Lingua ladina

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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso di usare nella nomenclatura delle voci il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 o ISO 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.

Ladino (Ladin)
Creato da {{{creatore}}}
Contesto {{{contesto}}}
Parlato in bandiera Italia
Regioni Flag of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Flag of Veneto.svg Veneto
Periodo {{{periodo}}}
Persone ~55.000
Classifica non nelle prime 100
Scrittura {{{scrittura}}}
Tipo
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   retoromanze
    Ladino
Suddivisioni {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni riconosciuta dallo Stato italiano come lingua minoritaria
Regolato da Ufficio per la pianificazione della lingua ladina
Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn
Istituto Ladino Micurà de Rü
Istituto Ladin de la Dolomites
Codici di classificazione
ISO 639-1
ISO 639-2 {{{iso2}}}
ISO 639-3 lld  (EN)
ISO 639-5 {{{iso5}}}
SIL LLD  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Traslitterazione
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Racconto in ladino gardenese di Adele Moroder-Lenert della vita dei suoi nonni (info file)
registrazione Archiv Radio Ladin Alex Moroder

La lingua ladina è una lingua retoromanza parlata da 55.000 abitanti di Trentino-Alto Adige e Veneto.

Tra le sue varianti la più rilevante è il ladino dolomitico, parlato correntemente in Val di Fassa (Trentino), Val Gardena, Val Badia, Marebbe (Alto Adige) nonché Livinallongo, Colle e Ampezzo (Veneto). Tali territori, appartenuti all'Impero austroungarico fino al 1918, costituiscono la cosiddetta Ladinia.

In Veneto, oltre all'area ampezzana indiscutibilmente ladina, la lingua è parlata nel Cadore e nel Comelico in forma di ladino cadorino, normalmente ascritto alla lingua ladina e politicamente riconosciuto come tale,[1] quantunque per ragioni storiche e politiche questo territorio talvolta venga ignorato in riferimento all'adiacente territorio ladino ex-austroungarico, in cui la spinta al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica è stato storicamente più forte. Sempre in Veneto i dialetti dell'Agordino e dello Zoldano, a sud dell'area Ampezzana, sono dialetti di origine ladina con un forte superstrato veneto, e nei fondovalle compiono una transizione progressiva verso il veneto bellunese.

In Trentino occidentale invece, in Val di Non, Val di Sole, Val di Peio e Val di Rabbi, separati dall'area dolomitica, sono diffusi dialetti di chiara origine ladina, attualmente non politicamente riconosciuti come tali, che presentano uno sviluppo proprio e forti influssi del lombardo. Tali dialetti vengono anche definiti ladino anaunico.

Indice

[modifica] Le origini

Sembra che il ladino derivi dall'idioma parlato dalle popolazioni del Norico rifugiatesi nelle vallate delle Alpi orientali a partire dal V secolo, fuggendo dalle invasioni dei Rugi, degli Avari e degli Slavi. Questi gruppi, unitisi alle preesistenti etnie celtiche (breoni), erano indicati dalle popolazioni di lingua tedesca come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi), mentre essi stessi si autodefinivano latini (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo. Le popolazioni soggette storicamente alla Repubblica di Venezia non hanno mai accettato il termine per i significati sottesi di filo-asburgicismo, per cui negli ambienti italiani si era giunti a un compromesso (ladino-dolomitici).

Il ladino ha tratti in comune con le lingue romanze occidentali, per esempio la lenizione - talvolta fino alla scomparsa - delle intervocaliche (latinu > ladin) e il plurale in -s anziché in -i, -e, ma a volte se ne discosta (la c dinanzi a e e i non passa a [ʦ] > [s] ma diventa [ʧ] come nel gruppo orientale.

