Oltrepò Pavese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la DOC vinicola, vedi Oltrepò Pavese (vino).
Oltrepò Pavese
Oltrepò Pavese (in italiano)
Ultrepò Paves (in dialetto oltrepadano)
Stati Italia Italia
Regioni Lombardia Lombardia
Territorio 78 comuni della provincia di Pavia
Capoluogo
Voghera-Stemma.png
Voghera
Superficie 1 097 km²
Abitanti 146 579 (2011)
Lingue italiano, dialetto oltrepadano, lombardo
Oltrepò Pavese – Mappa

L’Oltrepò Pavese è un'area della provincia di Pavia con superficie pari a circa 1 097 k ed una popolazione di 146 579 abitanti, che deve il suo nome alla peculiarità di trovarsi a sud del fiume Po, in pieno Appennino Settentrionale, territorio geograficamente e morfologicamente molto simile a quello appartenente all'Emilia. L'Oltrepò Pavese è letteralmente incuneato tra l'Emilia-Romagna, con la provincia di Piacenza a est ed il Piemonte, con il Tortonese in provincia di Alessandria a ovest. Da sottolineare inoltre che nella parte più meridionale, percorrendo per pochi chilometri l'Alessandrino o il Piacentino, si trova il confine con la Liguria, più precisamente con la provincia di Genova.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha forma triangolare; un lato è costituito dal corso del Po, il vertice opposto, verso sud, dalla massima elevazione della provincia di Pavia che è il monte Lesima (1 724 m). Il territorio è costituito da una parte pianeggiante, cui segue verso sud un'ampia zona collinare, e infine (nel vertice meridionale), una zona montuosa (Appennino ligure). Le massime elevazioni, oltre al citato monte Lésima, sono il monte Chiappo (1 700 m), la cima della Colletta (1 494 m), il monte Penice (1 460 m).

La sua struttura è condizionata dalla valle principale, la valle Staffora che forma il confine occidentale, dall'alta val Tidone, che scorre principalmente nel piacentino formando il confine orientale, e da un complesso reticolo di piccole vallette e rilievi collinari che si trovano tra le due valli principali. Il suo principale corso d'acqua è la Staffora, gli altri torrenti sono: l'Ardivestra, la Versa e la parte alta del Tidone con una parte del lago di Trebecco. Nella parte più meridionale dopo il passo del Brallo, nel comune di Brallo di Pregola, il territorio pavese è posto in val Trebbia ed il confine è segnato dal fiume Trebbia.

Centri principali: Voghera, Casteggio, Broni, Stradella, Varzi.

Oltepo Pavese panorama.jpg

Magnify-clip.png
Panorama del medio Oltrepò Pavese nei pressi di Val di Nizza

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Monti[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Lesima, il monte più alto dell'Oltrepò Pavese e della provincia di Pavia.

Monti oltre i 1000 m.

Denominazione Altezza (m) Luogo
Monte Lesima 1 724 m Val Trebbia
Monte Chiappo 1 700 m Gruppo del Monte Antola
Monte Garave 1 549 m Valle Staffora
Cima della Colletta 1 493 m Valle Staffora
Monte Bogleglio 1 492 m Valle Staffora
Monte Penice 1 460 m Valle Staffora - Val Tidone - Val Trebbia
Monte d'Alpe 1 253 m Val Tidone
Cima di Valle Scura 1 228 m Valle Staffora
Monte Calenzone 1 150 m Valle Staffora
Cima delle Scalette 1 177 m Val Trebbia
Monte Pietra di Corvo 1 078 m Val Tidone

Passi e valichi[modifica | modifica wikitesto]

Denominazione Altezza (m) Collegamento
Passo del Giovà 1 368 m Santa Margherita di Staffora - Zerba (PC)
Passo del Penice 1 146 m Varzi - Bobbio (PC)
Passo del Brallo 951 m Valle Staffora - Val Trebbia
Passo del Carmine 600 m Ruino - Zavattarello

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Trebecco formato dal Tidone, al confine tra Oltrepò e Emilia-Romagna.

