Leopoldo III del Belgio
| Leopoldo III del Belgio | |
|---|---|
Leopoldo III del Belgio. |
|
| Re dei Belgi | |
| In carica | 17 febbraio 1934-16 luglio 1951 |
| Predecessore | Alberto I del Belgio |
| Successore | Baldovino I del Belgio |
| Nome completo | Leopold Philippe Charles Albert Meinrad Hubertus Marie Miguel de Saxe-Cobourg-Gotha |
| Altri titoli | principe del Belgio duca di Brabante |
| Nascita | Bruxelles, 3 novembre 1901 |
| Morte | Woluwe-Saint-Lambert, 25 settembre 1983 |
| Luogo di sepoltura | Église Notre-Dame, Laeken |
| Casa reale | Sassonia-Coburgo-Gotha |
| Padre | Alberto I del Belgio |
| Madre | Elisabetta di Baviera |
| Consorte | Astrid di Svezia Mary Lilian Baels |
| Figli | Giuseppina Carlotta Baldovino Alberto Alessandro Maria Cristina Maria Esmeralda |
Leopoldo III del Belgio, nome completo Leopold Philippe Charles Albert Meinrad Hubertus Marie Miguel de Saxe-Cobourg-Gotha[1] (Bruxelles, 3 novembre 1901 – Woluwe-Saint-Lambert, 25 settembre 1983), principe del Belgio[1], duca di Brabante, fu re dei Belgi dal 17 febbraio 1934 al 16 luglio 1951 quando abdicò in favore del figlio Baldovino[1].
Leopoldo III viene ad oggi ricordato come uno dei principali eroi del Belgio durante la Prima guerra mondiale per il grande coraggio dimostrato nel porsi in prima linea al fianco dei soldati del padre, ma è altrettanto ricordato per essere stata una delle figure più controverse del panorama europeo all'interno della Seconda guerra mondiale quando il suo carattere autocratico gli rese inviso il suo governo e gran parte delle potenze alleate europee e della popolazione belga.
Indice |
Biografia[modifica]
I primi anni[modifica]
Leopoldo era figlio dell'allora principe ereditario Alberto del Belgio e di sua moglie, la principessa Elisabetta di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera[1]. Leopoldo nacque il 3 novembre 1901 nel Quartier Léopold a Bruxelles dove i suoi genitori vivevano in un palazzo accanto alla chiesa di San Giuseppe, edificio che oggi ospita il Consiglio di Stato belga. Il giovane principe crebbe con i fratelli minori Carlo Teodoro e Maria José, in un ambiente famigliare amorevole e stimolante. I genitori, da amanti della cultura quali erano, trasmisero ai figli la passione per il sapere, dando loro un tipo di educazione non convenzionale, fatta di frequenti viaggi all'estero e di numerose letture sia classiche che contemporanee. I tre fratelli erano sempre circondati da musicisti, scrittori e scienziati, per la maggior parte amici intimi dei genitori stessi[2].
Quanto suo padre divenne re del Belgio nel 1909, Leopoldo ottenne il titolo di principe ereditario e iniziò subito ad affiancarsi al padre, al quale fu particolarmente vicino durante gli anni della Prima guerra mondiale. Con grande spirito di sacrificio personale che gli valse a vita la stima e l'ammirazione del suo popolo, ad appena 13 anni, Leopoldo chiese di essere inquadrato nelle file dell'esercito belga nel 12° battaglione di fanteria di linea con il quale prese parte alla Grande Guerra. Al termine della guerra nel 1918, si iscrisse all'Università St. Anthony Seminary di Santa Barbara in California, avendo quindi l'opportunità di studiare all'estero. Dal 23 settembre al 13 novembre 1919 il giovane principe Leopoldo fece la propria prima uscita ufficiale con la famiglia recandosi in visita di stato negli Stati Uniti.
Tornato in madrepatria, nel 1926 sposò la principessa Astrid di Svezia, figlia del principe Carlo di Svezia e nipote di re Gustavo V. Il matrimonio ebbe luogo il 10 novembre dello stesso anno e produsse tre figli. La toccante storia d'amore tra i due coniugi molto innamorati tra loro, si concluse tragicamente nel 1935 quando un incidente d'auto fece perdere la vita alla giovane principessa e ferì anche il principe.
L'ascesa al trono tra le due guerre[modifica]
Leopoldo divenne re dei belgi nel 1934, alla morte del padre Alberto I, avvenuta a causa di un incidente alpinistico.
