Palazzo Ducale (Colorno)

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Palazzo Ducale o Reggia di Colorno
Reggia di Colorno 2011-06.JPG
Facciata lato giardini
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Colorno
Indirizzo Piazza Garibaldi 26
Informazioni
Condizioni abitato
Costruzione XVII secolo
Uso civile
Realizzazione
Proprietario Provincia di Parma
 
Scorcio lato giardini

Coordinate: 44°55′48.36″N 10°20′11.4″E / 44.9301°N 10.3365°E44.9301; 10.3365 Il palazzo ducale di Colorno, noto anche come reggia di Colorno, fu costruito agli inizi del XVIII secolo dal duca Francesco Farnese sui resti della rocca di Colorno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo di Colorno fu edificato nel 1337 da Azzo da Correggio con lo scopo di difendere l'Oltrepò. Appartenne alle famiglie dei Correggio e dei Terzi e fra il XVI e il XVII secolo fu ristrutturata da Barbara Sanseverino che la trasformò in un palazzo e ne fece la sede di una raffinata corte e di una prestigiosa raccolta di dipinti di Tiziano, Correggio, Mantegna e Raffaello.

La "reggia" di Colorno
(immagine degli anni quaranta)

Dopo la confisca e la decapitazione della contessa Barbara Sanseverino ad opera del duca Ranuccio I il palazzo di Colorno passò nel 1612 ai Farnese. Ranuccio II su richiesta della moglie Margherita Violante di Savoia incominciò dei lavori di ristrutturazione ma l'attuale aspetto del palazzo è dovuto al figlio, Francesco Farnese e all'architetto Ferdinando Bibbiena.

Nel 1731, alla morte di Antonio Farnese, ultimo Duca di Parma, per discendenza materna il ducato passò a Carlo III di Borbone che trasferì a Napoli le collezioni e gli arredi del palazzo.

Nel 1749 il ducato passò a Filippo di Borbone, fratello di Carlo III e secondogenito di Elisabetta Farnese. Filippo affidò all'architetto Ennemond Alexandre Petitot il compito di ristrutturare il palazzo, vennero usate prevalentemente maestranze francesi per far sì che gli interni del palazzo somigliassero alla reggia di Versailles in onore della moglie di Filippo, Luisa Elisabetta, figlia prediletta di Luigi XV. L'aspetto esterno del palazzo non venne modificato se non per l'aggiunta dello scalone esterno. Probabilmente è in uno dei salotti ristrutturati da Petitot che nel 1757-58 il pittore Giuseppe Baldrighi ritrasse don Filippo con la moglie e i figli (Ritratto di don Filippo di Borbone e famiglia, Parma, Galleria Nazionale).[1]

La reggia passò dunque a Ferdinando di Borbone, successore di Filippo, e a sua moglie Maria Amalia d'Asburgo, che però preferiva risiedere nel casino di caccia di Sala, lontana dal marito. Ferdinando, uomo molto religioso, fece ricostruire l'oratorio di corte di San Liborio, la cui facciata era inizialmente rivolta verso il palazzo. Egli fece inoltre costruire l'attiguo convento dei Domenicani direttamente collegato al suo appartamento privato da uno stretto corridoio. Nel suo appartamento privato venne inoltre realizzata una biblioteca con più di 6000 volumi, e un osservatorio astronomico.[2]

Alla morte di Ferdinando il Ducato di Parma venne annesso da Napoleone alla Francia.

Il 28 novembre 1807 un decreto di Napoleone lo dichiarò "Palazzo Imperiale" e furono iniziati nuovi lavori di ristrutturazione. Dopo il Congresso di Vienna, il ducato fu assegnato alla moglie di Napoleone Maria Luigia d'Austria che ne fece una delle sue residenze preferite aggiungendo un ampio giardino alla francese.

Dopo l'Unità d'Italia il palazzo venne ceduto dai Savoia al Demanio dello Stato italiano, e nel 1870 venne acquistato dalla provincia di Parma. Quasi tutto l'arredo mobile della reggia fu trasferito nei vari palazzi dei Savoia, tra cui il Quirinale a Roma, Palazzo Pitti a Firenze, il Palazzo reale di Torino e la Palazzina di caccia di Stupinigi. Sorte ancora peggiore hanno avuto il prezioso lampadario della Sala Grande e quello della sala della musica, che si trovano oggi all'estero presso la Wallace Collection di Londra. Dopo l'acquisto da parte della provincia il palazzo fu adibito a Ospedale Psichiatrico distruggendo il teatro di corte, per ricavarne dei locali.

Fortunatamente le sale artisticamente più importanti del palazzo poterono in gran parte salvarsi in quanto concesse in uso come abitazione per i dipendenti dell'ospedale. Dal 1915 fino alla seconda guerra mondiale in alcune stanze del piano nobile trovarono posto i primi pezzi raccolti da Glauco Lombardi e poi trasferiti a Parma nell'omonimo museo. Perfettamente integra è invece la chiesa di corte di San Liborio ed il suo organo Serassi che conta ben 2898 canne e viene utilizzato per concerti.

