Pietre dure

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Cammeo in diaspro del I secolo

Con il termine pietre dure si indicano minerali ed alcune rocce che si distinguono per unire una certa resistenza alla varietà e bellezza dei colori. Il valore è solitamente molto inferiore alle cosiddette gemme o pietre preziose. Fra le pietre dure si annoverano per esempio lapislazzuli, giada (giadeite o imperiale e nefrite) calcedonio (agata, sarda, onice, corniola, diaspro, crisoprasio) turchese, cristallo di rocca e tutte le altre pietre di pregio non trasparenti.

Le pietre dure possono essere lavorate con trapani, mole e ad essere lucidate. Queste caratteristiche ne hanno spinto l'uso fin dall'antichità per realizzare oggetti artistici di vario genere: sigilli (in forma di anello e cilindrici), da cammei a vasi, coppe, piccole sculture o anche motivi ornamentali nelle opere architettoniche.

L'uso delle pietre dure in architettura è presente in vari luoghi ed epoche, per esempio le arcate della basilica di Santa Sabina a Roma risalente al periodo paleocristiano, il pavimento della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli di epoca bizantina per arrivare alla cappella dei Principi a Firenze. Quest'ultima presenta esempi di commesso fiorentino, un lavoro di intarsio realizzato con le pietre dure.

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