Maria José del Belgio

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Maria José
di Sassonia-Coburgo-Gotha
Marie-José of Belgium3.jpg
Regina consorte d'Italia
In carica 9 maggio 1946 – 13 giugno 1946
Predecessore Elena del Montenegro
Successore Proclamazione della repubblica
Nome completo Marie-José Charlotte Sophie Amélie Henriette Gabrielle de Saxe Cobourg-Gotha
Altri titoli Sua Maestà la Regina Marie-José di Savoia (1946-2001) (titolo di cortesia)
Sua Maestà la Regina d'Italia (1946-1946)
Sua Altezza Reale la Principessa del Piemonte (1930-1946)
Sua Altezza Reale la Principessa Marie-José del Belgio (1906-1930)
Nascita Ostenda, Belgio, 4 agosto 1906
Morte Thônex, Svizzera, 27 gennaio 2001
Luogo di sepoltura Abbazia Reale di Altacomba
Casa reale Savoia
Dinastia Sassonia-Coburgo-Gotha
Padre Alberto I del Belgio
Madre Elisabetta di Wittelsbach
Consorte di Umberto II d'Italia
Figli Maria Pia
Vittorio Emanuele
Maria Gabriella
Maria Beatrice

Marie José Carlotta Sofia Amelia Enrichetta Gabriella di Sassonia Coburgo-Gotha[1], nota come Maria José del Belgio (Ostenda, 4 agosto 1906Thônex, 27 gennaio 2001), nata principessa del Belgio[1], fu l'ultima regina d'Italia come consorte di Umberto II di Savoia. Poiché il suo regno durò solamente dal 9 maggio al 13 giugno 1946, venne soprannominata dagli italiani Regina di maggio.

È l'unica regina italiana la cui effigie appare su una serie di francobolli regolarmente emessi: le Nozze del Principe Umberto II.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Maria José all'età di nove anni

Era figlia di Alberto I di Sassonia-Coburgo-Gotha, divenuto re dei belgi dal 1909, e di Elisabetta di Wittelsbach, nata duchessa in[2] Baviera[1][3][4].

I suoi nonni paterni erano il conte Filippo di Fiandra e la principessa Maria di Hohenzollern-Sigmaringen; quelli materni il duca in Baviera Carlo Teodoro e la sua seconda moglie Maria José di Braganza, nata infanta di Portogallo.

Crebbe con i due fratelli maggiori Leopoldo e Carlo Teodoro in un ambiente famigliare aperto, intriso di cultura, dove, grazie ai vasti interessi dei genitori, sviluppò sia le sue doti artistiche studiando il pianoforte e il violino, sia le sue doti sportive ed apprese, guidata dal padre, il quale era tra l'altro incline alle idee socialiste[5], sia la cultura classica che quella contemporanea.

Durante la sua infanzia dovette affrontare il tragico periodo della prima guerra mondiale, durante il quale venne mandata con i fratelli a vivere in Inghilterra, mentre il padre in patria comandava personalmente l'esercito belga, guadagnandosi il soprannome di "Re cavaliere", e la madre svolgeva attività di assistenza presso i feriti[6].

Venne educata per un matrimonio reale e destinata dai genitori, fin da piccola, a sposare Umberto di Savoia, erede al trono d'Italia[7], figlio di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro. Per questo motivo frequentò il collegio della Santissima Annunziata a Villa di Poggio Imperiale, dove apprese la lingua italiana. Il primo incontro dei due futuri sposi avvenne nel 1916, al castello di Lispida a Battaglia Terme. Terminati gli studi in Italia nel 1919, si iscrisse al collegio delle suore del Sacro Cuore di Linthout, in Belgio; in precedenza, nel 1915 (mentre era rifugiata in Inghilterra), aveva studiato presso il convento delle Orsoline di Brentwood.

Il matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Le nozze con il Principe di Piemonte furono celebrate a Roma l'8 gennaio del 1930[1] nella Cappella Paolina del palazzo del Quirinale. Dopo la funzione gli sposi furono ricevuti da Pio XI, il Papa che l'anno prima aveva stipulato i Patti Lateranensi, nel quadro di un chiaro disgelo fra Italia e Vaticano.

Torino[modifica | modifica wikitesto]

Umberto di Savoia e Maria José del Belgio nel giorno delle nozze.

