmoreo conservato oggi alla Galleria Estense di Modena con il ritratto a olio dello stesso duca del Velázquez (Bernini aveva ricevuto da Francesco I la richiesta di progettare lui stesso il palazzo, ma aveva rifiutato perché già impegnato col papa).

Francesco I, a cui Modena doveva anche la splendida villa delle Pentetorri, opera dell'architetto di corte Gaspare Vigarani, destinata agli ospiti del duca e distrutta completamente da un bombardamento durante l'ultima guerra, soddisfatto del progetto dell'Avanzini per il palazzo di Modena, gli affidò anche l'incarico di costruire al posto della vecchia Rocca di Sassuolo un ampio palazzo per la villeggiatura della corte (Sassuolo essendo situato ai piedi delle prime colline appenniniche ha un clima complessivamente migliore di quello di Modena per ciò che riguarda il tasso di umidità e le nebbie autunnali).

Durante l'occupazione napoleonica, fuggito il duca estense, il palazzo fu venduto al conte Carlo Amabile Demarzit Sahuguet d'Espagnac e subì diversi passaggi. Negli ultimi anni dell'Ottocento finì anche ad essere utilizzato da un salumificio e il grande parco del palazzo divenne un'azienda agricola. Per interessamento dell'allora principe ereditario Umberto di Savoia, fu acquisito dallo Stato ed assegnato all'Accademia militare di Modena che se ne servì parzialmente e saltuariamente per corsi speciali degli allievi ufficiali e come sede sussidiaria in caso di necessità.

Recentemente si è iniziato un restauro a cura della Sovrintendenza al patrimonio artistico di Modena, sicché diverse sale e la grandiosa galleria sono visibili al pubblico e al suo interno sono state fatte alcune mostre. Si sta ora studiando col Ministero dei Beni culturali, con la Sovrintendenza e col Comune di Sassuolo la sua nuova destinazione d'uso, avendo l'Accademia rinunciato definitivamente a servirsene.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Inglobando il vecchio castello l'Avanzini costruì un palazzo monumentale che fu decorato principalmente dal pittore francese Jean Boulanger, oltre ad altri artisti italiani dell'epoca come Giacomo Monti, Baldassarre Bianchi, Pier Francesco Cittadini, Michelangelo Colonna e il Guercino.

A fianco del portale della facciata si trovano due statue raffiguranti Galatea e Nettuno, opera di Antonio Raggi di Vico Morcote detto il Lombardo. Di fronte all'entrata nel cortile interno c'è in una grande nicchia la fontana con Nettuno, e altre due statue rappresentanti l'Allegrezza e l'Eternità opera di Maschio Lattanzio sono lungo lo scalone principale che sale al primo piano. Fra di esse è rappresentato il Ratto di Proserpina. La prospettiva delle pareti del cortile e dello scalone ed i dipinti sono dovuti ad Agostino Metelli, al Colonna, al Monti e al Bianchi.

Al primo piano è una grande galleria con opere di Monti e di Bianchi per l'architettura dipinta e gli ornati. Le figure sono del Boulanger, che ha rappresentato scene mitologiche riguardanti Bacco in una grandiosa successione di colori e di forme sulle pareti e la volta. Dalla galleria, che ha ampie vetrate sulla facciata verso la piazza che precede il palazzo e da cui riceve la luce, si accede agli appartamenti del duca e della Duchessa, affrescate con scene mitologiche e allegorie di varie Virtù ad opera del Boulanger e in piccola parte dal suo allievo Pietro Galluzzi da Urbino.

Nella sala detta dei cavalli, secondo un'antica descrizione del palazzo, erano anche sei grandi tele rappresentanti sei Principi estensi a cavallo, opere d'insigni pittori italiani. Due tele mancano e sono state portate a Parigi ai tempi dell'occupazione napoleonica e poi vendute. Su una parete è dipinto Francesco I a cavallo con lo sfondo della città di Modena, con la cittadella pentagonale fatta costruire da lui a difesa della città. È opera del noto pittore Lodovico Lana. Nella stessa parete è un quadro attribuito a Dosso Dossi raffigurante Alfonso I d'Este in armatura di guerra su un cavallo sauro e, in lontananza, un fatto d'armi in cui si distinse il duca che costrinse alla fuga le truppe pontificie che volevano sorprendere e conquistare Ferrara. Il salone è anch'esso interamente affrescato dal Colonna e dal Monti ed è dedicato alle glorie di Casa d'Este.

Il grandioso parco, che si estendeva fino alle colline dal palazzo collegato da un'ampia scalinata ed era ornato di statue, tra cui una di Bernardo Falconi di Bissone, e di fontane che si cerca oggi di restaurare, è utilizzato come parco pubblico per i cittadini di Sassuolo.

Note[modifica | modifica sorgente]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Spiriti, Ercole Antonio Raggi da Vico Morcote. Un ticinese dalla Roma Berniniana alla Modena Estense, in Giorgio Mollisi (a cura di), Arte&Storia, Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 8, numero 35, settembre-ottobre 2007, Lugano 2007, 182-187.
  • Edoardo Villata, Ercole Antonio Raggi. Biografia e bibliografia, in Ibidem, 188-191.

Voci correlate (palazzi estensi)[modifica | modifica sorgente]

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