Fiumi e Torrenti[modifica | modifica wikitesto]

Denominazione Altitudine della sorgente
Po 2 020 m[1]
Staffora 1 368 m
Tidone 1 146 m
Versiggia 600 m
Ardivestra 600 m
Coppa 500 m
Scuropasso 490 m
Versa 559 m

Laghi[modifica | modifica wikitesto]

Nome lago Altitudine invaso Comuni interessati Zona geografica
Lago di Trebecco 370 m s.l.m. Zavattarello
Ruino
Nibbiano (PC)
Comunità Montana Oltrepò Pavese

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Pavia.

L'Oltrepò Pavese nacque ufficialmente nel 1164, quando l'Imperatore Federico I concesse alla città di Pavia il diritto di nominare i consoli nelle località che costituiscono, grosso modo, l'attuale provincia di Pavia. Questo atto seguì peraltro ad un periodo in cui l'ingerenza pavese nelle terre a sud del Po si era andata intensificando; d'altra parte il riconoscimento imperiale non esimeva il comune pavese da una lunga lotta contro le città di Tortona e Piacenza, già dominatrici del territorio, e nemiche di Pavia a causa della diversa collocazione politica (esse guelfe, Pavia ghibellina).

Prima di questo atto infatti l'Oltrepò Pavese non esisteva come unità politica o amministrativa. In epoca romana gli unici due centri non oscuri del territorio, Iria e Clastidium, appartenevano alle aree di influenza di due città vicine, Tortona e Piacenza appunto, situate rispettivamente nelle regioni romane Liguria ed Aemilia.

In epoca longobarda il territorio fu sottoposto ai monaci della potente abbazia di San Colombano di Bobbio.

Ancora all'inizio dell'800 l'Oltrepò era diviso ecclesiasticamente tra le diocesi di Tortona, diocesi di Bobbio e diocesi di Piacenza, con poche sparse parrocchie dipendenti invece da Pavia.

Nel 1359 cadde insieme a Pavia sotto la dominazione dei Visconti di Milano, cui seguirono gli Sforza, famiglie che dominarono anche il confinante Piacentino. Nel 1499 il territorio pavese, comprendente l'Oltrepò, ebbe la qualifica di Principato di Pavia.

Sotto gli Sforza l'Oltrepò era governato da un Capitano con sede a Casteggio. Il territorio comprendeva un certo numero di podesterie, nei borghi e villaggi principali; il numero dei Comuni era grandissimo, poiché erano comuni talvolta anche minuscole cascine. Agli antichi signori locali che la città di Pavia aveva confermato nei loro possessi si erano affiancati nuovi feudatari pavesi, e infine quelli nominati dai duchi di Milano. Alla metà del XV secolo l'intero territorio dell'Oltrepò era diviso in feudi, e questa situazione non mutò fino al XVIII secolo. Bisogna comunque distinguere i piccoli feudi (detti camerali) dell'Oltrepò propriamente detto (l'originario dominio pavese), dotati di scarsa autonomia fiscale e giurisdizionale, dai grandi feudi dell'alta collina e della montagna, assoggettati dai duchi di Milano e aggregati all'Oltrepò, ma ancora dotati di larga autonomia. Questi ultimi erano detti terre diverse, o giurisdizioni separate; avevano ognuno una sorta di statuto speciale e vari privilegi. I principali erano i marchesati di Fortunago, Godiasco, Varzi e Pregola, nati (salvo il primo) dalla disgregazione del marchesato dei Malaspina, cui in gran parte ancora appartenevano; molto importante anche il feudo di Bobbio, appartenente ai Dal Verme. I feudi malaspiniani e vermeschi costituirono le cosiddette "Giurisdizioni separate" che, trattandosi di feudi immediati imperiali, godettero di piena indipendenza fino all'abolizione dei feudi imperiali nel 1797.

Insieme allo Stato di Milano l'Oltrepò passò nel 1535 alla Spagna e nel 1713 all'Austria; nel 1743, col trattato di Worms tra l'Austria e i Savoia, fu separato dal Principato di Pavia e unito al Piemonte. Sotto i Savoia l'Oltrepò conobbe una grande fioritura e venne suddiviso in due province: una con capoluogo Voghera, il centro che era divenuto ormai il principale della zona e che in precedenza aveva a lungo e inutilmente cercato di affrancarsi dal dominio pavese; a sud il territorio fece parte della provincia di Bobbio fino all'unità d'Italia.