L'ascesa al trono di Leopoldo III avvenne in un periodo drammaticamente teso per l'Europa: già suo padre si era preoccupato per il crescente potere che Adolf Hitler ed il partito nazista stavano acquisendo in Germania dalla fine dell Prima guerra mondiale sfruttando il generale risentimento nazionale verso le potenze vincitrici. Fu pertanto su pressione del movimento conservatore fiammingo e per antipatia nei confronti del fronte popolare francese diLéon Blum (giugno 1936 - aprile 1938), il governo ed il sovrano proclamarono la neutralità del Belgio nel luglio del 1936, rifiutando una qualsiasi alleanza anche con potenze che pure avevano favorito il suo paese durante la Grande Guerra con la presunzione che ormai il Belgio fosse sufficientemente in grado di difendersi dallo scoppio di un altro possibile conflitto. Tra le prime conseguenze dell'atto di neutralità, sin dal 1936, vi fu la rimozione di qualsiasi contatto ufficiale tra il personale militare francese e quello belga anche se dal 28 marzo 1939 (proprio sull'orlo dello scoppio della Seconda guerra mondiale) vennero ripresi dei contratti segreti tra il generale van Overstraeten, consigliere militare del re, e la Francia, col pieno appoggio di Leopoldo III.
Questi contetti segreti intrattenuti tra i due paesi, non tardarono ad essere scoperti dalla Germania attraverso una rete di spie installate in Belgio già poco dopo l'ascesa al potere di Hitler come cancelliere e sembrava quindi inevitabile che Leopoldo III fosse già sulla lista nera dei nazisti ancor prima dell'inizio degli scontri.
La campagna dei 18 giorni[modifica]
| Per approfondire, vedi Invasione tedesca del Belgio. |
Il 10 maggio 1940 la Germania decise di invadere il Belgio, violandone la neutralità. A quel tempo, l'esercito belga era già predisposto su un'area di 500 chilometri lungo le Ardenne con un numero di circa 650.000 uomini stabili oltre ad una riserva di 200.000 uomini ricavati dai giovani tra i 16 ed i 20 anni per un totale di 850.000 uomini, una forza enorme per uno stato che all'epoca contava appena 8.000.000 di abitanti.
Ad ogni modo il grande sforzo del Belgio non fu sufficiente ad arrestare la potente ondata militare tedesca, che già dal primo giorno dell'invasione riuscì a penetrare le fortificazioni di confine prima che le truppe francesi o inglesi potessero intervenire. Malgrado il sostanziale fallimento delle difese, le prime ad intervenire sul campo di battaglia furono le truppe inglesi in riconoscimento della perseveranza prestata dall'esercito belga che, pur sapendo di essere in evidente inferiorità numerica, aveva dato il tempo al British Army di organizzarsi senza che venisse attaccato dai tedeschi sulla costa meridionale.
Il timore del primo ministro belga Hubert Pierlot in questa situazione era la prospettiva della nascita di un governo fantoccio retto da Leopoldo III come monarca ma in realtà sottomesso all'autorità della Germania, il che sarebbe risultato un atto di tradimento ed infamia nei confronti del popolo. Leopoldo III ribadì in una lettera ai suoi ministri che egli sarebbe rimasto comunque in Belgio malgrado gli eventi: "Qualsiasi cosa succeda, io devo seguire il destino delle mie truppe". Fu questo l'apice di una lunga e difficile relazione tra Leopoldo ed i suoi ministri dal momento che egli ripetutamente agì senza consultarsi con loro, andando ben oltre i limiti concessigli dalla costituzione.
Assieme alle truppe belghe, i soldati francesi ed inglesi vennero accerchiati dalle forze tedesche a Dunkerque. Il re Leopoldo III notificò a re Giorgio VI del Regno Unito via telegramma del 25 maggio 1940 che le forze del Belgio erano sull'orlo di collassare, chidedendo pertanto "assistenza che si concede a degli Alleati, altrimenti finiremo se le nostre armate verranno circondate".