La coppia trascorse i primi anni di matrimonio a Torino, dove Umberto comandava il 92º reggimento di fanteria con il grado di colonnello. Maria José non ebbe mai buoni rapporti con i membri di Casa Savoia. La sua provenienza dal più aperto ambiente reale belga e l'educazione di stampo moderno che aveva ricevuto, si scontravano con il rigore della più chiusa monarchia italiana. La più classica educazione e istruzione dello stesso Umberto e, soprattutto, il ligio ossequio del principe all'etichetta, alle regole e all'autorità paterna, furono tutti fattori di ostacolo alla riuscita della sua unione, già non perfetta, con l'erede al trono[5].

Negli anni torinesi la principessa preferì sottrarsi ai rapporti con gli esponenti della nobiltà e con la cerchia delle amicizie del marito, ritagliandosi spazi e frequentazioni personali. Anche a Roma, nell'appartamento privato del Quirinale, dotato di pianoforte a coda, ricevette filosofi, intellettuali e scrittori in modo del tutto indipendente da Umberto[5].

Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Maria José con il piccolo Vittorio Emanuele

Diverso e, sotto alcuni aspetti più felice, fu il periodo trascorso da Maria José e Umberto a Napoli, dove essi si trasferirono nel 1933; la principessa avrebbe conservato un ottimo ricordo dei napoletani[5]. Di certo la vita di coppia venne allietata in questo periodo dalla nascita di tre dei loro quattro figli:[1] Maria Pia il 24 settembre 1934; il futuro erede al trono Vittorio Emanuele il 12 febbraio 1937; Maria Gabriella il 24 febbraio 1940. La quartogenita, la principessa Maria Beatrice, nacque a Roma il 2 febbraio 1943.

Il castello di Racconigi

Maria José si occupò personalmente dei suoi figli, sia nei soggiorni autunnali al Castello Reale di Racconigi che in quelli estivi di Villa Maria Pia a Posillipo. Sul piano educativo non ottenne però la possibilità di lasciare loro frequentare la scuola pubblica, ma dovette accontentarsi di un'istitutrice montessoriana, la signorina Paolini, che fu molto amata dai bambini e che li avrebbe seguiti fino alla caduta della monarchia[5] e il conseguente esilio.

Nei medesimi anni, tuttavia, gravi lutti familiari colpirono la Principessa. Il 17 febbraio 1934, in un incidente di montagna, morì l'amato padre Alberto, proprio mentre Maria José era in attesa della prima figlia. La circostanza sconsigliò la sua stessa partecipazione al funerale. Appena un anno dopo, il 29 agosto 1935, un incidente automobilistico avrebbe ucciso la cognata Astrid di Svezia, moglie di Leopoldo III del Belgio nei pressi di Küssnacht in Svizzera.

La permanenza a Napoli si protrasse fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando la famiglia si trasferì al Quirinale. Ai luoghi maggiormente amati[5] in Italia da Maria José, oltre al Castello di Racconigi e Napoli, devono aggiungersi Capri e Firenze.

I rapporti con il regime fascista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Italia fascista.

Determinanti nel suo approccio all'Italia furono gli ottimi rapporti che intercorrevano tra Mussolini e la famiglia Savoia: di considerazione e rispetto da parte del primo e di stima ed ammirazione da parte dei secondi[5]. Tutto questo portò la Principessa a considerare, in un primo tempo, in modo favorevole la politica del Partito Fascista.

Le cose cominciarono a cambiare quando si delineò l'alleanza con la Germania e la sudditanza nei confronti di Hitler. Nel 1935 vi fu la Guerra d'Etiopia, che valse all'Italia le sanzioni della Società delle Nazioni e la condanna delle maggiori potenze europee e mondiali. Nel 1936 venne firmato il trattato di amicizia tra Italia e Germania, chiamato Asse Roma-Berlino. Nel 1938 vi fu la promulgazione delle leggi razziali. Quando, sempre nel 1938, Hitler fece visita in Italia ospite al Quirinale, Maria José provava già sentimenti di ostilità nei confronti dell'operato di Mussolini[5] e anche Umberto, del resto, faticava a nascondere un certo dissenso[5].

