Villa Pignatelli
Coordinate: 40°50′06″N 14°14′01″E / 40.834900°N 14.233500°E
| Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes | |
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Villa Pignatelli |
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| Tipo | Appartamento storico, oggetti d'antiquariato, quadreria |
| Data fondazione | 1952 |
| Fondatori | Rosina Pignatelli |
| Indirizzo | Largo Principessa Rosina Pignatelli, 201, 80121 Napoli |
| Sito | Pagina sui musei di Napoli |
La Villa Pignatelli è un edificio monumentale di Napoli risalente agli inizi del XIX secolo.
La struttura, con annesso parco, si affaccia sulla riviera di Chiaia e rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica di Napoli.[1] All'interno della villa, infine, ha sede il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes.
Indice |
[modifica] Storia
Voluta nel 1826 dal baronetto Sir Ferdinand Richard Acton (figlio di John Francis Edward Acton, VI Baronetto, primo ministro di Ferdinando I), la villa venne realizzata da Pietro Valente a cui successe nel 1830 Guglielmo Bechi. Per eseguire i lavori fu necessario demolire una preesistente abitazione appartenenre ai Carafa.[1]
I lavori del Valente non furono semplici, dovendo di volta in volta adeguarsi alle precise richieste del proprietario inglese. Non a caso diverse furono le controversie tra le due parti circa i lavori di esecuzione, iniziati nel 1930 ed inoltre circa ventidue sono i progetti presentati dall'architetto napoletano[1] per trovare l'accordo con Ferdinand Richard Acton. Proprio per queste diatribe, i lavori di decorazione interna e quelli del giardino esterno furono affidati al toscano Guglielmo Bechi.
Qualche anno dopo la morte di Sir Acton, nel 1841, la villa venne acquistata dalla famiglia di banchieri tedeschi Carlo von Rothschild, che la abitarono fino al 1860. Il nobile di Francoforte, incaricò i successivi lavori di abbellimento prima ad un architetto parigino e poi, insoddisfatto del lavoro, a Gaetano Genovese. In questo periodo, all'estremità settentrionale del parco, fu cotruita una palazzina di tre piani nota come palazzina Rotschild.[1]
Nel 1867, la famiglia tedesca vide le proprie sorti legate a quella dei Borbone, i quali furono allontanati dalla città a seguito dell'unità nazionale. Così la villa fu ceduta a principi Pignatelli Cortes d'Aragona, che ne furono proprietari fino al 1955,[1] quando la principessa Rosina Pignatelli ne fece donazione allo Stato Italiano perché fosse trasformata in un museo destinato a perpetuare il nome del marito, il principe Diego Aragona Pìgnatelli Cortes, duca di Monteleone.
Insieme alla villa, la famiglia Pignatelli, che era molto raffinata nei gusti e nei modi, trasformando il luogo in uno d'incontri dell'alta aristocrazia italiana ed europea, donò anche ciò che riuscirono a raccogliere nel corso degli anni: argenti, bronzi, porcellane, smalti, cristalli, un'importante biblioteca, circa quattromila microsolchi di musica classica e lirica. Tutti questi reperti, sono oggi esposti negli ambienti al piano terra del museo.
Nel 1960 la villa venne aperta al pubblico col nome di "museo Diego Aragona Cortes" e nel 1998 fu allestita la pinacoteca a cura del Banco di Napoli.
[modifica] Descrizione
[modifica] Esterno
La costruzione è caratterizzata da una pianta quadrata generata dalla somma di due rettangoli uguali. Uno dei rettangoli, sviluppato su due piani, costituisce il vero e proprio corpo della residenza, mentre l'altro, articolato al livello del solo pian terreno, è preceduto sul fronte meridionale da un portico d'ingresso di ordine neodorico.
Il giardino modellato all’inglese, mosso nel disegno dei viali e variegato nella scelta delle piante disposte “a boschetto”, è stato progettato da Guglielmo Bechi. L'attuale disposizione rispetta l'impianto originario. Tra le specie più belle e rare esistenti oggi sono da segnalare la Araucaria excelsa, la Grevillea Robusta, il Ficus Magnolioides, la Strelitzia Augusta, tipi diversi di Cycadaceae e palme di vario genere. Numerose anche le piante di Camelie, sul prato posteriore spicca nella sua imponenza una Magnolia Grandiflora.