Nel 1770 Voghera fu affrancata dal feudalesimo ed elevata a Città regia; il peso dei feudatari fu comunque ridotto ovunque a una funzione quasi solo simbolica. In epoca napoleonica l'Oltrepò, diviso nei due circondari di Voghera e Bobbio, fu unito prima al dipartimento di Marengo e poi a quello di Genova, appartenente all'Impero Francese. Ritornato ai Savoia nel 1814, rimase diviso in due province, Voghera e Bobbio; nel 1859, dopo l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, le due piccole province ritornarono a Pavia, la cui Provincia ricalcava in gran parte l'antico Principato. Tuttavia nel 1923 il territorio di Bobbio, tra cui i comuni di Trebecco e Caminata, fu staccato da Pavia e unito a Piacenza e in piccola parte a Genova.

La situazione feudale nel XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Con la progressiva cessione da parte dell'Austria dei territori delle Langhe da Tortona a Voghera e Bobbio tra il 1735 ed il 1748, l'intera zona passò con i vari feudi imperiali dalla giurisdizione imperiale e del Senato milanese al governo dei Savoia che ne rivendicarono subito l'autonomia dalle pretese della camera di Milano. Gli antichi feudi imperiali, dapprima furono riuniti in un distretto denominato "Giurisdizioni separate" a cui venivano riconosciuti gli antichi privilegi ed autonomie feudali, tali che per alcuni si perpetuarono forme di vera indipendenza fino al 1797. Successivamente il governo sabaudo riorganizzò il territorio in province (quella di Voghera nel 1743 e quella di Bobbio nel 1770) che portarono all'effettiva integrazione di questi territori con il Regno di Sardegna.

  • Feudi indipendenti
    • signoria di Bagnaria: indipendente dal 1408, fu concesso dal 1598 ai principi Doria che la governarono in semiautonomia fino al 1797
    • signoria di Cecima e San Ponzo: feudo ecclesiastico dei vescovi di Pavia dal 943, ufficialmente indipendente dal 1533, pur inserito nella provincia di Voghera rimase autonomo fino al 1797
    • marchesato di Montemarzino: feudo concesso dall'imperatore nel 1685 al ramo spagnolo degli Spinola, marchesi di Los Balbassos, signori di Caselnoceto, Montebello, Barisonzo (1682) fino alle loro cessione ai Savoia nel 1753
    • marchesati di Garbagna, Vargo e Stazzano: insieme a Grondona fecero parte dei "Sette feudi imperiali" concessi dall'imperatore Carlo V all'ammiraglio genovese Andrea Doria nel 1548 dopo che ne aveva spogliato i Fieschi. Benché posti sotto il protettorato sabaudo, rimasero indipendenti fino al 1797
    • signoria ecclesiastica di Albera: abbazia res nullius di Vendersi, dipendente dalla Santa Sede
  • Feudi autonomi o "Giurisdizioni separate" (sotto la sovranità sarda) appartenenti dal 1743 alla provincia di Voghera
    • marchesato di Fortunago, Gravanago, Stefanago, Montepicco, San Eusebio, Rocca Susella, Staghiglione, Borgo Priolo, Borgoratto: ai Malaspina di Oramala
    • marchesato di Oramala: al ramo omonimo dei Malaspina
    • marchesato di Godiasco, Piumesana, Pozzol Groppo, Pianocozzo, Trebbiano, Motesegale,Pizzocorno, Monteforte; in condominio ai rami dei Malaspina di Oramala, di Valverde, di Sagliano, ai marchesi d'Adda, ai Ghislieri
    • marchesato di Valverde, Montefalcone, San Albano: al ramo omonimo dei Malaspina
    • marchesato di Sagliano: al ramo omonimo dei Malaspina
    • marchesato di Varzi: al ramo omonimo dei Malaspina, con una quota dei marchesi Frascaroli (1648)
    • marchesato di Pregola, Casone, Campi, Zerba, sotto il Groppo, Valformosa: al ramo omonimo dei Malaspina in condominio con i rami di Oramala, di Santa Margherita, di Orezzoli, degli Spinola Pallavicino di Cabella (1660) e di un quarto dei principi Centurione
    • marchesato di Santa Margherita, Menconico, Sala: al ramo omonimo dei Malaspina e a quelli di Pregola
    • contea di Zavattarello, Trebecco, Ruino, Caminata: al ramo omonimo dei dal Verme fino al 1797
    • contea di Bobbio, Romagnese, Corte Brugnatella, Rocca d'Olgisio al ramo omonimo dei dal Verme fino alla costituzione della provincia di Bobbio (1770)
  • Feudi imperiali sottoposti alla sovranità sarda dopo l735
    • Montalto: conti Belcredi dal 1630
    • Montebello: Spinola di los Balbassos
    • Castelnoceto: Spinola di los Balbassos
    • Volpedo: Malaspina di Orezzoli
    • Gremiasco: principi Doria-Landi di Torriglia
    • San Sebastiano al Curone: Doria-Landi
    • Montacuto, Dernice, Giarolo: Doria-Landi e Spinola di Luccoli
    • Grondona: Malaspina (1568)
    • Cantalupo, Rocchetta, Roccaforte, Montessoro: Spinola di Luccoli
    • Ottone (1540), Fabbrica (1651), Frassi (1695): Doria-Landi
    • Orezzoli: Malaspina omonimi