Mussolini e Maria Josè a un saggio di equitazione 1935

Sempre nel 1938, anche se la notizia trapelerà molti anni dopo, secondo fonti diplomatiche inglesi Maria José si sarebbe accordata con Rodolfo Graziani e con il capo della polizia Arturo Bocchini, per tentare un colpo di Stato ad opera di alcuni reparti delle forze armate, con Pietro Badoglio come comandante in capo, azione che sostituisse Mussolini con un «avvocato milanese antifascista» (probabilmente Carlo Aphel[8]) e costringesse Vittorio Emanuele III ad abdicare in favore di Umberto; Umberto era, a sua volta, d'accordo con la moglie per abdicare subito in favore del piccolo Vittorio Emanuele; la stessa Maria José sarebbe stata nominata reggente del Regno in deroga allo Statuto Albertino[9], fino al compimento dei 21 anni del giovanissimo ipotetico sovrano. Questo presunto complotto, che vedeva d'accordo anche Italo Balbo, l'anglofilo Dino Grandi e l'antitedesco e ambizioso genero del duce Galeazzo Ciano[10], non andò comunque oltre un incontro preliminare a Racconigi e alcune riunioni a Milano, e Maria José non ne parlerà mai direttamente.[11] Al complotto partecipò anche Edgardo Sogno.[12]

Da questo momento in avanti Maria José cercò di avere contatti molto limitati anche con le altre principali personalità del regime, e alcune di esse furono messi addirittura al bando pubblicamente, come Achille Starace, Ettore Muti, Roberto Farinacci e Alessandro Pavolini. Anche ad Umberto erano graditi solo coloro che anche la moglie accettava, cioè i fedeli monarchici come Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi. Ma mentre Umberto si atteneva scrupolosamente alle regole del regime, Maria José frequentava chiunque le aggradasse, senza preoccuparsi delle conseguenze. Umberto però non fece nulla per dissuadere la moglie ad agire in questo modo[5].

Nel 1932 fece visita al Vittoriale da Gabriele d'Annunzio; di questa visita conservò un divertente ricordo; nell'estate del 1935 i Principi si recarono a Tripoli dal maresciallo Italo Balbo, esiliato in Libia; in seguito vi ritornò altre volte senza Umberto; nel 1939 assisté, sola, a Lucerna al concerto di Arturo Toscanini, l'ultimo che il maestro tenne in Europa. Durante i suoi frequenti soggiorni all'estero volle conoscere anche Thomas Mann, Giuseppe Antonio Borgese, Maurice Maeterlinck, tutte persone considerate fuorilegge dal regime, ma con le quali lei intrattenne duraturi rapporti di sincera amicizia.

Mussolini, dal canto suo, trattò sempre Maria José con una certa freddezza, volle essere informato di ogni sua mossa e affidò la sorveglianza della Principessa al capo della Polizia, Arturo Bocchini, fino al 1939, cioè fino a quando ritenne di avere sottomesso i Savoia, con lo stravolgimento dello Statuto Albertino e con l'intervento del Gran consiglio nella successione al trono. Inoltre egli proibì espressamente ai mezzi di informazione di nominare Umberto e Maria José come Principi ereditari, e li obbligò a chiamarli solamente Principi di Piemonte.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º settembre 1939 la Germania invase la Polonia, dando così inizio al secondo conflitto mondiale, che terminerà nel 1945. L'Italia entrò ufficialmente in guerra il 10 giugno 1940, dichiarando guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Una decisione avventata da parte di Mussolini che conosceva bene l'impreparazione dell'esercito italiano e che valutò male i tempi della durata del conflitto.

Nell'ottobre dello stesso anno l'Italia invase anche la Grecia, nonostante le risorse del Paese non fossero sufficienti a sostenere tale azione. La guerra di Grecia si rivelò infatti una disastrosa sconfitta e la posizione di Mussolini si indebolì progressivamente. Alla luce di questi fatti Maria José, che aveva sempre sostenuto che l'Italia non avrebbe mai potuto vincere la guerra e che l'unico modo per risparmiare al popolo delle inutili sofferenze era quello di eliminare Mussolini e il fascismo[5], intraprese, a partire dal 1941 fino al colpo di stato del 25 luglio 1943, un'azione segreta volta a collegare l'ambiente antifascista direttamente con i Savoia.

