Villa Ada (Roma)

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Coordinate: 41°55′54.84″N 12°30′04.54″E / 41.9319°N 12.50126°E41.9319; 12.50126

Villa Ada Savoia
Villa Ada (Roma).JPG
L'interno del parco
Localizzazione
Stato Italia Italia
Indirizzo Roma, Municipio II
Informazioni generali
Tipo Villa, parco storico[1]
Superficie 180 ettari[1]
Gestore Roma Capitale
Apertura Tutti i giorni dall'alba al tramonto
Ingressi Via Salaria, 265
Vedi collegamenti esterni

Villa Ada è il secondo più grande parco pubblico di Roma dopo Villa Doria Pamphilj. È collocato nella zona settentrionale della città, sulla via Salaria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'isola del laghetto inferiore.
Le Scuderie, prossima sede del Museo del Giocattolo.

La storia della villa comincia nel XVII secolo, come sede del Collegio Irlandese, cioè come tenuta agricola, piuttosto che villa urbana. Pervenuta in proprietà dei principi Pallavicini, fu riorganizzata alla fine del '700 come "giardino di paesaggio", creandovi percorsi geometrici e piccole costruzioni (come il Tempio di Flora, il Belvedere, il Cafehaus), ai quali il terreno dislivellato forniva sfondi e panorami già romantici. Fu acquistata dai Savoia nel 1872: Vittorio Emanuele II ne amava il vasto parco, acquistò altri terreni per ingrandire la tenuta fino ai 180 ettari attuali e vi fece realizzare lavori per migliorarne la funzionalità, e costruzioni di utilità, come scuderie. Umberto I invece non amava vivere in campagna, e preferiva il Quirinale. La villa fu così venduta, a prezzo di favore, all'amministratore dei beni della famiglia reale il conte Telfener, che la intitolò alla moglie Ada. Vittorio Emanuele III la riacquistò nel 1904 e la villa ridiventò residenza reale (facendole cambiare il nome in "Villa Savoia") fino al 1946. Nel frattempo Mussolini decise di costruire nella zona accanto alla villa un bunker anti bombardamento per la famiglia Savoia. Dopo il bombardamento di San Lorenzo, il re convocò a Villa Ada Mussolini, che venne arrestato il 25 luglio 1943, e portato via in un'autoambulanza.

Alla caduta della monarchia la villa fu oggetto di un lungo contenzioso, a conclusione del quale una parte rimase proprietà privata dei Savoia ed è stata poi variamente alienata (ed è quella che conserva ancora – grazie all'abbandono in cui è rimasta – tracciati del giardino settecentesco), mentre la parte verso via Salaria fu acquisita al pubblico demanio nel 1957. L'area pubblica è stata nel tempo variamente rimaneggiata e attrezzata e arborata (con specie non sempre autoctone). La Villa fu poi donata da Umberto all'Egitto, in cambio dell'ospitalità ricevuta durante l'esilio; attualmente ospita la sede dell'Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d'Egitto.

Il bunker[modifica | modifica sorgente]

Attorno alla villa Savoia, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la famiglia utilizzava come rifugio antiaereo le cantine della villa, facilmente accessibili mediante botole e anche arredati a mo' di salottino. Tra il 1941 e il 1942, assieme ad un segnale da parte di Mussolini e all'aggravarsi della situazione, si decise di realizzare un nuovo bunker scavato nel banco tufaceo, molto più resistente e più confortevole, nonostante una distanza leggermente maggiore.[2]

Per la sua costruzione vennero utilizzate le migliori tecniche costruttive del tempo per tali strutture, che prevedevano oltre a bombardamenti pesanti, anche la resistenza ad un periodo di isolamento. La struttura era quindi dotata di ogni comodità, di servizi igienici, di acqua e provviste.[2] Le porte d'accesso erano di tipo blindato ed era presente anche un'uscita secondaria per le emergenze. La struttura prevedeva anche il filtraggio dell'aria, e le prese d'aria sbucavano sulla superficie superiore della struttura, rivelando la sua presenza. L'ingresso principale si trova nei pressi della prima scuderia, e si accede superando un grande arco di mattoni rossi pieni. Al suo interno potevano essere anche ospitate delle vetture. Nei pressi dell'ingresso principale esiste inoltre una piccola struttura circolare che oltre a permettere il ricambio d'aria, funge da uscita secondaria, mediante cui si può accedere alla struttura scendendo delle scale a chiocciola.[3]

Negli anni, la struttura venne totalmente abbandonata, e divenne un rifugio per i senzatetto e luogo senza regole, tanto che quasi tutte le pareti interne sono state vandalizzate da graffiti.[3] Negli anni 2000, il bunker risulta in buone condizione strutturali, nonostante il generale degrado degli interni da parte di vandali, tali da incoraggiare alcune ipotesi di un recupero, per poter divulgare la storia di questa struttura difensiva mediante apposite visite guidate.[2]

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antemnae.

Sono numerosi i resti di un insediamento urbano databile all'VIII secolo a.C., conosciuto con il nome di Antemnae, da ante amnes, ossia "davanti ai fiumi" in lingua latina, per indicare il punto in cui l'Aniene si unisce al Tevere. Dionisio, Livio e Plutarco la ricordano in lotta contro Roma per vendicare il ratto delle sabine. Tra le donne rapite, infatti, sarebbero state numerose quelle provenienti da questo centro.

