Antonio Carracci

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Il ratto di Europa, Bologna, Pinacoteca nazionale

Antonio Carracci (Venezia, 1583? – Roma, 8 aprile 1618) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La data di nascita non è nota. È certo che morì a Roma l'8 aprile 1618:[1] secondo il suo primo biografo, Giulio Mancini, morì all'età di 25 anni, mentre secondo Giovanni Baglione (che doveva conoscere personalmente Antonio, essendo entrambi soci dell'Accademia di San Luca)[2] quando la morte lo colse aveva 35 anni;[3] in un appunto anonimo,[4] infine, lo si dice figlio naturale di Agostino Carracci, che il Tintoretto fu suo padrino di battesimo e che morì a 28 anni.

Carlo Cesare Malvasia, che scrisse una biografia di Antonio Carracci nella sua Felsina pittrice,[5] ebbe modo di intervistare un suo cugino prete, don Giovanni Battista Carracci, dal quale dovette apprendere che Antonio era nato nella parrocchia di Santa Lucia a Venezia da una cortigiana (o piuttosto una concubina) di nome Isabella e che la madre era con lui a Roma quando morì:[6] Malvasia fece fare delle indagini nei registri parrocchiali, ma trattandosi di una nascita illegittima e non conoscendosi il cognome della madre la ricerca non produsse risultati. La data di nascita secondo lui più probabile era il 1583, sostenuta anche da Baglione.[7]

Agostino, pur non legittimandolo, riconobbe il figlio e gli consentì di portare il suo cognome ma, morti lui e suo fratello Annibale Carracci, suo zio Giovanni Antonio, per averne l'eredità, scrisse al cardinale Odoardo Farnese mettendo in dubbio la paternità di Agostino: Antonio si difese citandolo in giudizio e ottenendo ragione, ma il clamore suscitato dalla lite lo costrinse ad abbandonare Bologna per sempre.[8]

Figlio naturale di Agostino Carracci e di una cortigiana veneziana di nome Isabella, venne educato dal padre insieme a Domenichino, Sisto Badalocchio e Giovanni Lanfranco.

Alla morte del genitore (1602), si trasferì a Roma dallo zio Annibale Carracci e partecipò ai lavori di decorazione della galleria di palazzo Farnese, della cappella di palazzo Aldobrandini.

Dopo la scomparsa dello zio, lavorò in Santa Maria in Monticelli, in San Girolamo degli Schiavoni, in Santa Maria in Trastevere, in San Sebastiano fuori le Mura, in palazzo Mattei. Assieme a Guido Reni partecipò alla decorazione della cappella dell'Annunciata nel palazzo del Quirinale.

È sepolto nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Libro dei morti della parrocchia di S. Andrea alle fratte dal 1588 al 1646, II, c. 26v. (cit. in R. Zapperi, p. 17.).
  2. ^ R. Zapperi, p. 3.
  3. ^ G. Baglione, p. 150.
  4. ^ Biblioteca corsiniana (Roma), cod. corsiniano 31 E 12, c. 155v. (cit. in R. Zapperi, p. 3).
  5. ^ C.C. Malvasia, Felsina pittrice (Bologna 1678), ed. a cura di G. Zanotti (Bologna 1842), I, pp. 369 e segg.
  6. ^ R. Zapperi, p. 4.
  7. ^ R. Zapperi, p. 5.
  8. ^ R. Zapperi, p. 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Zapperi, I ritratti di Antonio Carracci, in "Paragone" XXXVIII/449 (1987), pp. 3-22.

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