Prassitele

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Copia romana dell'Apollo sauroktonos, Louvre

Prassitele (Atene, 400/395 a.C.326 a.C.) fu uno scultore greco antico vissuto nell'età classica ed attivo dal 375 alla sua morte.

Indice

[modifica] Vita e opere

Figlio di un altro scultore, Cefisodoto il Vecchio, Prassitele fu autore di opere memorabili, ancora copiate dai Romani, in età imperiale. Benché lavorasse il bronzo, preferiva a questo il marmo che, alla fine, il pittore Nicia trattava per lui con cere colorate che creavano una particolare patina lucente, la gànosis.

Prassitele visse ad Atene a cavallo tra V e IV secolo a.C., anni in cui la Grecia era caratterizzata da una vera e propria crisi, sia del modello della polis, città stato, sia per quanto riguarda lo stesso uomo, che non si sentiva più un cittadino. Questi comincia a percepire il mondo in una dimensione più isolata, rispetto sicuramente al periodo classico di Pericle, in cui l'uomo greco si sentiva superiore agli altri, come i Persiani, vinti nel 480 a.C. a Salamina. Tutto ciò portava all'interpretazione della realtà, da parte dell'arte, in due differenti modi, ovvero nel contraddirla, oppure nel rappresentarla in tutti i suoi effetti, pur essendo consapevoli del periodo segnato da continue battaglie contro gli Spartani. Essi, possedendo un'ottima organizzazione militare, riportarono vittorie nel 404 a.C. contro Atene.

La peculiarità dell'arte prassitelica sta nella dolcezza del modellato delle sue statue marmoree, caratterizzate da una sorta di languore, spossatezza ed abbandono delle figure. I suoi personaggi non sono più i saldi ed equilibrati eroi del passato, ma dèi giovani, sfiniti, umanizzati. Il baricentro della figura si sposta su un lato, mettendo la figura rappresentata in una posizione di riposo. In molti casi, l'eroe o il dio è appoggiato ad un sostegno, come se non avesse più le forze per sostenersi da solo in piedi, anche se in realtà puntelli e sostegni di questo tipo erano indispensabili nelle statue in marmo, per ragioni strutturali.

Quindi, rispetto al Doriforo di Policleto (V secolo a.C.), maestro d'equilibrio, si è di fronte ad un mutamento essenziale, che caratterizzerà la nuova tendenza artistica. Non è il caso di Prassitele, che tramite il sostegno delle sue statue umane, da parte di elementi esterni al corpo, vuole evidenziare la perdita di equilibrio, avuto invece sino a quel periodo, in cui Sparta impone la propria egemonia, senza ereditare l'abilità di Atene. Non essendo infatti dotata di una flotta, Sparta non può controllare le colonie dell'Asia minore, e presto viene vinta dai Tebani, guidati dai generali Pelopida ed Epaminonda. Prassitele sottolinea l'insicurezza dell'uomo greco di quel periodo, anche tramite la raffigurazione di divinità giovani. L'adolescenza è infatti quell'età di passaggio dall'infanzia, alla maturità, età in cui si teme la libertà, che nello stesso tempo si desidera. E le divinità sono il riflesso degli stati d'animo umani, i quali quindi non hanno più bisogno di forze superiori, divenute fragili come loro stessi. Ci avviciniamo al termine del periodo d'oro per la Grecia, un periodo prospero in tutte le arti, dall'architettura, alla scultura, dal teatro, alla musica.

Opere celebri di Prassitele furono l'Afrodite Cnidia, il primo nudo femminile della storia, l'Hermes con Dioniso, l'Apollo sauroctono, l'Apollo citaredo, una testa di Afrodite, il Satiro a riposo e altre ancora. Di molte di esse non si conservano più gli originali, andati perduti, ma si sono conservate copie di età romana. A Prassitele sono stati attribuiti anche il Satiro danzante o l'Eracle dell'Esquilino facente parte di una decorazione frontonale per il tempio di Eracle a Tebe citato da Pausania.

Tradizionalmente si riconosce l'unico originale del maestro proprio nella statua di Hermes con Dioniso fanciullo, databile al 340 a.C. e ritrovata, grazie ad un riferimento presente nell'opera di Pausania il Periegeta, nel tempio di Hera ad Olimpia durante una campagna di scavo tedesca. L'analisi stilistica condotta sulla scultura, compiuta in particolare da Carl Blümel, propose però dubbi significativi rispetto alla sua presunta originalità: fu evidenziato infatti come la lavorazione di alcune parti della figura, in particolare la schiena, presupponesse l'uso di strumenti di lavorazione inusuali per l'epoca.

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