Incurante dei rischi che correva, incontrò personaggi come Benedetto Croce, del quale aveva letto le opere prima di giungere in Italia, Umberto Zanotti Bianco, liberale fortemente contrario al regime, Ugo la Malfa, Carlo Antoni, Ferdinando Arena, che divenne anche suo medico personale, Ivanoe Bonomi, Elio Vittorini, Alcide de Gasperi, Monsignor Montini allora sostituto segretario di Stato di papa Pio XII e moltissimi altri. Mussolini, nonostante fosse al corrente delle azioni della Principessa, non fece nulla per impedire il suo operato[5]. Di ogni cosa che veniva a sapere Maria Josè informava il suocero tramite il Ministro della Real Casa Pietro d'Acquarone. Nell'ambiente della monarchia ella venne definita da molti l'unico uomo di Casa Savoia. Dopo il bombardamento su Roma del 19 luglio 1943 il Re si decise ad agire.

Il 25 luglio Maria José seppe del risultato della seduta del Gran Consiglio e dell'arresto di Mussolini due ore prima che la notizia fosse diffusa dalla radio. Pietro Badoglio annunciò di essere il nuovo capo del Governo dichiarando: "la guerra continua al fianco dell'alleato germanico".

Il 6 agosto Maria José venne convocata dal suocero, il quale non le parlava direttamente da più due anni, e le venne espressamente ordinato di troncare immediatamente ogni rapporto con l'opposizione antifascista e ogni attività politica; inoltre la costrinse a ritirarsi con i quattro figli nella residenza estiva dei Savoia a Sant'Anna di Valdieri, sotto la sorveglianza della cognata Jolanda, e di rimanervi fino a che lui stesso non l'avesse espressamente richiamata a Roma[5]. L'8 settembre la Principessa si trovava Sarre, dove si era trasferita da dieci giorni e, come il resto degli italiani, apprese la notizia dell'Armistizio dalla radio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armistizio di Cassibile, Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 e Fuga del Re Vittorio Emanuele III.
Maria José come regina d'Italia

In questo momento di grave pericolo per i membri della famiglia reale e, in particolar modo, per il nipote maschio del Re, Maria José e i suoi figli riuscirono comunque a rifugiarsi in Svizzera a Montreux. Poi dovettero spostarsi a Glion, perché la polizia elvetica venne a conoscenza di un piano di Hitler per rapire il piccolo Vittorio Emanuele. Infine si stabilirono a Oberhofen sul Lago di Thun[5].

Qui Maria José riprese i contatti con le persone con cui aveva collaborato precedentemente il colpo di Stato, in particolare con Luigi Einaudi, anch'egli riparato in Svizzera. Fu tentata ad unirsi alla Resistenza ma le autorità elvetiche la sorvegliavano strettamente. Riuscì comunque, in diverse occasioni, a trasportare armi per i partigiani[5].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza italiana.

Solo nel febbraio del 1945, mentre la Germania stava cadendo, Maria José si decise a rientrare in Italia. Fu un percorso durissimo in pieno inverno e con gli sci ai piedi attraversò il confine sulle Alpi, scortata da due guide e dai pochi uomini che le erano rimasti vicino. Ad accoglierla in Italia c'erano i partigiani che la scortarono fino a Racconigi. Qui attese fino al giugno seguente, quando fu mandato un aereo per portarla a Roma, dove ad aspettarla c'era Umberto[5]. Non si vedevano da circa due anni. Ad agosto andarono a prendere i bambini e la famiglia fu di nuovo riunita.

La "Regina di maggio"[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo anno che trascorse in Italia fu in solitudine. Umberto era sempre lontano impegnato nel suo nuovo ruolo di luogotenente del Regno, e comunque fra i due coniugi ormai vi era una frattura insanabile[5]. Riprese a fare l'ispettrice della Croce Rossa, visitando i posti più colpiti dalla guerra e fu proprio mentre tornava da Cassino, da una di queste visite, che venne informata di essere regina. Era il 9 maggio del 1946. Il Re aveva abdicato in favore di Umberto. Fonti contemporanee riportano che non manifestò nessun entusiasmo[5], ma che era già rassegnata alla previsione che la monarchia avrebbe perso il referendum che si sarebbe tenuto di lì a poco, il 2 giugno.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum istituzionale del 2 giugno 1946.