Il ladino sarebbe la lingua caratterizzante della Ladinia, se non che di questo ultimo termine si fa solitamente un uso impreciso ed ambiguo, mancando di un significato storicamente affermato. In particolare con questo termine alcuni gruppi di opinione intendono indicare la regione geografica che raggruppa i comuni ladini che fino al 1918 erano dell'Impero asburgico, e che come tale non esaurirebbe la totalità dei territori di lingua ladina, mancando di annoverare almeno quelli adiacenti (anche linguisticamene) ma storicamente compresi nei domini veneziani, come il Cadore, lo Zoldano e l'Agordino.

[modifica] Suddivisione territoriale

I territori della cosiddetta Ladinia, dove si parla la variante dolomitica
Mappa del Trentino, in rosso e arancione le aree dove si parla ladino anaunico, in blu dove si parla ladino dolomitico

Si hanno le seguenti varianti:

  • Area occidentale (di transizione al trentino centrale):
    • gardenese, parlato in Val Gardena (Gherdëina) da 8.148 abitanti (80-90 % della popolazione);
    • fassano, parlato in Val di Fassa nelle tre varianti moenat, brach e cazet; in tutto 7.553 abitanti di madrelingua ladina (82,8%);[2]
    • Nones, parlato in Val di Non e con varianti nelle diverse zone della valle;
    • Solandro, parlato in Val di Sole, in Val di Peio e in Val di Rabbi, con due forme differenti: la prima influenzata fortemente dal nones, e parlato nella bassa valle, un'altra, più conservatrice di termini e toponimi ormai spariti nella bassa valle, parlata nell'alta valle, con caratteri di certa derivazione celtica.

All'ultimo censimento linguistico del 2001 quasi 9.000 trentini al di fuori dell'area ufficialmente ladina si dichiararono ladini, prevalentemente in Val di Non e Val di Sole.

I dialetti occidentali risentono di stanziamenti celti (breoni) e dal confinare coi dialetti lombardi (trentino), i dialetti centro-orientali da stanziamenti reto-veneti e dal confinare coi dialetti veneti (feltrino, bellunese) e friulani (carnico).

In Provincia di Bolzano (Balsan/Bulsan) è lingua ufficialmente riconosciuta in base all'art. 102 dello Statuto d'autonomia sulla valorizzazione delle iniziative e attività culturali e la minoranza ladina viene tutelata con diverse norme riguardanti tra l'altro l'insegnamento nelle scuole pubbliche e la facoltà di usare il ladino nei rapporti orali e scritti con gli uffici della pubblica amministrazione, con esclusione delle forze armate e le forze di polizia. Infatti nelle scuole delle località ladine dell'Alto Adige la lingua ladina è lingua d'insegnamento assieme al tedesco e italiano. In base alla delibera della Giunta Provinciale n. 210 del 27 gennaio 2003 (Utilizzo della lingua ladina da parte degli enti pubblici e negli atti normativi) "le varianti del ladino con riconoscimento ufficiale in provincia di Bolzano sono il ladino unificato della Val Badia e quello della Val Gardena".

Recentemente anche in Provincia di Belluno, grazie alla normativa sulle minoranze linguistiche storiche (legge 482/1999), sono stati riconosciuti ladini i comuni del Cadore, del Comelico, dell'Agordino, della Valle del Biois, dell'alta val Cordevole e della Val di Zoldo. È attivo l'Istituto Ladin de la Dolomites (Istituto Culturale delle Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi), con sedi a Borca[5] e Selva di Cadore.

Recentemente è stato concluso il progetto SPELL che mira alla creazione di una lingua ladina standard. Dapprima si è realizzata una grande ricognizione sulla realtà linguistica delle valli ladine con l'informatizzazione del completo patrimonio lessicale, dopodiché si è passati alla redazione di un dizionario e di una grammatica di base.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elenco dei comuni di lingua ladina.