Altro elemento fondamentale è la vicinanza con l'antica via Salaria, la più antica fra tutte le consolari romane, nonché strada fondamentale per il commercio del sale. Fu legata fin dall'origine al commercio di questo minerale che i primi Romani dovevano importare dal mare Adriatico. Lungo questa strada sono ancora evidenti numerose sepolture in forma di sepolcro e da complessi di necropoli e catacombe cristiane che si aprono nel terreno. Si ricordano infatti le splendide e antichissime catacombe di Priscilla, il cui tracciato si estende per la maggior parte sotto il territorio della villa. Il luogo apparteneva alla famiglia degli Acilii (nella zona è infatti presente il toponimo piazza Acilia), che aveva qui un ipogeo gentilizio; è ricordato il console Acilio Glabrione – appartenente alla famiglia e convertitosi al Cristianesimo – che fu condannato nel 97 da Domiziano per avere complottato contro di lui. Ben presto all'ipogeo iniziale fu aggiunta una piccola basilica sotto papa Silvestro I, e di conseguenza altre tombe cristiane.

Interessanti anche i resti di archeologia industriale, rappresentati dai resti del rifugio antiaereo reale, un gigantesco camminamento carrabile, chiuso da porte blindate che, fino agli anni '60, ancora conteneva l'arredo originale e resti di armamento.

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

Il parco all'interno.

Il fulcro del parco era la Villa Reale (oggi sede del consolato egiziano), che mostra chiaramente le intenzioni dell'ultimo proprietario: il parco fu infatti una riserva di caccia della famiglia Savoia. La zona pubblica è stata dotata di un percorso anulare lungo circa quattro chilometri, all'interno del quale sono possibili scorciatoie trasversali, attrezzato con pannelli che illustrano le caratteristiche delle varie zone.

La popolazione faunistica è abbastanza ricca, grazie all'ampiezza del comprensorio e alla vicinanza al Tevere: sono presenti molti scoiattoli, e anche talpe, ricci, conigli selvatici, istrici, e ricche comunità di uccelli, compresi i pappagalli, una colonia ben nutrita che vive soprattutto vicino alla ex Villa del Re.

Il territorio è alberato all'80%, mentre il restante 20% è a vegetazione erbacea (prati, arbusti). La flora è estremamente varia, ed è prevalentemente di origine antropica, l'essenza prevalente è il pino domestico specie indigena che caratterizza in generale il paesaggio di Roma. Sono presenti molte essenze autoctone come lecci, allori, olivi, olmi, aceri, pioppi, svariati esemplari di Larix decidua pendula[senza fonte], e molte varietà di quercia, ma anche molte specie non autoctone, come alberi tropicali e palme, inserite a scopo ornamentale. Nella villa si trovano inoltre grandi individui arborei, posizionati in modo da costituire punti focali del paesaggio. All'interno della villa è presente anche una rarissima metasequoia, una conifera acquatica importata dal Tibet nel 1940.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Durante l'estate all'interno del parco sono ospitati spettacoli musicali e altre manifestazioni, ma diverse associazioni ambientaliste contestano quest'uso della villa a causa dei rischi che ne conseguono per il patrimonio arboreo. Le polemiche sono salite di tono a seguito della volontà, da parte del Comune e del II Municipio della città (nella cui area rientra la villa), di alloggiare un Museo del Giocattolo nelle ex Scuderie Reali, situate nella zona di verde più intatta del parco, fatto che potrebbe comportare l'abbattimento di numerosi alberi.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Tramonto su Villa Ada.

Nel parco della villa è stato girato un film, Villa Ada, diretto da Pier Francesco Pingitore nel 2000. Il film racconta un intreccio di storie e personaggi che si sviluppano durante una domenica di primavera nel parco. Prende nome da questa villa anche un gruppo musicale reggae, i Villa Ada Posse. Gran parte del romanzo di Niccolò Ammaniti, intitolato Che la festa cominci, Einaudi, 2009, si svolge all'interno del parco di Villa Ada. A cominciare dal 1994 ogni anno in estate si svolge, presso il laghetto della villa, la manifestazione Roma incontra il mondo, una serie di concerti di world music organizzati dall'ARCI, in collaborazione con il Comune di Roma, allo scopo di portare avanti iniziative a sostegno della pace e dell'integrazione multiculturale e contro la guerra, il razzismo, la globalizzazione e la pena di morte.

Nella villa è famoso anche l'originale "pratone" di Villa Ada e il suo gemello più intimo "contropratone", meta degli hippie da oltre vent'anni. Lo spirito della villa è andato un po' sfumando negli ultimi anni ma la sua eco si fa ancora sentire.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Villa Ada Savoia, 060608.it. URL consultato il 18 maggio 2010.
  2. ^ a b c Il bunker su affaritaliani.it
  3. ^ a b Il bunker su romasotterranea

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Breve guida a Villa Ada, EUroma, Roma 1995
  • Willy Pocino, Le curiosità di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-541-0010-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]