Pietro IV di Aragona
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Pietro d'Aragona (Balaguer, 1319 – Barcellona, 5 gennaio 1387) detto Pietro IV d'Aragona, il Cerimonioso (in catalano: Pere el Cerimoniós, in castigliano: Pedro IV de Aragón), fu Re Pietro IV di Aragona, Re Pietro II di Valencia, Re Pietro I di Sardegna e Conte Pietro III di Barcellona (1336-1387). Fu anche re Pietro I di Maiorca dal 1343 al 1387 e conte Pietro I di Urgell dal 1347 al 1387..
Indice |
[modifica] Origini familiari
Nato di sette mesi Pietro IV di Aragona era il figlio maschio secondogenito del re della corona d'Aragona Alfonso il Benigno e della sua prima sposa, la contessa di Urgell, Teresa d'Entença († Saragozza 1327), figlia di Gombau d'Entença e di Costanza d'Antillón.
[modifica] Biografia
Dato che il primogenito era morto bambino, Pietro fu designato da suo padre erede della Corona d'Aragona, mentre suo fratello, Giacomo fu nominato erede della contea d'Urgell.
Il 27 gennaio del 1336, alla morte di suo padre, Pietro gli subentrò sul trono della corona d'aragona come Pietro IV e, nella Pasqua del 1336, fu unto con cerimonia religiosa da don Pedro de Luna arcivescovo di Saragozza e si incoronò con le proprie mani. Pietro IV andò personalmente ad Avignone a dare il dovuto riconoscimento al pontefice Benedetto XII, che lo accolse con solennità.
Pietro IV venne chiamato "il Cerimonioso" per il suo zelo nel rispettare il cerimoniale e la venerazione della dignità reale. Fu scrupoloso nel disbrigo del suo compito, intelligente nell’uso ed esercizio della guerra, di carattere ardente e serio, umano e generalmente incline più alla pietà e alla clemenza che alla indignazione o al castigo. Abolì in Aragona l’uso di contare gli anni da Cesare e passò a contare dall’anno di nascita di Cristo.
Si sposò nel 1337 con donna Maria di Navarra (1330-1347), figlia della regina di Navarra, Giovanna e di suo marito Filippo conte di Évreux. Una clausola del patto matrimoniale prescriveva che se Filippo e Giovanna fossero morti senza figli maschi, il trono di Navarra sarebbe passato a donna Maria.
Pietro il Cerimonioso non aveva in simpatia il re di Maiorca, che era suo cugino ed anche suo cognato per aver sposato sua sorella, Costanza d'Aragona e per prima cosa volle ristabilire il giuramento di vassallaggio cui aveva rinunciato suo nonno Giacomo II il Giusto, col trattato di Anagni, del 1295.
Dopo alcuni anni di dispute e ripicche, Pietro il Cerimonioso aprì il processo per tradimento contro il cugino e cognato, Giacomo III. Il processo condotto dal re di Aragona stesso finì per concludersi nel 1343, con la condanna del re di Maiorca Giacomo III alla confisca di tutti i beni che erano rivendicati dalla corona d'Aragona. Al rifiuto di Giacomo III di ottemperare alle disposizioni del tribunale, Pietro invase il regno di Maiorca e, dopo aver sconfitto Giacomo nella battaglia di Santa Ponça, lo occupò. Giacomo III si ritirò allora nelle contee pirenaiche, ma anche quelle, nel corso del 1344, furono attaccate ed occupate dalle truppe catalano-aragonesi. Giacomo III di Maiorca si ritirò allora nella sua signoria di Montpellier, che, nel 1349, vendette al re di Francia, Filippo VI di Valois, mise insieme un esercito, con cui tentò di recuperare il regno di Maiorca, sbarcando sull'isola di Maiorca, dove, il 25 ottobre del 1349, fu sconfitto e perse la vita alla battaglia di Llucmajor , dove anche il figlio, Giacomo il pretendente, fu ferito e fatto prigioniero. Pietro IV aveva così ricongiunto alla corona d'Aragona il regno di Maiorca e le contee di Rossiglione e Cerdanya.
Rimasto vedovo, Pietro, nel 1347, sposò, in seconde nozze, Leonora del Portogallo (1328-1348), figlia di Alfonso IV del Portogallo e di Beatrice di Castiglia.
Negli anni 1347 e 1348 dovette soffocare due rivolte, una in Aragona dove non era gradita la nomina ad erede della figlia Costanza ed una autonomista, nel regno di Valencia, capeggiata dal suo fratellastro, Ferdinando (1329–1363), marchese di Tortosa, genero del re del Portogallo, Pietro I del Portogallo.
La peste colpì il regno d'Aragona e provocó la morte della regina Leonora del Portogallo (1348).