L'esilio e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia di Altacomba:
tomba di Maria José e di Umberto II

Il 5 giugno Umberto la informò che l'Italia era una Repubblica e le comunicò che sarebbe partita la sera stessa per Napoli e, il giorno seguente, per il Portogallo. Pregò il marito di lasciarle un giorno in più per poter rivedere Napoli, ma Umberto non lo permise[5], in quanto così aveva promesso ad Alcide De Gasperi. Egli la raggiunse dopo una settimana a Cascais, ma si separarono quasi subito. Con la scusa di dover subire un'operazione agli occhi Maria José si trasferì in Svizzera a Merlinge, con il figlio Vittorio Emanuele. Le tre figlie, rimaste in Portogallo con il padre, la raggiunsero in seguito vari anni dopo.

In questi anni viaggiò moltissimo visitando la Cina, l'India, l'Unione Sovietica, la Polonia, Cuba e anche gli Stati Uniti d'America, prima con la madre Elisabetta, poi da sola. Si dedicò anche a studi storici su Casa Savoia pubblicando vari volumi, e alla cultura musicale istituendo un premio di composizione. Ricevette dalla Repubblica francese la Legion d'onore per i suoi scritti sui Savoia. Ebbe il permesso di rientrare in Italia soltanto nel 1987, in quanto vedova, ma vi rientrò solo il 1º marzo 1988 per assistere ad un convegno storico nella città di Aosta.

Abbazia medievale di Altacomba.

In più di cinquant'anni di esilio la Regina visse in profonda solitudine: separata dal marito, che vedeva raramente, e in disaccordo con i figli, che la accusavano di avere un carattere difficile e di essere autoritaria[5]. In un'intervista, rilasciata in questi anni, confidò alla giornalista: "Avrei dovuto fuggire la notte delle nozze". Mentre in un'altra intervista rilasciata alla figlia Maria Gabriella, dichiarò aver votato scheda bianca al referendum Monarchia-Repubblica (perché non le sembrava "elegante" votare per il marito e se stessa) e per il socialdemocratico Giuseppe Saragat alla Costituente[5].

Negli ultimi anni ci fu un avvicinamento con l'ultima figlia, Beatrice. Nel 1992 vendette la sua casa in Svizzera e si trasferì presso di lei a Cuernavaca, in Messico, fino al 1996, anno in cui fece ritorno presso l'altra figlia Maria Gabriella. Di lei scrisse il giornalista Domenico Bartoli: «La prima delusione venne dal cuore e, forse, fu la più grave. Le altre colpirono l'intelligenza e l'ambizione. Tutte ferirono l'orgoglio...»[5].

Morì il 27 gennaio 2001 a Ginevra e per suo espresso volere venne sepolta nell'Abbazia di Altacomba in Alta Savoia a fianco del marito. Su sua disposizione, ai funerali venne eseguito S'hymnu sardu nationale (l'Inno nazionale sardo), inno del Regno di Sardegna. Durante le solenni esequie, inoltre, furono eseguiti alcuni canti degli alpini da parte del Coro A.N.A. di Milano.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Maria José del Belgio Padre:
Alberto I del Belgio
Nonno paterno:
Filippo del Belgio
Bisnonno paterno:
Leopoldo I del Belgio
Trisavolo paterno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisavola paterna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonna paterna:
Luisa d'Orléans
Trisavolo paterno:
Luigi Filippo di Francia
Trisavola paterna:
Maria Amelia di Borbone-Napoli
Nonna paterna:
Maria di Hohenzollern-Sigmaringen
Bisnonno paterno:
Carlo Antonio di Hohenzollern-Sigmaringen
Trisavolo paterno:
Carlo di Hohenzollern-Sigmaringen
Trisavola paterna:
Maria Antonietta Murat
Bisnonna paterna:
Giuseppina di Baden
Trisavolo paterno:
Carlo II di Baden
Trisavola paterna:
Stefania di Beauharnais
Madre:
Elisabetta in Baviera
Nonno materno:
Carlo Teodoro in Baviera
Bisnonno materno:
Massimiliano Giuseppe di Baviera
Trisavolo materno:
Pio Augusto in Baviera
Trisavola materna:
Amalia Luisa di Arenberg
Bisnonna materna:
Ludovica di Baviera
Trisavolo materno:
Massimiliano I Giuseppe di Baviera
Trisavola materna:
Carolina di Baden
Nonna materna:
Maria José di Braganza
Bisnonno materno:
Michele del Portogallo
Trisavolo materno:
Giovanni VI del Portogallo
Trisavola materna:
Carlotta Gioacchina di Borbone-Spagna
Bisnonna materna:
Adelaide di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg
Trisavolo materno:
Costantino di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg
Trisavola materna:
Agnese di Hohenlohe-Langenburg