[modifica] Esempi

[modifica] Frasi comuni

Italiano Nones Solandro Gardenese Zoldan Alie
Come ti chiami? Come te clames po?
(Che gias nom po?)
Come te ciames po?
(Che/Chje gh'às/jas nòm po?)
Co es'a inuem? Ke asto gnóm? kome te ciameto?
Quanti anni hai? Canti ani gias po? Quanti àni gh'às/jas po? Tan d'ani es'a? Quainch agn asto? Kotanc agn asto?
Vado a casa. Von a ciasa. Von a casa/chjasa. Vedi a cësa. Vade a casa. vade a ciesa.
Vivo a Trento. Vivi a Trent. Vivi a Trent. Stei a Trent. Staghe a Trento. Stae a Trient.
Dove abiti? En do abites? 'Ndo abites po? Ulà stessa? An do stasto? Ulà stasto?

[modifica] Una leggenda

Un esempio di una leggenda in ladino dolomitico / ladin dolomitan standard:

Duc i Ladins sá che l lé (o lech) dl ergabuan é l Lé de Careza. Chest é conesciú lonc y lerch per si biei colours che muda demeztroi dal vert-fresch al cuecen-scarlat, y dal blé dl ciel al ghel-aur; per chesta mudazion de colours él vegnú batié "Lé dl Ergabuan", dai colours dla irida/cogola dl uedl. An conta che chel lé fova n iade abité da na "gana" che ova l corp da pesc y l cef da persona, desche an se imaginova da zacan na ninfa. N salvan che abitova te cheles selves, che scluj ite chest pice lé desche na perla, se ova inamoré da perde l cef te chesta bela muta-ninfa; ma dut debant! Per la tré a se, se ova l salvan pensé de fé n gran ergabuan con i colours plu biei che se destenova fora da la piza dl Latemar enfin ju tl lech; ma la ninfa ne se ova empone lascé pié. Dal gran senn, l Salvan, che ova fat con tant de fadia sie beliscim laour, ova n dí tout l ergabuan, l ova desfat en tant de fruzies y l ova spo sciulé tl lech. Da chel moment á l lé giaté duc chi biei colours che al à enfin aldidancuei.

Traduzione:

Tutti i ladini sanno che il lago di ergabuan (arcobaleno) è il lago di Carezza. Questo è conosciuto tra i laghi per i suoi bei colori che cambiano dal verde fresco allo scarlatto e dal blu cielo all'oro; per questo cambiamento dei colori viene chiamato "lago arcobaleno", dai colori...

[modifica] La favola della volpe e del corvo

[modifica] Varianti ladine

Ladin dla Val Badia (Badiot)
La olp ê indô n iade afamada. Te chël vëighera n corf che tignî n tòch de ciajó te so bech. "Chël me savess bun", s’àra ponsè, y à cherdè le corf: "Tan bel che t’es! Sce to ciantè é tan bel co to ciarè fora, spo este dessigü tö le plü bel vicel de düc."
Ladin de Gherdëina (Gherdëina)
La bolp fova inò n iede arfameda. Te chëla vëijela n corf che tën n tòch de ciajuel te si bech. "Chël me savëssa bon", se ala mpensà y à cherdà l corf: "Ce bel che te ies! Sce te ciantes tan bel coche te cëles ora, pona ies dessegur tu l plu bel ucel de duc."
Ladin de Fascia (Fascian)
La bolp era endò famèda. Te chela la veit n corf con n toch de formai tel bech. "Chel, vé, me saessa bon", la se peissa e la ge disc al corf: "Che bel che t’es! Se tie ciantèr l'é scì bel che tia parbuda dapò t’es de segur tu l più bel anter duc i ucìe."
Ladin de Fodom (Fodom)
La volp l'eva ndavò afamada. Nte chëla la veiga n còrf che l se tegniva n tòch de formai ntel bech. "Chël l me savëssa ben bon", la s'à pensé ntra de dëla, e l'à clamé l còrf: "Cotánt bel che t'es! Se tuo cianté l é bel coche ti te ciale fòra, nlouta t'es segur ti l plu bel de duc cánc i uciei!"
Ladin d’Ampez (Ampezan)
Ra volpe r’èa danoo infamentada. Cenoné ra vede un cròo, che ‘l aéa inze ‘l bèco un tòco de forméi. "Chel sì che el me piajaràe", ra s’à pensà ra volpe, e r’à ciamà el croo: "Cé un bel che te sos! Se te ciantes polito cemodo che te se vede, de seguro te sos el pì bel de dute i uziéi!"
Dialetto Nonese (Nones,) nel Trentino occidentale e di origine ladina con influssi lombardi
La bolp l'era de nuèu famada. Nte chela la vet en grol con en toć de formai tel beć. "Chel, vè, el me saverues bon", la mpensa entra de ela, e la ge dis al grol: „Che bel che es! Si l to ciantar l'è nzì bel come che vardes fuera, de segur es el pu bel di tut i aucièi!"
Dialetto Solàndro/Solànder (Solàndro/Solander), nel Trentino occidentale e di origine ladina con influssi lombardi
La bolp l'èra amò famada. Nte quèla la vet en còrf con 'n toch de fromai (stavél) 'ntél bèch. "Quèl if, vè, el me savrós bòn", la pensà trà de ela, e la gh'à dit al còrf: "Che bèl che ses! Se 'l tó cantar l'é aosì bèl come che vardes för, de segur t'es 'l pù bèl de tuti i auciéi!"
Dialetto della val di Rabbi (Rabies), nel Trentino occidentale e di origine ladina con influssi lombardi
La bolp la erô amò famadô. Nte quelô la vet 'n corf con 'n toch et formai 'ntel bèch. "Quel if vè 'l m plaserò bèn", la s'mpensô 'ntrà de elô, e la ji dis al corf:"Chje bel chje es! Se 'l to chjantar 'l füs aussi bel come chje vardes förô del sijür sorosti 'l pü bel 't tüt i aucei!"
Dialetto di Falciade, di transizione col veneto
La bolp l’èra danof famada. N'dant la veth en còrf, che ‘l avéa inte ‘l bèc en tòc de formài. "Chel sì che el me piasarie", la s’à pensà la bolp, e l’à ciamà el corf: "ché bel che tes! Se te cante polito come che te se veth, de segur tes el pì bel de duti i auziéi!"
Lengaz de Alie, dialetto alleghese
La bòlp 'l era 'ndanuof famada. Kel ke no lè la vez 'n korf ko 'n tok de formai inanter 'l bèk. "Chel vè,me savese bon ", pensa la bòlp y 'ndant la dis al korf "ke bèl ke tès !" Se te ciante valif ke te varde fora bèl, de segur tès 'l pì bèl de uziei!"[6]

[modifica] Confronto con altre lingue retoromanze

Friulano carnico di Paularo
La bolp l'èrä di nûf famadä. In chê la jou un corvat, cal vevä tal bec un toc di ciuç. "chel si ca mi plašares", alà pensâ la bolp, e ai dîš al corvat: " ce biel ca tu sês! Sa tu cjantes ben comä cjalâti di fûr, di sigûr tu sês il plui biel di ducj i ucèi!"
Romancio della Val Monastero (anticamente diffuso anche in Val Venosta)
La vuolp d'eira darcheu üna jada fomantada. Qua ha'la vis ün corv chi tgnaiva ün toc chaschöl in seis pical. Quai am gustess, ha'la pensà, ed ha clomà al corv: "Che bel cha tü est! Scha teis chant es uschè bel sco tia apparentscha, lura est tü il plü bel utschè da tuots!

