Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alberto I dei Belgi, nome completo Albert Léopold Clément Marie Meinrad[1] (Bruxelles, 8 aprile 1875 – Marche-les-Dames, 17 febbraio 1934), principe del Belgio[1], fu re dei Belgi dal 23 dicembre 1909 al 17 febbraio 1934. Fu il padre dell'ultima regina d'Italia Maria José del Belgio.
[modifica] Famiglia d'Origine
Figlio cadetto del conte Filippo di Fiandra e della principessa Maria di Hohenzollern-Sigmaringen[1], fu nominato principe ereditario nel 1905, dopo la morte del padre e salì al trono nel 1909[1], alla morte dello zio Leopoldo II.
Essendo il figlio cadetto ebbe modo di avere più contatto con la vita reale e con il popolo[2], opportunità che gli fu molto utile quando in seguito divenne re. Rimpianse molte volte di avere perso il fratello maggiore Baldovino. Diceva spesso: «Lui [Baldovino] avrebbe fatto tutto meglio di me...»[2].
Parlava sia il fiammingo che il vallone. Né suo padre né il re Leopoldo II li conoscevano. Al contrario del padre Filippo, celebre cacciatore, detestava sia la caccia che l'equitazione e non aveva passione neppure per la danza.
Per tutta la vita ritenne di «non sapere abbastanza», per questo intraprese continuamente studi sia in campo scientifico che umanistico[2].
Sposò il 2 ottobre del 1900[1], a Monaco di Baviera, Elisabetta Wittelsbach duchessa in Baviera, figlia del duca Carlo Teodoro e della sua seconda moglie Maria José di Braganza, nata infanta di Portogallo.
Alberto ed Elisabetta si erano visti per la prima volta nel 1897, alle esequie della duchessa d'Alençon, morta in un incendio a Parigi mentre cercava di prestare soccorso. Elisabetta era presente al funerale come nipote della defunta, Alberto invece rappresentava la famiglia reale belga in quanto la duchessa era suocera di sua sorella Enrichetta.
Il loro fu un legame straordinario e molto profondo fin dall'inizio[2], come testimoniano le numerose lettere che si scambiarono per tutto il corso della loro vita, a partire dal giorno successivo a quello del fidanzamento ufficiale: il 30 maggio 1900.
Alberto I, re dei belgi,
fotografia del 1910.
Dal 1893 al 1909 il principe Alberto fu senatore di diritto e, svolgendo questa funzione, pronunciò numerosi discorsi sulla necessità di migliorare le infrastrutture del paese: navali, ferroviarie e stradali.
Nel 1906 fondò una scuola, l'Œuvre royale de l'Ibis, aperta a tutti i giovani pescatori che, fino a quel momento, non avevano ricevuto nessun tipo di istruzione.
Il popolo belga provava molta simpatia per Alberto e per sua moglie Elisabetta, già prima che essi salissero al trono. Il 23 dicembre del 1909 l'enorme folla presente a Bruxelles per il giuramento riservò un'accoglienza particolarmente calorosa ai nuovi sovrani[2]. Alberto I fu il primo sovrano del Belgio a prestare giuramento sia in lingua francese che in lingua fiamminga.
In quegli anni in Europa la tensione andò sempre più aumentando e i vari Paesi cominciarono a concludere alleanze. Molto preoccupato per l'evolvere della situazione,[2] nel 1913 Alberto si recò in Gran Bretagna e in Francia per ribadire la neutralità del Belgio e per comunicare che se vi fosse stata un'eventuale violazione di tale neutralità, il Belgio si sarebbe difeso. Nel contempo ratificò la legge sul servizio di leva obbligatorio, facendo passare le forze armate da centottantamila a trecentoquarantamila uomini.
[modifica] Prima guerra mondiale
Nel 1914 scoppiò la guerra. Il 2 di agosto l'imperatore Guglielmo II di Germania lanciò un ultimatum al Belgio, chiedendo il libero passaggio delle truppe tedesche sul suo territorio per raggiungere la Francia: se il Belgio si fosse opposto sarebbe stato considerato nemico.
Alberto rifiutò e prese direttamente[3] il comando dell'esercito. Il 4 agosto l'Impero tedesco invase il Belgio e, dopo un'intensa battaglia nei pressi di Liegi ed Anversa, il 15 ottobre l'esercito belga si ritirò dietro il fiume Yser e mantenne questo fronte per quattro anni, fino al 1918[2].
Alberto non volle seguire il governo in esilio a Sainte-Adresse e da La Panne, il piccolo lembo di Belgio rimasto libero, continuò a comandare abilmente[2] l'esercito contro gli invasori, visitando regolarmente il fronte per incoraggiare gli uomini e meritandosi, alla fine della guerra, l'appellativo di "re cavaliere".
La regina Elisabetta organizzò tutto l'apparato dei soccorsi approntando gli ospedali per i feriti, chiedendo, anche in prima persona,[2] il materiale necessario alla Croce Rossa ed organizzando i trasporti per i rifugiati. Per tutto questo i sovrani si avvalsero dell'aiuto del chirurgo Antoine Dépage. La regina stessa rimase sempre al fianco del marito e quando si recava in Inghilterra, con la scusa di visitare i figli e i rifugiati, trasmetteva dei messaggi confidenziali del marito alle autorità britanniche.
[modifica] Il dopo-guerra
Al termine della guerra il Belgio, rappresentato da Alberto I, ottenne dalla conferenza di pace di Versailles i possedimenti tedeschi del Ruanda e del Burundi nel 1919 e le città tedesche di Eupen e Malmedy nel 1920. Ai negoziati di pace il re difese gli interessi del Belgio, ma si distinse per la sua opposizione alla politica di umiliazione eccessiva nei confronti della Germania.
In seguito egli destinò tutte le sue energie alla realizzazione di grandi opere di interesse pubblico per la rinascita del paese distrutto dalla guerra. Una delle opere più importanti fu il canale che collega il porto di Liegi a quello di Anversa, che porta il suo nome. Appassionato di scienza, fondò nel 1928 il "Fondo nazionale della ricerca scientifica" (FNRS).
Attento ai problemi linguistici che cominciavano a dividere il paese, favorì l'ingresso della lingua fiamminga nell'Università di Gand, nel 1930.
I suoi interessi culturali furono molto ampi e, con la regina Elisabetta, fu amico e sostenitore di artisti, scienziati, scrittori e musicisti.
Fu un appassionato scalatore, sport considerato da lui come disciplina formatrice sia per il corpo che per lo spirito,[2] morì in un incidente alpinistico il 17 febbraio del 1934, scalando una vetta vicino a Namur [4].
È inumato, con i suoi antenati, nella cripta reale della chiesa di Notre-Dame di Laeken.
Dal matrimonio con Elisabetta nacquero tre figli[1]:
Stemma di Alberto, conte di Fiandra
|

|
Stemma di Alberto I del Belgio (prima del 1921)
|

|
Stemma di Alberto I del Belgio (dopo il 1921)
|

|
[modifica] Onorificenze belghe
[modifica] Onorificenze straniere
- ^ a b c d e f Darryl Lundy. Genealogia di Alberto I del Belgio. thePeerage.com, 10 maggio 2003. URL consultato il 5 ottobre 2009.
- ^ a b c d e f g h i j Maria José di Savoia. Giovinezza di una regina. Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X
- ^ Silvio Bertoldi. L'ultimo re l'ultima regina. Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84197-8
- ^ Si era dedicato all'alpinismo solo dopo il matrimonio perché i suoi genitori non volevano assolutamente che lo praticasse
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni