Afrodite cnidia

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Afrodite cnidia
Afrodite cnidia
Autore Da Prassitele
Data Copia romana da un originale bronzeo del 360 a.C. circa
Materiale marmo
Dimensioni 205 cm 
Ubicazione Musei Vaticani, Roma
La testa Borghese al Louvre
Riproduzione di un'antica moneta di Cnido con la Venere di Prassitele

L'Afrodite cnidia è una scultura bronzea di Prassitele, databile al 360 a.C. circa e oggi nota solo da copie di epoca romana, tra cui la migliore è considerata quella Colonna nel Museo Pio-Clementino. È il primo nudo femminile dell'arte greca.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Detta "Cnidia" proprio perché furono gli abitanti di Cnido, in Asia Minore, ad acquistare la statua, per ornare il naos di un piccolo tempio dotato di due aperture lungo lo stesso asse, o forse in un tempietto monoptero. La statua suscitò molte leggende circa la sua bellezza che catturava lo spirito dell'osservatore[1]: Plinio ad esempio raccontò di un nobile giovane che se ne era perdutamente innamorato.

Entrò all'inizio del V secolo nella collezione di opere d'arte pagane di Lauso, che la pose nel suo palazzo a Costantinopoli: l'incendio che distrusse il palazzo nel 475 fece sparire anche l'originale di Prassitele[2].

Altre repliche di qualità, spesso con varianti, sono la Farnese al Museo archeologico nazionale di Napoli, la Altemps a palazzo Altemps a Roma, la Ludovisi nei Musei capitolini, la Braschi alla Gliptoteca di Monaco di Baviera, quella del British Museum, un torso al Louvre. Si conoscono poi numerose teste (una nel Museo archeologico nazionale di Atene, due nel Louvre, una all'Antiquarium del Palatino, una nel Museo Chiaramonti).

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

La scultura rappresenta la dea Afrodite nuda che si appresta a fare (o subito dopo) un bagno rituale, col corpo definito armoniosamente. In un gesto di istintività e di noncurante pudicizia, come se fosse stata sorpresa in quella posa da un estraneo, la mano destra è portata a coprire il pube, mentre l'altra depone (o prende?) la veste su di un'idria appoggiata a sua volta su una base. Veste e vaso fanno in realtà da supporto esterno alla statua, che può così sbilanciarsi leggermente in avanti e verso sinistra. In alcune versioni la mano destra regge un panno che copre le gambe della dea. Lo sguardo è trasognato e si perde lontano.

Per la prima volta una dea viene rappresentata nuda ed in atteggiamenti intimi e personali. Proprio da questo tipo di comportamento e di situazione prende il nome di ripiegamento intimista la corrente che porta alcuni scultori, soprattutto Prassitele e Skopas a rappresentare divinità e figure mitologiche in atteggiamenti di svago.

La sua nudità è un elemento voluto di seduzione, accentuato dalla lucentezza delle superfici del marmo e dalle forme morbide e femminili del corpo che si muovono nello spazio disegnando un profilo sinuoso, a "S". Come le altre sculture di Prassitele, anche questa statua è fatta per essere vista preferibilmente in posizione frontale, l'unica che consenta di coglierne appieno la grazia.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., p. 70.
  2. ^ Grout, James. Encyclopaedia Romana. 1997, Università di Chicago.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Theodor Kraus. Die Aphrodite von Knidos. Walter Dorn Verlag, Bremen/Hannover, 1957.
  • Leonard Closuit. L'Aphrodite de Cnide: Etude typologique des principales répliques antiques de l'Aphrodite de Cnide de Praxitèle. Imrimerie Pillet - Martigney, 1978.
  • Christine Mitchell Havelock. The Aphrodite of Knidos and Her Successors: A Historical Review of the Female Nude in Greek Art. University of Michigan Press, 1995.
  • Gisela M. A. Richter, L'arte greca, Torino, Einaudi, 1969.
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, Enrico Paribeni, L'arte dell'antichità classica. Grecia, Torino, UTET Libreria, 1986. ISBN 88-7750-183-9..
  • Giuliano A., Storia dell'arte greca, Carocci, Roma 1998 ISBN 88-430-1096-4
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7107-8

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