Dopo la sconfitta, Leopoldo III si rifiutò di seguire il suo governo in esilio dapprima a Parigi e poi a Londra, firmando la resa il 28 maggio 1940, malgrado l'opposizione del ministro degli affari esteri Paul-Henri Spaak e del primo ministro Hubert Pierlot che sosteneva che tale documento non fosse ufficialmente valido in quanto le competenze militari in questo caso spettavano al governo belga e non al re. Il primo ministro belga parò alla radio francese annunciando la decisione del re Leopoldo III di arrendersi contro le norme della costituzione belga dal momento che quella non era solo una mera decisione militare ma una condizione politica che non aveva ricevuto il consulto né dei ministri né del governo. Pierlot ed il suo governo iniziarono così ad avanzare il tema dell' impossibilité a régner che attanaglierà Leopoldo anche dopo la fine del conflitto. La costituzione belga effettivamente ribadiva:
| « ...Se il re si trovi personalmente incapacitato a regnare, i ministri, avendo constatato tale impossibilità, debbono immediatamente convocare le due Camere ed istituire una reggenza o un governo provvisorio retto da entrambe le Camere » |
Malgrado questo, a quel tempo, in Francia (e poi nel Regno Unito) non era possibile convocare il senato ed il parlamento belgi in seduta plenaria ed era ugualmente impossibile nominare un reggente perché questi sarebbe stato ugualmente impossibilitato a reggere le sorti del Belgio.
Sebbene Leopoldo si fosse attirato con le sue azioni l'accusa di tradimento da parte del primo ministro francese Paul Reynaud, le truppe francesi continuarono per il bene internazionale a combattere i tedeschi. Intanto la dichiarazione di resa di Leopoldo III del Belgio divenne una notizia che fece il giro del mondo e così Winston Churchill la relazionò alla Camera dei Comuni il 4 giugno 1940:
| « ...Quando il Belgio è stato invaso, re Leopoldo ha richiesto il nostro aiuto nei suoi confronti, e persino all'ultimo noi siamo arrivati sul campo. Lui con il suo coraggioso ed efficiente esercito, di quasi un milione di uomini, ha salvaguardato le nostre coste sudorientali ed ha coperto la nostra ritirata verso il mare. Improvvisamente, senza consultazioni precedenti, senza aver avvisato i suoi ministri e con atto personale, egli ha inviato un plenipotenziario al comando tedesco, arrendendo il suo esercito ed esponendo noi tutti al rischio di una ritirata.[3] » |
Dopo la firma della resa, Leopoldo III in persona si consegnò ai tedeschi che lo relegarono nel castello di Laeken. Durante questo periodo di prigionia Leopoldo, che sin dalla firma della resa aveva desiderato avere un incontro faccia a faccia con Adolf Hitler, finalmente riuscì ad incontrare il Fuehrer il 19 novembre 1940. Durante l'incontro, Leopoldo discusse con Hitler circa il futuro del Belgio dopo l'occupazione nazista. La visione della politica di Hitler nei confronti del Belgio non avrebbe mai permesso la presenza di uno stato indipendente entro i confini dei territori del Terzo Reich e come tale egli si rifiutò di comprendere una possibile indipendenza del Belgio. Decidendo di rendere pubblico il testo di questa discussione privata, Hitler non intenzionalmente preservò il re dall'essere considerato un cooperatore della Germania nazista e ne evitò l'abdicazione a guerra conclusa.
Il secondo matrimonio[modifica]
L'11 settembre 1941, mentre era prigioniero dei tedeschi, Leopoldo sposò segretamente Mary Lilian Baels con una cerimonia religiosa che non era considerata valida dalle leggi del Belgio in quanto doveva essere necessariamente preceduta da un matrimonio civile. Il 6 dicembre, per riparare, la coppia si sposò anche con rito civile ma anche questo non bastò in quanto dopo appena sette mesi di matrimonio la coppia diede alla luce un figlio e pertanto era ritenuto inaccettabile che il re dei Belgi avesse mantenuto una relazione segreta.
Il cardinale Jozef-Ernest van Roey, arcivescovo di Mechelen, scrisse una lettera a tutti i parroci del Belgio annunciando il secondo matrimonio di Leopoldo il 7 dicembre di quell'anno. La lettera diede anche l'annuncio che la nuova moglie del re non avrebbe ottenuto il titolo di regina, bensì quello di principessa di Réthy e che i figli nati da questa relazione, seppur riconosciuti come legittimi, non avrebbero avuto diritti di successione al trono. Malgrado questo il matrimonio di Leopoldo III danneggiò fortemente la sua immagine pubblica.