Durante la Seconda guerra mondiale, il 20 marzo 1945, bombardieri anglo-americani attaccarono Colorno e nel raid aereo vennero colpite la ferrovia e i depositi di carburante nascosti nel parco della Reggia causando tre giovani vittime.[3][4][5]

Il 23 dicembre 1999 con delibera, dalla Giunta Provinciale di Parma, il Palazzo Ducale viene rinominato in Reggia Ducale di Colorno.

Dal 2004, alcuni spazi del Palazzo Ducale di Colorno ospitano la sede di ALMA - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Rettore della Scuola è il Maestro Gualtiero Marchesi.

Nel 2012, l'edificio subisce dei danni a causa di due scosse sismiche avvenute il 25 e il 27 gennaio, rispettivamente di magnitudo 4.9 e 5.4.[6]

Le sale[modifica | modifica sorgente]

Le sale sono più di 400. La maggior parte sono senza mobili con pavimenti in marmo rosa e soffitti affrescati. Alle sale del piano nobile si accede tramite un grande scalone d'onore, collegato direttamente alla Galleria alla sala d'armi, ricavata da un ambiente in cui originariamente si trovava una cappella. Dalla galleria si può giungere all'interno della prima torretta affacciata verso il giardino, all'interno della quale si trova un salottino cinese. Da qui la vista può spaziare fino all'altra torre affacciata sulla piazza del paese, attraverso un cannocchiale prospettico costituito da ben 11 porte, poste tutte sulla stessa linea. Ci è possibile immaginare l'arredamento originario di queste sale, grazie a dei fotomontaggi realizzati da Glauco Lombardi creati utilizzando le foto degli arredi originali rintracciati nei vari palazzi dei Savoia.

La sala più ampia del palazzo è appunto la Sala Grande, il cui aspetto è il risultato dei lavori intrapresi dal Petitot di cui possediamo ancora i disegni originali. La sala divide la parte del palazzo destinata ai duchi da quella destinata alle duchesse, e per il fatto di occupare due piani della Reggia è un esempio di sala all'italiana. Possiamo ancora ammirarne la bellissima decorazione a stucco e il camino realizzato da Jean-Baptiste Boudard, mentre si sono persi gli specchi che ne ricoprivano in parte le pareti. Fino al 1848 vi era collocata la statua del Canova rappresentante Maria Luigia, oggi trasferita nel museo nazionale di Parma.

La seconda sala più ampia del palazzo è quella della musica, situata sul lato che affaccia il torrente e non ancora restaurata, mentre quella forse meglio conservata è la "sala della compagnia" alle cui pareti si trovava, nel 1861, la collezione di 16 ritratti a pastello eseguiti dal Liotard, oggi conservati presso la palazzina di caccia di Stupinigi.

I giardini[modifica | modifica sorgente]

I giardini

Il primo impianto dei giardini risale al 1480 ad opera di Roberto Sanseverino. All'epoca di Francesco Farnese risale la realizzazione, su progetto di Ferdinando Galli Bibiena, del "Grande Parco", un misto fra giardino all'italiana e giardino alla francese profondo oltre quattro chilometri. Tra i vanti del giardino meritava molta attenzione la Grotta Incantata dotata di automi che si muovevano e rappresentavano scene di divinità mitologiche.

La ristrutturazione di Petitot adeguò il parco ai dettami della moda francese mentre Maria Luigia d'Austria lo trasformò nel 1816 in un giardino all'inglese.

Nell'epoca post-unitaria il parco ebbe un periodo di progressivo degrado e subì dei danni durante la seconda guerra mondiale. La fontana di Proserpina, dopo essere stata acquistata dalla famiglia dei Rothschild, si trova attualmente in Inghilterra nel parco di Waddesdon Manor, mentre la fontana del Trianon si trova al centro dell'isoletta del parco ducale di Parma, seppur mancante di molte delle statue che aveva originariamente. Altre statue provenienti dalla Reggia si trovano attualmente nel giardino del castello di Montechiarugolo.

Recentemente l'amministrazione provinciale di Parma ha provveduto alla ricostruzione storica del parco recuperando il fasto dell'architettura del periodo farnesiano ripristinando il parterre centrale, i giochi d'acqua e i berceaux laterali. È stato inoltre ricreato il laghetto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pellegri, p. 39
  2. ^ AA.VV., p. 23
  3. ^ biografiadiunabomba.it - "Cronologia". URL consultato il 31 ottobre 2013.
  4. ^ xoomer.virgilio.it/parmanelweb - "I bombardamenti alleati sulla provincia di Parma (1944-1945)". URL consultato il 31 ottobre 2013.
  5. ^ istitutostoricoparma.it - "occupazione Militare - I bombardamenti". URL consultato il 31 ottobre 2013.
  6. ^ Terremoti: assessore Patrimonio Colorno, crollate 3 statue della Reggia | Bologna la Repubblica.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., La Reggia di Colorno, Colorno 1975.
  • Marco Pellegri, Colorno Villa Ducale, Parma 1981.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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