I castelli[modifica | modifica wikitesto]

L'Oltrepò Pavese è anche terra di castelli, i quali ne riflettono la complessa ed articolata storia feudale e non. Tra i principali castelli[2], molti di proprietà privata, elenchiamo alfabeticamente, in maniera non esaustiva:

Castana[3]. Di antica origine medievale, il castello venne trasformato nel 1740 in residenza di campagna dai marchesi Pallavicino Trivulzio. L'edificio, in origine attorniato da un fossato, ha pianta irregolare, presenta una grande balconata panoramica ed una corte interna a livello inferiore rispetto al palazzo principale. Restaurato ad inizio del XXI secolo è proprietà privata[4].

Cecima[5]. Il castello, citato già nell'anno 943, fu lungamente proprietà dei Vescovi di Pavia; rimangono resti delle mura e due piccole torri.

Cigognola[6]. Dell'antico castello, la cui edificazione risale all'inizio del Duecento, rimane la svettante torre quadrata, dai merli ghibellini, anche se molto probabilmente risistemata e rivista nell'Ottocento, in epoca romantica. Appartenne ai Sannazzaro, ai Beccaria (dal 1406), a Giorgio Aicardi (1415), in seguito denominati Visconti Aicardi Scaramuzza, a Barbara d'Adda (nel Settecento), indi al figlio di lei Alberico Barbiano di Belgiojoso. Sotto Napoleone i beni vennero comprati dai Gazzaniga, da questi agli Arnaboldi Gazzaniga, quindi ai Brichetto Arnaboldi. Il castello è proprietà privata.

Montalto Pavese[7]. Costruzione in pietra e mattoni a vista, caratterizzata da quattro torrioni, edificata nell'anno 1595, su ciò che rimaneva di una preesistente rocca medievale, da Filippo Belcredi ad una altitudine di 466 s.l.m. Il castello è cinto da un vasto parco: da segnalare il giardino all'italiana ed il giardino all'inglese. Montalto fu poi degli Strozzi sino al 1617, poi dei Taverna (sino al 1630), indi dei Belcredi sino al termine del Settecento. Dalla metà circa del secolo XIX appartiene ai conti Balduino, i quali provvidero a restaurarlo.

Montebello della Battaglia[8]. L'attuale edificio appare come una villa barocca e risale al Seicento / Settecento, sulla sede di un probabile fortilizio medievale: è di dimensioni considerevoli, con un vasto parco annesso. Proprietà privata.

Montecalvo Versiggia[9]. Il castello è nominato nelle cronache delle lotte di inizio Duecento tra l'imperatore Federico II alleato con Pavia, contro milanesi e piacentini. Probabilmente ne seguì un periodo di declino. Già dal Duecento Montecalvo fu dei Beccaria, rimanendovi sino al Seicento. I Pietragrassa Berio Beccaria lo conserveranno in qualità di dimora di campagna e sede delle proprietà agricole, abitandolo dunque assai di rado. Il castello fu comprato ad inizio del secolo XIX dai pisani Dossi, divenendo poi dei marchesi Brignole Sale di Genova, che lo alienarono nel 1879 a Carlo e Luigi Fiori. Dopo molti anni di in cui fu abbandonato, riassunse una funzione abitativa. È proprietà privata.