Alla fine del secolo il parco è stato arricchito da piccoli edifici di genere “pittoresco”: la Torretta neogotica, lo Chalet svizzero, la Serra.[1]
Dal fronte settentrionale attraverso un portichetto a quattro pilastri con altrettante semicolonne doriche addossate si accede al pian terreno. L'imponente portico colonnato che caratterizza la facciata principale, richiama le antiche ville pompeiane.
[modifica] Interno
La villa dispone di due piani: quello terra, che conserva l'aspetto di dimora principesca, ed il primo, nel quale viene esposta la raccolta di dipinti del banco di Napoli. Dal vestibolo del pian terreno dove è visibile un tavolo neoclassico in legno, marmi policromi e pietre dure, si accede alla galleria e da questa a due sale di compagnia.
Quella ad oriente immette nel grande salone da ballo (oggi utilizzata anche per convegni) e di qui nella sala dell'orchestra. La sala ad occidente dà accesso alla sala da pranzo e alla quadreria, adibita anche a sala biliardo. Le decorazioni a stucco, i dipinti e gli arredi di queste sale sono quelli originali e furono eseguiti tra il 1870 ed il 1880 dal pittore romano vincenzo Paliotti.
Sempre al piano terreno vi è poi la presenza di numerose altre sale, come la Sala Rossa con decorazioni in stucco bianco e oro che risale all’epoca dei Rothschild e quindi, molto probabilmente decorata da Gaetano Genovese; i salotti Verde e Azzurro; la pregevole veranda neoclassica, che dà sul retro della villa e che è adibita a mostre e concerti; la biblioteca, con lo splendido parato, le librerie dall’intaglio neorinascimentale e le poltrone tappezzate in cuoio; ed infine la sala da pranzo, che mostra ancora oggi un pregevole servizio di piatti di Limoges con posate d'argento e bicchieri con lo stemma nobiliare della famiglia Pignatelli.
La principessa Rosina donò argenti, bronzi e cristalli appartenenti alla sua famiglia ed una ricca collezione di porcellane europee del XVIII e XIX secolo. Il nucleo più rappresentativo è quello della Manifattura di Meissen con esemplari anche di datazione antica come il Servizio da caffè con paesaggi marini del 1735–1740 o ancora il gruppo plastico con il Ratto di Proserpina del 1750.
Della Real Fabbrica di Napoli vi sono la famosa Lavandaia, il Gentiluomo con marsina, la Scena galante con cagnolino; numerosi i biscuit di Capodimonte e altri oggetti della medesima manifattura.[2]
Ricca anche la collezione di porcellane orientali del Settecento e dell'Ottocento. Il sottotetto e gli scantinati, accessibili mediante scale di servizio ben dissimulate, erano destinati alla servitù, ai ripostigli e alle dispense, mentre le cucine erano poste nell’interrato di una vicina costruzione e collegate alla villa mediante una piccola galleria sotterranea.
Il primo piano, accessibile dal vestibolo circolare d’ingresso, era destinato alla residenza padronale. Oggi costituisce il nucleo museale della villa, esponendo le collezioni del banco di Napoli e quelle temporanee. Sono infatti ivi esposte opere di Giuseppe Rocco, Domenico Guarino, Gaspare Traversi, Gaspar van Wittel, Vincenzo Gemito (che dispone di una sala interamente dedicata alle sue sculture) e Giacomo Balla. Infine, vi sono anche alcune opere pittoriche di Francesco Solimena e Francesco De Mura.[2]
[modifica] Note
- ^ a b c d e f D. Mazzoleni, I palazzi di Napoli, Arsenale Editrice (2007) ISBN 88-7743-269-1
- ^ a b Museo Pignatelli - sito beniculturali. URL consultato il 10 gennaio 2012.
[modifica] Voci correlate
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