Crizio

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Statua di Armodio e Aristogitone, Napoli. Copia romana di originale greco perduto

Crizio o Kritios (in greco antico Κριτίος; ... – ...) è stato uno scultore greco antico attivo ad Atene nella prima metà del V secolo a.C.

Fu forse fratello e sicuramente collaboratore di Nesiote: numerose basi, originariamente reggenti statue bronzee e recanti la firma di Crizio e Nesiote, sono state ritrovate sull'acropoli di Atene.[1] Lo stile delle iscrizioni, insieme ad altre affinità, sembra confermare l'ipotesi che fossero allievi dello scultore Antenore.

Nel 477 a.C. gli Ateniesi decisero di sostituire il gruppo di Antenore raffigurante i Tirannicidi che era stato razziato dai Persiani e di affidare l'incarico di eseguirne uno nuovo ai due artisti. L'originale in bronzo è andato perduto, ma l'opera ci è nota da diverse copie in marmo (Musei Capitolini, Musei Vaticani, Museo Archeologico di Napoli, ecc.).

Questo gruppo è considerato un capolavoro dello stile severo; è il simbolo delle libertà democratiche ateniesi conquistate attraverso l'azione che traspare dalla tensione dei soggetti raffigurati, l'imberbe e giovane Armodio e l'anziano e barbuto Aristogitone, esaltati dalla nudità eroica e slanciati sincronicamente in avanti verso una meta comune.

Alla bottega di Crizio si attribuisce l'Efebo di marmo conservato al Museo dell'Acropoli (n. 698). Lo schema arcaico del kouros statico è superato da una visione figurativa mossa e dinamica che prelude agli esiti strutturali policletei; la gamba destra è avanzata, il peso del corpo si regge sulla sinistra e la testa è leggermente inclinata; le orbite, oggi vuote, contenevano occhi in pasta vitrea, tipici delle statue bronzee. L'attribuzione venne effettuata originariamente da Adolf Furtwängler per vicinanza stilistica con la figura di Armodio; Bernard Ashmole e Humfry Payne evidenziarono le scheggiature sul torso e sulla testa, che ritennero praticate in antico per far combaciare le parti, come in occasione di una sostituzione.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ DAA, nn. 120-123; 160-161.
  2. ^ Arias 1981, pp. 69-70.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Werner Fuchs, Kritios e Nesiotes in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 4, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1961.
  • Humfry Payne, Paolo Enrico Arias, La scultura arcaica in marmo dell'Acropoli, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1981, ISBN 88-7062-500-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Antony E. Raubitschek, Dedications from the Athenian Acropolis in Packard Humanities Institute - Greek Epigraphy, Cambridge, Mass., Archaeological Institute of America, [1949]. URL consultato il 14 febbraio 2013.

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