Montesegale[10]. Rocca edificata dai Gamberana su di un'altura del paese: oggigiorno è un complesso di costruzioni e corti risalenti a differenti periodi[11]. Proprietà privata.

Nazzano[12]. Costruito dai Malaspina intorno all'anno Mille, Il castello di Nazzano fu potenziato da Gian Galeazzo Visconti, che ne riconobbe immediatamente la strategica posizione, intorno al 1360.

Castello di Oramala. Celeberrimo, innalzato anteriormente al Mille, anche se la prima attestazione scritta è dell'anno 1029, fu dei potenti marchesi Malaspina, che ne fecero il fulcro di uno dei più importanti marchesati del nord Italia, e che quasi senza interruzione di continuità lo ebbero sino al termine del Settecento. Ciò che ne rimane è solo una parte del grande complesso (le mura presentano uno spessore di 2,4 metri). Nel 1986 iniziò la lunga e complessa campagna di ricostruzione/ restauro. Proprietà privata.

Pietra de' Giorgi[13]. Il complesso del castello di Pietra de' Giorgi presenta all'interno del suo recinto la rocca (proprietà privata) ed un palazzo attualmente sede del Comune. Il castello, risalente con probabilità all'anno 1012, fu proprietà dei Sannazzaro, e nel 1402 fu distrutto ad opera dei Beccaria, i quali in seguito lo restaurarono. Il paese prese il nome di Pietra Beccaria. Franceschina Beccaria sposò il nobile Antonio Giorgi, portandogli in dote Pietra. Alla morte di questi nominò erede il nipote Pio Beccaria (da quel momento si chiamerà Pio Beccaria Giorgi). Da lì nacque la disputa ereditaria tra il Beccaria Giorgi ed i conti Giorgi di Vistarino. La controversia venne sbrogliata con l'assegnazione della rocca a Pio Beccaria Giorgi ed il palazzo (ora municipio), ubicato all'interno della recinzione del castello, ai Giorgi di Vistarino. Questo palazzo venne alienato dai conti Giorgi di Vistarino a Giuseppina Meardi Leidi nel 1864, e da quest'ultima venduto al comune nel 1877. La rocca di contro passò per eredità agli Eotwos, ai Dal Pozzo e ai Dosi.

Stefanago[14]. Il castello, che sorge sulla cima di un colle, venne riattato nel 1477, ma la torre monta al secolo XII: è sede di una azienda agricola.

Castello Visconteo (Voghera)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi castello di Zavattarello.

Zavattarello[15]. Il castello è citato in alcuni Diplomi degli anni 971 e 972 (proprietà del Vescovo di Bobbio). Il feudo fu motivo di contesa tra Pavia e Piacenza, di cui diventa possesso. Senza addentrarci nei complessi passaggi feudali, ricordiamo che Zavattarello fu possesso dei Vescovi di Bobbio, che lo infeudarono ai Landi, i quali avevano sconfitto i nemici Scotti (1264), e al celebrato Jacopo Dal Verme di Verona (1385). Da allora fu proprietà del Casato (con le brevi interruzioni legate alle figure di Galeazzo Sanseverino e Bernardino della Corte) sino al 1975, quando i discendenti lo donarono al comune. La rocca, abbandonata dai Dal Verme per la Seconda guerra mondiale, fu campo di scontri bellici (e gravemente danneggiata da un incendio nel 1944). Il maniero venne restaurato a partire dal 1987. Attualmente è sede di un museo di arte contemporanea.

Luoghi di Interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Museo della fisarmonica di Stradella. Mariano Dallapè di origini trentine che doveva conoscere l'accordeon austriaco brevettato da Demien, partendo dall'organetto diatonico che produce suoni diversi sia spingendo che tirando il mantice mentre la fisarmonica ne produce uno solo sempre lo stesso, creò nell'omonima fabbrica di Stradella una delle prime fisarmoniche. Dai lavoranti di Mariano Dallape' scaturirono altre fabbriche di fisarmoniche; le più note sono la Fias, la Lucchini e la Maga.

Il museo ospita fisarmoniche antiche e gli strumenti di lavoro per costruirle.

  • Museo archeologico di Casteggio, con reperti risalenti all'epoca preromana e romana[19]
  • Museo storico "G. Beccari" di Voghera[20]
  • Civico museo naturalistico Ferruccio Lombardi. Nato come Museo del Po a Stradella raccoglie reperti fossili di diverse ere geologiche raccolti dopo le piene del Po.[21]
  • Museo contadino a Casteggio con una raccolta di attrezzi agricoli del passato e strumenti di lavoro utilizzati dai contadini.

Prodotti Tipici[modifica | modifica wikitesto]

L'Oltrepò Pavese si distingue per un'ampia varietà di ristoranti ed agriturismi che offrono prodotti tipici della zona. Sicuramente il prodotto principale è il rinomato vino dell'Oltrepò Pavese (vedi Oltrepò Pavese (vino)).

Agnolotti pavesi, pasta ripiena di carne stufata, uno dei primi tipici dell'Oltrepò Pavese. La ricetta classica li vede conditi con lo stesso stufato usato per il ripieno.

Brasadè di Staghiglione originari della frazione di Borgo Priolo, Staghiglione, sono diventati un dolce diffuso in tutto l’Oltrepò. Nel dialetto dell'Oltrepò Pavese brasadè significa ciambelle.

Bollito misto, composto da carni miste, dal biancostato di bue, al codino di vitello, al ginocchietto alla testina di vitello. Spesso accompagnato da salsa verde o con la mostarda tipica di Voghera, oppure con i peperoni.

Malfatti, una variante della tradizione culinaria lombarda, sono gnocchi oblunghi verdi fatti con pan grattato, biete cotte e uova, impastato il tutto, dopo bollitura in acqua salata si condiscono con sugo di funghi porcini oppure con pomodoro o basilico.

Mostarda di Voghera, dal sapore particolare, è frutta candita intera e confezionata con l’aggiunta di sciroppo di zucchero e glucosio aromatizzato alla senape, che oltre a determinare la conservazione le conferisce caratteri olfattivi e gustativi peculiari.

Peperone di Voghera, di tre colori: rosso verde o giallo. Dal sapore intenso può essere usato anche nella preparazione di salse e risotti.

Salame di Varzi, è uno dei prodotti più conosciuti dell’Oltrepò Pavese, per la sua particolarità ed il suo gusto tipico. Al taglio si presenta di un colore rosso vivo inframmezzato dal bianco del grasso. È un tipico insaccato di tutta la valle Staffora.

Schita, è una frittella composta da acqua farina strutto. Solitamente accompagna i salumi locali.

Stracchino di Voghera, un dolce semifreddo che si presenta con un giusto equilibrio di morbidezza e consistenza offrendo al palato una piacevole alternanza di dolce dato dallo zabaglione e di amaro dato dal cacao.

Torta di mandorle di Varzi, un dolce tipico, realizzato con mandorle di prima scelta coltivate nella zona.

Zuppa di Voghera, dolce tipico prodotto e confezionato artigianalmente. Si tratta di un incrocio tra pan di spagna e torta paradiso inzuppata e farcita con panna, crema e caffè, in seguito ricoperta da crema pasticcera e decorata con cioccolato. E’ da consumarsi fresco ed è adatto a qualsiasi palato.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica e balli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Danze delle quattro province.

La musica dell'Oltrepò pavese, compreso nell'area delle quattro province, è tradizionalmente eseguita con piffero dell'Appennino, müsa e fisarmonica. La müsa, una cornamusa appenninica ad un solo bordone, è forse lo strumento più caratteristico e che attira le maggiori curiosità. Al giorno d'oggi vi sono solo un paio di costruttori e anche i suonatori sono rimasti in pochi. Lo strumento cadde in disuso ad inizio del XX secolo, soppiantata dalla più moderna fisarmonica. Negli ultimi anni è ricomparsa ed è tornata ad accompagnare il piffero, unendosi addirittura alla fisarmonica. È possibile ascoltare i suonatori di questi strumenti alle feste da ballo nei paesi e nelle frazioni montane (o in quelli delle tre province limitrofe) o in alcuni festival folkloristici che si tengono in estate.

In occasione di sagre, feste del patrono, festival folkloristici, celebrazioni della Pasqua (Romagnese) o del Carnevale è possibile assistere all'esibizione degli strumenti tipici che eseguono musiche da ballo come la giga (a due o a quattro), la monferrina o l'alessandrina. In particolare il paese di Cegni ha conservato la tradizione del carnevale, con la storia della povera donna che deve sposare l'uomo brutto che viene rappresentata con la partecipazione di tutta la frazione e di molti turisti il sabato grasso e il 16 di agosto. Presente la tradizione del calendimaggio che nell'alta val Tidone prende il nome di galina grisa.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Vite nell'Oltrepò Pavese

Sono coltivati soprattutto la vite (vino DOC Oltrepò Pavese) in collina, frumento, mais e barbabietola da zucchero nella pianura (che, a differenza del resto della provincia di Pavia, è asciutta).

Nella fascia collinare, ricca di vigneti, vi sono oltre 4000 cantine, che danno lavoro ad una discreta quantità di residenti e muovono un discreto giro d'affari.

Nella fascia montana, un territorio poco conosciuto, lavorano ancora piccoli produttori di formaggi, miele, salumi (salame di Varzi), frutta, produttori che hanno scelto di allevare animali autoctoni in via d'estinzione, produttori che con il loro operato lottano contro l'abbandono del territorio e contribuiscono al recupero dei terreni incolti, e ristoratori che utilizzano questi prodotti per riproporre i piatti tipici.

Comunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

L’Oltrepò Pavese si trova tra grandi linee di comunicazione dato che si trova tra Pavia, Alessandria e Piacenza. Il capoluogo dell'Oltrepò pavese, Voghera dista 120 km da Torino, 40 km da Alessandria, 30 km da Pavia, 64 km da Piacenza, 64 km da Milano e 100 km da Genova.

Ex comuni dell'Oltrepò pavese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provincia di Bobbio.

Questi sono i comuni odierni che sono passati all'Emilia-Romagna, alla Liguria o al Piemonte negli anni venti, ed erano parte dell'Oltrepò pavese:

Furono staccati per un breve periodo dall'Oltrepò pavese (1923-1925) e annessi alla Provincia di Piacenza anche Romagnese, Ruino, Valverde e Zavattarello.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nasce in Piemonte
  2. ^ Merlo Mario, “Castelli, rocche, case-forti, torri della provincia di Pavia”, a cura della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Pavia - Pavia 1971
  3. ^ Comune di Castana (PV) - Home page
  4. ^ Castello di Castana, Castana (PV) - Architetture - Lombardia Beni Culturali
  5. ^ Itinerando in Oltrepò
  6. ^ Castelli della provincia di Pavia, Castelli della Lombardia
  7. ^ Montalto Pavese
  8. ^ Castello di Montebello della Battaglia, Montebello della Battaglia (PV) - Architetture - Lombardia Beni Culturali
  9. ^ Comune Di Montecalvo Versiggia (Pv)
  10. ^ il territorio del GAL Alto Oltrep'
  11. ^ Castello di Montesegale, Montesegale (PV) - Architetture - Lombardia Beni Culturali
  12. ^ Il castello di Nazzano
  13. ^ Comune di Pietra de' Giorgi
  14. ^ Borghi Card
  15. ^ Benvenuti a Zavattarello (PV) - Uno dei Borghi più Belli d'Italia
  16. ^ RISERVA MONTE ALPE. Volo di Rondine di Vera Pianetta * Consulenza Naturalistica. Educazione Ambientale. Immagini Natura. Parchi e Riserve Naturali Pavia. Turismo Naturalistico...
  17. ^ PLIS VALVERDE. Volo di Rondine di Vera Pianetta * Consulenza Naturalistica. Educazione Ambientale. Immagini Natura. Parchi e Riserve Naturali Pavia. Turismo Naturalistico Itin...
  18. ^ Parco Le Folaghe - Home Page
  19. ^ Civico Museo Archeologico
  20. ^ Musei e Strutture Culturali - Comune di Voghera
  21. ^ Portale Comune di Stradella

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Lombardia Portale Lombardia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Lombardia