Rimasto vedovo, il 27 agosto del 1349, si risposò, in terze nozze, con Eleonora di Sicilia, figlia di Pietro II di Sicilia e di Elisabetta di Carinzia, che finalmente gli diede nel 1351 un figlio maschio, Giovanni (che sarà suo successore).
Nel 1351, alleatosi con Venezia, entrò in guerra contro Genova, che tentava di far sollevare la Sardegna ed aveva occupato la città di Alghero da cui furono cacciati dai catalani. Pietro IV vinse le armate genovesi in una battaglia vicino ad Alghero, sbaragliando e obbligando il loro generale a scappare; morirono un migliaio di Genovesi, mentre i prigionieri furono 3.500 ed i feriti più di 2.000. La città fu poi ripopolata dai catalani. Poi tra il 1364 ed il 1366 dovette soffocare una rivolta dell'Arborea.
Nella guerra civile di Castiglia, tra Pietro il Crudele ed Enrico di Trastamare, appoggiò il secondo permettendogli di transitare con le sue truppe nei possedimenti della corona d'Aragona e dove dovette difendersi dall'attacco di Pietro I, che, nel 1356, alleato della repubblica di Genova, voleva riprendersi i territori murciani ceduti al regno di Valencia (questa guerra è conosciuta come guerra dei due Pietri e terminò nel 1361, senza vincitori né vinti, con la pace di Terrer del 18 maggio). Continuando Pietro IV ad appoggiare Enrico la guerra riprese e terminò, dopo la morte di Pietro I, con la pace di Almazán del 1375. Nel corso di questi avvenimenti Pietro IV si macchiò di un atroce delitto facendo assassinato proditoriamente nella città di Burriana, dove si trovava con le truppe castigliane, alleate di Pietro IV, di cui era il comandante, il fratellastro, Ferdinando (1329–1363), marchese di Tortosa, per punirlo di aver guidato l'insurrezione valenziana, del 1348.
Durante il suo regno istituì la Generalidad che nel periodo 1358-1359 tenne le riunioni nelle varie cortes di Barcellona, Vilafranca del Penedés e Cervera, sotto la guida del suo primo presidente, Berenguer de Cruïlles.
Rimasto, nel 1375, ancora una volta vedovo, Pietro, si risposò, nel 1377, per l'ultima e quarta volta con la discendente di una famiglia di piccola nobiltà, Sibilla Fortià, figlia di Berengario di Fortià e di Francesca di Vilamarí.
Pietro IV di Aragona, durante il grande scisma del 1378, assunse una posizione di attesa, poi fece una seria inchiesta, nel 1380, ed una seconda nel 1386, ed alla fine convenne che l'elezione di Urbano VI, il papa di Roma, fosse da invalidare e riconobbe come papa, Clemente VII, il papa di Avignone.
Pietro IV di Aragona morì il 5 gennaio 1387, dopo aver governato per 51 anni, 11 mesi, e 18 giorni. Gli successe il figlio maschio maggiore, Giovanni il Cacciatore
[modifica] Discendenza
Pietro da Maria di Navarra ebbe quattro figli:
- Costanza d'Aragona (1343-1363), sposò nel 1361 il re di Sicilia, Federico IV di Sicilia
- Giovanna d'Aragona (1344-1385), sposò nel 1373 Giovanni I d'Empúries
- Maria d'Aragona (1345-1348)
- Pietro d'Aragona (1347-1348).
Pietro da Eleonora non ebbe figli.
Pietro da Eleonora di Sicilia ebbe quattro figli:
- Giovanni il Cacciatore (1350-1395), sovrano della corona d'Aragona
- Martino il Vecchio (1356-1410), sovrano della corona d'Aragona
- Alfonso d'Aragona (1362-1364),
- Eleonora d'Aragona (1358-1382), sposò nel 1375 Giovanni I di Castiglia.
Pietro da Sibilla ebbe tre figli:
- Alfonso d'Aragona (1376-1377), conte di Morella, legitimizzato nel 1377
- Pietro d'Aragona (1379),
- Isabella di Barcellona (1380-1424), sposò nel 1407 Giacomo II d'Urgell
| Predecessore: | re di Aragona, e di Valencia, conte di Barcellona re di Sardegna e di Maiorca |
Successore: | |
|---|---|---|---|
| Alfonso IV il benigno | 1336-1387 | Giovanni I |
[modifica] Voci correlate
- Elenco di monarchi d'Aragona
- Tabella cronologica dei regni della Penisola iberica
- Elenco dei conti di Barcellona
- Elenco di monarchi di Castiglia
[modifica] Bibliografia
- Guillaume Mollat, I papa di Avignone il grande scisma, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 531-568
- A. Coville, Francia. La guerra dei cent'anni (fino al 1380), in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 608-641