Il testamento politico[modifica]
I ministri del regno tentarono diverse volte durante la guerra di trovare un compromesso al comportamento di Leopoldo III. Il governo inviò il genero di Pierlot in qualità di emissario presso Leopoldo III nel gennaio del 1944 col compito di portare una lettera che offriva al sovrano una riconciliazione col governo belga in esilio. La lettera, ad ogni modo, non raggiunse mai la destinazione assegnata in quanto il genero di Pierlot venne ucciso dai tedeschi lungo la strada verso Bruxelles, ma ciò che era ancora peggio era che i ministri, non vedendo il ritorno dell'emissario, pensarono che Leopoldo avesse semplicemente ignorato il messaggio come era suo solito fare.
Leopoldo, intanto, in quello stesso gennaio del 1944 scrisse il suo Testamento Politico. Il "testamento" era un documento che lo stesso sovrano belga pensò di lasciare in pubblicazione nel caso in cui egli non fosse stato presente all'arrivo delle truppe alleate in Belgio. Il documento, con tono imperioso e negativo, sentiva di fondo la guerra di liberazione del Belgio da parte degli alleati più come un' "occupazione" che come una "liberazione" e non mostrava fiducia nella resistenza belga. Leopoldo si scagliò più volte contro i trattati conclusi dal governo belga in esilio a Londra con le potenze alleate, in particolare circa il trattato economico sottoscritto con gli Stati Uniti che permetteva loro di estrarre liberamente l'uranio dal Congo belga per il programma segreto della bomba atomica.
Quando il documento del Testament venne consegnato al governo belga, questo decise di non renderlo pubblico e tentò di ignorarlo completamente, in parte per timore della crescita del sostegno popolare al partito comunista belga. Quando Pierlot apprese il contenuto del documento nel settembre del 1944, questi rimase basito e profondamente risentito nei confronti del sovrano.
La reazione di Churchill al Testament fu: "Mi puzza. Leopoldo è come i Borboni, non ha imparato niente ed ha dimenticato tutto"[4]
La deportazione e l'esilio[modifica]
Leopoldo III, sentito sempre più dai nazisti come una figura pericolosa, venne prelevato dal palazzo reale di Bruxelles nel 1944 con tutta la famiglia su ordine di Heinrich Himmler e venne portato prigioniero dapprima al forte di Hirschstein, in Sassonia, ove rimase dal giugno 1944 al marzo 1945 per poi passare al campo di concentramento a Strobl, in Austria.
I governi britannico e americano erano preoccupati per le sorti del re e della sua famiglia ma anche per un suo possibile ritorno al trono dopo la fine della guerra. Charles W. Sawyer, ambasciatore statunitense in Belgio, riportò al suo governo che un ritorno immediato del re al trono avrebbe "precipitato tutti in serie difficoltà". "Vi sono profonde differenze - continuò Sawyer - anche all'interno della famiglia reale belga così come nei confronti di tutta l'Europa: ho ragione di credere che il suo ritorno porterebbe la minoranza di lingua francese della Vallonia a chiedere l'indipendenza o l'annessione alla Francia".[5]
Leopoldo e la sua famiglia vennero liberati dai membri dell'United States 106th Cavalry Group all'inizio del maggio del 1945 ma proprio a causa della sua condotta durante la guerra, il re e la sua famiglia non furono in grado di fare subito ritorno in Belgio e dovettero trascorrere i sei anni successivi in esilio a Pregny-Chambésy presso Geneva, in Svizzera. Venne istituita pertanto una reggenza guidata dal principe Carlo Teodoro, fratello minore di Leopoldo, che formò un nuovo governo a partire dal 1945. In Belgio la popolazione stava scioperando in massa per protestare contro il ritorno del re al potere e lo status di confusione perdurò sino al 1950 quando un referendum popolare autorizzò il suo rientro[6].
Il difficile rientro, l'abdicazione e gli ultimi anni[modifica]
Il referendum che nel 1950 aveva permesso a Leopoldo di rientrare in Belgio con il 57% dei voti dei suoi sudditi, non placò le rivolte popolari che continuarono per quasi un anno. La "Questione" (come venne denominato l'esilio di Leopoldo III) si risolse solo il 16 luglio 1951[1] con l'abdicazione del Re in favore del figlio Baldovino, che salì al trono con il nome di Baldovino I. Per quanto apparve come una cessione volontaria, anche l'abdicazione di Leopoldo fu indubbiamente un atto indotto dal primo ministro di allora Jean Duvieusart che si trovava a dover gestire un paese sempre più funestato da rivolte e dalla presenza di un "re scomodo". Leopoldo, pur cedendo la corona, influenzò il regno di Baldovino I fino al matrimonio di quest'ultimo con la contessa Fabiola de Mora y Aragón, avvenuto nel 1960.