Film[modifica | modifica wikitesto]

Un anno dopo la sua morte, la RAI ha mandato in onda un film TV in due puntate, intitolato Maria José - L'ultima regina. Ad interpretare la regina è la slovacca Barbora Bobulova. Arrigo Petacco, autore di una biografia di Maria José e consulente storico della produzione, si disse soddisfatto del risultato.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 è stata intitolata a Maria Josè una via a Roma durante una cerimonia cui presenziò il sindaco della città Alemanno. La Regina fu anche ricordata positivamente da scrittori e cantata da poeti, es.: Salvator Gotta in "Almanacco di Gotta" o Francesco Pastonchi: "Degna sei tu di mirare / il petto degli eroi schierati / che trassero dai giorni oscuri / questa Italia fulgente".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria José di Savoia, Giovinezza di una regina, Feltrinelli, Milano, 1993.
  • Arrigo Petacco, Regina: la vita e i segreti di Maria José, Mondadori, Milano 1997.
  • Luciano Regolo, La regina incompresa. Tutto il racconto della vita di Maria José di Savoia, Simonelli, Milano, 1997.
  • Giulio Vignoli, Donne di Casa Savoia. Da Adelaide di Susa a Maria José, EGIG, Genova, II ed 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dama di Commenda dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Commenda dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Dama dell'Ordine della Croce Stellata - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della Croce Stellata
Dama di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Olga e Santa Sofia - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Olga e Santa Sofia
— 1962[13]
Dama di Gran Croce dell'Ordine costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine costantiniano di San Giorgio
Dama di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Darryl Lundy, Genealogia della principessa Maria José del Belgio, thePeerage.com, 10 maggio 2003. URL consultato l'8 ottobre 2009.
  2. ^ I Duchi in Baviera discendevano da un ramo cadetto della famiglia Wittelsbach.
  3. ^ In un'intervista Maria Josè, alla domanda: "Come sente questa parentela con Sissi?" (Ricordiamo che il nonno materno di Maria Josè era fratello di Elisabetta di Baviera), rispose che non l'avvertiva per nulla e che non le importava nulla, pur essendo sua madre Elisabetta la nipote preferita dell'omonima famosa imperatrice. Comunque Maria Josè non incontrò mai questa illustre pro-zia, morta prima della sua nascita.
  4. ^ Maria José di Savoia, Giovinezza di una regina, Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Silvio Bertoldi. L'ultimo re l'ultima regina. Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84197-8
  6. ^ Maria José di Savoia. Giovinezza di una regina. Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X
  7. ^ Mentre soggiornava in Italia, durante la prima guerra mondiale Maria José visitò con la madre una sua pro-zia, l'ultra-ottantenne Maria Sofia di Baviera, regina decaduta del Regno delle due Sicilie, vedova dell'ultimo re Francesco II di Borbone. Questa, avendo saputo che la giovane pronipote avrebbe dovuto sposare un Savoia affermò: "Sappiate che io disapprovo fortemente. Non posso tollerare che una mia pronipote vada in sposa a un discendente dell'usurpatore [Vittorio Emanuele II]. Sappi che se lo farai te ne pentirai amaramente e non conoscerai la felicità." Maria Josè rimase abbastanza turbata da quel colloquio.
    (Maria José di Savoia)
  8. ^ "Fermate Mussolini sull'orlo dell'abisso". Quel tentato golpe per evitare la guerra
  9. ^ lo statuto assegnava la reggenza alla Regina madre solo in caso di assenza di parenti maschi
  10. ^ I poteri forti contro Mussolini ecco le prove del golpe mancato
  11. ^ Francesco Perfetti, 1938, la congiura di Maria José
  12. ^ Maria José, un pugnale contro il Duce, la Repubblica, 1995
  13. ^ Boda de Juan Carlos de España y Sofía de Grecia

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Regina consorte d'Italia Successore Coat of arms of the Kingdom of Italy (1870).svg
Elena del Montenegro 1946 - 1946 Abolizione della monarchia

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