[modifica] Numeri in Ladino

Badiot
  • 1: un
  • 2: dui
  • 3: trëi
  • 4: cater
  • 5: cinch
  • 6: sis
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nü
  • 10: diesc
  • 11: önesc
  • 12: dodesc
  • 13: trëdesc
  • 14: catordesc
  • 15: chinesc
  • 16: sëdesc
  • 17: dejesset
  • 18: dejedot
  • 19: dejenü
  • 20: vint
Gherdëina
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trëi
  • 4: cater
  • 5: cinch
  • 6: sies
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nuef
  • 10: diesc
  • 11: undesc
  • 12: dodesc
  • 13: trëdesc
  • 14: catordesc
  • 15: chindesc
  • 16: sëidesc
  • 17: dejesset
  • 18: dejedot
  • 19: dejenuef
  • 20: vint
Fodom e Rocchesàn
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trei
  • 4: cater
  • 5: cinc
Zoldan ed agordìn
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trei
  • 4: quatre
  • 5: zinc
  • 6: siei
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nuof
  • 10: dies
  • 11: undes
  • 12: dodes
  • 13: tredes
  • 14: catordes
  • 15: chindes
  • 16: sedes
  • 17: didiset
  • 18: disdot
  • 19: disnuof
  • 20: vint
Nones (Soratòu)
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trei
  • 4: cater
  • 5: zinć
  • 6: siei
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nueu
  • 10: dies
  • 11: undes
  • 12: dodes
  • 13: tredes
  • 14: catordes
  • 15: chindes
  • 16: sedes
  • 17: desesset
  • 18: desdot
  • 19: desnueu
  • 20: vinti
Solàndro/Solànder
  • 1: un
  • 2: dói
  • 3: tréi
  • 4: quàtro/quàter
  • 5: cinch
  • 6: séi
  • 7: sèt
  • 8: òt
  • 9: nöf
  • 10: dés
  • 11: ùndes
  • 12: dòdes
  • 13: trédes
  • 14: quatòrdes
  • 15: quìndes
  • 16: sédes
  • 17: desesèt
  • 18: desdòt
  • 19: desnöf
  • 20: vinti/vénti

[modifica] Statuti comunali

[modifica] Note

  1. ^ Manuale di linguistica e filologia romanza, L. Renzi e A. Andreose, il Mulino, pg. 56-57
  2. ^ Tav. I.5 appartenenza alla popolazione di lingua ladina (censimento 2001), Annuario statistico della provincia autonoma di Trento 2006 - Tav. I.5
  3. ^ Ernesto Majoni e Luigi Guglielmi: Ladinia bellunese: storia, identità, lingua, cultura. Manuale informativo. Tipografia Ghedina, Cortina 2003 (p. 15)
  4. ^ La regione cadorina o Cadore correttamente delineata nei suoi confini storici, costituisce una unità anche sotto il profilo linguistico. Che siano Cadorini anche i comeliani, è cosa certa. Il Cadore con il Comelico e con Cortina (fino al 1511) ebbe una sola storia civile, religiosa ed anche linguistica. È tuttavia ovvio che i dialetti comeliani conservino più abbondantemente i caratteri più arcaici (quindi più ladini) - Giovan Battista Pellegrini, I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979
  5. ^ Istituto Ladin de la Dolomites
  6. ^ Pallabazzer Vito, Lingua e cultura ladina. Lessico e Onomastica di Laste, Rocca Pietore, Colle S. Lucia, Selva di Cadore, Alleghe. Belluno, Istituto bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, serie “Dizionari” n. 1, 1989.

[modifica] Bibliografia

  • (LADDEIT) Hans Goebl (ed.), ALD: Atlant linguistich dl ladin dolomitich y di dialec vejins / Sprachatlas des Dolomitenladinischen und angrenzender Dialekte / Atlante linguistico del ladino dolomitico e dei dialetti limitrofi, 8 voll., Wiesbaden, Reichert, 1998-2006. ISBN 3-89500-071-X

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Alto Adige: Badiot(t)o e marebbano (Badiot / Maréo) · Gardenese (Gherdëina)

Trentino: Fassano (Fascian) · Nones (Nones) · Solandro (Solander)

Veneto: Ampezzano (Anpezan) · Dialetto livinallese (Fodom) · Comelicano · Cadorino · Vajontino

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