In seguito Leopoldo si ritirò a vita privata nel suo castello di Argenteuil, dedicandosi prevalentemente ai suoi studi di antropologia e ricerca scientifica sul campo, compiendo viaggi di esplorazione in zone tropicali del Venezuela, del Brasile e del Congo, fondando nel 1972 il Fonds Roi Léopold III pour l'exploration et la conservation de la nature con l'intento di realizzare un'organizzazione che tutelasse la flora e la fauna internazionale e promuovesse l'esplorazione e lo studio del mondo "coloniale". Durante questi anni, la sua condotta non mancò di far discutere dal momento che, durante un viaggio in Senegal, criticò fortemente il processo di decolonizzazione avviato dalla Francia nei confronti del suo impero coloniale. Esplorò tra gli altri luoghi gran parte del fiume Orinoco e dell'Amazzonia in compagnia dell'esploratore Heinrich Harrer e nel 1964 giunse sul Mato Grosso in Brasile ove ebbe un incontro col capo tribù Raoni Metuktire.
Leopoldo morì alla clinica universitaria di Woluwe-Saint-Lambert nella notte tra il 24 ed il 25 settembre 1983 e venne sepolto a fianco della regina Astrid (alla quale poi si aggiunse anche la principessa de Réthy) nella cappella reale della chiesa di Nostra Signora di Laeken.
Discendenza[modifica]
A Stoccolma il 4 novembre 1926[1], sposò la principessa Astrid di Svezia, nipote del re Gustavo V di Svezia. Ebbero una figlia e due figli:[1]
- Giuseppina Carlotta, principessa del Belgio, nata nel Palazzo Reale di Bruxelles l'11 ottobre 1927; il 9 aprile 1953 sposò il principe Giovanni di Lussemburgo, che divenne in seguito granduca di Lussemburgo. È morta a Fischbach il 10 gennaio 2005.
- Baldovino, duca di Brabante, conte di Hainaut e principe del Belgio, in seguito quinto re dei Belgi con il nome di Baldovino I, nato a Stuyvenberg (vicino Bruxelles) il 7 settembre 1930; sposò nel 1960 la contessa Fabiola de Mora y Aragón; è morto a Motril il 31 luglio 1993.
- Alberto, principe di Liegi e principe del Belgio, nato a Stuyvenberg il 6 giugno 1934; sposò nel 1959 la principessa Paola Ruffo di Calabria. È l'attuale re dei Belgi con il nome di Alberto II.
Dopo la morte della prima moglie Astrid vittima di un incidente stradale il 29 agosto 1935 presso Küssnacht in Svizzera, Leopoldo si sposò una seconda volta l'11 settembre 1941[1] con Mary Lilian Baels, nominata in seguito Principessa di Réthy, nata a Londra e figlia di un commerciante di prodotti ittici belga Henri Baëls e di Anne Marie de Visscher. Da lei Leopoldo ebbe altri tre figli, che non hanno però diritto di successione al trono belga:[1]
- Alessandro, principe del Belgio, nato a Bruxelles il 18 luglio 1942; sposò nel 1991 Léa Wolman (1951), è morto a Sint-Genesius-Rode il 29 novembre 2009;
- Maria Cristina, principessa del Belgio, nata a Bruxelles il 6 febbraio 1951; sposò prima Paul Druckere nel 1981, poi Jean-Paul Gourges nel 1989;
- Maria Esmeralda, principessa del Belgio, nata a Bruxelles il 30 settembre 1956; sposò nel 1998 Salvador Moncada. È giornalista sotto il nome di Esmeralda de Réthy.
Ascendenza[modifica]
| Leopoldo III del Belgio | Padre: Alberto I del Belgio |
Nonno paterno: Filippo, conte di Fiandra |
Bisnonno paterno: Leopoldo I del Belgio |
| Bisnonna paterna: Luisa d'Orléans |
|||
| Nonna paterna: Maria, principessa di Hohenzollern-Sigmaringen |
Bisnonno paterno: Carlo Antonio di Hohenzollern-Sigmaringen |
||
| Bisnonna paterna: Giuseppina di Baden |
|||
| Madre: Elisabetta Wittelsbach, duchessa in Baviera |
Nonno materno: Carlo Teodoro, duca in Baviera |
Bisnonno materno: Massimiliano duca in Baviera |
|
| Bisnonna materna: Ludovica, principessa di Baviera |
|||
| Nonna materna: Maria José di Braganza, infanta di Portogallo |
Bisnonno materno: Michele di Braganza, re di Portogallo |
||
| Bisnonna materna: Adelaide di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg |
Onorificenze[modifica]
|
|||||||||||||||||||
Onorificenze belghe[modifica]
| Gran Maestro e Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo | |
| Gran Maestro dell'Ordine della Stella africana | |
| Gran Maestro dell'Ordine Reale del Leone | |
| Gran Maestro dell'Ordine della Corona | |
| Gran Maestro dell'Ordine di Leopoldo II | |
Onorificenze straniere[modifica]
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) | |
| Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Polonia) | |
| — 1926 |
| Fascia dei Tre Ordini (Portogallo) | |
| — 23 febbraio 1938 |
| Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) | |
| — 23 aprile 1927 |
| Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) | |
| — 1919 |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) | |
| — 1919 |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) | |
| — 1919 |
| Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) | |
| Royal Victorian Chain (Regno Unito) | |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito) | |
| Balivo di Gran Croce del Venerabile Ordine di San Giovanni (Regno Unito) | |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede) | |
| Balì Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta (SMOM) | |
| Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Spagna) | |
| Gran Croce dell'Ordine di Carlo III (Spagna) | |
| Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) | |
| — 21 settembre 1926 |
Note[modifica]
- ^ a b c d e f g h i Darryl Lundy. Genealogia di Leopoldo III dei Belgi. thePeerage.com, 10 maggio 2003. URL consultato in data 8 ottobre 2009.
- ^ Maria José di Savoia, Giovinezza di una regina, Milano, Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore, 1991.ISBN 88-04-35108-X
- ^ Jean Stengers, Léopold III et le gouvernement, Duculot, Gembloux, 1980, p. 28. ISBN 2-8011-0282-4.
- ^ Jean Stengers, Léopold III et le gouvernement, Duculot, Gembloux, 1980, p. 28. ISBN 2-8011-0282-4. La frase era ispirata ad una citazione di Talleyrand sui Borboni dopo la restaurazione della monarchia francese nel 1815
- ^ United States Department of State Records (USDSR), National Archives, 855.001 Leopold, Sawyer to Secretary of State Edward R. Stettinius, Mar. 29.1945
- ^ Questa controversia, nota con il nome di "Questione Reale", comprende gli eventi politici che ebbero luogo tra il 7 maggio 1945 e il 17 luglio 1951. Ebbero origine dal comportamento tenuto dal re Leopoldo III durante la Seconda Guerra Mondiale e dal suo secondo matrimonio, con Mary Lilian Baels, azioni ritenute assai discutibili dal popolo belga. Il Belgio visse in questi anni un clima di generale e diffusa violenza che sfociò in una serie di insurrezioni e di attentati che ebbero il culmine nel luglio del 1950.
Bibliografia[modifica]
- Jean Stengers, Léopold III et le gouvernement: les deux politiques belges de 1940. Duculot, 1980
Voci correlate[modifica]
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Leopoldo III del Belgio
Collegamenti esterni[modifica]
- Genealogy of the Royal Family of Belgium (House Saxe-Coburg-Gotha) (archiviato dall'url originale)
| Predecessore | Re dei Belgi | Successore | |
|---|---|---|---|
| Alberto I | 1934 - 1951 | Baldovino I |
| Predecessore | Sovrano dello Stato Libero del Congo | Successore | |
|---|---|---|---|
| Alberto I | 1934 - 1951 | Baldovino I |
| Predecessore | Erede al trono del Belgio | Successore | |
|---|---|---|---|
| Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha | Principe ereditario 1909 - 1934 |
Baldovino di Sassonia-Coburgo-Gotha |
| Predecessore | Duca di Brabante | Successore | |
|---|---|---|---|
| Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha | 1909 - 1934 | Baldovino di Sassonia-Coburgo-Gotha |
- Nati nel 1901
- Morti nel 1983
- Nati il 3 novembre
- Morti il 25 settembre
- Nati a Bruxelles
- Morti a Woluwe-Saint-Lambert
- Cavalieri dell'Ordine dell'Aquila Bianca
- Cavalieri dell'Ordine della Giarrettiera
- Cavalieri di Malta
- Decorati con l'Ordine supremo della Santissima Annunziata
- Decorati con l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
- Personalità belghe della seconda guerra mondiale
- Re dei Belgi
- Sassonia-Coburgo-Gotha (Belgio)